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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

02
Marzo
2021

Qui gli, errori più comuni del negoziatore inesperto;

È tipico degli uomini d’affari negoziare a tutto campo con clienti e fornitori, con grandi azionisti e creditori, con potenziali joint venturers e partner assicurativi, con colleghi della stessa società  o di altre nazioni. La negoziazione, infatti, ha un ruolo ovunque due o più persone dipendano l’una dall’altra per ottenere dei risultati e soddisfare i loro interessi.
Fortunatamente, questi uomini d’affari apprendono i principi base della negoziazione dai libri o dall’esperienza di lavoro; alcuni di loro diventano anche abili negoziatori. Tuttavia, obiettivi importanti e situazioni di stress possono indurre tutti a costosi errori.
In questo articolo sono elencati e brevemente descritti cinque errori principali, raffrontando le tecniche di negoziazione efficace con le pratiche inadeguate.

Trascurare i problemi della controparte

Il primo errore consiste nel concentrarsi esclusivamente sul proprio problema. Infatti, se si vuole cambiare la mente di qualcuno, bisogna prima imparare a capire come la pensa. Successivamente, si può cercare di costruire insieme ciò che Bill Ury chiama “un ponte d’oro”, per unire il gap esistente tra la posizione della controparte ed il proprio ambìto punto di arrivo. Questo metodo è molto più efficace che provare a spingere la posizione della controparte verso la propria.

Lasciare che il fattore prezzo sovrasti gli altri interessi in gioco

I negoziatori che prestano attenzione esclusivamente al fattore prezzo trasformano potenziali accordi di cooperazione in accordi competitivi. Questi negoziatori – che si possono definire “Re Mida al contrario” – usano delle tattiche aggressive di contrattazione che spesso lasciano sul tavolo potenziali guadagni.
Difatti, quando una spartizione sembra troppo ineguale alle parti coinvolte, queste la rifiutano perchè ingiusta, si sentono offese dalla partecipazione a questo tipo di processo negoziale e sono tentate di dare una lezione alla controparte “avida”.
Alcune trattative sono veramente accordi di tipo economico, basati sul solo prezzo, ma spesso c’è molto di più su cui contrattare. Supponete, ad esempio, di stare considerando un’offerta di lavoro. Il salario base probabilmente rappresenterà  un’istanza. Forse la vostra posizione su questa istanza è che avete bisogno di guadagnare almeno 100.000 euro. Gli interessi sottostanti questa posizione includono il vostro bisogno di un buon reddito, ma anche status, sicurezza, nuove opportunità  e altri bisogni che si possono soddisfare in modi diversi che con lo stipendio.
I negoziatori motivati dalla ricerca di un accordo fondato sugli interessi concepiscono la negoziazione come un processo di riconciliazione di bisogni sottostanti: la controparte ha una serie di interessi, noi degli altri, ma attraverso un comune processo di problem-solving potremo riuscire a soddisfare gli interessi di entrambi e quindi a creare nuovo valore.

Insistere nel cercare una base comune

Secondo la saggezza popolare si negozia per superare le differenze che ci dividono. Così si pensa di trovare un accordo mutuamente soddisfacente (win-win) attraverso la ricerca di una base comune. Una base comune è certamente una buona cosa. Tuttavia, nella realtà , la maggior parte delle fonti di valore scaturisce dalle differenze tra le parti.
Esemplificativa è la negoziazione avvenuta tra Egitto ed Israele intorno agli anni ’70. Le posizioni dei due paesi su dove tracciare i rispettivi confini territoriali, all’interno del Sinai, erano incompatibili. Quando i negoziatori cominciarono a scavare oltre le opposte posizioni scoprirono però una differenza vitale negli interessi e nelle priorità : agli israeliani importava la sicurezza, agli egiziani la sovranità . La soluzione fu demilitarizzare la zona del Sinai, riportandola sotto la bandiera egiziana.
Redigere un meticoloso inventario delle differenze è perciò un compito altrettanto importante quanto identificare le aree di comune intesa. Dopo tutto, se fossimo tutti cloni l’uno dell’altro, con gli stessi interessi, convinzioni, capacità  di rischiare, attitudini nei confronti degli elementi temporali e delle risorse, ci sarebbe poco da negoziare. È chiaro perciò che mentre le basi comuni aiutano, le differenze portano al successo. Ma i negoziatori che non sono preparati a ricercarle sistematicamente nel corso della trattativa raramente saranno in grado di scoprirle.

Ignorare i BATNA

Il BATNA (Best Alternative To a Negotiated Agreement) – termine coniato da Roger Fisher e Bill Ury nel best-seller “Getting to YES” – indica la migliore alternativa che una parte potrebbe perseguire se l’accordo proposto non si realizzasse. Esso include la possibilità  di abbandonare il tavolo della negoziazione, prolungare uno stallo, prendere contatto con altri potenziali venditori, produrre un prodotto in casa piuttosto che procurarselo dall’esterno, portare la lite in tribunale, cercare di formare nuove alleanze, scioperare e così via.
Un BATNA ben strutturato è un importante strumento di negoziazione. Molta gente identifica il potere di contrattazione con l’abilità  d’infliggere o resistere ai danni, ma la disponibilità  ad abbandonare il tavolo della negoziazione per seguire il proprio BATNA è in realtà  l’arma più preziosa. Come enfatizza Roger Fisher, è preferibile avere nella borsa una fantastica offerta di lavoro da parte di un concorrente, piuttosto che una pistola, durante una trattativa per l’aumento della propria retribuzione con il proprio capo. Difatti, più attraente è il BATNA, più credibile è la minaccia di abbandonare il processo negoziale.

Non riconoscere percezioni soggettive ed errori di attribuzione

Può accadere che, a livello teorico, si afferri la reale essenza del problema negoziale (gli interessi di entrambe le parti, i BATNA, le possibili mosse e così via) senza per questo riuscire a risolverlo correttamente nella pratica. Difatti, percezioni distorte ed errori di attribuzione non permettono ai negoziatori di avere una visione lucida ed oggettiva del caso.

