+ - =
+/-
OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

08
Gennaio
2020

Il Mediatore “professionista” (Unica Professione che non potrà mai essere Sostituita da Algoritmi o robot, come invece già accade e accadrà sempre di più nelle altre professioni,), sa cavarsela sempre in Mediazione e le Parti saranno sempre soddisfatte;

OMCI RICERCA URGENTEMENTE NUOVI MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO: Se vuoi diventare anche tu mediatore omci, basta scrivere all'indirizzo e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , si Richiede oltre ai requisiti Legislativi, Forte Motivazione, Capacità di Lavorare in Gruppo, ed il Pieno Rispetto della Normativa. Possibilmente Avvocati iscritti all albo, Giuristi, Laureati in Giurisprudenza, avvocati stabiliti, Avvocati, Economisti, Geometri iscritti all albo, Sociologi, Psicologi, Esperti nella comunicazione e tutti coloro che hanno una Laurea almeno Triennale e/o che siano iscritti ad un albo. Tutti si domanderanno: perché con tutti gli organismi che ci sono dovrei scegliere OMCI? Il Motivo è semplicissimo, provate una volta e Vedrete la differenza, se così non è, potete sempre tornare ad un altro organismo. Ma il motivo per cui Vi chiediamo di provare omci è Semplicissimo, è anche il motivo che ha portato a nascere OMCI pezzo per pezzo con una Motivazione Fortissima. Cos’è la Mediazione molto sinteticamente per OMCI? In un mondo sempre più egoista, senza più Valori veri, con il Lavoro che Manca sempre di più,  Tornare a Perdonarsi a Vicenda, Portare Verità ed eliminare discordia in famiglia, ridare la Speranza QUESTA è MEDIAZIONE, ed è per questo che è importantissimo, l’Empatos: cioè azzerare le proprie conoscenze per comprendere totalmente gli altri, l’ascolto vero che è totalmente differente dal Sentire, la comunicazione che è la Parte Fondamentale per condurre una Mediazione, parlare facendosi capire, QUESTA è MEDIAZIONE. Questa è la Sintesi della Mediazione, uno strumento, per superare Liti, un vero e proprio Strumento di PACE per tutti!
IL BUON MEDIATORE CON UN PO’ DI PRATICA, DEVE AVERE QUESTI REQUISITI, UMILTA’, RISPETTO, SAPER ASCOLTARE, PAZIENZA E TANTA MOTIVAZIONE (La Benzina Principale), Movimento, dinamicità per cercare Mediazioni, SE TI CI RIVEDI IN QUELLO SOPRA SCRITTO DIVERRAI UN BRAVISSIMO MEDIATORE, Il Mediatore oggi è uno Vero Professionista, e saper Mediare dà anche una grande soddisfazione,
In mediazione un qualsiasi rapporto tra e con le parti si deve basare sulla fiducia; in caso contrario, le parti non verrebbero coinvolte, non collaborerebbero e non si impegnerebbero a firmare un accordo commerciale, professionale o personale, che per alcuni potrebbe essere il più importante e il più significativo della propria vita.
L’Organismo si avvale, per le proprie mediazioni, di un gruppo di professionisti con competenze specifiche per ogni ramo del conflitto, uniti dall' intento di promuovere e di gestire strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Per questo motivo sono capaci di offrire soluzioni celeri e agevoli alle parti in lite riuscendo così ad evitare, quando possibile, il ricorso alle normali vie giudiziarie. Il Mediatore ha anche dei Doveri, di accettare il Regolamento che non è nulla di più che un Ricalco della Legge, a tutti gli effetti Leggi di secondo grado. Altra caratteristica per chi è Mediatore e che è iscritto all’albo del ministero della Giustizia e Visibile a Tutti. Il Mediatore è sempre aggiornato in quanto ogni biennio deve eseguire un corso di Aggiornamento di 18 ore e 20 Tirocini assistiti Permanenti, ma anche qui il costo è molto inferiore e per chi è iscritto ad altri albi lo sa bene.
Cordialità, simpatia, ironia, empatia, umiltà sono gli elementi principali per mettere le fondamenta per quel rapporto che da lì a breve dovrà diventare fiducia.
La fiducia la si guadagna, non è mai un diritto. Per guadagnarsi la fiducia occorre dimostrare correttezza e, sopratutto onestà. Per questo siamo sempre alla Ricerca di nuovi Mediatori, Motivati; se ti Rivedi non esitare a contattarci su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ;

Notizie Ansa, Regione Piemonte:

Oggi in Consiglio regionale abbiamo dichiarato lo stato di emergenza occupazionale in Piemonte. Ringrazio tutti i consiglieri per aver accolto la mia proposta di votare un documento condiviso che avrà delle ricadute concrete, dandoci la possibilità di rivendicare dal Governo non solo il rifinanziamento della cassaintegrazione e degli ammortizzatori sociali, ma anche certezze sugli investimenti promessi personalmente al nostro territorio dal premier Conte. Abbiamo bisogno di sapere quanto andrà al Piemonte dei 150 milioni di euro previsti per tutta Italia dal governo per le crisi industriali e quanto verrà stanziato per gli specifici accordi di programma che riguardano la Città dell’aerospazio e il Manufacturing and Competence Center, dal momento che di questo in Finanziaria non c’è traccia. La solidarietà non basta, ora alle promesse del Governo devono seguire fatti concreti.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Gennaio 10 2020
  
30
Dicembre
2019

Banca, nulla la clausola che autorizza trattamento di dati eccedenti;

(Ordinanza n. 26778/2019 del 21/10/2019).

