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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

12
Ottobre
2022

Riforma processo civile: la tabella con le date di entrata in vigore delle principali novità;

La riforma del processo civile prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (P.N.R.R.), è finalizzata principalmente alla riduzione dell’arretrato pendente innanzi ai Tribunali ordinari e alle Corti d’appello e ad assicurare una considerevole diminuzione dei tempi di giudizio. Inserita tra le riforme c.d. “orizzontali” o “di contesto” (vale a dire fra le innovazioni strutturali dell’ordinamento che interessano in modo trasversale tutti i settori di intervento del Piano stesso), la riforma del processo civile è stata inizialmente delineata dalla L. n. 206/2021, contenente la delega al Governo; più recentemente, si è concretizzata mediante l’approvazione di due Decreti Legislativi da parte del Consiglio dei Ministri, di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.  La terza fase di realizzazione vera e propria della riforma si avrà con l’entrata in vigore delle nuove norme (alcune a partire dal 1° gennaio 2023, la maggior parte a partire dal 30 giugno 2023). In attuazione della delega prevista dalla L. n. 206/2021 sono stati approvati due Decreti Legislativi da parte del Consiglio dei Ministri, di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’ultima fase di realizzazione vera e propria della riforma si avrà con l’effettiva entrata in vigore delle nuove norme (alcune a partire dal 1° gennaio 2023, la maggior parte a partire dal 30 giugno 2023). · attuazione della L. 26 novembre 2021, n. 206, recante delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (MEDIAZIONE ENTRO IL 30 giugno 2023) e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata ;

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 12 2022
  
12
Ottobre
2022

Perché il Mediatore e La Mediazione?

La Mediazione, sarà sempre più il Futuro della Risoluzione delle controversie Civili e Commerciali, quando Lo proverete Tutti lo capirete, niente più Tribunale, tutto in Mani vostre, cosa volere di più!!!

Tutti si domanderanno: perchè con tutti gli organismi che ci sono dovrei scegliere OMCI? Il Motivo è semplicissimo, provate una volta e Vedrete la differenza, se così non è,  potete sempre tornare ad un altro organismo. Ma il motivo per cui Vi chiediamo di provare omci è Semplicissimo, è anche il motivo che mi ha portato a fare OMCI pezzo per pezzo con una Motivazione Fortissima. Cos’è la Mediazione molto sinteticamente per OMCI? Perdonarsi a Vicenda, Portare Verità ed eliminare discordia in famiglia, ridare la Speranza QUESTA è MEDIAZIONE, ed è per questo che è importantissimo, l’Empatos: cioè azzerare le proprie conoscenze per comprendere totalmente gli altri, l’ascolto vero che è totalmente differente dal Sentire, la comunicazione che è la Parte Fondamentale per condurre una Mediazione, parlare facendosi capire, QUESTA è MEDIAZIONE. Questa è la Sintesi della Mediazione, uno strumento, per superare Liti, un vero e proprio Strumento di PACE per tutti! IL BUON MEDIATORE CON  UN PO’ DI PRATICA, DEVE AVERE QUESTI REQUISITI, UMILTA’, RISPETTO, SAPER ASCOLTARE, PAZIENZA E TANTA MOTIVAZIONE (La Benzina Principale), Movimento, dinamicità  per cercare Mediazioni, SE TI CI RIVEDI IN QUELLO SOPRA SCRITTO DIVERRAI UN BRAVISSIMO MEDIATORE, Il Mediatore oggi è uno Vero Professionista, e saper Mediare  dà anche una grande soddisfazione, ma non è da tutti, infatti come ogni professione non è detto che tutti pur volendo riescano poi a essere buoni mediatori, in questo caso potete essere bravi Tecnici, Bravi oratori, ma non Mediatori ed il motivo è semplice: non siamo tutti uguali. Quindi non tutti siamo adatti ad un determinato lavoro-missione quale è la mediazione. In un mondo dove tutto è basato su degli algoritmi che decidono per noi, cosa è meglio e cosa no, dove è la Tecnologia a decidere, (cose da fare Paura), almeno sulle vostre faccende Personali con la Mediazione, non sarà un Pc a decidere Ma Voi.
In mediazione un qualsiasi rapporto tra e con le parti si deve basare sulla fiducia; in caso contrario, le parti non verrebbero coinvolte, non collaborerebbero e non si impegnerebbero a firmare un accordo commerciale, professionale o personale, che per alcuni potrebbe essere il più importante e il più significativo della propria vita. L’Organismo si avvale, per le proprie mediazioni, di un gruppo di professionisti con competenze specifiche per ogni ramo del conflitto, uniti dall ’intento di promuovere e di gestire strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Per questo motivo sono capaci di offrire soluzioni celeri e agevoli alle parti in lite riuscendo così ad evitare, quando possibile, il ricorso alle normali vie giudiziarie. Il Mediatore ha anche dei Doveri, di accettare e fare ciò che dice il codice etico, ma in modo Particolare il Regolamento che non è nulla di più che un Ricalco della Legge, infatti il Regolamento per essere inserito o dato deve prima essere Vagliato dal Ministero della Giustizia: se passa diventano tutti a tutti gli effetti Leggi di secondo grado. Altra caratteristica per chi è Mediatore e che è iscritto all’albo del ministero della Giustizia e Visibile a Tutti, e la quota Annuale è la più bassa di ogni altro Albo esistente sino ad oggi, solo ogni biennio c’è un costo più che è quello dell’aggiornamento, come in tutte le professioni, ma anche qui il costo è molto inferiore e per chi è iscritto ad altri albi può richiedere Crediti Formativi, oltre a scaricare il costo dalle Tasse.
Cordialità, simpatia, ironia, empatia, umiltà sono gli elementi principali per mettere le fondamenta per quel rapporto che da lì a breve dovrà diventare fiducia.
La fiducia la si guadagna, non è mai un diritto. Per guadagnarsi la fiducia occorre dimostrare correttezza e, sopratutto onestà. Per info su Mediazioni o per divenire Mediatore: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.omci.org PS:

Si Ricorda che i pagamenti vanno eseguiti per l'apertura e spese vive amministrative non appena inviate la domanda di mediazione e per il convenuto, non appena riceve la notifica di comparizione insieme al documnto adesione complilato, indennità il giorno successivo all'incontro, maggiorazione, subito dopo avelo eseguito se vi è l'accordo. Si ricorda che che non pagasse avrà una fattura non pagata entro il cassetto fiscale dell'ufficio delle enrtrate e sarà scritto a verbale a disposizione del giudice.COMUNQUE DA ORA X SEMPLIFICARE LE COSE ESEGUIREMO LA FATTURA COSI, COME CAUSALE DOVRETE SOLO PIù INSERIRE PAGAMENTO FATTURA xxx!

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Ultimo aggiornamento Martedì, Ottobre 18 2022
  
11
Ottobre
2022

Approvata anche dal Congresso Nazionale Forense, tenutosi a Lecce nei giorni 6,7,8 ottobre 2022, la mozione avente ad oggetto la mediazione civile e commerciale;

Il legislatore ha investito l’Avvocatura di un importante ruolo, quello della degiurisdizionalizzazione, attraverso l’introduzione di diversi strumenti come la negoziazione assistita, l’arbitrato, la mediazione civile e la mediazione familiare.

Il Quadro di valutazione della giustizia 2022 rileva che il contenzioso è in Italia ancora troppo elevato e che i tempi della giustizia non sono accettabili se vogliamo avere uno stato di diritto soddisfacente. In tale situazione il legislatore non sembra favorire a sufficienza, nemmeno con la legge delega da ultimo varata, il percorso dei cosiddetti strumenti complementari e il modello di mediazione civile e commerciale attuale non attua alcuna deflazione del contenzioso.
Per una mediazione in media ci sono voluti in media nel 2020, 175 giorni e dunque solo per un primo grado (674 giorni) civile e commerciale ci poteva essere un risparmio di 499 giorni.
il fatto che in Europa siamo i primi per quantità di mediazioni non basta certo a giustificare un tasso di risoluzione così basso. La mediazione civile così come gli altri strumenti complementari non vengono promossi adeguatamente nel nostro paese.
La figura del mediatore civile in Italia non viene valorizzata adeguatamente in relazione al suo ruolo e ciò si riverbera anche sulla qualità e capacità professionali. Alla luce delle premesse in parte sopramenzionate, il proponente della mozione incita il legislatore  all’istituzione di corsi di laurea sulle ADR, alla formazione dei magistrati, alla adeguata formazione dei mediatori e degli avvocati, (Che va Benissimo cosi come è ora), sollecitando la presenza personale delle parti salvo rare eccezioni, l’estensione della mediazione ad altri settori del diritto come il penale e amministrativo e l’ampliamento delle materie nel campo civile. Si chiede inoltre al legislatore, tra le altre cose, l’abolizione del primo incontro di mediazione, la stigmatizzazione da parte dei Coa della prassi propria di alcuni avvocati contraria ai doveri deontologici stabiliti dagli articoli 53 e 54 del Codice deontologico, la revisione delle indennità, si dovrebbero togliere poi le sedi R.O.M. come era il D.Lgs Alfano.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Ottobre 11 2022
  
10
Ottobre
2022

ACCORDO DI MEDIAZIONE E ATTO NOTARILE

A seguito della procedura di mediazione, una delle problematiche più comunemente riscontabili afferisce alle modalità con cui “trasporre”, laddove necessario, l’accordo raggiunto in mediazione nell’atto notarile. Fino a poco tempo fa, l’unica soluzione era quella di trasferire l’incontro di mediazione, in cui veniva raggiunto e formalizzato l’accordo, presso lo Studio del notaio. Fortunatamente le cose sono cambiate…

1) Natura dell’accordo di mediazione.