In prima istanza, la tendenza ad interpretare la propria posizione in modo favorevole ed “interessato” può far saltar accordi potenziali. Supponete che il danneggiato creda di ottenere 700.000 euro vincendo in tribunale, mentre la difesa pensi che egli abbia la possibilità  di vincerne soli 500.000. Ciò significa che, in fase negoziale, il BATNA del danneggiato (vincere 700.000 euro) non combacerà  con i calcoli fatti dalla difesa relativamente ai rischi ed ai costi di un eventuale ricorso al giudice. Nel caso di soggetti inclini al rischio, le diverse aspettative potrebbero inficiare la possibilità  di raggiungere un accordo fuori dal tribunale.

Vaste ricerche, inoltre, hanno documentato l’esistenza di un inconscio meccanismo che porterebbe a sopravvalutare il proprio gruppo – dipingendolo come il più abile, onesto, e moralmente corretto – ed a svilire quello degli avversari. Alcuni esperimenti dimostrano che questi errori di attribuzione influenzano negativamente il comportamento degli individui che ne sono vittime, provocando danni ancora peggiori nelle relazioni fra gruppi in conflitto. Al tavolo dei negoziati, per esempio, aggrapparsi all’idea che la controparte sia ostinata o estremista può far scaturire realmente un comportamento aggressivo nell’avversario, riducendo notevolmente le possibilità  di trovare un accordo costruttivo. Negoziatori poco esperti tendono a stupirsi e ad offendersi nel percepire un tale astio nella controparte, non rendendosi conto che il proprio punto di vista potrebbe esserne in parte la causa. Come contrastare questi meccanismi inconsci? Riconoscere che esistono è già  un aiuto. Può anche essere utile ricercare il punto di vista di persone che siano esterne al caso e perciò neutrali.

Anche se gli errori sopra elencati sono sapientemente evitati, si potrebbe ancora sbagliare affrontando il negoziato con una prospettiva troppo limitata, ossia prendendo per scontato che alcuni suoi elementi siano immodificabili. I migliori negoziatori, invece, affrontano la trattativa con flessibilità  ed elasticità  mentale. Sono dei “virtuosi” nella capacità  di ridisegnare e ristrutturare gli interessi e le posizioni in discussione. Essi possiedono ciò che Francois de Callières, un commentatore del diciottesimo secolo, definiva “l’arte suprema di farsi offrire in regalo dalla controparte ciò che si è architettato e voluto da lungo tempo”.

Articolo tradotto ed adattato da James K. Sebenius, “Six-habits of merely effective negotiators”.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Marzo 02 2021
  
26
Febbraio
2021

Omci R.O.M. 251 Ente Formativo N°303 - ORGANISMO DI MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE ITALIA

Hai controversie in materia Civile e Commerciale? Sappi che con Legge definitiva 96/17 art. 11 ter,  la Mediazione è divenuta obbligatoria a tempo indeterminato in molte materie civilistiche e quindi anche in Italia puoi usufruire della: MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE; La mediazione è  finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta, effettuata dallo stesso Mediatore, per la risoluzione della stessa senza passare dal Tribunale,  con  tempi  e i costi ingenti che comporta, ed inoltre con la Mediazione si beneficia del Credito d’imposta.

Per chi volesse intraprendere lo stimolante percorso di  Mediatore Civile e Commerciale, OMCI sarà disponibile a fornire tutte le informazioni al  nostro Mediatore sul territorio visibile su www.omci.org o scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ;

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Febbraio 26 2021
  
24
Febbraio
2021

La mediazione Civile e Commerciale conviene anche alle banche;

Già in situazioni normali, infatti, per gli istituti di credito rivolgersi al Tribunale, in caso di sofferenze bancarie, significa praticamente perdere tempo e denaro, tanto che spesso questi crediti vengono ceduti a delle aziende che li acquistano, a valori molto inferiori a quelli reali, per cercare di recuperarne almeno una parte, e che spesso concludono accordi a cifre nettamente più basse rispetto a quelle del credito originario.

L’alternativa, come detto, è quella di rivolgersi al Tribunale, con costi importanti e tempi praticamente indefinibili, e con la possibilità (sempre più rilevante) di avere poi un titolo pressoché inutile, poiché ineseguibile per il fallimento o la liquidazione delle persone giuridiche e l’incapienza del patrimonio delle persone fisiche.

A maggior ragione, questa problematica si sta acuendo in questo momento drammatico, in cui la chiusura delle attività disposta ormai da un anno dalle autorità, sta sottraendo liquidità alle imprese (da quelle più piccole a quelle più grandi), con le relative problematiche anche per i rapporti bancari. E secondo il modestissimo parere di chi scrive, gli effetti di queste chiusure indiscriminate devono ancora svilupparsi nel loro modo più grave.

Peraltro, le stesse Banche dovrebbero rendersi finalmente conto, particolarmente in questo lungo e martoriato periodo, di avere un’importantissima funzione sociale, cioè quella di collaborare con le imprese e le famiglie per superare questa gravissima crisi, e che non verrà certamente realizzata mettendole in difficoltà, o facendo fallire (o chiudere) le attività, o pignorando i beni a persone che già non possono lavorare da mesi- Anche perché, in questo modo, si viene a ridurre sensibilmente il numero di possibili clienti delle banche, che in un futuro, una volta superata questa terribile fase, potrebbero decidere di ricorrere al credito bancario per riprendere le loro attività o per iniziarne di nuove.

Quale soluzione potrebbe esserci, quindi, in alternativa a quanto sopra accennato? L’unica soluzione praticabile è quella della mediazione, che potrebbe dare (e spesso dà) ottimi risultati se avviata direttamente dalle Banche, senza attendere che la situazione debitoria del cliente sia ormai irrecuperabile. Come dice la bravissima Alessandra Grassi, “le banche devono necessariamente abbandonare la logica della mera contrapposizione rispetto al creditore inadempiente”; anche perchè spesso, in questo tremendo momento storico, questi non ne ha alcuna colpa.