La normativa 'privacy' insiste a pieno titolo anche nei rapporti tra correntisti e istituti di credito senonché, malgrado siano passati più di venti anni dalla sua introduzione nel nostro ordinamento giuridico, si ripropongono di quando in quando, da parte dei secondi, prassi decisamente sorprendenti. Uno dei principi fondamentali della detta normativa - che ha attraversato indenne il passaggio dal vecchio al nuovo regime, quest'ultimo introdotto dal Regolamento UE 2016/679 e dalle disposizioni interne di adeguamento - è senz'altro quello di minimizzazione dei dati e campeggia in questa decisione della Suprema Corte (ordinanza n. 26778/2019 del 21/10/2019). Al fine del corretto inquadramento della vicenda non è forse superfluo rammentare che i dati sensibili rappresentano da sempre un sottoinsieme di dati personali. Si faccia per l'oggi riferimento all'art. 22, comma 2, D.Lgs. 101/2018, che rinvia all'art. 9 del Regolamento UE 2016/679: sono dati sensibili le informazioni idonee e rivelare l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l'appartenenza sindacale, nonché i dati genetici, i dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, i dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale delle persone fisiche. La controversia pervenuta dinanzi alla S.C. era invece nata nella vigenza della pregressa definizione di cui all'art. 4, comma 1, lett. d) del D. Lgs. 196/2003 - che differiva da quella attuale, in particolare, per la circostanza di non includere i dati genetici e biometrici – e di non poche disposizioni del Codice che sarebbero state abrogate nel corso del 2018. Con la sentenza depositata il 18 ottobre 2014 la Corte d'Appello di Genova confermava la pronuncia con cui il Tribunale di Chiavari aveva rigettato tutte le domande proposte dal cliente Sempronio, finalizzate a far accertare in capo all'istituto di credito la responsabilità contrattuale e/o extra contrattuale e/o violazione di legge, con conseguente condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, per aver bloccato a partire dal marzo 2008 l'operatività del conto corrente bancario e del deposito titoli intestati allo stesso, non avendo il cliente autorizzato l'istituto di credito al trattamento dei propri dati sensibili. La Corte d'Appello di Genova condivideva l'impostazione giuridica prescelta dal Tribunale ligure, stando alla quale l'istituto di credito aveva legittimamente ritenuto necessario, per una completa e migliore gestione dei rapporti con la clientela, poter acquisire anche i dati sensibili. Il titolare aveva espressamente comunicato a Sempronio - attraverso l'informativa ex art. 13, al momento della sottoscrizione del contratto - che in caso di mancata autorizzazione al trattamento dei dati sensibili non avrebbe potuto procedere alle operazioni richieste dal correntista. E Sempronio aveva liberamente accettato tali condizioni contrattuali. Sinteticamente i (primi) tre motivi con cui Sempronio ha investito della controversia la S.C. sono riassumibili nei seguenti termini: l'autonomia contrattuale della banca non può essere esercitata senza limiti, tra i quali figura(va) anche quello sancito dall'art. 23 del Codice in materia di protezione dei dati personali (oggi abrogato, appunto) per il quale il consenso al trattamento dei dati personali è validamente prestato solo se espresso liberamente. Nella fattispecie, infatti, la banca aveva prospettato, per l'ipotesi di mancata prestazione del consenso, il blocco del conto corrente e del deposito titoli. In più, questa pretesa non poggiava su alcuna reale esigenza del titolare, mentre le linee guida in tema di trattamento di dati personali della clientela in ambito bancario emanate dal Garante della Privacy ribadivano/ribadiscono i principi di pertinenza e di non eccedenza espressi dal D.Lgs. 196/2003, art. 11, comma 1, lett. d) (oggi contenuti nell'art. 5.1, lett. c), del Regolamento UE 2016/679). La S.C., esamina congiuntamente (data la loro obiettiva connessione) e ritiene fondati i primi tre motivi del ricorso. Smentendo i giudici di merito, essa reputa che “la clausola con cui la banca ha subordinato l'esecuzione delle proprie operazioni al rilascio del consenso al trattamento dei dati sensibili contrasta (...) con i principi informatori della legge sulla privacy, la quale ha natura di norma imperativa, contenendo tale normativa precetti che non possono essere derogati dall'autonomia privata in quanto posti a tutela di interessi generali, di valori morali e sociali pregnanti nel nostro ordinamento, finalizzati al rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, quali la dignità, la riservatezza, l'identità personale, la protezione dei dati personali”. Tra questi principi è quello di minimizzazione nell'uso dei dati personali, che impone l'utilizzo ovvero il trattamento dei soli dati pertinenti e limitati a quanto necessario per il perseguimento delle finalità per cui sono raccolti e trattati. Osserva la S.C. che “tale principio è ben espresso dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 3, recante il titolo "principio di necessità nel trattamento dei dati", dall'art. 11, lett. d) legge cit., che richiede la pertinenza, la completezza e non eccedenza dei dati rispetto alle finalità per cui sono raccolti e trattati ed è stato recentemente riaffermato con l'entrata in vigore dell'art. 5, lett. c) del regolamento europeo sulla protezione dei dati personali 2016/679”. Detto principio deve essere, a maggior ragione rispettato quando il trattamento riguardi i dati sensibili. Nella fattispecie, l'istituto di credito ha giustificato l'obbligatorietà del consenso (...!) del cliente al trattamento dei dati sensibili con la propria 'policy' aziendale, “ai fini di una imprecisata completa e migliore gestione dei rapporti con la clientela, precisando, anche secondo la ricostruzione dei giudici di merito, di ritenere necessario acquisire i dati sensibili, non nel senso "che la banca necessiti di avere a disposizione i dati c.d. sensibili per poter operare, ma nel senso che potendo tali dati venire a conoscenza dell'istituto di Credito, in via di cautela la banca vuole ottenere il consenso al loro trattamento". Si tratta di una giustificazione che non giustifica alcunché. E' all'opposto evidente l'anomalia di uno scopo cautelativo (dettato cioè per l'ipotetica, remota possibilità di un trattamento da parte della banca di determinate tipologie di dati) che dovrebbe sostenere la pretesa dell'autorizzazione da parte del cliente al trattamento di dati personali del tutto superflui per l'operatività del conto corrente e del deposito titoli. Dati non pertinenti ed eccedenti la finalità del trattamento avviato. La clausola con cui la banca ha subordinato le operazioni richieste dal cliente al consenso al trattamento dei dati sensibili è dunque affetta da nullità in quanto contraria a norme imperative, ex art. 1418 c.c.. E la condotta successiva con cui l'istituto di credito ha provveduto al blocco del conto corrente e del deposito titoli, proprio perché basata su una clausola nulla, espone lo stesso a responsabilità per inadempimento contrattuale. Accolti i primi tre motivi ed assorbiti i restanti, la S.C. cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d'Appello di Genova, in diversa composizione, per un nuovo esame e affinché sia provveduto sulle spese del giudizio di legittimità.

