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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

12
Maggio
2022

Condominio: disdire il contratto di assicurazione rientra tra i poteri dell'amministratore;

Non incide sulla validità o anticipata risoluzione del rapporto, ma solo sulla necessità che il contratto non venga tacitamente rinnovato alle medesime condizioni. Un condominio Milanese citava in giudizio innanzi al Tribunale la propria compagnia assicurativa. Si opponeva al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano a favore della stessa per il pagamento del premio relativo alla polizza. Nel maggio 2013 le parti stipulavano una polizza con previsione di tacito rinnovo al termine del periodo di validità contrattualmente stabilito (durata annuale). Nel giugno 2018 l'amministratore del Condominio inviava disdetta per la scadenza del contratto al maggio 2019. Nonostante tale disdetta nelle successive date del 29/10/2019 e 27/02/2020 venivano inviati solleciti di pagamento per il premio non pagato. Comunicazioni riscontrate dal Condominio sulla base della asserita disdetta dal contratto avvenuta nel giugno 2018. Quale unico motivo di opposizione il Condominio sostiene di aver inviato, nei tempi e secondo le modalità previste una raccomandata contenente la disdetta dal contratto alla sua naturale scadenza. La compagnia assicurativa contesta sia la tempestività della disdetta, attesa l'assenza di prova in ordine alla sua effettiva consegna, che la legittimazione ad agire dell'amministratore del Condominio ritenendo che il suddetto abbia agito in difetto di espressa delibera assembleare. Per i giudici, l'opposizione è fondata e merita accoglimento. Quanto alla prima contestazione relativa alla mancata ricezione della disdetta si rileva che l'art. 8 del contratto rubricato "Diritto di recesso" prevede che il Contraente e la Società "(…) possano recedere dal contratto con preavviso di 30 giorni, dandone comunicazione scritta all'altra Parte mediante lettera raccomandata. Dall'accordo tra le parti emerge che la modalità di recesso eletta sia stata "mediante lettera raccomandata". Intendendosi dunque, in assenza di ulteriore specificazione, la raccomandata semplice. Irrilevante è dunque la contestazione di parte opposta circa la necessità di una raccomandata con avviso di ricevimento o ricevuta di ritorno in quanto non prevista contrattualmente. Secondo la giurisprudenza la produzione in giudizio di un telegramma, o di una lettera raccomandata, anche in mancanza dell'avviso di ricevimento, costituisce prova certa della spedizione, attestata dall'ufficio postale attraverso la relativa ricevuta. Dalla quale consegue la presunzione dell'arrivo dell'atto al destinatario o della sua conoscenza, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della suddetta spedizione e sull'ordinaria regolarità del servizio postale e telegrafico, onde spetta al destinatario l'onere di dimostrare di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di acquisire la conoscenza dell'atto, come nel caso di irregolarità compiutesi nel procedimento di recapito. Nel caso in esame, il condominio ha prodotto la ricevuta di invio della raccomandata datata 18/06/2018 nonché l'avviso di ricevimento datato 20/06/2018 contenente il numero della raccomandata, il timbro del vettore e la firma dell'incaricato alla distribuzione. Tali documentazioni costituiscono elementi di prova dai quali consegue la presunzione di conoscenza dell'arrivo della raccomandata semplice (senza avviso di ricevimento) da parte dell'assicurazione. Il Tribunale di Milano, con Sentenza n. 3950/2022 pubblicata il 06/05/2022, accoglie l'opposizione del Condominio, revoca il decreto ingiuntivo e condanna la compagnia assicurativa a pagare le spese legali. Evidenzia che la disdetta al contratto di assicurazione è atto certamente rientrante nei poteri dell'amministratore. Non incide sulla validità o anticipata risoluzione del rapporto, ma soltanto sulla necessità che il contratto non venga tacitamente rinnovato alle medesime condizioni.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Maggio 12 2022
  
11
Maggio
2022

Rapporto Censis sull'Avvocatura 2022 di Cassa Forense: il 32,8% degli avvocati sta prendendo in considerazione l’idea di abbandonare la professione;

Il reddito medio annuo di un avvocato ha subito una riduzione di 6 punti percentuali, collocandosi su una soglia di poco inferiore ai 38.000 euro.