Portarlo ad una “soluzione” che tale non è, cioè l’esecuzione nei suoi confronti, non ha molto senso, sia perché spesso non porta ad un risultato utile, sia perchè “uccide” quello che, con un buon accordo, potrebbe essere ancora, e per anni, un buon cliente.

Ricordiamo che la procedura di mediazione, oltre ad avere dei costi irrisori, ha una serie di vantaggi importanti:

  • il costo, notevolmente più basso rispetto a quello di un procedimento giudiziario;
  • il credito di imposta di 500 euro in caso di accorso;
  • la rapidità: nel termine massimo di tre mesi si arriva ad una risoluzione della questione, con un verbale che costituisce titolo esecutivo, del tutto equivalente a una sentenza;
  • la riservatezza: nel caso delle banche, ogni trattativa fa storia a se, e il contenuto dell’accordo non può essere rivelato a terzi;
  • l’ambiente, dato che il mediatore (professionista formato e aggiornato costantemente, terzo imparziale) incontra le parti in un ambiente informale ma confortevole, e le mette a suo agio, senza limiti di tempo e senza che nelle stanze delle trattative vi siano altre persone se non quelle direttamente coinvolte;
  • la possibilità, per chi deposita l’istanza di mediazione, di scegliere l’organismo di mediazione presso il quale depositare l’istanza, in modo tale da investire della questione quello che offre le maggiori garanzie di professionalità;
  • la possibilità di svolgere la mediazione interamente online, con ulteriore risparmio di costi e tempi;
  • la possibilità, nel caso in cui non si riesca a trovare un accordo, di chiedere al mediatore di formulare una proposta, che spesso si rivela risolutiva;
  • infine (e questo è veramente un elemento da non sottovalutare), la possibilità di chiedere all’organismo di nominare un Consulente Tecnico in Mediazione, che a costi notevolmente inferiori e in tempi molto più rapidi rispetto al Tribunale, fornisca una perizia indipendente, spesso molto importante per definire la questione.

Tutti questi elementi consentono alle Banche di risolvere rapidamente questioni importanti ma anche di livello economico minore (ma sempre molto importanti per le Parti), in modo rapido ed efficace; ma soprattutto, con la mediazione, si può salvaguardare il rapporto, e far sì che l’odierno debitore, invece di subire danni irreparabili, rimanga un cliente affezionato, che in futuro usufruisca nuovamente del sistema bancario.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Febbraio 24 2021
  
19
Febbraio
2021

L' Omci l'organismo di Mediazione ed Ente Formativo (Legalmente Riconosciuto dal Ministero della Giustizia), con esperienza decennale è presente in Vari Comuni sul territorio Nazionale per essere più vicini ai cittadini Tutti!

Lo sai che la Mediazione Civile e commerciale è un settore in forte Espansione e che solo chi è Registrato al Ministero della Giustizia può eseguirli? OMCI (Organismo di Mediazione e conciliazione Italia),  L'organismo nato nel 2010 con Pdg del 2011, nato tra i primi, continua da 10 anni a fare Mediazioni cosa non da poco e non da tutti,  con un esperienza ormai consolidata (si ricorda che in mediazione con il credito di imposta vi viene dato indietro fino a 500,00 Euro se raggiungete l'accordo), e inoltre omci è  anche Ente Formativo accreditato al n° 303 del Ministero della Giustizia,  se vuoi fare una nuova professione, ed essere iscritto all'albo del Ministero della Giustizia entra con noi. State attenti ai tantissimi corsi che si Vedono in giro, in quanto costano tantissimo, ma poi non sono legalmente riconosciuti in tutta Italia, verificate sempre prima sui ministeri es: istruzione, sanitari, amministrativi,  regionali e molto altro. Perchè in molti come detto non sono affatto riconosciuti, seppur dalle pubblicità che fanno a tutti sembra  di si!  E' qui che bisogna stare attenti, dovete essere certi che siano riconosciuti come i nostri! Come fare? Per esempio il nostro che è riconosciuto dal Ministero della Giustizia, infatti sono esenti iva e detraibili fiscalmente dalle tasse proprio perchè accreditati dal Ministero della Giustizia;per verificare,  basta Entrare su https://mediazione.giustizia.it e ciccare su Elenco organismi di mediazione o Enti formativi e li vedrete tutto,  non attendere prova e vedi, fai il Mediatore civile con Omci clicca sulla tua destra il link Entra in Omci come Mediatore o Arbitro, compila tutti i campi e spedisci all'indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure contatta direttamente l'indirizzo e mail. IL NOSTRO ORGANISMO è PRESENTE IN MOLTISSIMI COMUNI DEL TERRITORIO ITALIANO, CON  POST  E SALE MEDIAZIONI PRESSO VARI COMUNI SELEZIONATI A NORMA DI LEGGE! (Vederre il link sulla destra Sportelli informativi etc. presso enti territoriali per essere più vicini a tutti);

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Febbraio 22 2021
  
18
Febbraio
2021

Il rifiuto di dare seguito al procedimento di mediazione dopo il primo incontro informativo può essere causa di improcedibilità della domanda;

Oggi 10/02/2021, innanzi al Giudice dott. Carlo Barile, sono comparsi:

Per Banca SPA l’avv. CFM, oggi sostituito dall’avv. MA

Per        XXX  SRL,  SP,  CC ,

RC  l’avv. BFF , oggi sostituito dall’avv. VM.

E’ altresì presente ai fini della pratica forense la dottoressa DB. Le parti si riportano ai propri atti chiedendone l’accoglimento. L’avvocato M chiede la concessione dei termini di cui all’articolo 183 comma 6 c.p.c. L’avvocato VM ne rileva che non è stato instaurato il procedimento di mediazione chiedendo i termini per l’avvio del procedimento di mediazione e in subordine i termini di cui all’articolo 183 comma 6 c.p.c.

Il Giudice

Leggi la sentenza completa

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Febbraio 19 2021
  
12
Febbraio
2021

Usare “al meglio” il proprio mediatore;

Ripubblichiamo un intervento ancora attualissimo del Professor Dwight Golann dell’Università di Suffolk fatta da adr un po' di tempo fa:

Mi è stato chiesto di dare un’opinione sul modo in cui gli avvocati possono utilizzare i mediatori per portare avanti le loro transazioni, ma vorrei partire da quella che è sempre stato un principio tra i mediatori americani: noi non abbiamo alcun potere.

