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O.M.C.I.

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

14
Novembre
2015

e Ancora una Volta e Sempre di più sarà, Ecco Quello che succede quando le parti (loro Assistenti) e a volte anche mediatori, evidentemente non preparati, che "non comprendono la serietà, il valore sociale, individuale e l'efficacia della mediazione"!

Tribunale di Roma, sez. XIII, sentenza 29 ottobre 2015

Giudice Moriconi

I fatti della causa

Lamentava l'attore che il giorno 19 marzo 2012 mentre attraversava a piedi alle ore 23,15 circa via dei Monti Tiburtini, all'altezza dell'incrocio con la carreggiata di via dei Durantini, durante la fase di regolare attraversamento pedonale, effettuato sulle strisce pedonali con semaforo verde, veniva travolto dall'autovettura di proprietà di (...) (...) condotta da (...) (...) che procedeva a velocità eccessiva ed oltre i limiti consentiti per quel tratto di strada.

La compagnia assicuratrice si costituiva facendo presente che aveva già risarcito l'attore con la somma di €.5.850,00 e che essendo quanto l'attore corresponsabile per aver attraversato imprudentemente con luce gialla come si evinceva dalla relazione della P.M. la somma era da considerarsi satisfattiva. Con ordinanza del 16.6.2014 il giudice disponeva la mediazione demandata ai sensi del novellato art.5 co.II° del decr.lgsl.28/10.
All'udienza di verifica la difesa dell'attore faceva presente che il R. aveva a suo tempo (3.12.2012) e prima della causa introdotto una procedura di mediazione (in quel momento ancora) obbligatoria in materia di RCA, che si era conclusa negativamente per l'assenza dell'assicurazione.
Aggiungeva che avendo il R. aderito alla proposta del giudice, la domanda di mediazione (demandata dal giudice) non era stata introdotta dall'attore (né dall'altra parte attivata) essendone prevedibile l'esito infruttuoso avendo la compagnia assicuratrice, sollecitata più volte a mezzo mail dalla difesa dell'attore, comunicato di voler definire la causa con soli €.5.000 più €.2.000 per onorari.
Ed invero a tal fine l'attore produceva una missiva nella quale la compagnia, evidenziato che il giudice, presupposta una invalidità permanente del 7%, aveva effettuato i calcoli, nella proposta ex art.185 bis, sulla base delle tabelle del tribunale invece che per quelle previste per le micropermanenti, aveva formulato la suddetta offerta (€.5.000 più €.2.000 per onorari).

La mancata comprensione da parte dei soggetti costituiti del valore e dell'efficacia della mediazione - L'improcedibilità della domanda

L'art. 5 co. II° prevede che "fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di giudizio di appello. Il provvedimento di cui al periodo precedente è adottato prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista, prima della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione". Circa la possibilità del giudice di disporre la mediazione demandata anche allorché sia stata già avviato e concluso negativamente un esperimento di mediazione obbligatoria non possono essere nutriti seri dubbi.

E' stato più volte sottolineata la diversità di presupposti e contesto nei quali si

collocano la mediazione obbligatoria e quella demandata.
Ed invero nell'ordinanza del 16.6.2014 il giudice osservava:
"Va precisato che nel dicembre 2012 è stato tentato dall'attore un percorso di mediazione volontaria.
Si ritiene che tale circostanza, vale a dire che l'attrice abbia proposto prima e fuori della causa, una domanda di mediazione (non ha rilevanza - ai fini che qui interessano- la natura volontaria o obbligatoria), non sia impeditiva all'esercizio ed all'attivazione da parte del Giudice della mediazione demandata di cui all'art.5 co.II° del decr.lgsl.28/2010 nella versione riformata dal D.L.69/13 cit..
Si tratta infatti, ove la mediazione demandata sia frutto di una precisa e riflettuta decisione del Giudice che assume in questo caso una funzione di assistenza e guida, di modelli diversi e non alternativi, che si sviluppano con presupposti, forza ed efficacia non sovrapponibili.
Da quanto si espone di seguito è di solare evidenza che nella mediazione demandata la realizzazione della condizione di procedibilità è solo una delle sue ragion d'essere.
Esse consistono piuttosto nel giudizio del Giudice secondo il quale sussistono, nel caso specificamente esaminato, anche (e specialmente) considerate le difese della controparte in un complessivo bilanciamento (nel senso anche letterale del termine) con quelle dell'attore, le condizioni positive perché le parti possano pervenire ad un accordo amichevole, di tipo conciliativo o transattivo.
La forza e l'efficacia è del tutto diversa.
Il momento in cui il Giudice invia le parti in mediazione è svincolato da rigidità processuali se non quelle molto avanzate del giudizio (conclusioni/discussione), consentendogli di individuare e di scegliere il momento più propizio in relazione alle circostanze ed agli sviluppi della causa (e ciò anche in relazione alle difese articolate dalle parti).
La possibilità, come la presente ordinanza testimonia, di rappresentare pacatamente, con equidistanza ed imparzialità, i punti di debolezza e di forza delle rispettive posizioni, consente di esaltare la sensibilità culturale e giuridica dei difensori, che tanto ruolo hanno nella mediazione riformata.
E, tramite essi, parlare alle parti che pertanto dovranno essere informate nel modo più ampio e sostanziale dai difensori circa il contenuto del provvedimento, al fine che esse possano, esattamente come in ambito sanitario, determinarsi verso la scelta migliore da assumere, in ordine alla quale è precondizione una adeguata consapevolezza.
Compito dei difensori è quello di evocare la possibilità per le parti, cogliendo le potenzialità del provvedimento del Giudice, di trovare ragionevoli soluzioni e punti di accordo, non celando, in mancanza, i possibili sviluppi negativi delle aspettative che l'inevitabile antagonismo insito nella avviata contesa giudiziaria tende, per ciascuna delle parti, a radicare ed esaltare.
Con la mediazione demandata si evita di intraprendere percorsi spesso già condannati in partenza (si pensi ad una mediazione obbligatoria prima della causa nella quale saranno protagonisti necessari soggetti terzi, come assicurazioni successivamente chiamate; ovvero a situazioni in ordine alle quali le risultanze della consulenza tecnica disposta dal giudice sono determinanti

