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O.M.C.I.

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

07
Ottobre
2015

Da Studiare Bene.: 07/10/2015 - MEDIAZIONE TRIBUTARIA PER I COMUNI - RIQUALIFICAZIONE DEL PERSONALE;

07/10/2015 - MEDIAZIONE TRIBUTARIA PER I COMUNI

RIQUALIFICAZIONE DEL PERSONALE;

Premessa – Il decreto legislativo che dà attuazione alla delega fiscale su interpelli e liti tributarie prevede importanti novità per quanto riguarda la mediazione obbligatoria ex art.17-bis D.Lgs. n. 546/92 estendendone (dal 1° gennaio 2016) l’ambito di applicazione anche ai tributi locali gestiti dai comuni. Si ricorda che lo strumento della mediazione tributaria è reso obbligatorio dall’aprile del 2012 ed è limitato agli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate con valore della controversia non superiore a 20.000 euro (il valore della controversia è determinato con riferimento a ciascun atto impugnato ed è dato dall’importo del tributo contestato dal contribuente con l’impugnazione, al netto degli interessi, delle eventuali sanzioni e di ogni altro eventuale accessorio. In caso di impugnazione esclusivamente di atti di irrogazione delle sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste. L’organizzazione dei ComuniDunque, salvo nuovi scenari, dal 1° gennaio 2016, la mediazione tributaria è obbligatoria anche per tributi di competenza comunale, quali Imu, Tasi, Tarsu e Tari, sempreché il valore della controversia non sia superiore a 20mila euro. Ma i Comuni sono preparati e organizzati per accogliere il nuovo obbligo? Il personale comunale è qualificato per valutare le proposte di mediazione allegate ai ricorsi proposti dai contribuenti? Di certo, trattandosi di una nuova funzione che i comuni saranno chiamati a svolgere, si rende necessaria una riorganizzazione e riqualificazione del personale. Potrebbe addirittura capitare che lo stesso ufficio che emette l’atto sia anche lo stesso che poi dovrà valutare la proposta di mediazione (si pensi ad esempio ai piccoli Comuni).Una soluzione al problema potrebbe essere certamente quella di esternalizzare l’istruttoria della mediazione a terzi soggetti autorizzati (ad esempio le camere di conciliazione). Si sperache questo aggravio di compiti non si ripercuota come sempre sul cittadino, il quale nonostante viene gravato di un nuovo obbligo (quello appunto della mediazione (pena l’inammissibilità del ricorso) potrebbe non riceve il dovuto servizio. L’obbligo della mediazione per i tributi comunali può, dunque, considerarsi un’arma a doppio taglio se non si mette in condizioni l’ente locale di poter adempiere alla nuova funzione: se il comune è organizzato e qualificato a fronte del nuovo obbligo ciò si tradurrebbe in ulteriore risparmio in termini di costi e tempo nel contenzioso tributario (soprattutto se la proposta di mediazione va a buon fine); qualora, invece, il comune non fosse organizzato e qualificato in tal senso, ne ripagherebbe l’efficacia e l’efficienza del nuovo obbligo con ulteriore dispendio di costi e tempo.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 07 2015
  
26
Settembre
2015

OMCI in campo a tutela dei Cittadini, sveltire ed Aiutare I Giudici sempre più Carichi di Lavoro!

Stiamo stipulando un Protocollo d'intesa con un'importante Associazione dei Consumatori, (non sarà pronto in una settimana per tutta la Burocrazia da eseguire), non appena pronto sarà Ratificato dal nostro Responsabile ed il Presidente dell'Associazione ed inviato al Ministero della Giustizia, una volta accettato dal Ministero,  Omci potrà cosi effettuare anche Class Action con tale Associazione.

OMCI sempre pronti e a disposizione per la Tutela dei Cittadini e per Aiutare la Magistratura!

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 07 2015
  
10
Agosto
2015

ORDINANZA TRIBUNALE DI ROMA

PER I MEDIATORI, PARTI, ASSISTENTI e CONSULENTI DELLE PARTII: SIETE INVITATI A STUDIARE BENE TUTTE LE ORDINANZE, SENTENZE, DECISIONI, CIRCOLARI DEL MINISTERO O ALTRO PER ESSERE SEMPRE AGGIORNATI: Mediazione su invito del giudice anche nei casi di esclusione: "Da STUDIARE BENE PER I MEDIATORI TUTTO QUELLO RIPORTATO PER ESSERE IN COSTANTE AGGIORNAMENTO":