Penso che questo sia stato detto per distinguerci dagli arbitri ed è vero, noi non possiamo determinare il risultato di una mediazione, ma è anche vero che noi mediatori abbiamo un certo potere.

Provate ad immaginare di giocare ad una partita amichevole di calcio. Voi giocate da amatori e tutto si è svolge amichevolmente, non vi serve certo un arbitro. Ora immaginate che la partita sia tra professionisti e non sia così amichevole. Il vostro avversario sia piuttosto impulsivo e non intenda le regole al tuo stesso modo, in questo caso vi serve un arbitro o la vostra partita avrà dei problemi. In questo caso, l’arbitro non avrà  potere di segnare punti o goal, ma avrà  il potere di influenzare il modo in cui segnate il punteggio? E’ importante intendersi con l’arbitro? Io credo di sì. Questo non mi farà  diventare un arbitro di calcio, ma significa che c’è una serie di cose che posso fare per voi.

Ve ne spiego qualcuna, perchè possiate usarle per essere ancora più efficaci come negoziatori in una conciliazione.

Qual è il mio scopo, come mediatore?

Trovare un accordo. Posso immaginare altre cose che può fare un mediatore, ma in genere, quando la gente assume un mediatore pagandolo una discreta somma negli Stati Uniti, vuole che gli faccia trovare un accordo.

Occorre procedere con sensibilità  e ragionevolezza, perchè se vorrò fare il mediatore, in futuro, dovrò fare in modo che entrambe le parti pensino bene di me.

Alcuni avvocati, durante la mediazione, si comportano come un paziente che cerca un buon chirurgo; aspettano che l’anestesia abbia fatto effetto e chiedono al chirurgo di fare un buon lavoro. Altri invece intervengono attivamente, rimangono svegli durante l’intervento e danno consigli al chirurgo su cosa fare e quando. Il mio consiglio è di pensare a voi stessi come partecipanti attivi e chiedervi che cosa può fare il chirurgo per risolvere il problema.

Che cosa fa un mediatore ?

La prima cosa che facciamo è mettere insieme le parti. Le convochiamo in una riunione in cui dichiarano di acconsentire alla mediazione, di essere disponibili a trovare un compromesso che permetta di accordarsi.

In America è frequente che gli avvocati utilizzino la mediazione per lanciare un segnale che dimostra la loro volontà  di trattare e avere dall’altra parte una dichiarazione della stessa volontà .

Quasi sempre la conciliazione, in America, comincia con una sessione congiunta, nella quale sono presenti i clienti con i loro legali. Questa è l’unica occasione di parlare direttamente con la parte avversa, si può parlare direttamente con l’avvocato ma, cosa più importante, con il cliente.

Se questa sessione congiunta viene condotta come una piccola udienza, risulta utile ma non viene sfruttata al meglio. Il mio consiglio è di utilizzarla come un’opportunità  per parlare direttamente con la parte avversa. Fatto questo, non so se ora le cose siano cambiate, di solito le parti si dividono in due stanze separate e il mediatore va avanti e indietro da una all’altra, questo significa che ha lui il controllo della comunicazione.

Che cosa volete che faccia il conciliatore nell’altra stanza?

Ho visto legali intelligenti che mi hanno dato indicazioni su come comportarmi. Ricordo un’avvocatessa che aveva deciso di influenzare il dibattito e voleva che chiedessi all’altra parte come avevano intenzione di dimostrare che la sua cliente aveva provocato il danno di cui chiedevano il risarcimento. Lei sapeva che se avesse sollevato lei la questione, la controparte avrebbe risposto controdeducendo, mentre se avessi fatto io la richiesta, si sarebbero sentiti in dovere di rispondere. Quindi lei mi usava per dare una veste formale alla trattativa e in pochi minuti avevo trovato un accordo con lei e stavo cercando di trovare un modo per fare diventare l’altra parte più ragionevole.

Quindi voi potete chiedere al conciliatore di mettere in evidenza un argomento, porre domande all’altra parte o imporre una scadenza.

Un conciliatore deve rispettare la riservatezza e questo significa che quando parlo in privato con una delle parti, ci sono dei limiti a quello che posso riferire all’altra. Questo fa sì che a volte le parti mi utilizzino come un consulente e mi chiedano quali argomenti portare e quando.

Vi faccio un esempio. Due settimane fa sono stato in seduta con un mediatore molto esperto, solo per studiare la sua tecnica. Si trattava di una disputa sorta tra una piccola impresa, la querelante, che aveva acquistato, da una grande società  americana, quella che definirei una US defence operation. La piccola impresa scoprì di essere stata truffata perchè la grande società  aveva nascosto di avere problemi finanziari e anche problemi tecnici con questa tecnologia aeronautica, quindi chiedeva 6 milioni di dollari di danni.

In realtà , il loro problema più serio era che lavoravano in un fabbricato di proprietà  della società  e il contratto d’affitto scadeva il primo di giugno. Chiesero quindi al conciliatore come poter conciliare la loro richiesta di danni con il loro interesse nell’affitto del fabbricato e il conciliatore ha consigliato loro di accantonare, in un primo momento, il discorso economico e portare avanti la richiesta di risarcimento legale per il danno subito. Dopo qualche ora, il conciliatore ritenne che fosse arrivato il momento di parlare anche dell’altro argomento e la società  querelante, con molta sensibilità , decise che fosse il conciliatore a portare avanti la richiesta economica e la discussione procedette su due differenti livelli: quello legale e quello economico, con il conciliatore che portava avanti le richieste economiche mentre il querelante discuteva d’altro.

Quando ho lasciato la conciliazione, il conciliatore si era accordato per una proroga dell’affitto di tre mesi, in modo che le parti potessero farsi fare una stima della proprietà , con l’idea che potessero comporre la questione con l’acquisto del fabbricato per una cifra modesta, che avrebbe comunque risparmiato consistenti tasse al citato in giudizio.