Come è noto, in caso di esito positivo, la mediazione si conclude con la redazione di due documenti: il verbale (redatto dal mediatore e afferente al concreto svolgimento della procedura) e l’accordo (di competenza esclusiva delle parti), rappresentato da una scrittura privata (art. 2702 c.c.). 
Il verbale deve essere sottoscritto dal mediatore (che certifica anche l’autografia delle firme apposte dalle parti sul verbale, ex art. 11, III c., d.lgs. n. 28/2010), dalle parti e dai difensori. 
L’accordo deve essere sottoscritto dalle parti e dagli avvocati (quest’ultima sottoscrizione non è necessaria ai fini della validità dell’accordo, ma è necessaria per attestarne la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico, per conferire efficacia di titolo esecutivo all’accordo stesso).

2) Quando l’accordo di mediazione deve essere recepito in sede notarile.

La seconda parte del III comma dell’art. 11, D. Lgs. n. 28/2010 dispone: “Se con l'accordo le parti concludono uno dei contratti o compiono uno degli atti previsti dall'articolo 2643 del codice civile, per procedere alla trascrizione dello stesso la sottoscrizione del processo verbale (rectius, dell’accordo, n.d.r.) deve essere autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato”.
La norma, dunque, conferma che l'accordo raggiunto in mediazione non è di per sé titolo idoneo alla trascrizione, in quanto semplice scrittura privata (come, del resto, previsto in via generale dall’art. 2657 c.c., secondo cui “La trascrizione non si può eseguire se non in forza di sentenza, di atto pubblico o di scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente”).
Sul punto la giurisprudenza di merito ha statuito: “L'accordo di mediazione non è un tipo contrattuale a sé stante, ma solo l'involucro esterno, l'occasione in cui viene concluso il contratto, il quale conserva perciò la tipologia che gli è propria e non si trasforma, solo perché stipulato in sede di mediazione, in qualcos'altro, con la sola particolarità che, ai fini della sua trascrizione, è espressamente richiesta l'autenticazione delle sottoscrizioni da parte di un notaio, ai fini della verifica della conformità del contenuto dell'atto alle prescrizioni di legge” (Trib. Lucca 18.6.2019, n. 970; cfr. Trib. Roma  17.11.2015 n. 7948). 
L’accordo raggiunto in mediazione, dunque, per poter essere trascritto, dovrà essere recepito in sede notarile (con la precisazione che il notaio, per autenticare, dovrà valutare sia il profilo di legalità sia l’effettiva volontà delle parti; in questo senso Cass. 12.9.2014, n. 19350).

3) Tipologie di atto con cui il notaio può recepire l’accordo di mediazione.

Le modalità, ossia i tipi di atto, per recepire in sede notarile gli accordi raggiunti in mediazione, sono le seguenti:
3.1) Atto unico: il notaio interviene in mediazione (all’ultimo incontro) e riceve per atto pubblico - o autentica - un solo documento, in cui sono contenuti il verbale e l’accordo. 
A detto “atto unico” debbono partecipare parti, difensori e mediatore.
3.2) Atto esecutivo: in sede di mediazione si formalizza immediatamente l’accordo, che ha efficacia soltanto obbligatoria. Successivamente, nanti il notaio, verrà redatto un atto esecutivo degli obblighi assunti, relativi a diritti per cui è necessaria la pubblicità legale. 
All’“atto esecutivo” è necessaria la presenza delle sole parti.
L’atto notarile esecutivo non dovrà avere carattere novativo, in quanto si interromperebbe il nesso causale tra la procedura di mediazione e l’atto notarile, con conseguente perdita dei benefici fiscali speciali previsti per la mediazione (in primis, le agevolazioni fiscali).
3.3) Atto ripetitivo: le parti concludono in mediazione un accordo avente efficacia reale inter partes (ex art. 1376 c.c.). Successivamente l’accordo deve essere “ripetuto” - con un atto che in nulla differisca rispetto all’accordo raggiunto – nanti il notaio, per ottenere pubblicità legale e, quindi, efficacia erga omnes.
Anche in questo caso in sede notarile è necessaria la sola presenza delle parti.
3.4) Verbale di deposito: l’originale dell’accordo raggiunto in mediazione, completo delle sottoscrizioni e con immediata efficacia reale inter partes, viene allegato ad un “verbale di deposito” redatto dal notaio, in cui quest’ultimo riporta le vicende che hanno portato alla formazione dell’accordo stesso.
Per ottenere pubblicità legale, però, le parti devono riprodurre in sede notarile tutte le pattuizioni rilevanti per la pubblicità legale ed apporre la loro sottoscrizione (anche) nanti il notaio. Solo così il notaio può autenticare le sottoscrizioni (siccome apposte in sua presenza), garantendo la paternità del documento e l’assunzione di diritti ed obbligazioni.
Il verbale di deposito, dunque, si tradurrà sostanzialmente in un atto ripetitivo.