per meglio fissare l'ubi consistam della lite..); e ciò perché è il Giudice che sceglie, con oculatezza, il momento migliore per disporne l'avvio. Dell'assistenza si è già detto. Se del caso, e questo lo è, il provvedimento di avvio alla mediazione demandata può contenere, ad opera del Giudice, utili indicazioni e parametri che difensori e parti, assistite da mediatori di qualità, potranno sviluppare nel miglior modo.

Infine la diversa e solo eventuale onerosità del nuovo procedimento di mediazione per il quale il primo incontro (preliminare alla mediazione vera e propria) sconta, in caso di insuccesso, il solo pagamento delle modeste spese di avvio previste dalla normativa vigente (cfr.per la autorevole conferma di tale opinamento la Circolare del Ministero della Giustizia 27 novembre 2013 Entrata in vigore dell’art. 84 del d.l. 69/2013 come convertito dalla l. 98/2013 recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia, che modifica il d.lgs. 28/2010. Primi chiarimenti) esclude che quello che di fatto si presenta come una -sia pure legittima- seconda mediazione possa essere un aggravio irragionevole per le parti"
La vicenda, a far tempo dalla comunicazione della proposta del giudice alle parti e fino al mancato avvio della mediazione, è paradigmatica di quanto sia ancora lontano il raggiungimento del fondamentale obiettivo di una generale diffusa e soddisfacente comprensione ed apprezzamento da parte dell'utenza e del Foro (che tuttavia, come la stessa Magistratura ha fatto in subiecta materia notevoli progressi assiologici nell'ultimo anno e mezzo) del valore strategico per il contenimento della straripante mole di contenzioso e per la pacificazione sociale che diffonde, dei vantaggi in termini di tempi stretti di conclusione e di certezza dell'ottenimento del bene della vita oggetto dell'accordo, e, in definitiva, dei straordinari risultati che la mediazione può offrire.
In questo caso, ed è di tutta evidenza, per un conveniente e conclusivo accordo, sarebbe stato sufficiente sedersi intorno al tavolo di un bravo e competente mediatore, le parti personalmente quanto all'attore e rappresentata la compagnia assicuratrice da un procuratore speciale, entrambe assistite dai rispettivi legali, con una reale volontà di chiudere la controversia presto e bene, utilizzando le preziose indicazioni offerte dal giudice.
Il quale faceva chiaramente intendere, nell'ordinanza, che le affermazioni rese nell'immediato ai vigili urbani intervenuti da parte della compagna del R., partecipe con lui all'evento, e che ammetteva un attraversamento quanto meno affannoso e imprudente (con semaforo giallo e si era a tarda notte, era buio..), avrebbero potuto condurre ad una decisione affermativa di una qualche misura di concorso di colpa del danneggiato.
Il giudice, è pur vero, che effettuava i calcoli sulla base delle tabelle del tribunale, ma è altrettanto vero che prendeva per buona, in quella fase di proposta, senza aver prima disposto ed acquisito una consulenza medica, la percentuale di invalidità indicata dall'assicurazione (7% e non quella dell'attore 9%).
La proposta del giudice, come è scritto nell'ordinanza, non è una sentenza, piuttosto un'autorevole e meditata indicazione, allo stato e sulla base degli atti, di un punto di equilibrio conciliativo, irrorato di equità, sulle quale ben possono ed anzi debbono le parti, in caso di difficoltà ad accordarsi sull' esatto contenuto della proposta, continuare a discutere, anche con l'ausilio di un

soggetto terzo ed imparziale, qual'è il mediatore, a tale fine essendo previsto nell'ordinanza di cui supra il successivo percorso di mediazione. L'assicurazione rispondeva alla mail della difesa dell'attore proponendo ciò che si è detto supra (€.5000 + €.2000, oltre al già corrisposto) che è più meno quello che il giudice avrebbe verosimilmente accertato e concesso all'esito di un percorso istruttorio (CTU, testimonianze ...), applicativo delle tabelle previste per le micropermanenti, in ambito di concorso di colpa del pedone. Cosa dice tutto questo?