Forse il potere più importante che ha un mediatore è quello di essere considerato neutrale.

Non è che un avvocato quando diventa mediatore diventa anche più saggio, noi possiamo dire la stessa cosa che dite voi, ma se la dite voi viene rifiutata all’istante, se la dico io è ascoltata con molta attenzione. Gli avvocati intelligenti lo capiscono molto bene e spesso chiedono al mediatore di assumersi la responsabilità  di una loro proposta, di presentarla come se fosse una sua idea. Io starei attento a non fare questo perchè se risulta evidente che sto facendo una proposta favorevole ad una delle parti, l’altra parte si convince che io sia solo un vostro agente, convinto dai vostri argomenti e non sono più un conciliatore affidabile.

Qualche volta, tuttavia, come nel caso della piccola impresa che voleva acquistare il fabbricato, un conciliatore può esporre una soluzione come se fosse un’idea sua, in modo che l’altra parte ascolti con più interesse e ho visto avvocati preparati usare questo espediente per ottenere un vantaggio e un ascolto più attento di quella che loro ritengono una buona proposta.

Un altro aspetto importante è che, oltre ad essere considerato neutrale, il conciliatore è realmente neutrale. Può offrire il punto di vista di una persona che osserva il problema dal di fuori, più di quanto potrebbe fare un giudice in tribunale.

Chiedere di dare la brutta notizia al cliente

Mi sono capitati avvocati che, avendo a che fare con clienti difficili o con poco senso della realtà , si sono rivolti a me perchè fornissi una visione realistica del problema: dovevo dare loro le brutte notizie. Quando un avvocato mi dice: “Professore, potrebbe dirci la sua opinione sulla questione?” so che mi stanno facendo capire che è arrivato il momento di dare la brutta notizia al cliente.

Ci sono diversi modi in cui un mediatore può fare una valutazione. Posso dare un valore complessivo alla causa e stabilire che vale un milione di euro, in questo caso ho fatto una valutazione non negoziabile, per entrambe le parti. Oppure posso dire che il querelante ha una forte componente di responsabilità , questo elemento di danno lo riconosco, su questo altro elemento non sono del tutto sicuro, in questo modo faccio una proposta o una valutazione più vaga e lascio agli avvocati lo spazio per la contrattazione.

Se pensate che il conciliatore stia facendo una valutazione, voi, come avvocati, potete decidere quale tipo di valutazione è più utile alla vostra strategia. Dovete anche assicurarvi che il conciliatore abbia tutte le informazioni che pensate gli occorrano prima che faccia la valutazione.

Ci sono poi degli aspetti che io chiamo irrilevanti, dell’essere conciliatore. Come conciliatore io sono molto flessibile, posso fare cose che un giudice non può fare e nemmeno un avvocato.

Vi faccio un altro esempio concreto

Ero conciliatore in una disputa tra due fratelli che avevano ereditato, in America, un’attività  di grande successo, stimata circa 20 milioni di dollari.

Dopo una lite, uno dei due fratelli buttò fuori l’altro dalla società , lasciandolo senza un soldo. Viveva a casa sua, vendendo merce usata di cui parte, dicevano, era stata rubata mentre cercava di ottenere un risarcimento.

La conciliazione andò avanti amaramente per un giorno intero, poi fu chiaro che stava succedendo qualcosa nella stanza del fratello che era stato estromesso.

Stava parlando con qualcuno mentre ero nell’altra stanza e venne fuori che era sua moglie, che lavorava come ragioniera in un piccolo supermercato un chilometro a nord dell’Università  di Harvard. Io dissi che ci saremmo rivisti il giorno dopo, un po’ più tardi, così sarei andato al negozio a parlare con la moglie del fratello.

Così feci, andai al supermercato, scesi le scale, mi misi a sedere sulle scatole di pomodoro e parlai con la moglie del fratello. Lei mi raccontò quanto era stato terribile quello che avevano passato, che lavorava per mantenere la famiglia, si mise a piangere e io suggerii che fosse presente alla conciliazione. Dopo tutto si trattava della sua vita e della sua famiglia. Non le dissi che la volevo lì perchè se doveva dare un consiglio volevo poter parlare con lei; le dissi solo che, essendo una ragioniera, poteva analizzare meglio del marito l’aspetto economico ed essere di aiuto per trovare un accordo. In seguito un ex giudice che rappresentava il fratello rimasto in affari, mi disse che lui non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere, come giudice e non si sarebbe sentito a suo agio nemmeno a farlo ora come conciliatore. Ma non essendo io un ex giudice, non ho avuto nessuna difficoltà  ad andare a prendere la parte mancante e a portarla in conciliazione.

Potete chiedere al mediatore di fare cose che sono al di là  della legge: dare cattive notizie, fare da capro espiatorio, se necessario. Fa tutto parte del mestiere.

Un’ultima cosa. Se, alla fine di una mediazione, le parti non riescono ad accordarsi, esistono alcune tecniche che il mediatore può utilizzare. La prima è quella detta dell’ascolto riservato, che consiste nel chiedere ad ognuna delle due parti quanto vorrebbero ricevere o sarebbero disposti a pagare per comporre la disputa, poi confrontare le posizioni per vedere quanto sono distanti. Non mi aspetto che le parti mi dicano la cifra esatta, ma che mi forniscano un’idea che mi consente, a volte, di dire: “Se l’altra parte dovesse dirmi la cifra definitiva, posso riferire anche questa, come cifra definitiva?”. Se le parti sono d’accordo ci si avvicina subito molto, dopo si può parlare di come fare il resto.

La proposta del mediatore

Un’altra cosa che faccio spesso è offrire di fare la “proposta del mediatore”.

Le regole sono che io propongo una serie di termini e le parti mi dicono, in privato, se sono disposti ad accettarli se la controparte li accetta. E’ ovvio che se tutti e due dicono di sì, si fa l’affare. Se uno dei due dice no, non verrà  mai a sapere che l’altro era disponibile a trattare, perchè questo lo metterebbe in una posizione sfavorevole. Ho scoperto che spesso le parti, quando si accorgono che una disputa si sta sistemando, fanno cose che solo mezz’ora prima avevano detto di non voler fare.

