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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

20
Novembre
2018

Improcedibilità della domanda Giudiziale, per mancato esperimento della mediazione Obbligatoria per Legge e condanna al Pagamento di Tutte le spese per la parte che non ha voluto continuare o che non si è presentata ala mediazione:

Tribunale di Roma, sentenza del 10-03-2018

depositata in cancelleria il 10/09/2018, Sintesi:
La domanda di merito è improcedibile ogni qual volta il procedimento si conclude per via del mancato esperimento della mediazione. La mediazione, infatti,  in alcuni casi espressamente previsti dal D.lgs 28/2010 è condizione di procedibilità affinche si possa procedere ad una trattazione della controversia in Tribunale. Ciò, a maggior ragione, si verifica ogni qual volta la chiusura della procedura è addebitabile alla mancanza di collaborazione della parte istante.

Per Leggere l'intera sentenza clicca qui:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

(omissis)

Svolgimento del processo - Motivi della decisione
Con atto di citazione notificato a mezzo posta con invio in data 21.3.2017, il condominio dì via _____________________n. 65 in R. ha proposto appello per la riforma della sentenza n. 2105 del 24.1.2017 con cui il Giudice di Pace di Roma ha dichiarato improcedibile la sua domanda di condanna della condomina P.M. al pagamento della somma di Euro 2.000,00, risultante a suo carico in forza del bilancio consuntivo della gestione ordinaria 2015, approvato con delibera condominiale dell'11.3.2016.

Premesso che il giudice a quo ha motivato la decisione ritenendo che il condominio, pur invitato dallo stesso giudice, non avesse regolarmente attivato la procedura di mediazione obbligatoria, causa la mancata adozione da parte dell'assemblea condominiale, nonostante il rinvio dell'incontro di mediazione, della delibera di autorizzazione all'amministratore di parteciparvi, parie appellante criticala decisione per avere erroneamente ritenuto che la domanda del condominio fosse sottoposta al procedimento di mediazione obbligatoria e per non considerato che il procedimento era stato regolarmente attivato e si era concluso negativamente.

Ha quindi chiesto la riforma della sentenza e, nel merito, che sia accolta la propria domanda, che ha riproposto e sostenuto con l'affermazione che ildebito della controparte trova titolo nella delibera assembleare di approvazione del bilancio e delrelativo stato di riparto, mai dalla stessa impugnata.

P.M. si è costituita in giudizio chiedendo la conferma della sentenza, di cui ha difeso le ragioni, e concludendo, nel merito, per il rigetto della domanda, deducendo la nullità della delibera posta a base della pretesa del condominio, per avere essa posto a suo carico la spesa relativa ai lavori effettuati nel 2012 sull'impianto fognario, cui si riferisce l'importo richiesto, in totale spregio del criterio dì ripartizione delle spese stabilito dall'art. 1123 codice civile.

All'udienza del 9.5.2018, precisate le conclusioni, la causa è stata trattenuta in decisione, con assegnazione dei termini di legge per il deposito delle comparse conclusionali e memorie di replica.

L'appello proposto è infondato.

La sentenza impugnata merita di essere condivisa, sia nella sua premessa, laddove ha ritenuto la domanda proposta dal condominio sottoposta al procedimento di mediazione obbligatoria, invitando espressamente il condominio, quale parte attrice, ad attivarlo, sia in relazione alla sostanziale irregolarità del procedimento di mediazione introdotto, per non avere ricevuto l'amministratore del condominio, nonostante il rinvio dell'incontro disposto dal mediatore, specifica autorizzazione dell'assemblea a parteciparvi, essendo la relativa riunione andata deserta per difetto del quorum, rendendo così del tutto infruttuosa la procedura.