Che se le parti avessero compreso e metabolizzato, già prima del provvedimento, il valore sociale ed individuale e l'efficacia della mediazione, il giudice non avrebbe scritto questa sentenza, l'attore avrebbe portato a casa una ragionevole somma di denaro, l'avvocato la sua parcella e l'assicurazione la tranquillità di non vedersi arrivare, dopo questa sentenza, una nuova causa che la improcedibilità che si dichiara non impedisce in alcun modo.
E de hoc satis.
Essendo pacifico che il procedimento di mediazione non è stato avviato, e non essendo stato addotto -come dimostrato supra- alcun valido motivo giustificativo, ne consegue la improcedibilità della domanda.
Le spese (che vengono regolate secondo le previsioni – orientative per il giudice che tiene conto di ogni utile circostanza per adeguare nel modo migliore la liquidazione al caso concreto- della l.24.3.2012 n.27 e del D.M. Ministero Giustizia 10.3.2014 n.55) vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta, così provvede:
- DA'ATTO della mancata attivazione dell’esperimento di mediazione demandata;

- DICHIARA improcedibile la domanda di V.-M. R.;
- CONDANNA V.-M. R. al pagamento delle spese di causa che liquida in favore della spa (...) in persona del legale rappresentante pro tempore in complessivi
€.1.300,00 oltre IVA, CAP e spese generali.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Novembre 17 2015
  