4) Osservazioni conclusive.

In conclusione, malgrado sporadiche resistenze di alcuni notai ancora legati al tradizionale “atto unico”, nella pratica si può osservare un sempre maggior utilizzo di atti notarili che non prevedono la presenza del mediatore.
Ciò era auspicabile per un duplice ordine di ragioni: i) intanto per il fisiologico rischio di ripensamenti delle parti nel lasso di tempo tra l’accordo informale (ma non vincolante) raggiunto in sede di mediazione e la sua formalizzazione in sede notarile; ii) in secondo luogo, con il sempre più frequente ricorso alle mediazioni a distanza, conseguenza del periodo emergenziale, molto spesso il mediatore e le parti si trovano anche a grande distanza geografica. Ciò che renderebbe impossibile (o, comunque, estremamente gravoso) per il mediatore recarsi presso lo studio notarile individuato dalle parti.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Ottobre 10 2022
  
09
Ottobre
2022

Le ''altre'' fonti del potere disciplinare nel pubblico impiego: codice di comportamento e legge;

Ciascuna Pa deve definire un proprio codice di comportamento, integrativo di quello ''tipo'' adottato dal Governo, la cui violazione è fonte di responsabilità disciplinare;

Il codice di comportamento (d.P.R. n. 62 del 2013 e codici interni)

Nell’ambito della legislazione anticorruzione del 2012 è stato novellato l’art. 54, co. 4, del d.lgs. n. 165 del 2001, il quale ora prevede che ciascuna pubblica amministrazione definisca, previo parere obbligatorio del proprio organismo indipendente di valutazione e mediante procedura aperta alla partecipazione, un proprio ‘codice di comportamento’ che integri e specifichi quello “tipo” adottato dal Governo (col d.P.R. 62/2013) ai sensi del primo comma dello stesso articolo. Fondamentale per il nostro studio, la previsione di cui al comma terzo della norma in questione, ove si dispone espressamente che la violazione dei doveri contenuti nel codice di comportamento «è fonte di responsabilità disciplinare». Pertanto, il codice in esame è oggi autonomamente redatto da ciascuna amministrazione – e non più semplicemente allegato, come in passato, al CCNL – e detiene altresì autonoma valenza disciplinare, riferendosi ad obblighi sia lavorativi, sia extralavorativi del dipendente pubblico, anche regionale o locale, poiché lo Stato è legittimato a regolare doveri di comportamento di rilevanza nazionale e a comandare l’amministrazione (anche territoriale) ad adottare propri codici ai sensi dell’art. 117, co. 2, lett. l) (ordinamento civile) ed m) (livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire sull’intero territorio nazionale) della Costituzione.