Quanto al primo profilo è sufficiente richiamare la disposizione dì cui all'art. 71 quater, comma 1, disp. att. cod. civ., che definisce controversie condominiali, ai fini dell'applicazione dell'art. 5 del D.Lgs. n. 28 del 2010 in tema di mediazione obbligatoria, quelle in cui si discuta dell'applicazione della normativa in materia condominiale posta dal capo II, titolo VII del libro III del codice civile e dagli artt. 61 e seguenti delle disposizioni di attuazione, tra le quali certamente rientrano le liti in cui si

controverta sulla debenza a carico dei condomini dei contributi per le spese relative alla gestione delle cose comuni, previsti specificatamente, tra gli altri, dagli artt. 1123 cod. civ. c 63 disp att.

Con riferimento alla irregolarità ed infruttuosità della procedura di mediazione attivata dal condominio, può invece osservarsi che ai sensi del comma 3 del cit. art. 71 quater, l'amministratore di condominio è legittimato a partecipare alla procedura dimediazione solo previa delibera assembleare, che nel caso di specie è mancata, avendo lo stesso amministratore dichiarato al mediatore, che per tale motivo ha chiuso la procedura senza sentire le parti e tentarne la conciliazione, che l'assemblea convocata a tal fine non si era potuta svolgere per difetto del quorum.

Sostiene sul punto l'appellante che nel caso di specie tale delibera dell'assemblea non era necessaria, in quanto l'amministratore ha una legittimazione autonoma, senza necessità di essere autorizzato dall'assemblea, ed anzi il dovere di agire in giudizio nei confronti dei condomini morosi nel pagamento dei contributi condominiali. L'argomento non è però convincente, in quanto la legge distingue chiaramente la legittimazione dell'amministratore ad agire in giudizio per la riscossione dei contributi (art. 1130,comma 1, n. 3, cod. civ. e art. 63 disp. att.) dalla legittimazione dello stesso a partecipare alla procedura di mediazione, richiedendo espressamente in quest ultimo caso la delibera dell'assemblea, diversità di disciplina che trova chiaramente la sua ragion d'essere nella necessità di conferire a chi interviene in mediazione la possibilità di disporre della lite, vale a dire di negoziare sulla res controversa, salva poi la ratifica da parte dell'assemblea della proposta di mediazione (art. 71 quater, comma 5), e quindi nell'esigenza di potenziare la finalità di composizione della controversia connaturata alla procedura di mediazione.

Ne discende la correttezza della pronuncia di improcedibilità adottata dal Giudice di Pace, in quanto di fatto la procedura di mediazione, pur attivata, non ha avuto luogo per fatto addebitabile al condominio,per essere l'amministratore, che pure vi era intervenuto, privo della legittimazione assembleare a parteciparvi, situazione che di fatto ha impedito di dar corso alla procedura. L'obbligo previsto dall'art. 5 del D.Lgs. n. 28 del 2010 e successive modificazioni di attivare la procedura di mediazione espressamente elevato dalla legge a condizione di procedibilità del giudizio di merito, comporta infatti a carico della parte che debba attivarla, in conformità alle finalità della legge di favorire la composizione bonaria delle liti al di fuori e prima del processo, non solo l'obbligo di introdurre la relativa procedura ma anche di presenziare alla stessa munito dei necessari poteri, essendo questi necessari per il buon esito del procedimento.

Una soluzione diversa, che limiti l'adempimento alla sola presentazione dell'istanza di mediazione e non anche alla partecipazione alla procedura, si risolverebbe infatti in una mera formalità priva di scopo, in quanto mai in questo caso la procedura potrebbe avere successo.

Ne consegue che quando la chiusura anticipata del procedimento, senza possibilità di esperire il tentativo di mediazione, sia addebitabile alla parte istante, per non avere posto in essere la necessaria collaborazione all'espletamento della procedura e non ad errore dell'organo di mediazione di cui essa non possa ritenersi responsabile, la condizione di procedibilità prevista dalla legge non può ritenersi adempiuta. Con l'effetto che la domanda di merito è improcedibile.

L'appello va pertanto rigettato, con condanna dell'appellante al pagamento delle spese dì giudizio.

La richiesta formulala dall'appellata di condanna per responsabilità processuale aggravata è respinta, non rinvenendosi nella condotta del condominio gli estremi del dolo o della colpa grave.