PS: Ricordiamo che OMCI cerca sempre mediatori e sedi da registrare in tutta Italia (su questo ci stiamo già Lavorando): La Mediazione civile e  commerciale sarà più utilizzata per dirimere le controversie Civili e Commerciali, per questo cerchiamo Professiionisti con buoni attitudini a Ricercare Mediazioni e figure quali Avvocati, Giuristi, Economisti, Geometri, Comunicatori efficaci, Sociologi, Psicologi, ma anche tutte le altre Figure importantissime per dirimere le controversie in modo tale da "Aiutare Le Persone" in primis ad uscire dalle controversie senza andare in  Tribunale (per questo è richiesta tanta Motivazione Personale, Attidudine a autogestirsi e Gestire le Varie sedi, Mediatori qualificati e preparati che Mettano a disposizione un pò del Loro tempo retribuito ovviamente, per una causa importante quale è la Mediazione), snellire la Giustizia Civile Aiutando i Cittadini,  i Giudici a disintasare i Tribunali in tutte le Materie ove è prevista la Mediazione. Per questo a breve inizieremo a selezionare Mediatori in grado di saper gestire sedi secondarie Registrate al R.O.M. del Ministero della Giustizia. Stiamo anche valutando di stipulare protocolli di intesa con altri organismi per ampliare le nostre sedi.

 

 

 

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Giovedì, Gennaio 02 2020
  
28
Dicembre
2019

Cortile condominiale, la questione dell’uso esclusivo rimessa alle Sezioni Unite;

Il contrasto giurisprudenziale sulla configurabilità di un diritto d'uso esclusivo su beni comuni (Cassazione civile, ordinanza intelocutoria 02/12/2019, n. 31240/2019)