Secondo quanto emerge dal Rapporto 2022 di Cassa Forense, sono tempi duri, soprattutto per gli avvocati donne. La distanza fra il reddito medio di una donna avvocato e quella di un collega uomo è tale che occorre sommare il reddito di due donne per raggiungere quasi il livello medio percepito da un uomo: 23.576 euro contro i quasi 51mila.
Cala il numero degli avvocati italiani, con un saldo finale fra iscrizioni e cancellazioni che per la prima volta risulta negativo per 1.604 unità. Il 28,4% dei rispondenti ha definito molto critica la situazione, con scarsità di lavoro e caratterizzata da un generale senso di incertezza.
In questo quadro triste va tuttavia rilevato che l’avvocatura ravvisa nelle modalità alternative di risoluzione delle controversie (cd ADR) un’opportunità di crescita della professione.
Il 45,3% del campione afferma che, nel corso dell’ultimo anno, ha utilizzato gli strumenti dell’Alternative Dispute Resolution così come emerge. La mediazione (92,5% dei casi) è lo strumento preferito, seguita dalla negoziazione assistita in ambito non familiare (51,0%) e dalla negoziazione assistita alle famiglie (29,2%). Gli avvocati 25,2% li considera strumenti efficaci per ridurre i tempi dei processi mentre il 35,4% li considera un un costo ulteriore.
La domanda di procedure di giustizia alternativa viene considerata in crescita. In particolare le aziende vi ricorrono non solo nel tradizionale settore giuslavoristico ma anche per affrontare casi di contenziosi in materia contrattualistica, finanziaria, per il recupero di crediti insoluti o richieste di risarcimento danni.

https://www.cfnews.it/info-cassa/il-rapporto-censis-2022-e-i-numeri-dell-avvocatura/

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Maggio 11 2022
  
09
Maggio
2022

Cina, intelligenza artificiale e amministrazione della giustizia;

Sviluppo tecnologico con Robot ingegnieri, infermieri, ecc. , Algoritmi e amministrazione della giustizia in Cina, una breve ricostruzione a partire dal caso dei c.d. ''giudici-robot''.

Ha recentemente destato un certo clamore la notizia del presunto utilizzo, in Cina, di quello che è stato definito “giudice-robot”, un software che sembrerebbe in grado di svolgere la funzione del magistrato. La notizia ha destato un certo clamore ed è stata riportata da numerose testate giornalistiche, in alcuni casi paventando l’avvento di un futuro orwelliano. Al di là dei toni sensazionalistici, il caso, che senz’altro pone significative riflessioni, merita, seppur per sommi capi, una più accurata analisi, ricostruzione e contestualizzazione, che rappresenta l’obiettivo del presente articolo. Il caso del “giudice-robot”:

Nel dicembre 2021, numerose testate giornalistiche in vari Paesi hanno riportato la notizia dell’utilizzo, nella procura di Shangai Pudong, di un software in grado di analizzare migliaia di pronunce giudiziarie per offrire una soluzione al caso da risolvere ad esso sottoposto. Il software in questione è stato elaborato dai ricercatori della Chinese Accademy of Science, ed è in grado di attingere da un archivio di circa 17mila casi, risalenti al periodo tra il 2015 e il 2020, analizzandoli allo scopo di giungere ad una propria conclusione. Secondo quanto dichiarato dal professor Shi Yong, direttore del laboratorio di big data and knowledge management della Chinese Academy of Sciences, e dai suoi colleghi in un paper pubblicato sulla rivista peer-reviewed Management Review: “In una certa misura, il sistema è in grado di sostituire il procuratore”. Secondo Shi Yong e i suoi colleghi, il software sarebbe inoltre in grado di fornire una soluzione con un’accuratezza pari al 97%. L’utilizzo del software è però limitato, essendo stato calibrato solo su otto dei crimini più comuni, ovvero frode con carta di credito, scommesse clandestine, guida pericolosa, violenza intenzionale, intralcio all’attività pubblica, furto e frode generica. Inoltre, il software non sembrerebbe essere stato concepito per emette sentenze “in autonomia”, ma come supporto all’attività decisoria del giudice, alleggerendone il carico di lavoro nel contesto di una procura come quella di Shangai Pudong che deve gestire un altissimo numero di controversie. Ma questo è solo l'inizio, dove si arriverà con algortmi e robot!!!!