Come avvocati, voi potete, sapendo che il mediatore sta per fare una proposta, contrattare con lui e dire: “Se tu proponi queste cose, possiamo accettare: ma le devi proporre tu e noi dobbiamo essere protetti, non devono capire che siamo disposti a cedere”.

Potete realmente trattare con il mediatore il contenuto della sua proposta. In questo e in tanti altri modi, voi come avvocato potete intervenire attivamente nella mediazione e fare in modo che il mediatore sia un vostro agente nei confronti dell’altra parte, ma dovete fare in modo che abbia ben capito le vostre necessità e priorità.

Il mio consiglio è di pensare attivamente di rendere questa trattativa come un medico che dà  la medicina giusta, per portare a compimento gli obiettivi dei vostri clienti. Inoltre il Mediatore ha dei doveri da seguire per non predersi  infrazioni anche gravi (fino all'espulsione dall'organismo), sono tutti quelli riportati sul regolamento di Procedura, che poi è un  ricalco delle leggi e decreti attuativi, non a caso è una Normativa di secondo grado.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Febbraio 13 2021
  
08
Febbraio
2021

Il contenzioso sul contratto d’appalto e contratto d'opera risolti in mediazione;

L’appalto è un contratto molto diffuso per la realizzazione di lavori edili. Vediamo in cosa consiste e cosa fare in caso di controversie inerenti alla sua applicazione.

Contratto d’appalto e contratto d’opera: differenze

Il contratto d’appalto va tenuto distinto da una figura affine, che è rappresentata dal contratto d’opera, disciplinato dall’articolo 2222 del codice civile, che lo identifica come il contratto con il quale una persona si obbliga a compiere un’opera o un servizio verso un corrispettivo, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

Le differenze rispetto all’appalto sono sostanzialmente due:

  • nel contratto d’opera il corrispettivo può essere della più varia natura, mentre nel contratto d’appalto è necessariamente in denaro;
  • nel contratto d’opera la prestazione resa è di carattere personale mentre nel contratto d’appalto la stessa richiede la sussistenza di un’organizzazione a disposizione dell’appaltatore.

La strada della mediazione

Sebbene con riferimento al contratto di appalto la legge non preveda l’obbligo di ricorrere alla mediazione prima di agire in giudizio, va comunque detto che il tentativo di risolvere le controversie in via stragiudiziale si rivela spesso proficuo nella materia che qui interessa.

Se, infatti, i costi e i tempi del giudizio potrebbero spaventare e dissuadere dal rivolgersi al tribunale, ricorrere alla mediazione è un tentativo che spesso vale la pena fare.

A tal fine basta, infatti, rivolgersi a un organismo di mediazione competente per territorio come presentando un’istanza redatta senza formalità utilizzando i modelli appositamente predisposti. Il primo incontro, che prevede un costo di poche decine di euro, è importante per comprendere, con il sostegno del mediatore, se ci sono i margini per accordarsi bonariamente per la risoluzione della controversia e quali costi e tempistiche comporta tale procedura.

Controversie Covid-19

È opportuno a questo punto segnalare che per le controversie relative alle obbligazioni contrattuali non adempiute a causa del Covid-19, in particolare in conseguenza del lockdown, anche inerenti a contratti d’appalto, il decreto legge n. 28/2020 ha previsto il ricorso obbligatorio alla mediazione, elevata a condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Contratto d’appalto lavori pubblici

Per completezza si precisa, infine, che il contratto d’appalto, se ha come oggetto dei lavori pubblici, segue delle regole sue proprie ed è assoggettato alla disciplina del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 50/2016. Tale testo normativo pone anche dei dettami peculiari in materia di contenzioso, con la previsione di uno specifico rito appalti.

Clausola contrattuale di mediazione nei contratti d’appalto

Al momento della stipula di un contratto d’appalto, come quelli relativi al superbonus del 110% con professionisti e imprese, è sempre opportuno inserire una clausola “multi-step o quella mediazione” che impegna le parti ad esperire un tentativo di mediazione prima e solo in caso di esito negativo di ricorrere in arbitrato o in giudizio. A questo link un esempio di clausola multi-step da poter inserire in un contratto d’appalto.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Febbraio 08 2021
  
08
Febbraio
2021

L’assenza ingiustificata della Banca in mediazione, parte convenuta opposta, comporta la revoca del decreto opposto;

Il Tribunale Ordinario di Forli`, in persona del dott. Emanuele Picci, il 29/01/2021 ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nel procedimento iscritto al n. 2549 di registro generale dell’anno 2015, avente ad oggetto: contratti bancari, mediazione obbligatoria;

promosso da XXXXX XXXXX (c.f. XXXXX) e XXXXX XXXXX (c.f.

XXXXX), rappresentati e difesi dall’avv. XXXXXXXXXXXX(c.f.), con distinte procure in atti;

opponenti

contro XXXXXXXXXXXX), con procura in atti;

opposto

– ooOoo – Conclusioni per XXXXX XXXXX+altri:

Sintesi:

  1. con l’intenzione del legislatore di deflazionare il contenzioso cui gli strumenti di A.D.R. tendono, evitando cioè che chi agisce in giudizio (l’attore) attribuisca all’istituto della mediazione nulla più che un mero adempimento formale, quasi fosse un ornamento del processo; tale sua convinzione resterebbe qualora rischiasse semplicemente la sanzione dell’art. 8, co. 4-bis, cit.;
  2. con la giurisprudenza costituzionale citata anche da , n. 19596/20, in base alla quale le forme di accesso alla giurisdizione condizionate al previo adempimento di oneri sono legittime purché entro certi limiti. Richiedere che l’attore sia presente personalmente al “primo” incontro destinato anche ad essere “ultimo” qualora non compaia la controparte, appare ragionevole e costituisce un sacrificio esigibile, tenuto conto che detto modesto impegno preliminare ha lo scopo di evitare: “un buon numero di controversie, ben più onerose e lunghe rispetto ai tempi della mediazione obbligatoria” (cfr. Cass., n. 8473/19, cit.).