P.Q.M.

rigetta l'appello proposto dal condominio di via ______________________n. 65 in R. e lo condanna al pagamento delle spese di questo grado di giudizio, che liquida in curo 2.025,00, oltre accessori di legge e spese generali.

Così deciso in Roma, il 10 settembre 2018.

Depositata in Cancelleria il 10 settembre 2018.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Novembre 20 2018
  
07
Novembre
2018

Assegnazione alle parti del termine di 15 giorni Per andare in Mediazione;

Tribunale di Bologna, ordinanza del 25/06/2018

Sintesi:
In tema di mediazione obbligatoria per volontà delle parti, qualora sia stata espressamente eccepita l'improcedibilità della domanda sulla base della clausola di mediazione e a fronte della tempestiva eccezione sollevata dal convenuto, va assegnato alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione, così come prescritto dall'art. 5, comma 5° , d.lgs. 28/2010.

Leggi l’intera Ordinanza qui:

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Novembre 07 2018
  
04
Novembre
2018

Quando scatta l'obbligo di versare le indennità per la partecipazione alla mediazione?

Giudice di Pace di Siracusa, sentenza del 22/06/2018

Sintesi :
Per quanto riguarda le quote avvio e spese Vive, esse vanno versate per listante al momento del deposito dell’istanza e per il convenuto al momento della avvenuta ricezione della notifica di comparizione e quindi della sua adesione al procedimento. La sottoscrizione del verbale di prosecuzione della Mediazione, obbliga le  parti a corrispondere le indennità dovute per la partecipazione al procedimento di mediazione entro il giorno successivo alla seduta di Mediazione ed eventuali Maggiorazioni in caso di accordo, prima delle firme del Verbale, firmato e sottoscritto dalle parti avvocati e Mediatore. Con la sottoscrizione, infatti, le parti accettano il regolamento della mediazione e, di conseguenza, le tariffe che disciplinano l’istituto.     Con la sottoscrizione, dunque, trova immediata applicazione la previsione contenuta nell’ art 17 del d.lgs. 28/10 secondo il quale le parti, partecipando alla mediazione “si impegnano a versare le indennità dovute”.

Leggi qui la sentenza integrale :

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Ultimo aggiornamento Domenica, Novembre 04 2018
  
27
Ottobre
2018

26/10/2018- Mediation will now have ‘teeth’

Nei rapporti commerciali e finanziari internazionali l’arbitrato è stato finora il principale metodo di risoluzione stragiudiziale delle controversie, grazie alle oltre 150 nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione di New York (1958) ed alla esecutività da quest’ultima riconosciuta ai lodi. Tuttavia nell’ultimo decennio sta crescendo l’uso della mediazione, il cui costo in genere ammonta al 5% dei costi medi di un arbitrato e può concludersi in due-tre mesi. La mediazione è inoltre il metodo migliore per preservare i rapporti commerciali, ma finora gli accordi eventualmente raggiunti difficilmente sono stati esecutivi.          Per coniugare i vantaggi dell’arbitrato con quelli della mediazione si è ricorsi da tempo ad inserire nei contratti clausole compromissorie complesse (arb-med, med-arb, concurrent arbitration-mediation e dal 2014, a Singapore, arb-med-arb), che, tuttavia, comportano procedimenti un po’ farraginosi (Matteucci Giovanni, “Maritime international commercial mediation caluses”). Per disporre di uno strumento più agile, a seguito di iniziativa degli Stati Uniti e dell’impegno posto sull’argomento a Singapore ed Hong-Kong, Uncitral Working Group II tra giugno e luglio 2018 ha approvato uno schema di convenzione ed uno di legge-tipo relativi alla esecutività degli accordi raggiunti con la mediazione internazionale. Delibera che verrà ratificata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite entro il 2018 e sottoscritta nell’estate del 2019 nel Sud-est asiatico con il nome di Singapore Mediation Convention. Da quel momento anche la mediazione commerciale e finanziaria internazionale “avrà i denti!!!