Attribuire l’uso esclusivo della cosa comune ad uno solo dei condividenti, lasciando agli altri utilità minori o addirittura nulle, darebbe luogo ad una “conformazione” negoziale della comproprietà, che potrebbe postulare un controllo circa l’esistenza, sotto il profilo causale, di un interesse meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 secondo comma c.c., in attuazione degli artt. 41, secondo comma e 42 Cost.. Con l’ordinanza interlocutoria n. 31420/2019 la Suprema Corte di Cassazione, sez. II civile, esamina la complessa questione, già decisa in maniera difforme dalle sezioni semplici, relativa all’apposizione, alla natura e ai limiti di un diritto d’uso esclusivo su beni comuni. Muovendo dall’analisi del dato giurisprudenziale la Corte prospetta vantaggi e criticità di un diritto frutto dell’autonomia negoziale, del tutto distinto e autonomo rispetto al diritto d’uso di cui all’art. 1021 c.c., in attesa della pronuncia risolutiva sul punto da parte delle Sezioni Unite. I fatti: I proprietari di due unità immobiliari in condominio convenivano in giudizio altri due condomini, proprietari dell’appartamento al primo piano e di un negozio posto al piano terra. Gli attori denunciavano l’illegittima realizzazione, da parte dei convenuti, di una cantina nel cortile comune e l’occupazione abusiva di una porzione di suolo condominiale con due pensiline, poi tamponate con pannelli. Lamentavano anche l’esistenza, all’interno del cortile comune, di un piccolo locale ad uso bagno, costruito (a loro dire abusivamente) dalle precedenti proprietarie dell’appartamento, poi venduto ai convenuti. Chiedevano quindi la rimozione di tutti i manufatti abusivi e il risarcimento dei danni. I condomini convenuti opponevano la piena legittimità delle tettoie costruite, riferendo che sia il titolo intercorso con le danti causa, sia l’atto costitutivo del condominio prevedevano l’uso esclusivo della corte antistante il negozio. In ogni caso sostenevano di aver ormai acquisito il diritto d’uso per usucapione. Quanto ai manufatti eretti dalle precedenti proprietarie ne affermavano la natura comune, concludendo per il rigetto delle domande inerenti le tettoie, previo accertamento del relativo diritto sull’area, e per l’affermazione della comproprietà delle altre opere. Il Tribunale di Rimini rigettava la domanda attorea, rilevando l’acquisto del diritto d’uso esclusivo dell’area antistante il negozio da parte dei convenuti in forza dell’atto intercorso con le danti causa. Escludeva inoltre che la costruzione delle verande integrasse un’ipotesi di utilizzo illegittimo del bene, anche ai sensi dell’art. 1102 c.c.. Il gravame proposto in via principale dagli attori veniva respinto dalla Corte d’Appello di Bologna che accoglieva invece quello incidentale dei convenuti, dubitando della natura condominiale della corte antistante l’edificio e prospettandone piuttosto la natura di pertinenza. I Giudici rilevavano che sia l’atto di divisione, costitutivo del condominio, sia quello con cui i convenuti avevano acquistato la proprietà del negozio contemplavano l’“uso esclusivo della corte” da parte dei proprietari. Un uso esclusivo, quello menzionato nei contratti, che secondo i Giudici di merito “non avrebbe a che fare con il diritto d’uso ex art. 1021 c.c., ma costituirebbe comunque un "uso delle parti condominiali ex artt. 1102 e 1122 c.c.", ben potendosi contemplare "particolari diritti di utilizzazione" esclusivi dei beni comuni”. Con la conseguenza di ritenere legittimo l’utilizzo esclusivo della corte, anche se avente natura condominiale e anche se preclusivo di analoga possibilità di godimento da parte degli altri comproprietari, perché voluto in origine da tutti i condomini. Di qui il rigetto della domanda attorea inerente l’abusiva occupazione della porzione del suolo (asseritamente comune) da parte dei convenuti. Il diritto d’uso esclusivo sui beni comuni: All’esito del ricorso proposto dai condomini soccombenti, la Corte di Cassazione è chiamata a valutare se possa costituirsi un diritto d’uso esclusivo su beni comuni, ed eventualmente quali siano natura e limiti di tale diritto. Nella specie si ha riguardo ad un cortile che come tale potrebbe dirsi oggetto di comunione pro indiviso in forza della presunzione legale di cui all’art. 1117 c.c., relativa alle parti dell’edificio che per ubicazione e struttura sono destinate all’uso comune o a soddisfare esigenze generali e fondamentali. Peraltro la giurisprudenza reputa sufficiente a tal fine che il bene comune abbia l’attitudine funzionale al servizio o al godimento collettivo e cioè che sia collegato, strumentalmente, materialmente o funzionalmente con le unità immobiliari di proprietà esclusiva fin dalla costituzione del condominio. Ciononostante la Corte d’Appello ha dubitato della natura condominiale dell’area cortilizia, ritenendo che l’uso esclusivo della corte antistante i negozi, proprio perché riconosciuto nell’atto di divisione del fabbricato e poi ceduto agli originari convenuti con l’atto di compravendita, non sarebbe assimilabile al diritto d’uso ex art. 1021 c.c., trattandosi piuttosto di un diverso titolo di uso delle parti condominiali. Un uso esclusivo della porzione di corte comune da parte dei convenuti che, in ragione di quanto detto, costituirebbe quindi un vincolo reale sul bene la cui efficacia e conoscibilità sono state affidate al richiamo nelle provenienze. La giurisprudenza sul punto diritto d’uso ex art. 1021 c.c. e uso esclusivo sulle parti comuni: La Corte rammenta come già un proprio precedente (Cass., Sez. 2, sent. n. 24301 del 16/10/2017) avesse escluso la riconducibilità al diritto d’uso ex art. 1021 c.c. di un vincolo reale di “uso esclusivo” su parti comuni dell’edificio, riconosciuto in favore di un’unità immobiliare di proprietà individuale al momento di costituzione di un condominio. Un vincolo tale, specifica la Corte, da incidere sulla disciplina del godimento della cosa comune, nel senso di precluderne l’uso collettivo e attribuire solo ad alcuni dei condomini la facoltà di servirsi integralmente della cosa, traendone tutte le utilità compatibili con la sua destinazione economica. Muovendo dalle nozioni di “uso individuale” e di “uso esclusivo”, contenute rispettivamente agli artt. 1122 e 1126 c.c., la pronuncia ha ritenuto che simili previsioni pattizie, pur non precludendo totalmente la fruizione del bene da parte degli altri condomini, costituiscano vere e proprie deroghe all’art. 1102 c.c.. Secondo questa ricostruzione l’uso esclusivo si trasmetterebbe anche ai successivi aventi causa dell’unità cui accede, al pari dei tradizionali poteri del proprietario sulle parti comuni: sarebbe quindi tendenzialmente perpetuo e trasferibile, senza scontare i limiti (di durata, trasferibilità ed estinzione) del diritto d’uso ex art. 1021 c.c. al quale non è appunto riconducibile. Neppure vi sarebbe contrasto con il numero chiuso dei diritti reali, poiché l’uso esclusivo condominiale sarebbe altro e più precisamente una manifestazione del diritto del condomino sulle parti comuni. Criticità: La ricostruzione prospettata appaga indubbiamente l’esigenza, avvertita soprattutto dalla pratica notarile, di conferire al diritto d’uso esclusivo di parti condominiali il rango di diritto perpetuo e trasmissibile, a contenuto non strettamente personale, collegando la facoltà di usare il bene non ad un soggetto ma direttamente a una porzione in proprietà individuale, senza limiti temporali. Si pongono tuttavia altri problemi di non poco conto, legati principalmente alla qualificazione di tale diritto: evitare di assimilarlo ai diritti reali di godimento su cosa altrui non risolve infatti il problema della trascrivibilità, e quindi dell’opponibilità, dell’uso esclusivo sulla cosa comune. D’altronde non sembra possibile annoverarlo tra le servitù prediali: sia perché ciascun condomino è libero di servirsi della cosa comune, anche per fini esclusivamente propri (quindi il condomino utilizzasse il cortile condominiale lo farebbe in quanto tale e non avvalendosi di una servitù), sia perché il contenuto della servitù non può consistere in un godimento generico e addirittura esclusivo del fondo servente, nè in una generale esclusione di ingerenze altrui. Anche la qualificazione come obbligazione propter rem non convince, ostandovi la tipicità delle obbligazioni reali e le tassative formalità pubblicitarie, previste a fini di opponibilità, dall’art. 2645 c.c.. Più in generale la questione ripropone il ben noto problema inerente l’utilizzabilità delle obbligazioni come espressioni di autonomia privata, volte a regolare le modalità di esercizio dei diritti reali. Tesi peraltro osteggiata da quanti ritengono che la libertà negoziale possa conformare unicamente i rapporti di debito e non anche le situazioni reali, che costituiscono appunto un numero chiuso in risposta ad esigenze di ordine pubblico. Attribuire l’uso esclusivo della cosa comune ad uno solo dei condividenti, lasciando agli altri utilità minori o addirittura nulle, darebbe luogo, osserva la Corte, ad una “conformazione” negoziale della comproprietà, tale da postulare un controllo circa l’esistenza, sotto il profilo causale, di un interesse meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 secondo comma c.c., in attuazione degli artt. 41, secondo comma e 42 Cost.. Conclusioni: In ragione delle difformità di pronunce rese dalle sezioni semplici e della particolare importanza della questione, anche alla luce della diffusa pratica negoziale implicata, la Corte ha ritenuto opportuno rimettere gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