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Ultimo aggiornamento Lunedì, Maggio 09 2022
  
05
Maggio
2022

La Corte di Cassazione pone fine al principio di effettività della mediazione così come elaborato dalla giurisprudenza di Firenze;

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza (ud. 9 febbraio 2022) 26 aprile 2022, n. 13029

SINTESI: L’ordinanza in commento ha preso una netta posizione contro la giurisprudenza di merito secondo la quale, affinché possa dirsi validamente ed efficacemente esperito il tentativo di mediazione obbligatoria, il primo incontro di mediazione, specialmente per la mediazione delegata, dovrebbe essere un incontro effettivo dove le parti si presentano personalmente e acconsentono a proseguire oltre nella mediazione.

La Corte di Appello di Firenze in una vicenda avente ad oggetto la materia ereditaria aveva dichiarato improcedibile l'appello «a causa del rifiuto di questa di dare inizio alla procedura di mediazione ordinata dalla Corte di appello ai sensi dell'art. 5 comma 2 bis del d.lgs. 28 del 2010».
La mediazione era stata avviata, ma l'appellante «era comparsa non personalmente, ma a mezzo di rappresentante, dichiarando insieme al proprio legale, di non acconsentire all'inizio della procedura».

Tale orientamento favorevole all’effettivo svolgimento della mediazione non trova riscontro nella lettera della legge come la Suprema Corte. Ribadisce la Corte che la condizione di procedibilità è realizzata al termine del primo incontro davanti  al mediatore qualora una o entrambe le parti richieste dal mediatore dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità a procedere oltre.
La sentenza viene pertanto cassata con rinvio alla Corte di Appello in diversa composizione.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Maggio 05 2022
  
25
Aprile
2022

L’amministratore condominiale che non comunica al Condominio la pendenza di una procedura di mediazione non adempie al proprio mandato e può essere condannato a risponderne personalmente.

Tribunale di Palermo, Giudice Est. Dott. Fabrizio Zagarella - sentenza del 17.03.2022.

SINTESI: Il caso in esame riguarda una vertenza relativa all’impugnazione di una delibera assembleare.
All’incontro di mediazione non partecipava l’Amministratore del Condominio, nonostante fosse stato debitamente convocato nel rispetto delle regole tecniche.
Tale assenza non derivava da una determinazione in tal senso dei condomini, ma da una scelta personale assunta dall’Amministratore.

In merito, il Tribunale di Palermo ha rilevato quanto segue:

  • l’impugnazione della delibera è stata tempestivamente avanzata mediante il deposito dell’istanza di mediazione conciliativa presso un organismo di mediazione abilitato;
  • tale istanza ha sospeso il termine decadenziale di cui all’art.1137 c.c.;
  • all’incontro di mediazione il Condominio non ha partecipato e ciò, per scelte assunte personalmente dall’Amministratore, anziché per una determinazione dei condomini;
  • l’Amministratore condominiale non aveva riferito ai condomini di avere ricevuto l’invito a partecipare all’incontro di mediazione;
  • pertanto, i condomini non erano a conoscenza della mediazione e neppure del successivo giudizio;
  • emerge la responsabilità del solo amministratore del Condominio che ha taciuto, nonostante i propri obblighi, le informazioni dovute all’assemblea dei condomini con riferimento, alla pendenza della vertenza proposta con l’istanza di mediazione a lui comunicata e della causa di impugnativa della delibera assembleare che atteneva ad attività che esorbitavano dalle attribuzioni dell’amministratore;
  • l’amministratore condominiale ha eluso i propri doveri di informazione dei condomini;
  • infatti, l’art. 1131 comma 3 c.c. stabilisce espressamente: “Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini”;
  • il Condominio convenuto non può essere condannato al pagamento di alcuna sanzione ex art. 8 D.lgs n.28/2010 poiché è stato deliberatamente tenuto all’oscuro dall’illecito comportamento dell’Amministratore che, invece, deve risponderne in altra sede ed in persona propria;
  • pertanto, tutte le domande formulate dalla parte attrice vanno respinte poiché dirette contro il Condominio, mentre avrebbero dovute essere rivolte contro l’amministratore in persona propria ovvero determinare altre scelte giudiziarie in sede di volontaria giurisdizione.
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Ultimo aggiornamento Lunedì, Aprile 25 2022
  