13
Novembre
2015

La clausola compromissoria in materia di arbitrato deve essere opposta dai convenuti entro 20 giorni dalla prima udienza di comparizione, diversamente la competenza è del Giudice ordinario.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 14 luglio – 6 novembre 2015, n. 22748
Presidente Ragonesi – Relatore Mercolino
Fatto
1. — G.A.M.R. ed R.A. , in qualità di eredi di R.V. , già socio della Ru.Mi.An. S.r.L, hanno convenuto in giudizio la società e R.M.M. , anch’egli socio nonché amministratore unico della società, e l’avv. T.B. , per sentir dichiarare, in via principale, la nullità della deliberazione adottata dall’assemblea straordinaria della società il 22 febbraio 2007, ai sensi dell’art. 2479-ter, terzo comma, cod. civ., in quanto presa in assenza d’informazione del loro dante causa o per illiceità dell’oggetto, e per sentir condannare, in subordine, il R. ed il T. al risarcimento dei danni morali e patrimoniali cagionati dai comportamenti da loro tenuti in relazione alla predetta deliberazione, costituenti illecito penale ai sensi dell’art. 2636 cod. civ..
Premesso che la RuMiAn era stata costituita dal loro dante causa per renderla intestataria dei propri beni immobili, e precisato che le quote di partecipazione erano intestate per il 95% al R. e per il restante 5% al figlio M. , che ricopriva anche la carica di amministratore unico della società, le attrici hanno esposto che con la delibera impugnata l’assemblea straordinaria ha azzerato il capitale sociale e lo ha ricostituito, senza rispettare le predette percentuali di partecipazione al capitale e con rinuncia dei soci al diritto di opzione, in modo tale da consentire al socio di minoranza di acquisire il controllo della società.
Si sono costituiti il R. ed il T. , ed hanno eccepito, in via preliminare, l’improcedibilità della domanda, per effetto della clausola compromissoria contenuta nello statuto della società, nonché per continenza della causa con altra precedentemente promossa.
2. — Con ordinanza del 15 ottobre 2014, il Tribunale di Bari ha dichiarato la propria incompetenza in favore del collegio arbitrale.
Premesso che la clausola compromissoria è stata opposta dai convenuti soltanto in sede di costituzione tardiva all’udienza di prima comparizione, il Tribunale ha innanzitutto escluso la tardività dell’eccezione, affermando che, in quanto riflettente una questione di merito relativa all’interpretazione ed alla validità del compromesso o della clausola compromissoria, la stessa si configura come un’eccezione in senso stretto, avente ad oggetto la rinuncia all’esperimento dell’azione giudiziaria ed alla giurisdizione dello Stato, e dev’essere pertanto proposta nei tempi e nei modi propri delle eccezioni di merito. Ha inoltre escluso la configurabilità dell’eccezione come exceptio de jure tertii, rilevando che R.M. è socio della RuMiAn fin dalla sua costituzione e le attrici sono divenute socie in qualità di eredi di R.V. , mentre l’avv. T. ha sollevato fin dall’inizio l’eccezione di arbitrato, in tal modo manifestando inequivocabilmente la volontà di sottoporsi al giudizio degli arbitri.
Ciò posto, il Tribunale ha dissentito dall’orientamento della giurisprudenza più recente, secondo cui l’impugnazione di una delibera assembleare da luogo ad una controversia non compromettibile in arbitri, in quanto avente ad oggetto diritti indisponibili, soltanto in presenza d’interessi generali che trascendono l’interesse del socio, di norme inderogabili poste a tutela degli stessi o di un’iniziativa giudiziaria non riservata alle parti. Ha infatti rilevato che la natura sociale o collettiva dell’interesse sotteso alla delibera non esclude la deferibilità della controversia agli arbitri, in quanto la sottrazione dell’interesse alla volontà dei singoli soci non implica anche la sottrazione alla volontà collettiva espressa dalla società. Ha aggiunto che il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 ha ammesso la compromettibilità delle controversie aventi ad oggetto la validità di delibere assembleari, indipendentemente dal carattere generale o particolare degl’interessi che le stesse sono volte a soddisfare, e con l’unico limite della indisponibilità dei diritti che ne costituiscono oggetto, non avendo altrimenti senso la tutela rafforzata prevista dall’art. 36, la quale si giustifica soltanto in relazione alle delibere che incidono su interessi collettivi. Ha concluso pertanto che l’arbitrato è escluso soltanto per l’impugnazione di delibere affette da vizi che, per la loro gravità, non sono sanabili con il decorso del tempo, affermando l’irrilevanza di altri criteri, quali la distinzione tra nullità ed annullabilità della delibera, o la natura derogabile o inderogabile delle norme violate, o il carattere individuale o collettivo degli interessi in gioco: ha infatti osservato che gli artt. 2377-2379-ter e 2434-bis cod. civ. prevedono azioni caratterizzate dalla sanabilità quasi generalizzata dei vizi che ne costituiscono oggetto e l’inderogabilità delle norme che disciplinano il diritto controverso non ne esclude l’applicazione anche da parte degli arbitri, mentre l’esclusione della riserva alle parti dell’iniziativa giudiziaria non impedisce di compromettere in arbitri l’azione di nullità.
3. — Avverso la predetta ordinanza la G. e la R. hanno proposto istanza di regolamento di competenza, articolata in tre motivi. Il R. ed il T. hanno resistito con memorie.
Diritto
1. — Con il primo motivo d’impugnazione, le ricorrenti sostengono che, nello escludere la tardività dell’eccezione di arbitrato, l’ordinanza impugnata non ha tenuto conto del nuovo testo dell’art. 819-ter cod. proc. civ., il quale impone al convenuto di sollevare la predetta eccezione, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata, e quindi almeno venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione. Proprio perché riflettente una questione di merito riguardante l’interpretazione e la validità del compromesso, come ritenuto dal Tribunale, tale eccezione si configura infatti come un’eccezione in senso stretto, non rilevabile d’ufficio, e quindi soggetta ai termini ed alle preclusioni previsti per le eccezioni di merito.
1.1. — Il motivo è fondato.
Nel ritenere ammissibile l’eccezione di compromesso, sollevata dai convenuti nella comparsa di costituzione tardivamente depositata all’udienza di prima comparizione, l’ordinanza impugnata ha infatti richiamato l’orientamento, costantemente ribadito in passato dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui, configurandosi la devoluzione della controversia agli arbitri come una rinuncia all’esperimento dell’azione giudiziaria ed alla giurisdizione dello Stato, attraverso la scelta di una soluzione della controversia con uno strumento di natura privatistica, la relativa eccezione da luogo ad una questione di merito, riguardante l’interpretazione e la validità del compromesso o della clausola compromissoria, e costituisce pertanto un’eccezione propria e in senso stretto, avente ad oggetto la prospettazione di un fatto impeditivo dell’esercizio della giurisdizione statale, con la conseguenza che dev’essere proposta dalle parti nei tempi e nei modi propri delle eccezioni di merito (cfr. Cass., Sez. VI, 12 dicembre 2011, n. 26635; Cass., Sez. III, 14 luglio 2011, n. 15474; Cass., Sez. I, 30 maggio 2007, n. 12684).
Senonché, il predetto orientamento ha costituito recentemente oggetto di revisione da parte delle Sezioni Unite di questa Corte, le quali, alla luce della disciplina complessivamente desumibile dalla legge 5 gennaio 1994, n. 5 e delle modificazioni introdotte dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, hanno riconosciuto la natura giurisdizionale dell’arbitrato e la funzione sostitutiva assolta da tale istituto rispetto alla giurisdizione ordinaria, affermando pertanto che la relativa eccezione deve essere ricompresa a pieno titolo tra quelle di rito (cfr. Cass., Sez. Un., 20 gennaio 2014, n. 1005; 25 ottobre 2013, n. 24153). A sostegno di tale conclusione, si è osservato che la natura giurisdizionale dell’arbitrato non si pone in contrasto con il monopolio statale della giurisdizione sancito dall’art. 102 Cost., il quale, pur comportando in linea di principio l’attribuzione ai giudici ordinari della giurisdizione sui diritti, non esclude la facoltà delle parti di derogare a tale regola, nell’esercizio di una libera ed autonoma scelta, agendo a tutela dei propri diritti dinanzi a giudici privati. In tal caso, infatti, l’autonomia delle parti si manifesta non già come atto di disposizione del diritto, ma come atto incidente sul potere di azione che a quel diritto è connesso, la cui legittimità deve ritenersi subordinata alla triplice condizione che a) la deroga riguardi una controversia conoscibile dal giudice ordinario, b) l’arbitrato sia disciplinato da norme di legge che assicurino idonee garanzie processuali, c) sia prevista l’impugnativa davanti agli organi della giurisdizione ordinaria. In tal senso depongono d’altronde anche le innovazioni introdotte dalle più recenti disposizioni legislative, che hanno comportato un’assimilazione integrale della domanda di arbitrato a quella giudiziale, ai fini della prescrizione e della trascrizione, e la corrispondente attribuzione al lodo di un’efficacia ed un’autorità identiche a quelle della cosa giudicata, con il correlato ampliamento della facoltà e dei mezzi d’impugnazione del lodo, svincolati dall’emanazione del decreto di esecutività, e con la subordinazione del passaggio alla fase rescissoria all’assenza di una contraria volontà delle parti.