PS: Ricordiamo che OMCI cerca sempre mediatori e sedi da registrare in tutta Italia: La Mediazione civile e  commerciale sarà più utilizzata per dirimere le controversie Civili e Commerciali, per questo noi cerchiamo Avvocati, Giuristi, Economisti, Geometri, Comunicatori efficaci, Sociologi, Psicologi, ma anche tutte le altre Figure importantissime per dirimere le controversie in modo tale da Aiutare Le Persone in primis (per questo è richiesta in primis tanta Motivazione Personale, Attidudine a autogestirsi e Gestire le Varie sedi, persone che Mettano a disposizione un pò del Loro tempo retribuito ovviamente, per una causa importante quale è la Mediazione), snellire la Giustizia Civile Aiutando i Giudici a disintasare i Tribunali in tutte le Materie ove è prevista la Mediazione.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Domenica, Dicembre 29 2019
  
20
Dicembre
2019

La Mediazione Obbligatoria Nel Processo Civile agg. al 20/12/2019;

La mediazione stragiudiziale intrattiene rapporti col processo civile che possono creare condizioni favorevoli, come dimostrato dalla giurisprudenza degli ultimi anni. Il nuovo D.Lgs. 28/2010 impone di tentare la mediazione civile (c.d. mediazione obbligatoria) quale condizione di procedibilità, prima di cominciare un giudizio in una delle materie di cui all'art. 5, c. 1 bis.

Materie oggetto di mediazione obbligatoria
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1)

  • Diritti reali: proprietà, usufrutto, enfiteusi, superficie, uso, abitazione, servitù, pegno e ipoteca.
  • Condominio: violazione o applicazione errata delle disposizioni di cui agli artt. 1117-1139 del c.c. e artt. 61-72 disp. att. del c.c.
    L'art. 71quater delle disp. att. del c.c. precisa che l'assemblea delibera in merito alla partecipazione dell'amministratore all'incontro di mediazione e in merito agli accordi conciliativi con la maggioranza di cui all'art. 1136 del c.c., cioè con un quorum che rappresenti la maggioranza degli intervenuti in assemblea e almeno la metà del valore dell'edificio, fermo il quorum costitutivo formato, in prima convocazione, dalla maggioranza dei partecipanti al condominio e i 2/3 del valore dell'edificio; in seconda convocazione, da 1/3 dei partecipanti al condominio e almeno 1/3 del valore dell'edificio.
    L'art. 71quater prevede anche un rinvio “d'ufficio” del primo incontro di mediazione, su istanza del Condominio, «se i termini di comparizione... non consentono di assumere la delibera» assembleare.
  • Locazione: le liti che riguardano i rapporti locatizi implicano molto più che il canone di locazione e la manutenzione degli immobili, ma riguardano la prospettiva esistenziale delle parti.
  • Comodato: il rapporto fiduciario che fonda il comodato può innescare liti che la mediazione compone proprio aiutando le parti ad elaborare le emozioni e i significati che le parti attribuiscono alla loro relazione.
  • Patti di famiglia: trasferimenti dell'impresa familiare di cui agli artt. 768bis-768octies del c.c..
  • Responsabilità medica e sanitaria: il personale medico coinvolto in una mediazione deve chiamare il proprio assicuratore per coordinare le decisioni conciliative, per rispettare tanto le manleve quanto le franchigie eventualmente pattuite.
  • Divisioni: artt. 713-768 del c.c. sullo scioglimento delle comunioni.
  • Successioni ereditarie: il momento della successione degli eredi nella proprietà dei beni del de cuius può rivelarsi drammatico e traumatico per qualcuno, le cui reazioni al cambiamento possono entrare in conflitto con la posizione giuridica o economica dei coeredi.                                                                                                                                                 Affitto di aziende: la fiducia tra l'affittuario e il locatore può essere messa in crisi dal valore degli affari gestiti dall'impresa, e un mediatore consapevole può facilitare l'esecuzione dei contratti, la loro trasformazione o la loro risoluzione, minimizzando i costi o massimizzando i risultati. La giurisprudenza — tra cui la Cassazione — ritiene che le parti debbano esperire il tentativo di mediazione come condizione di procedibilità per l'opposizione a decreto ingiuntivo nelle materie “obbligatorie” di cui all'art. 5.

Una corrente di pensiero ritiene revocabile il decreto ingiuntivo, mentre l'altra ritiene improcedibile l'opposizione, a seconda della parte processuale che abbia disertato il primo incontro o che abbia rifiutato di avviare la fase negoziale della mediazione.

Procedimenti esenti dalla mediazione obbligatoria
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 4)

  • Ingiunzione e opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.
  • Convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito (C.p.c. art. 667).
  • Consulenza tecnica preventiva (C.p.c. art. 696 bis).
  • Procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti (C.p.c. art. 703, c. 3).
  • Procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all'esecuzione forzata.
  • Procedimenti in camera di consiglio.
  • Azione civile esercitata nel processo penale.

Lo svolgimento della mediazione non preclude la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, né la trascrizione della domanda giudiziale.