Il consulente deve rispettare alcuni principi fondamentali anche
in ambito non giudiziario.
L’invito del giudice alle parti di ricorrere alla mediazione finalizzata alla
conciliazione delle controversie civili e commerciali di cui al DLgs. 28/2010,
nell’ambito di un procedimento relativi effetti.
È quanto emerge dall’ ordinanza 16 luglio 2015 del Tribunale di Roma che, in un caso di procedimento di consulenza tecnica preventiva ai fini della
composizione della lite ex art. 696-bis c.p.c., dopo aver invitato le parti a
ricorrere ad un organismo di mediazione e concordando le parti con il giudice sull’utilità e convenienza della mediazione, ha rinviato l’udienza per consentire il deposito della relativa domanda.
La pronuncia è di particolare rilievo in quanto sembra ampliare il campo
applicativo della mediazione di cui al DLgs. 28/2010, prospettando la
mediazione stessa come procedimento alternativo “sollecitato” dal giudice, anche nei casi in cui è la stessa legge ad escluderla dalle ipotesi di mediazione come condizione di procedibilità della domanda.
Nel caso di specie, il ricorrente aveva proposto accertamento tecnico preventivo in relazione ai danni alla persona subiti e lamentati a seguito di un incidente stradale. Rimasto contumace il conducente dell’auto, autore del sinistro, si era costituita in giudizio solo la compagnia di assicurazione. Nulla quaestio sull’esistenza e sulle modalità del sinistro, ma solo sulle conseguenze derivatene, per i danni alla persona del ricorrente.
Sulla base di queste premesse, veniva prospetta la possibilità di ricorrere alla mediazione di cui al DLgs. 28/2010, con richiesta di nomina di un consulente tecnico esperto in medicina legale.
Infatti, ai sensi dell’art. 8, comma 4 del DLgs. 28/2010, il mediatore può
avvalersi di esperti iscritti negli albi dei consulenti presso i Tribunali; la
relazione può essere prodotta e utilizzata a certe condizioni nella successiva ed eventuale causa, in caso di mancato accordo fra le parti in mediazione (si veda Trib. Roma 17 marzo 2014).
Nello specifico, considerato che l’art. 5, comma 4, lett. c) del DLgs. 28/2010
prevede che al procedimento di consulenza tecnica preventiva non si applica la normativa sulla mediazione obbligatoria e sulla mediazione demandata dal giudice (di cui ai commi 1-bis e 2 dell’art. 5 del DLgs. 28/2010), l’invito fatto dal giudice nel caso in questione non può essere collocato in tali tipi di
mediazione, neanche per gli effetti che la legge prescrive.
Si tratta, invece, – così il giudice – di un “percorso volontario concordato dalle parti all’esito della prospettazione da parte del giudice delle evidenti maggiori utilità di una buona mediazione”.

Relazione del consulente utile anche in giudizio
Fra i benefici – evidenziati dal giudice – derivanti dal ricorso al percorso
mediatorio rispetto al procedimento giudiziale, vi sono: costi della consulenza
in mediazione, sopportata in pari misura dalle parti, più vantaggiosi e tempi di
svolgimento e conclusione del percorso di mediazione più brevi, disponibili
dalle parti e meno formali; possibilità di sottoporre al consulente, di comune
accordo, con la presenza e collaborazione del mediatore, quesiti più vicini agli
interessi coinvolti nella lite; possibilità di sviluppare una maggiore sinergia fra
consulente in mediazione e mediatore, così da poter operare realmente ai fini
conciliativi. "Occorre, però, ricorrere ad un organismo serio ed efficiente, con mediatori
onesti e competenti. Il giudice sollecita le parti a non scegliere organismi e
mediatori pronti solo a rimuovere l’ostacolo ex lege della condizione di
procedibilità della causa, in presenza di mediazione obbligatoria o demandata,
“mossi dunque solo da finalità di lucro”.
“Il mediatore deve essere capace e preparato, deve anche saper orientare il
consulente al rispetto di alcuni principi fondamentali, anche in ambito non
giudiziario; fra questi: il rispetto del contraddittorio, l’astensione
dall’acquisizione in mancanza del consenso delle dichiarazioni delle parti, lo
svolgimento dell’attività di consulenza secondo i quesiti posti”.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 07 2015
  
07
Agosto
2015

Fonte Il fatto Quotidiano 06/08/2015:Consumatori, nuova procedura senza tribunali e avvocati per le controversie;