La natura disciplinare e non più meramente etica del codice di comportamento per il personale “privatizzato” risulta confermata anche dalla previsione per cui l’eventuale inosservanza dello stesso può comportare licenziamento del lavoratore (art. 16 d.P.R. 63/2012, art. 54, co. 3, d. lgs. 165/2001). Apparirebbe così sedato anche l’antico dibattito inerente al valore giuridico del codice, essendo stati presenti indirizzi dottrinali volti ad escludere valenza disciplinare ad obblighi inseriti nei codici di comportamento che non fossero puntualmente recepiti anche dai CCNL. In qualità di fonte equiordinata al CCNL, il codice di comportamento deve essere comunque coordinato con la fonte contrattuale per evitare conflitti o sdoppiamenti di applicazione, in quanto si conferma il rinvio alla contrattazione collettiva per l’individuazione delle tipologie di sanzioni adottabili (art. 16, d.P.R. 62/2013); non manca comunque chi ha ipotizzato che tale codice dovrebbe esser ritenuto prevalente allo stesso CCLN, essendo attuativo della l. n. 190 del 2012, che, in qualità di fonte legislativa, prevale sul contratto collettivo. Stante la natura non legislativa dei suoi obblighi, ai sensi dell’art. 17, d.P.R. n. 62 del 2013, il codice di comportamento adottato va affisso telematicamente sul sito istituzionale e nella rete intranet dell’amministrazione, con l’espressa ratio di darne la più ampia divulgazione. Come precisato dalle linee guida dell’Anac, inoltre, l’aggiornamento dei codici spetta al responsabile anticorruzione con ausilio dell’U.P.D. e di eventuali stakeholder (essendo vietato il ricorso a consulenti esterni), mentre sulla loro applicazione vigilano in ottica preventiva i dirigenti capi-struttura, la struttura di controllo interna, il responsabile anticorruzione, gli uffici di disciplina e l’Anac stessa. In aggiunta, l’art. 2, co.3, del d.P.R. n. 62 del 2013, dispone l’estensione soggettiva (ammessa perfino mediante semplice richiamo per relationem) dell’osservanza dei precetti contenuti nel codice di comportamento anche a «tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi ed incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell'amministrazione»; la violazione delle disposizioni contenute nel codice di comportamento, adeguatamente recepite dalle convenzioni/accordi/contratti che legano tal ultimi soggetti alla P.A., non potendo configurare responsabilità disciplinare, comporterà la risoluzione del contratto o la decadenza dall’incarico. Sarebbe opportuno che ciascuna amministrazione adottasse codici di comportamento che non plasmino semplicemente i dettami del codice generale adottato dal Governo, ma li adattino alle peculiari esigenze del settore e dei dipendenti in cui opera l’amministrazione stessa, con regole comportamentali differenziate anche in base alle specificità professionali, poiché l’adozione del codice rappresenta una delle “azioni e misure” principali di attuazione delle strategie di prevenzione alla corruzione a livello decentrato, come più volte rimarcato dall’Anac. Sono pochi i codici che si sono moderati su tali riferimenti: non si può far a meno ribadire, come anticipato nei paragrafi precedenti, che sarebbe appropriato al fine di attenuare i rischi di disparità di trattamento o di difetto di proporzionalità sanzionatoria, includere anche nei “codici interni” attuativi del d.P.R. n. 62, una correlazione tra illeciti elencati e sanzioni indicate (tra un minimo ed un massimo), sulla scia di quanto previsto per il codice disciplinare contenuto nel CCNL. Ferma restando la natura non vincolante dei pareri dell’Anac, i capi-struttura e l’U.P.D. potranno comunque chiederle chiarimenti in ordine a comportamenti dei lavoratori che appaiano comportare violazioni ai codici di comportamento, sempre nel rispetto, si intende, dei termini perentori di inizio e conclusione del procedimento disciplinare. Da ultimo, le norme contenute nei codici di comportamento valgono anche per i titolari dell’azione disciplinare, cosicché la violazione di precetti sull’obbligo di astensione per conflitto d’interessi tra sanzionante e sanzionato – derivante, per esempio, da legami di parentela, o notoria amicizia, inimicizia, o per frequentazione abituale – potrebbe originare contenzioso lavoristico e anche risarcitorio nei confronti dell’U.P.D. ad iniziativa del lavoratore. La legge: art. 55-bis, quater, sexies del d.lgs. n. 165 del 2001 e nuove ipotesi introdotte dalla legge anticorruzione n. 190 del 2012, dal d.lgs. n. 33 del 2013, dal decreto Madia n. 75 del 2017; Rispetto ad un sistema lavoristico oramai fortemente “decontrattualizzato” dalle recenti riforme, terza fonte di obblighi di rilevanza disciplinare è certamente la legge, poiché l’individuazione delle «infrazioni e delle relative sanzioni» conferita ai contratti collettivi da parte dell’art. 55, co.2, del d.lgs. n.165, non interdice intromissioni legislative additive, né, come analizzato in precedenza, redazioni unilaterali di codici di comportamento. La rivalorizzazione della fonte legislativa a discapito di quella contrattuale operata dalle riforme “Brunetta” e “Madia” sottende l’obiettivo di avvalorare i principi costituzionalmente rilevanti (v. art. 97, 98, 54, co. 2 Cost.) implicati nell’agere delle pubbliche amministrazioni anche quando operano con modelli privatistici. In questo modo, si è teso rimarcare le ricadute disciplinari sottese a condotte dei pubblici dipendenti, in un crescente processo di erosione della fonte contrattuale attraverso l’esplicita introduzione, da parte di quella unilaterale, di nuove fattispecie di illecito disciplinare ed indicazione delle relative sanzioni. Alcune di queste nuove fonti di responsabilità disciplinare, in realtà, non recano puntuale segnalazione della sanzione di volta in volta applicabile alle condotte tipizzate, cosicché sarà compito degli organi sanzionatori interni applicare