Eccezione dell'improcedibilità della domanda giudiziale
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis)

L'improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. La giurisprudenza recente considera esperito il tentativo di mediazione obbligatoria - e quindi consente di procedere col giudizio - solo se le parti tentano effettivamente di negoziare un accordo in mediazione. Molte sentenze e ordinanze dichiarano improcedibile il giudizio, se le parti si limitano a dichiarare durante il primo incontro di mediazione di non voler aprire la fase negoziale o se disertano la riunione, facendosi rappresentare dagli avvocati. (In vari casi ove la Mediazione procedeva bene, ha rinviato le Parti in Mediazione per concludere la Mediazione, Demandandola).

Termini per l'udienza e per presentare la domanda di mediazione
(D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis)

Il giudice, quando la mediazione non è stata esperita, fissa l'udienza successiva dopo 3 mesi e assegna alle parti il termine di 15 giorni (ordinatorio anziché perentorio) per presentare la domanda di mediazione a un organismo iscritto nel registro del Ministero della Giustizia.

La normativa sulla mediazione non precisa le modalità con cui le parti possono farsi sostituire in mediazione. Si seguono quindi i principi generali sulla rappresentanza.

La parte può delegare altri a sostituirla con procura speciale autenticata da un pubblico ufficiale, conferendo i poteri che consentano al delegato di sottoscrivere gli atti, compresa la conciliazione.

La delega formata per scrittura privata, autenticata dall'Avvocato e con acclusa copia del documento d'identità del delegante, deve essere accettata (anche per comportamento concludente) dalle altre parti aderenti alla procedura, che potrebbero rifiutare di sottoscrivere accordi in difetto di certezza della procura stessa.

La giurisprudenza recente considera necessaria la partecipazione personale delle parti alla mediazione. L'assenza alla mediazione, comunque, può essere giustificata al giudice producendo un certificato medico o altre motivazioni che possano convincerlo. Il mediatore non ha alcun potere di valutare le giustificazioni addotte dalle parti per la loro assenza.

Il giudice può disporre il procedimento di mediazione (c.d. mediazione delegata o mediazione demandata), prima dell'udienza di precisazione delle conclusioni o della discussione, anche in sede di appello.
L'esperimento del procedimento di mediazione, in tal caso, è condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria, anche se la materia non rientrasse originariamente tra quelle di cui al D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis.

Il Giudice Dr. Cons. Massimo Moriconi del Tribunale di Roma spiega che le parti invitate dal giudice a negoziare devono svolgere il tentativo di mediazione e che dichiarare di “ritenere di avere ragione” non costituisce una giustificazione per disertare l'incontro di mediazione.
La mediazione disposta dal Giudice deve tradursi in un negoziato effettivo perché le formalità informative (riservate solitamente al primo incontro) sarebbero già svolte dal giudice e dagli avvocati.

La mediazione interrompe i termini di prescrizione e impedisce la decadenza (per una sola volta) dal momento in cui le parti ricevono l'invito ad aderire alla procedura.
I termini di decadenza ricominciano a decorrere (da zero) dalla data di conclusione del procedimento di mediazione. Il comma 6 (art. 5 del D.Lgs. 28/2010), che disciplina la sospensione dei termini, sembrerebbe riguardare qualsiasi azione, ma alcuni interpreti sostengono che debba applicarsi solo alle materie (obbligatorie) di cui all'art. 5 (di cui, appunto, il c. 6 fa parte). Le parti fanno durare la mediazione per tutto il tempo che desiderano perché hanno la libertà di negoziare informalmente e secondo le loro esigenze particolari.

La parte interessata però può incardinare il giudizio relativo alla lite trattata, se la negoziazione dura più di 3 mesi dal deposito della domanda di mediazione. Il giudice può desumere argomenti di prova dalla mancata partecipazione delle parti alla mediazione.

Le parti possono giustificare la propria assenza al giudice, il quale solo ha la facoltà di valutare tali motivazioni.

Il giudice deve condannare la parte che diserta la mediazione obbligatoria (D.Lgs. 28/2010 art. 5, c. 1 bis) senza giustificato motivo (da sottoporre al giudice stesso), condannandola a versare all'entrata del bilancio dello Stato una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

L'Amministrazione Pubblica che diserti la mediazione si espone a danno erariale perché il giudice deve condannarla al versamento di un importo pari al contributo unificato. Il giudice che omette di condannare la parte assente in mediazione, del resto, espone l'Amministrazione Pubblica al danno erariale perché le impedisce di incassare quell'importo sanzionatorio stabilito dalla legge. Le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l'insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sul contenuto delle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio.

Il mediatore non può essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel procedimento di mediazione, né davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità.

I mediatori parlano di questi principi come riservatezza esterna: tutto ciò che le parti dicono o fanno durante le trattative è segreto e deve rimanere segreto (eccetto gli atti conciliativi soggetti a trascrizione). Il verbale di mediazione perciò menziona solo la presenza delle parti e dei loro assistenti e l'esito dell'incontro (rinvio, rinuncia, mancata adesione, esito negativo, conciliazione). Il mediatore può proporre una soluzione in forma scritta, di proprio impulso.

Il mediatore deve formulare una proposta quando le parti la richiedano congiuntamente.

Le parti hanno 7 giorni di tempo per accettare o rifiutare la proposta. In mancanza di risposta nel termine di 7 giorni, la proposta si considera rifiutata.

I regolamenti di mediazione prevedono che il mediatore possa fare una proposta conciliativa di propria iniziativa anche in assenza delle parti aderenti. Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta del mediatore, il giudice deve escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente, relative allo stesso periodo, nonché al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di un'ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde parzialmente al contenuto della proposta, il giudice può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l'indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all'esperto. Il giudice deve indicare nella motivazione le ragioni del provvedimento sulle spese.

Art. 17, comma 2-3, D.Lgs. 28/10 s.m.i.: Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall'imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Il verbale di accordo è esente dall'imposta di registro entro il limite di valore di 50.000 euro, altrimenti l'imposta è dovuta per la parte eccedente.