Ancora una volta la difficile battaglia del consumatore che vuole far valere i propri diritti e cerca di difenderli tra una giungla di disservizi e fregature passa per i corridoi del Parlamento europeo. Il governo italiano ha infatti approvato un decreto legislativo che, come previsto dalla direttiva europea 2013/11, istituisce nuove procedure alternative per la risoluzione delle controversie, in modo da ridurre il ricorso alle aule dei tribunali e agli avvocati!!!. In particolare il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri, che ora dovrà essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, regolamenta le procedure di risoluzione extragiudiziale di tutti i contenziosi, che siano nazionali o transfrontalieri, riguardanti “le obbligazioni contrattuali derivanti da contratti di vendita o di servizi tra professionisti stabiliti nell’Unione e consumatori residenti nell’ Ue attraverso l’intervento di un organismo Adr (Alternative dispute resolution)”. E’ proprio questo acronimo inglese (che tradotto in italiano assomiglia molto alla risoluzione extragiudiziale delle controversie) che rappresenta l’arma in più per facilitare la vita dei consumatori, permettendo tempi più rapidi nella soluzione delle dispute con costi bassissimi o nulli. Chi sono gli organismi Adr? Il ministero della Giustizia con il ministero dello Sviluppo economico per la mediazione in materia di consumo, la Consob (cioè l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari) per le controversie insorte tra investitori e intermediari per la violazione da parte dei secondi degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas, il sistema idrico (Aeegsi), l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e la Banca d’Italia per i rispettivi settori di competenza. Così, se si vorrà contestare a un rivenditore di elettrodomestici che l’ultimo modello di smartphone acquistato non funziona o che il televisore si è rotto dopo pochi giorni, ma anche nel caso in cui si volesse ottenere un risarcimento dal mediatore per un investimento sbagliato o poco trasparente, non si dovrà più ricorrere alla giustizia ordinaria, ma basterà rivolgersi all’organismo Adr competente per materie e chiedere aiuto. Come funziona La procedura di risoluzione alternativa delle controversie, che ha una durata massina di 90 giorni, non è un processo e non si conclude con una decisione su chi ha torto e chi ha ragione. E’ semplicemente un incontro delle parti davanti a un soggetto terzo (il conciliatore) che, invitandole a spiegare meglio i motivi del contrasto, le aiuta a dialogare in un clima di maggiore fiducia e a trovare un accordo per la risoluzione della controversia. Il tutto nel nome “dell’indipendenza, dell’imparzialità, della trasparenza, dell’efficacia e della rapidità”. Il punto nodale del decreto prevede, infatti, che le parti possano partecipare alle procedure Adr senza obbligo di assistenza legale, consapevoli che si tratta di un parere indipendente. Un po’ come accade per l’Arbitro bancario finanziario, altro organismo che nato nel 2009 si occupa della risoluzione delle liti in tutte le controversie relative ai servizi bancari e finanziari (diversi da quelli di investimento), tra cui le operazioni di prestiti per l’acquisto della casa. Poi, in caso di raggiungimento di un accordo, questo assume un valore di un contratto, con efficacia tra le parti. Ma in caso contrario non si subisce nessuna conseguenza e ciascuna parte conserva il diritto di avviare eventualmente una causa in sede giudiziaria. La nuova normativa viene introdotta integrando e modificando l’articolo 141 del Codice del consumo vale a dire la bibbia dei consumatori che, tuttavia, essendo datata 2005, nel corso degli anni si è spuntata o è stata addirittura affossata. E’ il caso della class action che, anni luce lontana dal modello americano, è l’eterna incompiuta di qualsiasi governo, perché nessun politico riesce a farla approvare dovendo contrastare i poteri forti. Ed ora il testo proposto dal M5S giace a bagnomaria sui tavoli del Senato. Anche se con un ritardo di decenni rispetto ai Paesi anglosassoni, questo metodo alternativo (e amichevole) delle risoluzione delle controversie potrebbe quindi, finalmente, rappresentare una svolta per la potenzialità dell’ambito di applicazione. Ma i dubbi restano visto che la strada delle soluzioni extragiudiziali risulta poco efficace non prevedendo delle sanzioni e non essendo vincolante. Tanto che ad oggi l’iniziativa del ricorso a queste risoluzioni rimane quasi sempre del consumatore che in caso di indisponibilità della controparte non ha altra alternativa che la via giudiziale.   Inoltre, c’è il fattore informazione. O meglio la mancanza di una sua adeguata diffusione. Ecco perché è stato previsto che gli organismi Adr prevedano un sito web che fornisca facile accesso alle informazioni e consenta al consumatore di presentare reclamo anche con modalità diverse da quella telematica: per telefono o lettera. Gli occhi a questo punto sono puntati soprattutto sulla Consob, dal momento che con questa nuova procedura potrebbe migliorare soprattutto la tutela dei risparmiatori e superare le debolezze dell’attuale sistema, di scarso impatto per i suoi stessi limiti di competenza. Rispetto all’ attuale Camera di conciliazione e arbitrato istituita presso la Commissione, infatti, il nuovo organismo avrà poteri molto più estesi: si rivolgerà non solo agli intermediari finanziari ma anche ai promotori. E, a differenza di quanto stabilito finora, se convocati entrambi avranno l’obbligo di sedersi al tavolo e di adeguarsi alle decisioni del nuovo arbitro. Inoltre, se fino ad oggi la Camera di conciliazione non ha avuto potere decisionale, il nuovo arbitro lo avrà e potrà anche, nel caso in cui intermediari o promotori non aderiscano al meccanismo, impartire sanzioni. (Sempre più Vicini alle A.D.R. per molte più materie, come da direttive Europee);