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Novembre 09 2018
  
25
Ottobre
2018

Mediazione demandata dal giudice e obbligatoria, nuovamente condannata la parte che non si è presentata;

Tribunale di Roma, sentenza del 27/09/2018

Sintesi: È fondamentale, in tema di mediazione demandata, che le parti partecipino attivamente al procedimento di mediazione. Esse, infatti, oltre a dover essere presenti personalmente ed accompagnate dai loro difensori devono andare oltre l’iniziale sessione informativa. Quale conseguenza della mancata partecipazione il giudice, oltre a poter desumere degli elementi utilizzabili ai fini della decisione della causa, può anche condannare la parte a versare a favore dello Stato una somma pari al contributo unificato dovuto per la controversia.

Leggi la sentenza qui:

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Ultimo aggiornamento Sabato, Ottobre 27 2018
  
13
Ottobre
2018

Grava sempre sull'opponente che intende percorrere "la via lunga" l'onere di attivare il procedimento di mediazione in materia di opposizione a Decreto Ingiuntivo;

Tribunale di Bologna, sentenza 1/03/2018

 

Sintesi: ll Tribunale di Bologna, chiamato ad individuare la parte sulla quale grava l'onere di avviare il procedimento di mediazione in materia di opposizione al decreto ingiuntivo, richiama una fondamentale pronuncia della Corte di Cassazione, la numero 24629/2015, secondo la quale : "attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira - per cosi dire - a rendere il processo la estrema ratio: cioè l'ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse. Quindi l'onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo. Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l'opposizione, la difficoltà di individuare il portatore dell'onere deriva dal fatto che si verifica una inversione logica tra rapporto sostanziale e rapporto processuale, nel senso che il creditore del rapporto sostanziale diventa l'opposto nel giudizio di opposizione. Questo può portare ad un errato automatismo logico per cui si individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente è l'attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava l'onere. Ma in realtà - avendo come guida il criterio ermeneutico dell'interesse e del potere di introdurre il giudizio di cognizione - la soluzione deve essere quella opposta. Invero, attraverso il decreto ingiuntivo, l'attore ha scelto la linea deflattiva coerente con la logica dell'efficienza processuale e della ragionevole durata del processo. E' l'opponente che ha il potere e l'interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E' dunque sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria, perchè è l'opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga. Soltanto quando l'opposizione sarà dichiarata procedibile, riprenderanno le normali posizioni delle parti: opponente convenuto sostanziale, opposto - attore sostanziale. Ma nella fase precedente sarà il solo opponente, quale unico interessato, ad avere l'onere di introdurre il procedimento di mediazione; diversamente, l'opposizione sarà improcedibile"

Leggi la Sentenza qui:

 

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Ultimo aggiornamento Domenica, Ottobre 14 2018
  