alla valutazione del caso concreto le generali regole sulla proporzionalità. Inoltre, come già evidenziato dalla giurisprudenza segnalata in precedenza, non occorrerà affissione (cartacea o telematica) delle nuove statuizioni legislative – come avviene invece per i codici disciplinari o di comportamento – nel rispetto del necessario principio secondo cui ignorantia legis non escusat. Tra le numerose novità di origine legislativa possiamo senz’altro ricordare il novellato art. 55-bis, co. 7, Testo Unico, il quale prevede sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino a un massimo di 15 gg per il lavoratore (dipendente o dirigente) che essendo a conoscenza, per ragioni d’ufficio o di servizio, di informazioni rilevanti per un procedimento disciplinare in corso, rifiuti di collaborare con l’Ufficio procedente o rilasci dichiarazioni false o reticenti. Ancora, l’art. 55-quater, novellato dal d.lgs. n. 75 del 2017, contiene condotte punibili con licenziamento senza preavviso come ad esempio: falsa attestazione di presenza in servizio o giustificazione dell’assenza dal servizio mediante false certificazioni; falsità documentali o dichiarative ai fini di fare ingresso nella P.A. o di ottenere progressioni di carriera; reiterazione di gravi condotte aggressive, moleste o minacciose nell’ambiente di lavoro; definitiva condanna penale che comporti interdizione perpetua (o estinzione ope legis) dai pubblici uffici; gravi o reiterate violazioni dei codici di comportamento; commissione dolosa o gravemente colposa dell’infrazione di cui al terzo comma dell’art 55-sexies. Quest’ultimo prevede, in particolare, sospensione dal servizio fino a un massimo di tre mesi (fatto salvo il licenziamento nei casi previsti) per i soggetti responsabili di mancato esercizio o decadenza dell’azione disciplinare dovuti a omissioni o ritardi, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare, o ad irragionevoli o manifestamente infondate valutazioni circa l’insussistenza dell’illecito disciplinare. La legge anticorruzione del 2012, n. 190, all’art. 1, co. 12, dispone in capo al responsabile anticorruzione, responsabilità disciplinare (oltre a quella dirigenziale ed amministrativo-contabile) per il caso di commissione, all’interno dell’amministrazione, di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato, salva la prova di previa ed opportuna disposizione del piano anticorruzione e di corretta vigilanza sullo stesso. Il quattordicesimo comma dell’articolo in esame puntualizza che la violazione delle misure di prevenzione adottate col piano anticorruzione, costituisce illecito disciplinare per i dipendenti delle amministrazioni; la norma si correla strettamente all’art. 43 del d.lgs. n. 33 del 2103 (c.d. decreto trasparenza), il quale impone attività di controllo sugli adempimenti, da parte dell’amministrazione, degli obblighi di pubblicazione-trasparenza ivi previsti, contemplando anche possibili segnalazioni agli Uffici di disciplina in caso di violazioni. … E il regime di incompatibilità dei pubblici dipendenti (art. 53, d.lgs. n. 165 del 2001)….Risvolti disciplinari sorgono anche in considerazione del regime di incompatibilità dei dipendenti pubblici. A garanzia di terzietà nello svolgimento della pubblica funzione, ma anche di preservazione delle energie psico-fisiche del lavoratore che operi a favore del datore pubblico, l’art. 98 Cost. impone che i pubblici dipendenti siano a servizio esclusivo della Nazione. La giurisprudenza sottolinea come il regime di incompatibilità non venga escluso dalla circostanza che il dipendente, oltre all’attività non autorizzata o autorizzabile dall’amministrazione, svolga correttamente anche il proprio incarico, poiché le disposizioni sull’incompatibilità aspirano alla salvaguardia delle energie lavorative, tendendo ulteriormente al miglior rendimento della prestazione assurta verso l’amministrazione datrice di lavoro. Nell’assetto normativo prospettato, l’art. 53, co. 7, del d.lgs. n. 165/2001(ma anche diversi CCNL), sanziona disciplinarmente lo svolgimento di attività extralavorative che non siano state (previamente) autorizzate dall’amministrazione di appartenenza. Il funzionario pubblico responsabile del procedimento che conferisca incarichi senza autorizzazione o che non si curi della pubblicazione degli incarichi conferiti (prevista dalla l. n. 190/2012 e dall’attuativo d.lgs. n. 33/2013), incorre in ogni caso in infrazione disciplinare ed il provvedimento relativo è nullo di diritto (art. 53, co. 8). Non vanno confuse con le attività “autorizzabili” da parte dell’amministrazione, quelle ritenute totalmente incompatibili dagli artt. 60 e ss. del d.P.R. n. 3 del 1953, espressamente richiamato dal sopracitato art. 53: dallo svolgimento di queste attività (commerciali, imprenditoriali, libero-professionali, cumulo di altri impieghi) deriva, dopo l’inosservanza di diffida a cessare la situazione d’incompatibilità entro 15 gg, la decadenza automatica – non disciplinare – dall’impiego, mentre nella circostanza in cui l’attività venga cessata successivamente alla diffida, sarà assunto procedimento disciplinare nel rispetto del rituale principio di proporzionalità. Infine, l’accertamento sul lavoratore in merito all’esecuzione di incarichi retribuiti non autorizzati, può essere esercitato attraverso istanze di chiarimenti o delucidazioni ad enti potenzialmente attributivi di incarichi pubblici o, ancora più agevolmente, mediante richiesta all’Agenzia delle Entrate o all’Inps di informazioni circa l’apertura di posizioni previdenziali dei dipendenti dell’amministrazione richiedente, senza che ciò violi la normativa sulla tutela della privacy, la quale pare retrocedere dinanzi ad esigenze accertative e sanzionatorie della P.A. ed in ossequio al principio di leale collaborazione tra amministrazioni.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Ottobre 09 2022
  