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Settembre 03 2015
  
20
Luglio
2015

“02/07/2015": Altra Sentenza ESEMPLARE, Basta con i "furbetti" della Mediazione!

La mediazione è cosa seria! Questo è il risultato "dei mediatori di diritto", che senza   formazione di base, aggiornamenti e tirocinio approssimati, portano a leggere la seguente decisione: (DA STUDIARE BENE PER I MEDIATORI)

Il giudice,  ha ricordato che nella mediazione disposta d’Ufficio o obbligatoria, non può ritenersi sufficiente la mera partecipazione al primo incontro informativo senza poi dar seguito effettivo alla procedura.

v.g. 3729/14
TRIBUNALE ORDINARIO DI FIRENZE
Volontaria Giurisdizione

Il Presidente della Seconda Sezione Civile,
letta l’istanza depositata il 3.4.15 dal sig. S.S. domiciliato a Firenze, Via ….. n. 23, presso lo studio dell’Avv. AP;
Rilevato che con provvedimento del 18.5.2015 il Presidente disponeva quanto segue:
“… Esaminato l’accordo di cui al verbale di mediazione del 2.4.2015 svoltasi dinanzi all’Organismo di mediazione Servizio Conciliazione CCIAA di Firenze iscritto al n. 4 del registro degli Organismi di mediazione tenuto dal Ministero della Giustizia;

Rilevato che l’accordo è stato sottoscritto dal mediatore Avv. C.M. nonché dalle parti, sig. G.S. e sig. S.S.;
Rilevato che, ai sensi dell’art. 12 del D.lgs. n. 28/2010, per procedere all’omologazione dell’accordo è necessario accertarne la regolarità formale e la conformità “all’ordine pubblico o a norme imperative”;
Rilevato che nel verbale manca totalmente l’indicazione del titolo posto a base dell’accordo sulla cosiddetta “liquidazione del debito di S.S. verso G.S.”;
Ritenuto pertanto che, data la natura del tutto astratta e non titolata dell’accordo, non è possibile accertare i presupposti di cui all’art. 12 del D.lgs. n. 28/2010 richiesti per l’omologazione dell’accordo e in particolare verificare se questo sia conforme all’ordine pubblico o a norme imperative;
Ritenuto in definitiva che il verbale è stato redatto in forma allo stato non omologabile, salva l’integrazione da parte dell’istante delle informazioni mancanti anche attraverso la produzione di copia della domanda di mediazione nonché della dichiarazione di adesione della controparte;

PQM

Respinge allo stato la richiesta di omologazione ex art. 12 D.lgs. 28/2010 salva l’integrazione da parte dell’istante delle informazioni mancanti anche attraverso la produzione di copia della domanda di mediazione nonché della dichiarazione di adesione della controparte;”
Rilevato che con successiva ordinanza del 18.5.2015 si disponeva la comunicazione del provvedimento interlocutorio al ricorrente, risultando effettuata la comunicazione solo all’Organismo di mediazione; rilevato che la parte ricorrente ha depositato il 23.6.2015 copia della richiesta congiunta di mediazione, presentata da S.S. e G. S.;
rilevato che nel modulo di tale richiesta, nella sezione 3 relativa all’“oggetto della controversia e ragioni delle rispettive pretese”, vi è l’indicazione: “liquidazione del debito di SS, verso SG”;
che nella sezione 2, relativa alla “materia del contendere” con invito a barrare varie indicazioni (condominio, diritti reali, etc.), risulta barrato il quadratino relativo ad uno spazio bianco privo di ogni dicitura;
che, pertanto, in base agli atti del procedimento di omologazione continua ad essere del tutto sconosciuto il titolo sottostante all’accordo raggiunto in sede mediativa, accordo peraltro complesso e articolato, con previsione addirittura della possibile vendita di un immobile, con diritto di prelazione a favore del creditore o impiego del prezzo per il saldo del residuo debito del sig. S. nei confronti del sig. S.....;
che la radicale mancanza di ogni indicazione circa la causa delle pretese creditorie rende impossibile verificare la conformità dell’accordo all’ ordine pubblico o a norme imperative;
che d’altronde, pur tenendo conto delle caratteristiche di riservatezza tipiche della mediazione (v. artt. 9 e 10 d.lgs. cit.), è evidente che ai fini dell’omologazione ex art. 12 d.lgs. n. 28/2010 è necessario mettere il giudice in grado di effettuare le valutazioni di sua competenza con la sintetica indicazione del titolo sottostante alle pretese creditorie, mentre, nel caso di specie, l’indicazione dell’oggetto della controversia come ‘’liquidazione del debito’’ è puramente astratta e non consente le predette valutazioni;
che l’Organismo di mediazione, pur invitato all’ eventuale integrazione degli atti con l’ordinanza interlocutoria del 18.5.2015, non ha ritenuto di depositare alcun documento;
che ai sensi dell’art. 13 d.m. n. 180/2010 deve disporsi l’invio del presente provvedimento di rigetto anche all’ Organismo di mediazione, Servizio di Conciliazione della Camera di Commercio di Firenze e al responsabile del predetto Organismo;