24
Aprile
2022

In presenza di una clausola contrattuale che rende obbligatoria la mediazione la domanda giudiziale è improcedibile;

Tribunale di Milano, Sez. 11, 07.02.2022, sentenza n. 1008, giudice Attardo

SINTESI: Il caso ha ad oggetto contratti di appalto per servizi informatici in cui la società X srl ha ottenuto il decreto ingiuntivo nei confronti della società Y srl, per corrispettivi attinenti a servizi resi nell’ambito di tali contratti.
L'ingiunta ha proposto opposizione, chiedendo, in primo luogo, la declaratoria di improcedibilità della azione monitoria avversaria, avendo l'opposta omesso di attivare il procedimento di mediazione, a cui le parti si sono obbligate in virtù della clausola 8.4 delle condizioni generali di contratto, predisposte dalla convenuta ed accettate dalla attrice.
L'eccezione di improcedibilità della opponente è fondata e viene accolta dal giudice.
Le parti si sono pattiziamente obbligate ad esperire una procedura di mediazione, convenzionalmente regolata, prima di una qualsiasi azione giudiziale, in caso di controversia dai contratti di cui è causa.
Tale clausola ha il seguente tenore:
"Le Parti convengono di sottoporre tutte le controversie derivanti dal contratto, o comunque collegate, ivi comprese quelle relative alla sua validità, efficacia, interpretazione esecuzione e risoluzione, al tentativo di mediazione previsto dal servizio di conciliazione della Camera di Commercio di Milano, conformemente al relativo Regolamento, che le parti dichiarano di conoscere e accettare interamente. In caso di fallimento di tale tentativo di mediazione, foro esclusivamente competente a conoscere le controversie sulla esecuzione, interpretazione e/o validità del Contratto è quello di Milano, se la controparte non è qualificabile come consumatore."
Tale clausola deve interpretarsi come avente valore cogente per ciascuna delle parti, così  come ogni altra clausola contrattuale, ai sensi dell'art. 1372 c.c..
Il giudice richiama Trib. Roma n. 20690/2017 che ritiene "nella disponibilità delle parti medesime la subordinazione della lite alla previa sottoposizione del rapporto controverso ad un terzo".
Simile clausola pattizia non costituisce un limite illecito al diritto di ciascuna parte, costituzionalmente sancito dall'art. 24 Cost., di agire in giudizio per far valere i propri diritti, non avendo le parti escluso il diritto ad adire l'autorità giudiziaria, ma essendosi imposte di esercitare il diritto ad agire in giudizio solo dopo l'esperimento del tentativo di mediazione, come dalle parti regolata.
Tale clausola, ai sensi dell'art. 1367 c.c., deve essere interpretata in modo che abbia effetto, piuttosto che nel senso in cui non ne abbia alcuno.
Le spese di lite seguono la soccombenza.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 24 2022
  
19
Aprile
2022

Mediazione obbligatoria da ripetere se l'istante non si presenta;

Sintesi: La condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria non può considerarsi realizzata se il soggetto gravato dall'onere di avviarla poi non si presenta al primo incontro, la mediazione obbligatoria va pertanto rinnovata.
Mediazione da rifare se l'istanza poi non si presenta.

Mediazione obbligatoria da rifare se l'opponente a decreto ingiuntivo attiva la mediazione, ma poi non si presenta al primo incontro davanti al mediatore. Questa la decisione del Tribunale di Taranto del 17 marzo 2022.

Locazione, decreto ingiuntivo e mediazione obbligatoria

La vicenda prende le mosse da un rito locatizio, con relativo decreto ingiuntivo per la richiesta dei canoni, per il quale la legge prevede l'esperimento preventivo della mediazione obbligatoria di cui al Dlgs. n. 28/2010, come condizione di procedibilità. Onere che grava sull'opponente, che però, nel caso di specie, nonostante la lunga attesa da parte dell'opposto, non si presenta al primo incontro con il mediatore.