1.1. — Nella medesima ottica, occorre richiamare l’art. 819-ter cod. proc. civ., introdotto dall’art. 22 del d.lgs. n. 40 del 2006, il quale individua espressamente in termini di competenza il rapporto tra il potere decisorio conferito agli arbitri e la potestà giurisdizionale spettante al giudice ordinario, dichiarando impugnabile con il regolamento di competenza la sentenza con cui quest’ultimo abbia affermato o negato la propria competenza in relazione ad una convenzione d’arbitrato. Tale disposizione, pur essendo stata introdotta successivamente alla stipulazione della clausola compromissoria, inserita in uno statuto di società risalente al 21 giugno 1989, risulta certamente applicabile alla fattispecie in esame, avuto riguardo alla disciplina transitoria dettata dall’art. 27, comma quarto, del d.lgs. n. 40 cit, che la include espressamente tra le norme applicabili alle domande proposte dopo l’entrata in vigore del medesimo decreto, indipendentemente dalla sottrazione del compromesso o della clausola compromissoria alla disciplina prevista dagli artt. 806-808-quinquies cod. proc. civ., introdotti dall’art. 20 del d.lgs. n. 40 per le sole convenzioni di arbitrato stipulate in epoca successiva.
La norma in esame, pur escludendo l’applicabilità degli artt. 44, 45, 48, 50 e 295 nei rapporti tra arbitrato e processo, assoggetta l’eccezione di arbitrato al medesimo regime previsto per quella d’incompetenza, stabilendo che essa dev’essere proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, e precisando che la mancata proposizione dell’eccezione esclude la competenza arbitrale limitatamente alla controversia decisa in quel giudizio. La mancanza di una specifica indicazione in ordine al termine entro il quale l’eccezione dev’essere sollevata impone di fare riferimento alla disciplina generale dettata dall’art. 38 cod. proc. civ. (nel testo, applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, sostituito dall’art. 45, comma secondo, della legge 18 giugno 2009, n. 69), il quale dispone che l’incompetenza, tanto per materia quanto per valore o per territorio, dev’essere eccepita, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta “tempestivamente” depositata. Tale espressione dev’essere a sua volta riferita al termine fissato dall’art. 166 cod. proc. civ. per la costituzione del convenuto, in tal senso deponendo il chiaro dettato dell’art. 171, secondo comma, cod. proc. civ., il quale, pur consentendo al convenuto di costituirsi successivamente, fino alla prima udienza di comparizione, precisa che in tal caso restano ferme le decadenze di cui all’art. 167, ivi comprese, evidentemente, quelle riguardanti la proposizione delle eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio (cfr. Cass., Sez. Un., 12 maggio 2008, n. 11657).
Alla stregua di tale disciplina, non può considerarsi ritualmente proposta l’eccezione d’incompetenza sollevata dalla difesa dei convenuti, la cui costituzione in giudizio, come rilevato dall’ordinanza impugnata, ha avuto luogo soltanto all’udienza fissata per la prima comparizione delle parti, quando era ormai decorso il termine previsto dalla legge per il deposito della comparsa, con il conseguente radicamento presso il Giudice adito del potere di decidere in ordine alla domanda proposta dalle attrici, risultando definitivamente preclusa ogni contestazione in ordine alla competenza.
1.2. — Non può condividersi, in proposito, la tesi sostenuta nelle conclusioni scritte del Pubblico Ministero, secondo cui la tempestività dell’eccezione dovrebbe essere valutata anche in relazione al disposto dell’art. 38, terzo comma, cod. proc. civ., che, attribuendo al giudice il potere di rilevare d’ufficio l’incompetenza per materia, per valore e per territorio nei casi previsti dall’art. 28, fino alla conclusione dell’udienza di cui all’art. 183 cod. proc. civ., consentirebbe alle parti di sollecitare una decisione al riguardo, nonostante l’intervenuto decorso del termine di cui all’art. 166 cit, ogni qualvolta la competenza degli arbitri sia assimilabile a quella funzionale, per avere ad oggetto questioni attinenti a diritti indisponibili.
È pur vero che l’art. 819, primo comma, cod. proc. civ., nel testo introdotto dall’art. 22 del d.lgs. n. 40 del 2006, ha attribuito agli arbitri il potere di risolvere in via incidentale anche questioni vertenti su materie che non possono costituire oggetto di convenzione di arbitrato, salvo che debbano essere decise con efficacia di giudicato per legge, in tal modo generalizzando una facoltà già prevista per gli arbitrati in materia societaria dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, il quale estendeva la cognizione degli arbitri anche a questioni non compromettibili (art. 36, primo comma), correlativamente escludendo in tale settore l’applicabilità del testo originario dell’art. 819 cit., che, nel caso d’insorgenza delle predette questioni, imponeva agli arbitri di sospendere il procedimento in attesa della decisione del giudice ordinario (art. 35, comma terzo). È altresì vero che, in materia societaria, il principio stabilito dall’art. 806, primo comma, cod. proc. civ., secondo cui le parti possono far decidere da arbitri soltanto controversie non aventi ad oggetto diritti indisponibili, sembra incontrare una deroga nell’art. 35, comma quinto, del d.lgs. n. 5 cit., il quale, nell’ammettere il deferimento agli arbitri delle controversie riguardanti la validità di delibere assembleari, non precisa se le stesse debbano o meno avere necessariamente ad oggetto diritti disponibili.
Peraltro, indipendentemente dalla considerazione che la giurisprudenza di questa Corte risulta ormai stabilmente orientata in senso contrario alla compromettibilità delle controversie aventi ad oggetto la validità delle delibere assembleari, ogni qualvolta le stesse incidano su interessi tutelati da norme inderogabili, la cui violazione determina una reazione dell’ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte (cfr. Cass., Sez. VI, 10 giugno 2014, n. 13031; Cass., Sez. I, 12 settembre 2011, n. 18600; 23 febbraio 2005, n. 3772), deve escludersi, in linea di principio, che il deferimento agli arbitri di controversie riguardanti diritti indisponibili o che comunque presuppongano la risoluzione di questioni incidenti su tali diritti possa tradursi nella previsione di una competenza funzionale, tale da giustificare la dichiarazione d’incompetenza del giudice ordinario anche in assenza di una tempestiva eccezione di parte. In proposito, è infatti sufficiente richiamare l’orientamento della giurisprudenza costituzionale, secondo cui il fondamento di qualsiasi arbitrato è da rinvenirsi nella libera scelta delle parti, la quale soltanto consente di derogare al precetto contenuto nell’art. 102 Cost., costituendo uno dei possibili modi di disporre, anche in senso negativo, del diritto di cui all’art. 24, primo comma, Cost., con la conseguente esclusione della possibilità d’individuare la fonte dell’arbitrato in una volontà autoritativa, e la necessità di attribuire alla norma di cui all’art. 806 cod. proc. civ. il carattere di principio generale, costituzionalmente garantito, dell’intero ordinamento (cfr. Corte cost., sent. n. 127 del 1977). Ma se è la volontà delle parti a costituire l’unico fondamento della competenza degli arbitri, deve necessariamente riconoscersi che le parti, così come possono scegliere di sottoporre la controversia agli stessi, anziché al giudice ordinario, possono anche optare per una decisione da parte di quest’ultimo, non solo espessamente, mediante un accordo uguale e contrario a quello raggiunto con il compromesso, ma anche tacitamente, attraverso l’adozione di condotte processuali convergenti verso l’esclusione della competenza arbitrale, e segnatamente mediante l’introduzione del giudizio in via ordinaria, alla quale faccia riscontro la mancata proposizione dell’eccezione di arbitrato. Nessun rilievo può assumere, a tal fine, la circostanza che la decisione della controversia implichi la risoluzione di questioni vertenti su diritti indisponibili, non risultando queste ultime sufficienti a giustificare l’affermazione dell’inderogabilità della competenza degli arbitri e della rilevabilità d’ufficio dell’incompetenza del giudice ordinario, la cui dichiarazione resta pertanto subordinata alla proposizione della relativa eccezione da parte del convenuto, nella specie tardivamente intervenuta.
2. — L’istanza va pertanto accolta, restando assorbiti gli altri motivi d’impugnazione, con cui le ricorrenti hanno insistito sulla configurabilità dell’eccezione di arbitrato come exceptio de jure tertiie sull’indisponibilità dei diritti derivanti dalla norme che disciplinano la riduzione del capitale sociale per perdite.
Va conseguentemente disposto l’annullamento dell’ordinanza impugnata, con la dichiarazione della competenza del Tribunale di Bari, dinanzi al quale le parti vanno rimesse per la prosecuzione del giudizio, anche ai fini della liquidazione delle spese relative al regolamento di competenza.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, annulla l’ordinanza impugnata e dichiara la competenza del Tribunale di Bari, dinanzi al quale dispone la prosecuzione del giudizio, anche per la liquidazione delle spese processuali.
[1] Cass. ord. n. 22748/2015 del 6.11.2015.
[2] Cass. S.U. sent. n. 1005/14.
[3] Art. 819 ter cod. proc. civ.
[4] Art. 38 cod. proc. civ.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Novembre 13 2015
  