Art. 20, comma 1, D.Lgs. 28/10 s.m.i.: Alle parti che corrispondono l'indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d'imposta commisurato all'indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento, determinato secondo quanto disposto dai commi 2 e 3. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d'imposta è ridotto della metà.

PS: Si ricorda infine che tutti coloro iscritti ad un albo, avranno diritto a crediti formativi su tutti i corsi, in  quanto siamo un ente Formativo abilitato dal Ministero della Giustizia;

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Martedì, Dicembre 24 2019
  
18
Dicembre
2019

Il Vero, Mediatore “professionista” (Unica Professione che non potrà mai essere Sostituita da Algoritmi, Robot od Altro), sa cavarsela sempre in una Mediazione e le Parti saranno sempre soddisfatte;

OMCI RICERCA URGENTEMENTE NUOVI MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO: In Sardegna (SS), Lombardia (Busto Arsizio), Piemonte (Torino, Cuneo, Asti) e in altri luoghi ove dovremo però Registrare una sede al R.O.M. del Ministero della Giustizia; (Sulla sezione sedi Registrate al ROM, contattare i Vari responsabili Regionali). Se vuoi diventare anche tu mediatore omci, basta scrivere all'indirizzo e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , si Richiede oltre ai requisiti Legislativi, Forte Motivazione, Capacità di Lavorare in Gruppo, ed il Pieno Rispetto della Normativa. Possibilmente Avvocati iscritti all albo, Notai, Giuristi, Laureati in Giurisprudenza, avvocati stabiliti, Avvocati, Economisti, Geometri iscritti all albo, Sociologi, Psicologi, Esperti nella comunicazione e tutti coloro che hanno una Laurea almeno Triennale e/o che siano iscritti ad un albo. Tutti si domanderanno: perché con tutti gli organismi che ci sono dovrei scegliere OMCI? Il Motivo è semplicissimo, provate una volta e Vedrete la differenza, se così non è, potete sempre tornare ad un altro organismo. Ma il motivo per cui Vi chiediamo di provare omci è Semplicissimo, è anche il motivo che ha portato a nascere OMCI pezzo per pezzo con una Motivazione Fortissima. Cos’è la Mediazione molto sinteticamente per OMCI? Partendo da una citazione di San Francesco perché è da quella citazione che è stato fondato l’organismo OMCI: Perdonarsi a Vicenda, Portare Verità ed eliminare discordia in famiglia, ridare la Speranza QUESTA è MEDIAZIONE, ed è per questo che è importantissimo, l’Empatos: cioè azzerare le proprie conoscenze per comprendere totalmente gli altri, l’ascolto vero che è totalmente differente dal Sentire, la comunicazione che è la Parte Fondamentale per condurre una Mediazione, parlare facendosi capire, RIPETO ANCORA: QUESTA è MEDIAZIONE. Questa è la Sintesi della Mediazione, uno strumento, per superare Liti, un vero e proprio Strumento di PACE per tutti!
IL BUON MEDIATORE CON UN PO’ DI PRATICA, DEVE AVERE QUESTI REQUISITI, UMILTA’, RISPETTO, SAPER ASCOLTARE, PAZIENZA E TANTA MOTIVAZIONE (La Benzina Principale), Movimento, dinamicità per cercare Mediazioni, SE TI CI RIVEDI IN QUELLO SOPRA SCRITTO DIVERRAI UN BRAVISSIMO MEDIATORE, Il Mediatore oggi è uno Vero Professionista, e saper Mediare dà anche una grande soddisfazione,
In mediazione un qualsiasi rapporto tra e con le parti si deve basare sulla fiducia; in caso contrario, le parti non verrebbero coinvolte, non collaborerebbero e non si impegnerebbero a firmare un accordo commerciale, professionale o personale, che per alcuni potrebbe essere il più importante e il più significativo della propria vita.
L’Organismo si avvale, per le proprie mediazioni, di un gruppo di professionisti con competenze specifiche per ogni ramo del conflitto, uniti dall' intento di promuovere e di gestire strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Per questo motivo sono capaci di offrire soluzioni celeri e agevoli alle parti in lite riuscendo così ad evitare, quando possibile, il ricorso alle normali vie giudiziarie. Il Mediatore ha anche dei Doveri, di accettare e fare ciò che dice il Regolamento che non è nulla di più che un Ricalco della Legge, a tutti gli effetti Leggi di secondo grado. Altra caratteristica per chi è Mediatore e che è iscritto all’albo del ministero della Giustizia e Visibile a Tutti. Il Mediatore è sempre aggiornato in quanto ogni biennio deve eseguire un corso di Aggiornamento di 18 ore e 20 Tirocini assistiti Permanenti, ma anche qui il costo è molto inferiore e per chi è iscritto ad altri albi lo sa bene.
Cordialità, simpatia, ironia, empatia, umiltà sono gli elementi principali per mettere le fondamenta per quel rapporto che da lì a breve dovrà diventare fiducia.
La fiducia la si guadagna, non è mai un diritto. Per guadagnarsi la fiducia occorre dimostrare correttezza e, sopratutto onestà. Per questo siamo sempre alla Ricerca di nuovi Mediatori, Motivati; se ti Rivedi non esitare a contattarci su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; IMPORTANTE: Si ricorda in ultimo che tutti i mediatori, possono far mettere ai propri Clienti la Clausola Contrattuale o Comprommissoria sui propri contratti, Fatture, Cataloghi onde evitare di finire in Tribunale per Tutte Le Materie Concernenti diritti disponibili su materie Civili e Commeciali che riporti questa scritta: "Per ogni reclamo o controversia civile o commerciale sarà competente l’ Organismo di mediazione civile OMCI iscritto al R.O.M. del ministero della Giustizia al N° 251", www.omci.org ;PS: Si ricorda infine che tutti coloro iscritti ad un albo, avranno diritto a crediti formativi su tutti i corsi, in  quanto siamo un ente Formativo abilitato dal Ministero della Giustizia;