09
Ottobre
2022

Il medico che abusa dei raggi X commette reato;

Il dentista che sottopone i suoi pazienti a esami diagnostici che prevedono l'esposizione a radiazioni ionizzanti commette reato se tali esami sono indilazionabili, contestuali e integrate all'intervento specialistico.

Commette reato il dentista che espone ai raggi x i propri pazienti, adducendone la necessità per procedere con gli interventi di implantologia. Tali accertamenti devono essere contestuali, indilazionabili e integrati alla procedura specialistica, se mancano detti requisiti il dentista commette reato. Questo quanto emerge dalla sentenza della Cassazione n. 36820/2022. Il ricorso del dentista viene però rigettato dalla Cassazione stante l'infondatezza dei motivi addotti.  "Il giudice di merito ha previsto che gli accertamenti diagnostici richiesti dal dentista difettavano proprio dei requisiti della contestualità, indilazionabili e integrazione. Il requisito della contestualità attiene sia all'ambito temporale in cui si sviluppa la prestazione strumentale specialistica, sia anche l'ambito funzionale necessario al soddisfacimento della finalità della stessa prestazione specialistica (…)

  • la pratica complementare, per risultare utile ed efficace, deve risultare funzionalmente non dilazionabile in tempi successivi rispetto all'esigenza di costituire un ausilio diretto immediato al medico specialista o all'odontoiatra per l'espletamento della procedura specialistica stessa (…); Ritenuta correttamente integrata la fattispecie contestata al (dentista), il quale ha sottoposto i propri pazienti alle radiazioni ionizzanti in assenza dei requisiti espressamente richiesti dalla normativa di riferimento o, come altrettanto efficacemente evidenziato il giudice di merito interpretando in modo esageratamente estensivo requisiti stessi, atteso che pur potendo in astratto riconoscersi la sussistenza del requisito dell'integrazione dell'attività radio diagnostica complementare svolta, nel caso di specie difettavano sicuramente i requisiti della contestualità e della indilazionabilità (come dimostrato dalla circostanza che su 25 pazienti, 12 di essi, pur essendo stati sottoposti all'esame, non avevano poi effettuato alcun trattamento odontoiatrico." Infondata anche la seconda doglianza, visto che la difesa non ha richiesto le attenuanti generiche in favore dell'imputato e visto che il giudice non ha fornito motivazioni sulla meritevolezza della concessione.

 

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Ultimo aggiornamento Domenica, Ottobre 09 2022
  
07
Ottobre
2022

Pubblicato il decimo rapporto di valutazione della Commissione europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (CEPEJ)

La pandemia da Covid-19 ha rafforzato il ruolo centrale degli utenti nel sistema di giustizia, implicando nuove sfide per l’accesso alla giustizia, nuovi metodi di comunicazione ed erogazione dei servizi giudiziari e un’accelerazione della digitalizzazione della giustizia

Il rapporto 2022 CEPEJ ha evidenziato, tra le altre cose, in relazione agli utenti della giustizia:

  • la pandemia da Covid-19 ha rafforzato il ruolo centrale degli utenti nel sistema di giustizia, implicando nuove sfide per l’accesso alla giustizia, nuovi metodi di comunicazione ed erogazione dei servizi giudiziari e un’accelerazione della digitalizzazione della giustizia;
  • sempre più Stati adattano le informazioni specifiche alle diverse categorie di utenti, in particolare quelli più vulnerabili.

La prima parte "Tabelle, grafici e analisi" presenta le tendenze europee su temi importanti per i sistemi giudiziari: bilanci, professionisti, organizzazione giudiziaria, utenti, ICT, efficienza e qualità. Evidenzia inoltre le buone pratiche sviluppate in alcuni sistemi giudiziari.

La seconda parte "Profili paese" confronta i dati nazionali con le mediane europee e con l'evoluzione dei principali indicatori dal 2010. Per la prima volta, include anche una breve analisi dei dati forniti dai paesi.

Il rapporto contiene delle schede per ogni paese di cui si allegano le pagine 73-75 relative all’Italia.

https://www.coe.int/en/web/cepej/cepej-stat

La terza parte "CEPEJ-STAT" è la banca dati dinamica che contiene tutti i dati qualitativi e quantitativi raccolti dal CEPEJ dal 2010. Include anche i commenti che accompagnano i dati, consentendo una migliore comprensione delle specificità di ciascun sistema giudiziario. È inoltre disponibile una nuova dashboard su giudici e pubblici ministeri.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Ottobre 09 2022
  
05
Ottobre
2022

Corso introduttivo di 18 ore sulla Mediazione civile;