05
Ottobre
2018

ALCUNI BUONI MOTIVI PER PRESENTARSI IN MEDIAZIONE

La mediazione è il metodo migliore ed obbligatorio, in assoluto per risolvere controversie di natura commerciale e civile, senza continuare una Vita (Unica), basata sull’odio reciproco, egoismo, egocentrismo, ma al contrario combattendo l’odio, l’egoismo, con Amore, Pazienza, altruismo. Tutti fattori che non solo fanno di un uomo un essere Civile, ma lo riportano e con questo tutta la società ad essere più solidale, senza rancore a favore della propria salute e degli altri. In un Mondo basato ormai sul mero egoismo, tradimenti reciproci, guerre infinite, crisi politiche e sociali è essenziale ritrovare con un po’ di umiltà Solidarietà tra tutti noi Uomini, a prescindere dalla classe di appartenenza, solo la coesione e l’unità sociale, dà sicurezza e pace interiore e nel mondo: 1)Per la rapidità, infatti entro 3 mesi tutto deve essere risolto trovando la soluzione migliore possibile per entrambe le parti; questo non succede in un tribunale, dove la pena può cambiare nei vari giudizi, lasciando cosi aperte tensioni, ansie, sicurezze economiche ecc, ed una volta finito il procedimento non si può mai essere certi di avere il dovuto: si pensi ad uno sfratto o ipoteca giudiziale, siete sicuri che con uno sfratto dopo cambierà qualcosa nella situazione economica odierna o se fate fare un ipoteca, siete veramente certi che vi sarà dato qualcosa? No di certo! Con la mediazione invece, potrete trattare in base al contesto del momento l’opportunità migliore per entrambi ed essere cosi sicuri di avere il dovuto, anche se con tempi più elevati ma avrete qualcosa; 2) I costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi; 3) La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; 4) La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; 5)In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato. Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole compromissorie), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi! Inoltre con la Mediazione non si torna più indietro, saranno sempre più le Materie obbligatorie e/o Demandate in Mediazione Civile e Commerciale. Per info: www.omci.org La mediazione è uno strumento introdotto per consentire alle parti di evitare le lungaggini e le spese che comporta un giudizio dinanzi al Tribunale. Per tale ragione l’ingiustificata partecipazione di una delle parti alla mediazione comporta l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dal’art. 8 comma 4 del d.lgs. 28/2010 s.m.i.. e dall' ex art. 116 comma 2 C.P.C. Nell’applicazione di tale sanzione al giudice non è consentito nessuna ambito di discrezionalità né sull’an né sul quantum della sanzione, evitabile, partecipando semplicemente all'intero procedimento di Mediazione;

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Ultimo aggiornamento Sabato, Ottobre 06 2018
  
03
Ottobre
2018

Anatocismo, sì agli accertamenti anche in pendenza di rapporto bancario;

Cassazione civile, sez., VI, sentenza 05/09/2018 n° 21646

Sintesi: Prima della chiusura del conto corrente, il correntista può chiedere alla banca di svolgere accertamenti sull’esistenza di clausole anatocistiche.

E’ quanto chiarito dalla Corte di Cassazione sez. VI, con l'ordinanza n. 21646 del 5 settembre 2018.

Nel caso in esame, una correntista aveva evocato in giudizio l’Istituto di credito presso cui aveva aperto il conto, domandando l'accertamento della nullità di clausole anatocistiche dei contratti di conto corrente intercorsi tra le parti, l'accertamento del dare e avere relativo al conto in essere, con scomputo degli interessi anatocistici di cui all'articolo 1283 c.c., l'accertamento della somma versata alla banca a quel titolo, ed infine la condanna della banca alla ripetizione dell'indebito per le somme illecitamente riscosse.

Il Tribunale accoglieva parzialmente la domanda, ma successivamente, la Corte territoriale riformava la pronuncia impugnata, respingendo la domanda attrice. Secondo la Corte di merito il rigetto della domanda relativa all'indebito, riguardava anche le richieste aventi ad oggetto l’accertamento della nullità di clausole contrattuali e la rideterminazione del saldo, posto che esse dovevano intendersi strumentali all'accoglimento della domanda di condanna, non potendo "l'esame di queste ultime e l'interesse ad esse sotteso (...) essere isolato e (...) prescindere dalla richiesta restitutoria".

La Suprema Corte non ha condiviso le suddette argomentazioni.

In effetti, diversamente da quanto espresso nella decisione impugnata, secondo la Cassazione, il correntista, in assenza di rimesse solutorie da lui eseguite, ha comunque un interesse a che si accerti, prima della chiusura del conto, la nullità o validità delle clausole anatocistiche, l'esistenza o meno di addebiti illegittimi operati in proprio danno e, da ultimo, l'entità del saldo (parziale) ricalcolato, depurato delle appostazioni che non potevano aver luogo. Tale interesse rileva, sotto tre profili pratici, ovvero per l’esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime; per il ripristino, da parte del correntista, di una maggiore estensione dell'affidamento a lui concesso, siccome eroso da addebiti contra legem; ed infine per la riduzione dell'importo che la banca, una volta rielaborato il saldo, potrà pretendere a seguito della cessazione del rapporto.