P.Q.M.

1. rigetta l’istanza di omologazione ex art. 12 d. lgs. n. 28/2010;
2. manda alla cancelleria di inviare copia del presente provvedimento di rigetto anche al responsabile dell’Organismo di mediazione, Servizio di Conciliazione della Camera di Commercio di Firenze, nonché al responsabile del predetto Organismo.
Si comunichi.
Firenze 2. 7.2015
Il Presidente
Luciana Breggia

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Agosto 26 2015
  
15
Luglio
2015

Circolare 14 luglio 2015;

Circolare 14 luglio 2015 - Incompatibilità e conflitti di interesse mediatore e avvocato (da Studiare Bene per i MEDIATORI) Scaricabile sulla destra della home page, Riferimenti normativi, ultimo in fondo alla destra del Video;

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Agosto 26 2015
  
02
Luglio
2015

Grazie ai Magistrati: un vero è proprio Vademecum sulla Mediazione ai Mediatori e Assistenti, Ordinanza ESEMPLARE!!!

DA STUDIARE BENISSIMO PER I MEDIATORI: 23 Giugno 2015: Grazie ai Magistrati, dopo anni di chiacchiere ed interpretazioni è dato il giusto peso all'istituto della mediazione ed un vero è proprio Vademecum sulla Mediazione ai Mediatori e Assistenti, Ordinanza ESEMPLARE!!!

In allegato l'ordinanza del giudice  dott.: FABRIZIO PASQUALE del Tribunale di Vasto  emessa il 23 giugno 2015, molto significativa  tanto da sembrare un vademecum per mediatori, parti e relativi assistenti. Una domanda nasce spontanea perchè  attendere che un Magistrato "ordina" di esperire il tentativo di mediazione quando i cittadini  lo possono fare ancor prima di  spendere soldi per costi di giustizia?

Clicca qui

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Agosto 26 2015
  
05
Giugno
2015

Ordinanza Tribunale di Pavia - Da studiare bene per i Mediator ORDINANZA IMPORTANTE!

Il Giudice Dott. Marzocchi, emette Ordinanza di rinvio in mediazione, invitando  i rispettivi avvocati ad abbandonare l’animosità registrata in udienza e negli scritti difensivi, per far posto esclusivamente agli interessi dei loro assistiti.
Il giudice, inoltre, ha ricordato che nella mediazione disposta d’Ufficio o obbligatoria non può ritenersi sufficiente la mera partecipazione al primo incontro informativo senza poi dar seguito effettivo alla procedura
.

Il giudice istruttore del Tribunale di Pavia, a scioglimento della riserva assunta all’udienza del .........

Vista l’istanza di autorizzazione a precisare le conclusioni avanzata;

Letti gli atti del giudizio, considerato lo stato dell’istruzione, la natura della causa e il comportamento delle parti, consistita anche nel manifestato impegno dei difensori di raggiungere un accordo amichevole;
Ritenuto opportuno disporre il tentativo di mediazione in vista di una possibile conciliazione della lite, alla luce degli elementi in fatto e di diritto che emergono dagli atti;
"Ritenuto infine che il tentativo di mediazione non possa considerarsi una mera formalità da assolversi con la sola partecipazione dei difensori all’incontro preliminare, essendo evidente che i legali sono già a conoscenza del contenuto e delle finalità della procedura di mediazione,
come istituita dal D.Lgs. 28/2010, ma è necessaria la partecipazione delle parti" personalmente o dei rispettivi procuratori speciali a conoscenza dei fatti e muniti del potere di conciliare i quali dichiarino la loro volontà di proseguire nella procedura di mediazione oltre l’incontro preliminare (ex multis, Trib. Roma, Ord. 30.06.14; Trib. Palermo, Ord. 16.06.14; Trib. Firenze, Ord. 26.11.2014);
Non autorizza, allo stato, le parti a precisare le conclusioni;