7. Una volta chiarito il convincimento del Tribunale, consegue agevolmente la soluzione del caso in oggetto. La procedura di mediazione veniva richiesta da parte attrice opponente e la controparte, pur regolarmente invitata, non compariva al primo incontro dinanzi al mediatore, il quale dava atto dell’impossibilità di dare corso alla procedura. L’assenza ingiustificata di parte convenuta opposta, quale attore in senso sostanziale, comporta la dichiarazione di improcedibilità della domanda e la conseguente revoca del decreto opposto.

In ragione della novità della questione trattata e del mutamento proposto rispetto alla giurisprudenza di legittimità, sussistono ragioni per una compensazione integrale delle spese.

p.q.m.

definitivamente pronunciando sul proc. n. 2549 dell’anno 2015, ogni diversa domanda ed eccezione assorbita o rigettata, così provvede:

dichiara l’improcedibilità della domanda e, per l’effetto, revoca nei confronti di XXXXX XXXXX e XXXXX XXXXX, il decreto ingiuntivo n. 499/15 del 11.03.2015;

compensa per intero le spese di lite;

dispone infine che, ai sensi dell’art. 52, d.lgs. n.196/03, in caso di diffusione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica, su riviste, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi degli interessati.

Forlì, 29/01/2021.

Il Giudice Dott. Emanuele Picci

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Febbraio 08 2021
  
04
Febbraio
2021

Mediazione civile: valida come un udienza per il Consiglio Nazionale Forense;

La Mediazione civile sembrerebbe avviarsi, anche se lentamente, verso una maggiore integrazione all’interno del panorama culturale giuridico. Il dato è confermato anche dai primi dati pubblicati  nell’abstract del X Rapporto ISDACI presentato recentemente, nel quale si evidenzia che sono state 275.000 le domande di giustizia alternativa registrate nel 2016 per un valore stimato di 26 miliardi di euro. Un segnale positivo arriva dal Consiglio Nazionale Forense, che  lo scorso 13 novembre 2017, ha pubblicato un parere, richiesto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna, nel quale si chiarisce il nesso che lega la pratica forense alla mediazione civile. È opportuno ricordare che i COA, in riferimento al tirocinio professionale dei futuri avvocati, trai vari requisiti, devono accertare che i praticanti abbiano assistito ad almeno venti udienze per semestre. Il CNF ha stabilito che la formazione del praticante debba riguardare anche il procedimento di mediazione e in genere tutti i procedimenti di soluzione della lite alternativi alla giurisdizione. A tal fine ritiene che possano essere computati nel novero delle udienze cui il praticante deve assistere, anche gli incontri svolti davanti al mediatore, a condizione che in detti incontri la mediazione sia stata effettivamente svolta (ad esclusione quindi del primo incontro), ed a condizione che la sua presenza sia documentata. Lo stesso principio è applicabile per le altre forme di ADR, che si svolgano avanti ad un organo terzo, ma non, ovviamente, nel procedimento di negoziazione assistita.

Best practice per il parlamento europeo

In ambito Europeo dopo quasi otto anni il Parlamento europeo torna sul tema della mediazione per un bilancio e un rilancio della via conciliativa alle controversie. La nuova direttiva sulla mediazione, approvata lo scorso 12 settembre, ad amplissima maggioranza, si prefigge di arricchire i contenuti della direttiva 2008/52/EC, che storicamente ha vincolato, anche, il legislatore italiano ad integrare nel proprio ordinamento l’istituto della mediazione. Il bilancio sull’applicazione dell’istituto in ambito comunitario è a macchia di leopardo, purtroppo, gli obiettivi prefissati dalla direttiva del 2008 non sono stati raggiunti, visto che in Europa la mediazione è usata per meno del 1% dei casi davanti ai giudici. Nella stessa direttiva il Parlamento europeo ha invitato la Commissione europea a estendere le materie nelle quali potere applicare la mediazione fino ad arrivare all’ambito amministrativo. Il modello italiano, elogiato nella nuova direttiva, sembrerebbe avere tutti i requisiti per essere considerata una best practice. Sorprende, pertanto, l’inerzia della politica, che davanti ad un modello positivo, come la mediazione, non interviene per valorizzarlo, oltretutto, dopo che lo stesso ministro della Giustizia aveva costituito una commissione sulle ADR, le cui proposte, di grande interesse, sembrerebbero essere scomparse dall’agenda del Guardasigilli.Per completezza occorre sottolineare che il contesto stagnante è certamente favorito, anche, dall’assenza di riferimenti di categoria unitari, sia da parte degli organismi di mediazione che dei mediatori. La ripresa economica non può realizzarsi se non con politiche sulla giustizia più efficienti ed e efficaci, anche, grazie al contributo delle ADR, come richiede annualmente la Banca Mondiale nel rapporto Doing Business.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Febbraio 04 2021
  
02
Febbraio
2021

Il Primo Presidente della Cassazione: “la mediazione deve essere valorizzata”

Come da tradizione, il 29 gennaio scorso è stato celebrato il rito della apertura dell’anno giudiziario 2021, in occasione del quale il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Pietro Curzio ha pre­sentato la sua “Relazione sull’amministrazione della giustizia” (pubblicata per intero sul sito ufficiale della Corte) per fare il punto sui risultati del lavoro svolto nei precedenti 12 mesi ed indicare le prospettive e gli obiettivi per la stagione in corso. Sulla scorta delle statistiche nazionali del Ministero e di quelle specifiche della Corte, vengono “snocciolati” i numeri delle pendenze, delle iscrizioni, delle defini­zioni e della durata media dei giudizi, nonché quelli degli organici e delle strutture; si evidenziano i risultati rag­giunti e le criticità emerse ed infine si individuano le linee di tendenza e le proposte per migliorare il “servizio giustizia”.Orbene, nel quadro delineato quest’anno ha trovato spazio anche la mediazione, quale utile strumento per una risoluzione alternativa delle controversie giusta, rapida ed economica.