Visto che con la riforma della giustizia, anche gli enti territoriali devono presentarsi in Mediazione, OMCI e SOLO NOI, Abbiamo deciso di fare un corso, a tutti gli amministratori locali, sindaci, ecc. Come già abbiamo fatto al Sindaco e al Ragioniere amministrativo di Cavour un corso di 2 giorni 18 ore con  attestato introduttivo su che cosa è la Mediazione  Civile e Commerciale, almeno sapete cosa è, e come viene eseguita. Vi faremo sapere quando li faremo, per info Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 05 2022
  
03
Ottobre
2022

La competenza territoriale è derogabile solo su accordo delle parti con domanda congiunta;

Tribunale di Torino, I Sez. Civile, 10.06.2022, giudice dott. Edoardo Di Capua

SINTESI: In una controversia avente oggetto la restituzione di macchinari, non avendo la parte convenuta aderito alla proposta transattiva o conciliativa ex art. 185 bis c.p.c., all’udienza il Giudice Istruttore fissava udienza di precisazione delle conclusioni assegnando alle parti termine per il deposito telematico delle rispettive note scritte e, considerato il lasso di tempo intercorrente fino alla successiva udienza, disponeva la mediazione delegata ex officio iudicis prevista dall’art. 5, comma 2, D.lgs. n. 28/2010, assegnando alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.
La mediazione delegata, come è noto, può essere applicabile a tutte le controversie, purché vertano su diritti disponibili e non solo a quelle oggetto di mediazione obbligatoria (si vedano: Tribunale Milano, 14 ottobre 2015; Tribunale Milano, 29 ottobre 2013) e pendenti (si veda Tribunale Brescia, 28 novembre 2013).
La parte onerata aveva presentato domanda di mediazione presso un organismo con sede a Milano invece che a Torino. Il giudice di Torino ha pertanto dichiara l’improcedibilità delle domande proposte dalla parte attrice per la mancata presentazione della domanda di mediazione presso un organismo competente.
La domanda di mediazione presentata unilateralmente dinanzi ad un organismo che non ha competenza territoriale non produce alcun effetto sul successivo giudizio o, in caso di mediazione delegata, su quello in corso (si veda Tribunale Foggia, 19 luglio 2021 n. 1831. La competenza territoriale prevista dall’art. 4, comma 1, Dlgs. 28/2010, è derogabile solo su accordo delle parti, che possono rivolgersi, con domanda congiunta, ad altro organismo (si vedano: Tribunale Foggia, 19 luglio 2021 n. 1831; Tribunale Ragusa, n. 496/2020; Tribunale Napoli, 14 marzo 2016; Tribunale Mantova, sez. II, n. 1049/2015; Tribunale Milano, 26 febbraio 2016; Tribunale Milano, sez. IX, 29/10/2013; Cass. civile n. 17480/2015. Le spese processuali del presente giudizio vengono compensate tra le parti.

PS: RICORDIAMO CHE SIAMO SEMPRE ALLA RICERCA DI MEDIATORI, POSSIBILMENTE CON LAUREA QUINQUENNALE PER LE NUOVE MATERIE CHE ENTRANO IN MEDIAZIONE CON LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA QUI RIPORTATE, Le Lauree per queste Materie più Benvenute, possono variare da Giurisprudenza, a Ingegneria, Architettura, e in Particolare Economia, possibilmente commercialisti e Cosulenti del Lavoro e Dr. Geometri, Sociologi, MA IN PARTICOLARE AVVOCATI ONESTI E CHE LO FANNO X MESTIERE!!!! Di Sotto le Materie nuove:

  • associazione in partecipazione
  • consorzio
  • franchising
  • contratti d’opera, di rete, di somministrazione
  • società di persone e subfornitura
  • PER INFO SCRIVERE A Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

    INFINE ANCHE SE NON DOVREI PIU' SCRIVERLO, SI RICORDA CHE LE INDENNITà VANNO PAGATE SUBITO AL TERMINE DELL'ULTIMA SEDUTA, ANCHE SE CI SONO DEI PROGETTI DA FINIRE O ALTRO, NON RIGUARDA LA MEDIAZIONE SE CONCILIATA QUINDI DOVETE RISPETTARE IL PROTOCOLLO DELLA MEDIAZIONE, CHE DICE PROPRIO DI PAGARE SUBITO O IL GIORNO SUCCESSIVO, SALVO IL PRIMO INCONTRO CHE VA PAGATO CON L'ADESIONE ALMENO UNA SETTIMANA PRIMA.
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Ultimo aggiornamento Domenica, Ottobre 09 2022
  
01
Ottobre
2022

Riforma della giustizia civile: novità sulla mediazione civile e commerciale;

Saranno operative dal 30 giugno 2023 le misure contenute nel Capo IV, sezione I, intitolato “modifiche in materia di mediazione, negoziazione assistita e arbitrato” Mediazione obbligatoria: estensione delle materie. Sostituendo  l’art. 5 del D.lgs. 28/2010, il decreto legislativo attuativo della riforma civile,   estende il novero delle materie nelle quali la mediazione è obbligatoria.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Ottobre 04 2022
  

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