Viste le modifiche introdotte dal D.L. 69/2013, convertito con modificazioni dalla L. 98/ 2013;
PQM
"Letto ed applicato l’art. 5, co. 2, D. Lgs. 4 marzo 2010 n. 28,
Dispone l’esperimento del procedimento di mediazione, ponendo l’onere dell’avvio della procedura di mediazione a carico della parte più diligente e avvisando entrambe le parti che, per l’effetto, l’esperimento del tentativo di mediazione – presenti le parti o i loro procuratori speciali e i loro difensori - sarà condizione di procedibilità della domanda giudiziale e che, considerato che il giudizio sulla mediabilità della controversia è già dato con il presente provvedimento, la mediazione non potrà considerarsi esperita con un semplice incontro preliminare

tra il mediatore e i soli legali delle parti";

Visti gli artt. 8, co. 4-bis, D.Lgs. 28/2010, 116, co. 2, 91 e 96 cpc;
"Invita il mediatore a verbalizzare quale, tra le parti presenti, dichiari di non voler proseguire nella mediazione oltre l’incontro preliminare";
Fissa nuova udienza in data 13 maggio 2015, ore 10,00 per la verifica dell’esito della procedura di mediazione e, in caso suo esito negativo, per la trattazione orale sulla sussistenza delle condizioni e sull’opportunità ex art. 1, co. 1, D.L. 132/14, convertito in L. 162/14, del trasferimento del giudizio alla sede arbitrale forense, ex art. 1, co. 4, L. cit., con invio del fascicolo al Presidente dell’Ordine Avvocati di Pavia;
Assegna alle parti il termine di legge di quindici giorni dalla comunicazione dell’ ordinanza per la presentazione della domanda di avvio della procedura di mediazione da depositarsi presso un Organismo, regolarmente iscritto nel registro ministeriale, che svolga le sue funzioni nel circondario del Tribunale di Pavia, ex. art. 4, co. 1, D. Lgs. 28/2010.
Manda la cancelleria per le comunicazioni alle parti costituite.
Pavia, 18.05.2015.

Il Giudice Dott. Giorgio Marzocchi

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Settembre 17 2015
  
23
Aprile
2015

E' il mediatore a dover esercitare la funzione di verifica e di garanzia al fine di assicurare la presenza personale delle parti nel procedimento di mediazione :

DA STUDIARE BENE PER I MEDIATORI: E' il mediatore a dover esercitare la funzione di verifica e di garanzia al fine di assicurare la presenza personale delle parti nel procedimento di mediazione; (da Studiare Bene Per i Mediatori)!