Vale la pena lasciare la parola alla Relazione, nella quale, alla parte prima (“La giustizia nell’anno più difficile”), nel paragrafo 2, dedicato ai flussi ed ai tempi della attività giudiziaria (iscrizioni, definizioni, pendenze e tempi medi di durata), si legge (a pag. 23) quanto segue:

“… Secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia, nel periodo luglio 2019- giugno 2020, anche l’istituto della mediazione ha registrato un rilevante calo delle iscrizioni delle procedure rispetto all’anno precedente (- 12%): tale riduzioni si rileva essenzialmente nel corso del primo semestre 2020, in cui si è registrata una flessione del 41%, a fronte di una sostanziale stabilità del numero di procedure attivate nell’anno precedente …”.

Al netto della pandemia, quindi, la mediazione mostra una “sostanziale stabilità”, tiene il campo, non arretra. In altri termini: serve, produce effetti positivi ed è ormai parte definitivamente integrante del sistema.

Ed infatti “… Ferma restando la complessità della ricostruzione del quadro generale – prosegue il Primo Presidente – può riconoscersi all’istituto conciliativo un effetto comunque deflattivo del contenzioso civile, soprattutto se si tiene conto del fatto che le procedure concluse con il raggiungimento dell’accordo hanno avuto una durata media di 143 giorni nel 2019 e di 160 nel primo semestre 2020, ben più celere, in ogni caso, della durata media del solo giudizio di primo grado dinanzi al tribunale (348 giorni nel periodo luglio 2019- giugno 2020; 359 giorni nell’anno precedente) …”.

“Un effetto comunque deflattivo”: non una “bacchetta magica” che fa sparire l’arretrato, ma un solido attestarsi nell’ordinamento nell’interesse del cittadino e dell’istituzione, sui tavoli della quale si libera un po’ più di spazio per quelle controversie che, per la loro natura e/o per la loro complessità e delicatezza, necessitano veramente dell’intervento della collettività e cioè dello Stato.

Ma vi è di più. Nella parte quinta (“La Corte, la società e le riforme”), il punto 1.1 (“Le riforme nel settore civile”) viene dedicato in gran parte alla necessità di risposte differenziate rispetto a quelle giudiziali tradizionali e, tra esse, specificamente alla mediazione, in specie quella c.d. delegata.

Lasciamo ancora una volta la parola alla Relazione (pagg. 149- 150): “1.1 Le riforme nel settore civile Sul versante dell’interlocuzione istituzionale, è indispensabile, in ambito civile, un intervento del legislatore per prevenire la sopravvenienza di un numero patologico di ricorsi, mediante forme di risposta differenziate rispetto a quelle tradizionali in grado di giungere alla definizione del conflitto senza percorrere necessariamente i tre gradi di giurisdizione. In tale prospettiva, in ambito civile deve essere valorizzata, nelle sue molteplici potenzialità, la mediazione, oggetto di un gruppo di lavoro ministeriale da cui provengono importanti indicazioni di contenuto e di metodo. Il DL 21 giugno 2013 n. 69, convertito nella legge 9 agosto 2013 n. 98 ha profondamente mutato l’istituto mediatorio, affiancando alla mediazione su mero invito del giudice (la cd. mediazione demandata) la possibilità (anche in appello) di disporre l’esperimento del procedimento di mediazione (la cd. mediazione ex officio o delegata) e ha introdotto il concetto di “processo senza sentenza” che può contribuire alla definizione delle controversie in modo complementare rispetto all’esercizio tradizionale dello ius dicere.

Il processo senza sentenza non implica un’abdicazione del giudice dalla propria funzione giudicante, ma semplicemente richiede una valutazione puntuale ed esperta della mediabilità e della conciliabilità del singolo caso. Assicura la diversificazione delle modalità di offerta del servizio e degli strumenti impiegati a beneficio dell’interesse del cittadino e delle imprese in grado di assicurare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi di qualità ed efficienza …”.

Ciò posto, in un prospettiva di più ampio e moderno orizzonte sociale e culturale, non limitato allo stretto ambito giudiziario, la Relazione si spinge addirittura a sottolineare che la mediazione ex officio:

“… Promuove la diffusione della cultura della mediazione come collante sociale, non solo per la riattivazione di una comunicazione interrotta tra le parti del conflitto, ma anche per la generale condivisione dei valori dell’autonomia, della consapevolezza e della responsabilità. Avvicina il cittadino alla giustizia, perché lo rende finalmente partecipe delle modalità di risoluzione del conflitto e fiducioso dell’adeguatezza di tale servizio rispetto alle sue esigenze. Promuove il progresso delle professioni dedicate al conflitto nella odierna complessità delle relazioni interpersonali, con la valorizzazione delle competenze dell’avvocato, parte necessaria delle procedure di mediazione. Sollecita, inoltre, il cambiamento della cultura di tutti gli operatori della giustizia con l’acquisizione di competenze più specifiche in ordine alla condizioni di medi abilità del contenzioso. Assicura, infine, la deflazione del contenzioso giudiziale con conseguente ottemperanza al principio di ragionevole durata del processo, risposta celere alle parti in lite, riduzione dei costi della giustizia, più elevata efficienza del servizio e maggior fiducia da parte dell’utenza ”.Non si tratta, però, solo di parole e di buoni propositi, perché: “… I dati ministeriali  suffragano questa prospettiva, laddove sottolineano gli importanti traguardi raggiunti grazie alle nuove previsioni normative che hanno prodotto rilevanti effetti anche indiretti in termini di conciliazione spontanea e di omessa instaurazione del contenzioso a seguito dell’acquisita consapevolezza delle minime possibilità di accoglimento della pretesa della parte in caso di proposizione giudiziaria della domanda …”. In sostanza, “importanti traguardi raggiunti …” con “…  rilevanti effetti anche indiretti” e l’auspicio di un ulteriore rafforzamento della mediazione per una svolta culturale, nell’interesse dell’utenza, dei professionisti e del servizio giustizia. Un assist prestigioso che Parlamento e Governo sono chiamati a non sprecare.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Febbraio 02 2021
  

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