Rinnovazione della mediazione obbligatoria

Il Tribunale, alla luce di quanto appena detto, ritiene che il procedimento di mediazione non può dirsi concluso perché non può considerarsi soddisfatta la condizione di procedibilità.

Ricorda che le SU della Cassazione n. 19596/2020 hanno stabilito inoltre che "In caso di mancata attivazione di tale procedura, alla pronuncia di improcedibilità dell'opposizione consegue la revoca del decreto ingiuntivo."

Il Tribunale dispone quindi la rinnovazione della mediazione, concedendo il termine di 15 giorni dalla comunicazione di detta ordinanza per attivare la procedura obbligatoria.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Aprile 19 2022
  
10
Aprile
2022

SI RICORDA CHE SOLO GLI ORGANISMI ED ENTI FORMATIVI DI MEDIAZIONE ISCRITTI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA E DI CONSEGUENZA I MEDIATORI ISCRITTI e FORMATORI AD UN ORGANISMO ED ENTE FORMATIVO, SONO ABILITATI AD ESEGUIRE MEDIAZIONI e FORMAZIONI;

Attenti a chi invia e- mail promettendovi di farvi fare Mediazioni e Formazioni, Consulenze a pagamento ecc, per Tutte le Materie che riguardano la Mediazione civile e commerciale scoprendo poi che non hanno Titolo in quanto non sono iscritti a nessun organismo o si fanno passare per Agenzie o liberi professionisti Es. Geometri, che fanno in proprio Materie Obbligatorie in Mediazione, e tutte le altre Materie, che con la Cartabia saranno molte di più, ma non sono iscritti all’albo Mediatori o Organismi di Mediazione e non lo fanno neppure da uno di questi, ecco QUESTO IN PROPRIO NON SI PUO' FARE). Lo diciamo perché addirittura a noi arrivano e mail con nomi di Presunti organismi o di Mediatori assolutamente non abilitati dal Ministero. Infatti solo gli Organismi iscritti al Ministero con tanto di numero R.O.M. possono eseguire Istanze Regolari e solo i Mediatori iscritti all’albo attraverso l’iscrizione ad almeno un Organismo iscritto al Ministero possono agire, tutti gli altri sono solo Irregolari e / o organismi in alcuni casi Cancellati che continuano ad operare senza essere Regolari, Questi Vanno segnalati al Ministero della Giustizia che prenderà i dovuti Provvedimenti; inoltre le consulenze in un organismo non vanno assolutamente pagate. Solo una volta depositata un’istanza se ci va una CTU sarà addebitata alle parti. Prima di tutto se volete vedere se un organismo è iscritto Regolarmente al Ministero, Verificatelo sul sito. https://mediazione.giustizia.it e lo stesso per il Mediatore. Anche questo infatti lo potete verificare sullo stesso sito e / o sul sito dell’organismo regolarmente Iscritto. Tutti gli altri sono irregolari e tutte le Promesse non avranno alcun Valore Legale. La realtà è che i costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi.                       La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato. Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Ci sono poi oggi tantissimi Organismi che fanno di Tutto perdendo di fatto competenze specifiche nella vera Mission che è quella relativa alla Mediazione Civile e Commerciale. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole compromissorie/contrattuali), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi! E IL VERBALE FIRMATO DA TUTTE LE PARTI HA VALORE EQUIPOLLENTE AD UNA SENTENZA DI 1° GRADO, Per info: e per verificare se un Organismo è Legale controllate su https://mediazione.giustizia.it e fate lo stesso per il Mediatore.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Aprile 25 2022
  
07
Aprile
2022

Vi deve essere simmetria tra il contenuto dell’istanza di mediazione l’atto introduttivo del giudizio;