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI VASTO in composizione monocratica, nella persona del dott. Fabrizio Pasquale, alla pubblica udienza del 09.03.2015, al termine della discussione orale disposta ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c., ha pronunciato la seguente SENTENZA dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, nel procedimento civile iscritto al n. 1221/12 del Ruolo Generale Affari Civili, avente ad oggetto:
VENDITA DI COSE MOBILI e promosso da La ***. s.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore, nei confronti di *** s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, entrambi rappresentati e difesi come in atti. *****************
LETTI gli atti e la documentazione di causa;
ASCOLTATE le conclusioni rassegnate dai difensori delle parti;
PREMESSO IN FATTO CHE
1. La ***. s.n.c., assumendo di avere stipulato con la società convenuta un contratto di fornitura e posa in opera di serramenti in alluminio per un fabbricato in corso di costruzione di proprietà della *** s.r.l. per un corrispettivo di € 140.000,00, ha convenuto in giudizio, innanzi a questo Tribunale, la società committente per ivi sentirla condannare al versamento della somma di € 96.221,35, a titolo di saldo asseritamente dovuto per tutte le forniture pattuite ed eseguite, ma non ancora pagate dalla convenuta.
2. La *** s.r.l., costituitasi in giudizio, si è opposta all’accoglimento della domanda, sull’assunto che la fornitura dei materiali non sarebbe stata ultimata e che i manufatti consegnati presenterebbero vizi e difetti; ha, pertanto, concluso per il rigetto della domanda, a motivo della sua infondatezza, chiedendo in via riconvenzionale la condanna di controparte al pagamento della somma di € 163.250,35 a titolo di risarcimento danni.
3. In corso di causa, il giudice istruttore, ritenuto che il comportamento delle parti (resesi disponibili alla individuazione di una soluzione conciliativa della controversia) suggeriva il ricorso a soluzioni amichevoli della lite, disponeva – ai sensi dell’art. 5, secondo comma, del D. Lgs. n. 28/10 – l’esperimento del procedimento di mediazione, il quale veniva dichiarato chiuso dal mediatore per mancata prestazione del consenso da parte della società convenuta.
RITENUTO IN DIRITTO CHE
1. Lo scrutinio nel merito delle rispettive domande delle parti deve essere anticipato dalla trattazione di una questione pregiudiziale, relativa alla procedibilità della domanda, che assume carattere dirimente. Da quanto risulta dal verbale del procedimento di mediazione n. 25/14, instaurato innanzi all’organismo di mediazione istituito presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vasto, in sede di primo incontro svoltosi davanti al mediatore, le parti non sono comparse personalmente e la procedura si è chiusa poiché la società convenuta non ha prestato il proprio consenso al relativo espletamento. Orbene, a tal proposito, è appena il caso di evidenziare che le disposizioni di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 28/2010 (come modificato dalla legge n. 98/2013), lette alla luce del contesto europeo nel quale si collocano (cfr. in particolare, direttiva comunitaria 2008/52/CE) impongono di ritenere che l’ordine del giudice è da ritenersi osservato soltanto in caso di presenza della parte (o di un di lei delegato), accompagnata dal difensore e non anche in caso di comparsa del solo difensore, anche quale delegato della parte. Molteplici sono le argomentazioni che consentono di giungere a tale conclusione.
a) Innanzitutto, la natura della mediazione di per sé richiede che all’incontro con il mediatore siano presenti (anche e soprattutto) le parti di persona. L'istituto, infatti, mira a riattivare la comunicazione tra i litiganti al fine di renderli in grado di verificare la possibilità di una soluzione concordata del conflitto; questo implica necessariamente che sia possibile una interazione immediata tra le parti di fronte al mediatore. Lo scrutinio nel merito delle rispettive domande delle parti deve essere anticipato dalla trattazione di una questione pregiudiziale, relativa alla procedibilità della domanda, che assume carattere dirimente. Da quanto risulta dal verbale del procedimento di mediazione n. 25/14, instaurato innanzi all’organismo di mediazione istituito presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vasto, in sede di primo incontro svoltosi davanti al mediatore, le parti non sono comparse personalmente e la procedura si è chiusa poiché la società convenuta non ha prestato il proprio consenso al relativo espletamento.
b) In secondo luogo, i difensori (definiti mediatori di diritto dalla stessa legge) sono senza dubbio già a conoscenza della natura della mediazione e delle sue finalità (come, peraltro, si desume dal fatto che essi, prima della causa, devono fornire al cliente l'informazione prescritta dall'art. 4, comma 3 del D. Lgs n. 28/2010), di talché non avrebbe senso imporre l’incontro tra i soli difensori e il mediatore in vista di una inutile informativa.
Ritenere che la condizione di procedibilità sia assolta dopo un primo incontro, in cui il mediatore si limiti a chiarire alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione, vuol dire in realtà ridurre ad un’inaccettabile dimensione notarile il ruolo del giudice, quello del mediatore e quello dei difensori. L’ipotesi che la condizione si verifichi con il solo incontro tra gli avvocati e il mediatore per le informazioni appare particolarmente irrazionale nella mediazione disposta dal giudice: in tal caso, infatti, si presuppone che il giudice abbia già svolto la valutazione di ‘mediabilità’ del conflitto (come prevede l’art. 5 cit.: che impone al giudice di valutare “la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti”). Questo presuppone anche un’adeguata informazione ai clienti da parte dei difensori; inoltre, in caso di lacuna al riguardo, lo stesso giudice, qualora verifichi la mancata allegazione del documento informativo, deve a sua volta informare la parte della facoltà di chiedere la mediazione. Come si vede, dunque, sono previsti plurimi livelli informativi e non è pensabile il processo venga momentaneamente interrotto per un’ulteriore informazione anziché per un serio tentativo di risolvere il conflitto.