06
Novembre
2015

PER CHI FOSSE INTERESSATO AD ENTRARE IN OMCI E IN BLU DA VEDERE BENE PER LE PARTI LORO ASSISTENTI E MEDIATORI

Con La Presente ci scusiamo con i molti che ci avevano scritto per entrare in OMCI. Abbiamo dovuto eseguire molti lavori per aggiornare i P.C., le piattaforme per videoconferenze ecc. cosa che stiamo ancora continuando a fare e purtroppo abbiamo perso le molte mail ricevute,  ora siamo nella fase anche di manutenzione dei Locali (che facciamo almeno una volta all'anno, pulizie, tinteggiature, ecc per Avere locali sempre più Confortevoli per eseguire Mediazioni),  se siete sempre interessati a entrare presso il Nostro Organismo, siete Pregati di rimandare le Vostre richieste su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , dopo una "Obbligata" Verifica sul grado di preparazione alle  Leggi Vigenti, sul possesso di una Laurea che sia utile e necessarria per la Mediazione, la conoscenza sulla Comunicazione, sulle Tecniche di mediazione sull'autonomia e sull'umiltà:  il Requisito più Importante per un Mediatore,  (Mediazione che che Omci da sempre considera una Missione di Pace in Primis), appurato che ci siano questi elementi, sarete certamente contattati; Grazie per la collaborazione;