Tribunale di Roma, Sez. V civile, 11.01.2022, sentenza n.259, giudice Corbo

Il Tribunale di Roma dichiara inammissibile l’impugnazione perché tardiva:mancando la necessaria simmetria tra l’istanza di mediazione e la domanda giudiziale in concreto formulata, la mediazione non può ritenersi validamente svolta e, quindi, non impedita la decadenza dell’impugnazione ex art. 1137 c.c.”.
L’istanza di mediazione era stata redatta in maniera “del tutto generica”, priva di “riferimento alle singole delibere impugnate ed ai vizi ad esse imputati”. Il giudice pertanto ha ritenuto inutile demandare alle parti una nuova mediazione “che mai avrebbe potuto sanare la decadenza” nella quale era incorso il condomino impugnante.
L’art.4 del D.Lgs.vo 28/2010 dispone che “l’istanza deve indicare l’organismo, le parti, l’oggetto e le ragioni della pretesa” similmente all’art. 125 c.p.c. circa il contenuto degli atti processuali, fatta eccezione per i soli “elementi di diritto” (cfr. Cassazione civile sez. III, 13/11/2019, n.29333). L'applicazione di detta norma impone, secondo il giudice, una simmetria tra fatti narrati in sede di mediazione ed i fatti esposti in sede processuale, almeno per quelli principali; diversamente, dovrebbe essere dichiarata l'improcedibilita`, per mancato assolvimento della condizione prevista dal legislatore.
Secondo il giudice romano “l’istanza di mediazione deve ricalcare la futura domanda di merito, includendo tutti, e gli stessi elementi fattuali che saranno introdotti nel futuro giudizio”. Una domanda processuale diversa, che esuli, anche solo in parte, da quella prospettata in sede di mediazione, va considerata nuova rispetto a quella passata per il filtro della mediazione.
Nel caso di impugnazione di delibera condominiale sussiste un termine di decadenza che viene interrotto (e non sospeso, come ormai chiarito dalla giurisprudenza anche di questo tribunale) dalla "comunicazione" (che può essere fatta sia dall'organismo di mediazione che direttamente dall'istante) della istanza di mediazione alla controparte una sola volta e che inizia a decorrere nuovamente dal deposito del verbale conclusivo della mediazione. Tale effetto interruttivo, però, può essere riconosciuto solo ad una procedura validamente espletata.
La sentenza richiama i precedenti Tribunale Civitavecchia sez. I, 04/02/2022, n. 151; Tribunale Milano sez. XIII, 21/02/2019, n. 1729; Tribunale Mantova sez. II, 22/01/2019; Tribunale Bari sez. III, 22/11/2017, n. 5281.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Aprile 07 2022
  
05
Aprile
2022

L’amministratore che esprime un parere negativo circa la possibilità di proseguire nella procedura – in quanto il mandato conferito dal condominio all’assemblea era di non procedere nella mediazione – non equivale a rifiuto di partecipare alla mediazione.

Tribunale di Torino, sez. VIII civile, 13.01.2022, sentenza n. 111, giudice De Magistris

SINTESI: Il tribunale di Torino si pronuncia su un caso di opposizione a decreto ingiuntivo proposta da un condomino (il condominio aveva chiesto l’emissione di decreto ingiuntivo per oneri condominiali).

Il giudice ricorda che la giurisprudenza pone a carico dell’attore in senso sostanziale (il condominio opposto) l’onere di avviare la procedura e il conseguente rischio dell’improcedibilità. Tuttavia nel caso di specie la mediazione era stata avviata dal condomino (convenuto in senso sostanziale).
Esperita senza successo la mediazione iniziata dall’attore e conclusa con il verbale negativo in atti non per il comportamento oppositivo dell’amministratore ma per l’impossibilità di addivenire ad un accordo come emerge dal verbale stesso, la mediazione iniziata da parte opponente deve ritenersi proposta correttamente e la condizione di procedibilita` verificata.
La giurisprudenza di legittimità non introduce una seconda condizione di procedibilità ma stabilisce, esclusivamente, su quale parte gravi l’onere di iniziativa ed il conseguente rischio dell’improcedibilità. Non rileva il mancato assolvimento, da parte del condominio, dell’onere di riproporre la mediazione dopo la pronuncia dell’ordinanza ex art. 649 c.p.c. La condizione di procedibilità può ritenersi, inoltre, realizzata qualora una o entrambe le parti comunichino al termine del primo incontro davanti al mediatore la propria indisponibilità a procedere oltre.” (Cass. n. 8473/2019).
L’amministratore che esprime un parere negativo circa la possibilità di proseguire nella procedura – in quanto il mandato conferito dal condominio all’assemblea era di non procedere nella mediazione – non equivale a rifiuto di partecipare alla mediazione.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Aprile 05 2022
  

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