2. Alla luce delle considerazioni che precedono, il giudice ritiene che, sia per la mediazione obbligatoria da svolgersi prima del giudizio ex art. 5, comma 1 bis, D. Lgs. n. 28/2010, sia per la mediazione demandata dal giudice, ex art. 5, comma 2, è necessario – ai fini del rispetto della condizione di procedibilità della domanda - che le parti compaiano personalmente (assistite dai propri difensori, come previsto dal successivo art. 8) all’incontro con il mediatore. Graverà su quest’ultimo, in qualità di soggetto istituzionalmente preposto ad esercitare funzioni di verifica e di garanzia della puntuale osservanza delle condizioni di regolare espletamento della procedura, l’onere di adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle parti, ad esempio disponendo - se necessario – un rinvio del primo incontro, sollecitando anche informalmente il difensore della parte assente a stimolarne la comparizione, ovvero dando atto a verbale che, nonostante le iniziative adottate, la parte a ciò invitata non ha inteso partecipare personalmente agli incontri, né si è determinata a nominare un suo delegato (diverso dal difensore), per il caso di assoluto impedimento a comparire. La parte che avrà interesse contrario alla declaratoria di improcedibilità della domanda avrà l’onere di partecipare personalmente a tutti gli incontri di mediazione, chiedendo al mediatore di attivarsi al fine di procurare l’incontro personale tra i litiganti; potrà, altresì, pretendere che nel verbale d’incontro il mediatore dia atto della concreta impossibilità di procedere all’espletamento del tentativo di mediazione, a causa del rifiuto della controparte di presenziare personalmente agli incontri. Solo una volta acclarato che la procedura non si è potuta svolgere per indisponibilità della parte che ha ricevuto l’invito a presentarsi in mediazione, la condizione di procedibilità può considerarsi avverata, essendo in questo caso impensabile che il convenuto possa, con la propria colpevole o volontaria inerzia, addirittura beneficiare delle conseguenze favorevoli di una declaratoria di improcedibilità della domanda, che paralizzerebbe la disamina nel merito delle pretese avanzate contro di sè. Negli altri casi e, segnatamente, quando è la stessa parte che ha agito (o che intende agire) in giudizio a non presentarsi personalmente in una procedura di mediazione da lei stessa attivata (anche su ordine del giudice), la domanda si espone al rischio di essere dichiarata improcedibile, per incompiuta osservanza delle disposizioni normative che impongono il previo corretto esperimento del procedimento di mediazione.
3. Nel caso in esame, nella procedura di mediazione demandata dal giudice non sono comparse personalmente né la parte attrice, né la parte convenuta, mentre in loro rappresentanza sono intervenuti soltanto i difensori, i quali non hanno, peraltro, esposto al mediatore alcun giustificato motivo dell’assenza dei rispettivi assistiti. Il mediatore ha dichiarato chiuso il procedimento, senza dare atto a verbale delle ragioni della assenza delle parti e delle eventuali iniziative adottate al fine di procurare la comparizione personale delle stesse. La procedura non si è, pertanto, svolta correttamente, in particolar modo a causa della ingiustificata assenza della parte che ha presentato (su disposizione del giudice) la domanda di mediazione, vale a dire del legale rappresentante della società attrice La ***. s.n.c., che aveva interesse contrario alla declaratoria di improcedibilità della domanda giudiziale. Occorre, pertanto, rilevare d’ufficio il mancato avveramento della condizione di procedibilità, ai sensi dell’art. 5, comma 2, D. Lgs. n. 28/10 e assumere le conseguenziali determinazioni decisorie. A tal riguardo, secondo questo giudicante, non vi è altra possibilità se non quella di dichiarare l’improcedibilità della domanda attorea. Non è praticabile, per converso, l’alternativa soluzione di assegnare alle parti un nuovo termine per la reiterazione della procedura di mediazione, essendo questa già stata definita. La norma dell’art. 5, comma 1-bis, D. Lgs. n. 28/10, che impone al giudice l’obbligo di assegnare alle parti il termine per la presentazione della domanda di mediazione e di fissare la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’art. 6, si applica soltanto al caso in cui la mediazione è già iniziata ma non si è ancora conclusa e al caso in cui essa non è stata affatto esperita, ma non anche alla diversa ipotesi (come quella in esame) in cui la mediazione è stata tempestivamente introdotta e definita, ma in violazione delle prescrizioni che regolano il suo corretto espletamento.
4. Quanto al regime delle spese processuali, l’assoluta novità della questione, l’assenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità sul punto e la natura meramente processuale delle ragioni di reiezione della domanda, costituiscono eccezionali motivi che giustificano l’integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.
Per Questi Motivi Il Tribunale di Vasto, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda promossa da La ***. s.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore, nei confronti di *** s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, disattesa ogni diversa richiesta, eccezione o conclusione, così provvede:
DICHIARA improcedibile la domanda di cui in epigrafe;
DICHIARA interamente compensate tra le parti le spese di lite;
MANDA alla Cancelleria per gli adempimenti di competenza;
DISPONE che la presente sentenza sia allegata al verbale di udienza.
Così deciso in Vasto, il 09.03.2015.
IL GIUDICE dott. Fabrizio Pasquale

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