IMPORTANTE PER I MEDIATORI E PARTI O AVVOCATI:  SI AVVISA PRIMA DI INVIARE UN'ISTANZA DI LEGGERE BENE IL REGOLAMENTO DI PROCEDURA, LA NOTA INSERITA PRIMA DI CLICCARE SULL'ISTANZA E L'ISTANZA DI MEDIAZIONE, SI INFORMA CHE NON VERRA' PIU' RILASCIATO ALCUN VERBALE ALLA PARTE E SUO AVVOCATO CHE NON HA PAGATO LE INDENNITA' DOVUTE AI SENSI DI LEGGE E SARA' RIPORTATO A VERBALE A DISPOSIZIONE DEL GIUDICE E SULLA SCHEDA SINGOLO PROCEDIMENTO A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Novembre 06 2015
  
03
Novembre
2015

03/11/2015 La clausola compromissoria non è alternativa all'esercizio dell'azione giudiziaria;

La clausola compromissoria non è alternativa all'esercizio dell'azione giudiziaria e puo' essere inserita anche per la Mediazione (Obbligatoria: come da clausola compromissorria o contrattuale)!


La clausola compromissoria non è alternativa all'esercizio dell'azione giudiziaria.
Con la sottoscrizione di una clausola compromissoria all'interno di un contratto le parti assumono reciprocamente, concreto ed attuale obbligo di sottostare alla decisione arbitrale, nel caso di arbitrio, o di tentare l'accordo nel caso di mediazione, per risolvere la controversia.
Pubblichiamo  l'ordinanza  della SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

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Ultimo aggiornamento Martedì, Novembre 03 2015
  
28
Ottobre
2015

Mediazione demandata: secondo il Giudice i termini stabiliti dalla legge sono ordinatori tranne che la legge stessa li dichiari perentori.

Da studiare bene per i Mediatori: Mediazione demandata: secondo il Giudice i termini stabiliti dalla legge sono ordinatori tranne che la legge stessa li dichiari perentori.


Qui allegata  la sentenza provvisoria del (14/10/2015)  del giudice MARZOCCHI del Tribunale di Pavia.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 28 2015
  
21
Ottobre
2015

21/10/2015 - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Coazze;

Ricorre tra poche settimane il 70° anniversario della inaugurazione dell’Ossario Partigiano di Forno di Coazze, che raccoglie le spoglie di 98 dei 350 caduti della Resistenza in Valsangone.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto l'invito del Comitato Ossario per celebrare in modo solenne tale ricorrenza, manifestando la disponibilità ad essere presente sabato 31 ottobre.

La presenza del Presidente della Repubblica conferisce massimo valore alla celebrazione e suggellerà nel modo più autorevole le tante iniziative svolte in questo 2015

per il 70° anniversario della Liberazione.

L'appuntamento è per sabato 31 ottobre presso il piazzale Milano a Forno di Coazze dove avrà inizio il corteo. Il Responsabile Scientifico, Presidente Dr. Claudio Salusso ed il Portavoce Nazionale STEFANO POLASTRI, OMCI ROM 251 ente Formativo 303, dopo mesi di Lettere reciproche con il Capo dello Stato, si incontreranno finalmente e Personalmente Visto il Reciproco Rispetto sempre avuto da entrambe le Parti.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Ottobre 22 2015
  
19
Ottobre
2015

19/10/2015 - Negoziazione assistita bruttissima fotocopia della mediazione facoltativa;

Negoziazione assistita bruttissima fotocopia della mediazione facoltativa;


Ecco quello che succede a chi dovrebbe conoscere la legislazione esistente, (e sono sempre i soliti Noti),  ma è ormai piu' che evidente non la conoscano affatto, come evidenzia quest' altra ennesima ordinanza, che sono ormai infinite!

Pubblichiamo l' ordinanza  del  Giudice Massimo Vaccari del Tribunale di Verona.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Ottobre 22 2015
  
15
Ottobre
2015

“PER UNIRE DI PIU’ TUTTI”