Per tali motivi, la domanda di accertamento, oggetto di giudizio, prospetta, per il soggetto che la propone, un sicuro interesse, in quanto è diretta al conseguimento di un risultato utile, giuridicamente apprezzabile, che senza la pronuncia del giudice, non si può ottenere. In effetti, come osservato dalle Sezioni Unite della Cassazione, il correntista, sin dal momento dell'annotazione in conto di una posta, avvedutosi dell'illegittimità dell'addebito in conto, ben può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell'addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso: e potrà farlo, se al conto accede un'apertura di credito bancario, proprio allo scopo di recuperare una maggiore disponibilità di credito entro i limiti del fido concessogli (Cass. Sez. U. 2 dicembre 2010, n. 24418), in motivazione; nel medesimo senso, sempre in motivazione, Cass. 15 gennaio 2013, n. 798).

Pertanto, la Corte distrettuale avrebbe dovuto decidere sul merito delle domande di accertamento proposte, poiché l'acclarata insussistenza di rimesse solutorie non escludeva un interesse della correntista rispetto alle pronunce invocate. In conclusione, la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e rinviato la causa alla Corte di appello competente, anche per le spese del giudizio di legittimità

Leggi L’Ordinanza qui:

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 03 2018
  
28
Settembre
2018

Definizione di contratti bancari e finanziari ex art. 5, d. Lgs 28 del 2010: Materie obbligatorie per la Mediazione Civile e Commerciale;

Sintesi: Ai sensi di quanto previsto dall'art 5 d.lgs. n. 28 del 2010, ogni qual volta la controversia verte su contratti bancari e finanziari l'espletamento del tentativo di mediazione è obbligatorio in quanto condizione di procedibilità del giudizio. Per "contratti bancari e finanziari" devono intendersi tutti quei contratti la cui disciplina è contenuta nel codice civile, nel TUB e nel TUF. Il richiamo, dunque, non è estendibile anche alla materia del leasing immobiliare seppur a tale tipologia di contratto sono collegate finalità di finanziamento

Leggi qui L’ Ordinanza:

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Ultimo aggiornamento Sabato, Settembre 29 2018
  
25
Settembre
2018

Colpa medica: punibile il chirurgo che non si accorge dell'errore del collega;

Non è scriminato il chirurgo che non si accorge dell'errore del collega che abbia determinato lesioni gravissime al paziente. E' quanto emerge dalla sentenza della Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione del 4 settembre 2018, n. 39733. (Civilmente si ricorda che è Materia da Mediazione civile obbligatoria);

Il caso vedeva un medico chirurgo essere condannato per lesioni colpose per avere, in cooperazione colposa con un primo operatore dell'equipe medica, durante un intervento laparoscopico di rimozione di una cisti splenica, erroneamente realizzata una nefrectomia con asportazione del rene sinistro di un paziente minorenne. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che, in tema di colpa professionale, in caso di intervento chirurgico in equipe, il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell'attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi di intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore siano nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell'affidamento per cui può rispondere dell'errore o dell'omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell'intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l'onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui (Cass. pen., Sez. IV, 20 aprile 2017, n. 27314). Tale principio risulta coerente con l'insegnamento in base al quale l'obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell'equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull'operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, in quanto tali rilevabili con l'ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio.

L'art. 590-sexies c.p., introdotto dalla L. 8 marzo 2017, n. 24, art. 6, prevede che qualora l'evento lesivo si sia verificato in ambito sanitario, a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida ovvero le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che risultino adeguate alle specificità del caso concreto. Nella fattispecie la particolare causa di non punibilità non può essere applicata al caso concreto posto che, da un lato, sono stati accertati a carico dell'imputato profili di colpa per negligenza esecutiva, per disattenzione nell'assolvimento dei compiti assegnati, in seno all'equipe medica, evenienza di per sé ostativa all'operatività dell'istituto. Dall'altro è stato evidenziato dai giudici di merito l'elevato grado di colpa medica, circostanza che esclude anch'essa l'applicazione della particolare causa di non punibilità.

 

Leggi la Sentenza intera qui:

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Settembre 27 2018
  

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