La Lettera inviata al Capo dello Stato e fatta pervenire al Parlamento Europeo (con tanto di risposta  pervenuta al Responsabile ed il Portavoce Nazionale di Omci) 
sul tema Cibo per tutta  l’umanità, mediazione per l'Unità e la Pace;
il progredire della globalizzazione dell’economia e dei mercati alimentari, molto spesso a decremento delle condizioni materiali delle fasce più povere dell’umanità; la necessità urgente di controllo del cambiamento climatico, di salvaguardia dell’ambiente e della Il rispetto della dignità umana, la gestione delle relazioni fra ricchi e poveri, il giusto favorire il lavoro agricolo, la conseguente nutrizione del corpo, il proporre adeguati strumenti legislativi, costituiscono elementi di mediazione per evitare o superare i conflitti, causati dalle disparità sociali, a vantaggio della pace fra i popoli. La Lettera Enciclica Pacem in terris (1963) di Papa Giovanni XXIII, analizzando gli elementi fondamentali della pace, afferma con sostenutezza il principio che “ogni essere umano ha diritto all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione” (n. 6).Significativamente la Banca Mondiale ha sostenuto la necessità di un’opera di mediazione agraria su vari livelli. Afferma, infatti, che “l’attuazione dei piani d’azione necessari per mettere l’agricoltura al servizio dello sviluppo esige un miglioramento della governance dell’agricoltura ai livelli locale, nazionale e mondiale” (World Bank, The World Development Report 2008, Agriculture for Development, Washington DC, 2007, p. 2).L’accesso al cibo, in una società in pace, deve essere garantito a tutti;la sua mancanza è una forma sostanziale di violenza perché esclude la possibilità di una vita piena, di una piena partecipazione alla società in cui viviamo e di un’adeguata serenità relazionale all’interno delle famiglie. È necessaria, dunque, un’attività propositiva e di mediazione operativa,con l’ausilio e il sostegno delle strutture nazionali ed internazionali, statali ed ecclesiastiche,dei e fra i paesi dell’area del mediterraneo e non solo. Per tali motivi dopo quanto ripetuto in ogno occasione e Omelia  ormai quotidiniamente dal Santo Padre OMCI sostiene LOVE PROJECT;

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Ultimo aggiornamento Domenica, Ottobre 18 2015
  
07
Ottobre
2015

Da Studiare Bene.: 07/10/2015 - MEDIAZIONE TRIBUTARIA PER I COMUNI - RIQUALIFICAZIONE DEL PERSONALE;

07/10/2015 - MEDIAZIONE TRIBUTARIA PER I COMUNI

RIQUALIFICAZIONE DEL PERSONALE;

Premessa – Il decreto legislativo che dà attuazione alla delega fiscale su interpelli e liti tributarie prevede importanti novità per quanto riguarda la mediazione obbligatoria ex art.17-bis D.Lgs. n. 546/92 estendendone (dal 1° gennaio 2016) l’ambito di applicazione anche ai tributi locali gestiti dai comuni. Si ricorda che lo strumento della mediazione tributaria è reso obbligatorio dall’aprile del 2012 ed è limitato agli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate con valore della controversia non superiore a 20.000 euro (il valore della controversia è determinato con riferimento a ciascun atto impugnato ed è dato dall’importo del tributo contestato dal contribuente con l’impugnazione, al netto degli interessi, delle eventuali sanzioni e di ogni altro eventuale accessorio. In caso di impugnazione esclusivamente di atti di irrogazione delle sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste. L’organizzazione dei ComuniDunque, salvo nuovi scenari, dal 1° gennaio 2016, la mediazione tributaria è obbligatoria anche per tributi di competenza comunale, quali Imu, Tasi, Tarsu e Tari, sempreché il valore della controversia non sia superiore a 20mila euro. Ma i Comuni sono preparati e organizzati per accogliere il nuovo obbligo? Il personale comunale è qualificato per valutare le proposte di mediazione allegate ai ricorsi proposti dai contribuenti? Di certo, trattandosi di una nuova funzione che i comuni saranno chiamati a svolgere, si rende necessaria una riorganizzazione e riqualificazione del personale. Potrebbe addirittura capitare che lo stesso ufficio che emette l’atto sia anche lo stesso che poi dovrà valutare la proposta di mediazione (si pensi ad esempio ai piccoli Comuni).Una soluzione al problema potrebbe essere certamente quella di esternalizzare l’istruttoria della mediazione a terzi soggetti autorizzati (ad esempio le camere di conciliazione). Si sperache questo aggravio di compiti non si ripercuota come sempre sul cittadino, il quale nonostante viene gravato di un nuovo obbligo (quello appunto della mediazione (pena l’inammissibilità del ricorso) potrebbe non riceve il dovuto servizio. L’obbligo della mediazione per i tributi comunali può, dunque, considerarsi un’arma a doppio taglio se non si mette in condizioni l’ente locale di poter adempiere alla nuova funzione: se il comune è organizzato e qualificato a fronte del nuovo obbligo ciò si tradurrebbe in ulteriore risparmio in termini di costi e tempo nel contenzioso tributario (soprattutto se la proposta di mediazione va a buon fine); qualora, invece, il comune non fosse organizzato e qualificato in tal senso, ne ripagherebbe l’efficacia e l’efficienza del nuovo obbligo con ulteriore dispendio di costi e tempo.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 07 2015
  
26
Settembre
2015

OMCI in campo a tutela dei Cittadini, sveltire ed Aiutare I Giudici sempre più Carichi di Lavoro!

Stiamo stipulando un Protocollo d'intesa con un'importante Associazione dei Consumatori, (non sarà pronto in una settimana per tutta la Burocrazia da eseguire), non appena pronto sarà Ratificato dal nostro Responsabile ed il Presidente dell'Associazione ed inviato al Ministero della Giustizia, una volta accettato dal Ministero,  Omci potrà cosi effettuare anche Class Action con tale Associazione.

OMCI sempre pronti e a disposizione per la Tutela dei Cittadini e per Aiutare la Magistratura!

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 07 2015
  

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