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Martedì, Dicembre 24 2019
  
09
Dicembre
2019

Avvocati in mediazione senza le parti: giudizio improcedibile;

La sentenza 30 ottobre 2019 del Tribunale di Modena riguarda una controversia in materia di contratti bancari (nella specie veniva chiamato in giudizio un istituto bancario per sentir dichiarare la nullità di alcuni contratti di conto corrente, con particolare riguardo all’anatocismo trimestrale ed alle clausole prevedenti interessi usurari, con susseguente domanda di ripetizione dell’indebito e di risarcimento danni). La materia è, come noto, assoggettata alla disciplina della c.d. mediazione obbligatoria (art. 5, comma 1 bis. d.lgs. 28/2010). All’incontro svoltosi avanti al mediatore, però, si presentavano unicamente gli avvocati delle parti (i quali esprimevano parere negativo sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione); di talché il procedimento veniva chiuso con esito negativo. Ciò considerato, in giudizio veniva eccepita l’improcedibilità del giudizio per ommesso esperimento della procedura di mediazione.

La decisione del Giudice

Alla luce di quanto esposto, la pronuncia in commento afferma come emerga l’irritualità della procedura di mediazione nella specie esperita, con conseguente improcedibilità del giudizio. Richiamando l’art. 8, comma 1, d.lgs. 28/2010, in particolare, il Giudice (richiamando Trib. Pavia 18 maggio 2015 e Firenze 19 marzo 2014) afferma che, in sostanza, sono unicamente le parti, con l’assistenza dei rispettivi difensori, i naturali, oltre che indispensabili, interlocutori, del mediatore, chiamati a partecipare al primo incontro compositivo ed a quelli successivi. Con la conseguenza che in caso contrario la condizione di procedibilità del giudizio non può ritenersi attuata e soddisfatta. Per approfondimenti sul dibattito relativo alla questione della partecipazione delle parti al procedimento di mediazione ai fini del soddisfacimento della condizione di procedibilità di cui all’art. 5, comma 1 bis. d.lgs. cit., si rimanda a SPINA, Mediazione obbligatoria (voce), Altalexpedia (con particolare riferimento ai par. 6.3 e ss., dedicati ai vari orientamenti interpretativi, anche successivi a Cass. Civ. n. 8473 del 2019).

Motivazioni

La conclusione cui perviene la pronuncia in commento si basa, come anticipato, su quanto disposto dall’art. 8, comma 1, d.lgs. 28/2010. La richiamata disposizione di legge prevede, come noto, quanto segue: “al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento”. Alla luce del dato normativo di cui all’art. 8, comma 1, cit. il Giudice osserva quanto segue:

  • valorizzando il dato testuale della norma in commento, essa appare sufficientemente trasparente nell’imporre la dualità di parti ed avvocati;
  • l’obbligo imposto al mediatore di chiarire alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione ha senso nell’ottica di imporre una partecipazione attiva da parte delle stesse parti personalmente (dal momento che, per dovere professionale, l’avvocato non può certo ignorare il significato della procedura mediatizia);
  • il significato stesso dell’istituto della mediazione risulterebbe altrimenti compromesso se a tale procedura dovessero partecipare unicamente gli avvocati e non le parti.

Nel caso di specie, quindi, alla luce di tali argomentazioni, il giudizio va dichiarato improcedibile, per irrituale esperimento della procedura di mediazione.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Dicembre 13 2019
  
07
Dicembre
2019

Recesso del conduttore legittimo se immobile ha problemi di umidità;

Cassazione civile, sentenza n. 29329/2019 del 21 Giugno - 13 Novembre 2019: irrilevante che i vizi siano eliminabili o addirittura sopravvenuti;

È irrilevante che i vizi siano eliminabili o addirittura sopravvenuti e neppure che il conduttore, all'atto di stipula del contratto, abbia dichiarato che la cosa era in buono stato locativo e idonea all'uso convenuto (Cassazione n. 29329/2019). È legittimo il recesso esercitato dal conduttore in ragione dei gravi problemi di umidità che interessano l’immobile locato, tali da comprometterne la salute. I fenomeni di umidità rientrano infatti tra i vizi della cosa locata che integrano cose pericolose per la salute del conduttore o dei suoi familiari, a norma dell’art. 1580 c.c.: come tali giustificano lo scioglimento del vincolo contrattuale, anche se erano noti al conduttore e a prescindere da qualsiasi sua eventuale rinuncia. Lo ha affermato la terza sezione civile della Corte di Cassazione, sez. III civile, che con la sentenza 21 giugno - 13 novembre 2019, n. 29329 ha statuito importanti principi in materia locatizia. La Corte ha infatti chiarito la portata dell’onere probatorio gravante sul locatore che agisca in giudizio per ottenere il pagamento delle spese condominiali, chiarendo che a tal fine è sufficiente produrre i rendiconti dell’amministratore, approvati dai condomini. Ha aggiunto infine che il costo di tinteggiatura delle pareti al termine della locazione non può essere posto  a carico del conduttore, trattandosi di una spesa che per legge spetta al locatore. Diversamente, il locatore conseguirebbe un ulteriore vantaggio rispetto a quello di corresponsione del canone, che il solo corrispettivo esigibile dall’inquilino nell’ambito del rapporto locativo.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Sabato, Dicembre 07 2019
  
06
Dicembre
2019

Consulente tecnico in mediazione: una guida operativa;

Analisi di un istituto sempre più diffuso nelle controversie per danni da incidenti stradali e malasanità, dispute bancarie e finanziarie, lavori edili;

La figura del consulente tecnico ha avuto inizialmente una connotazione ancillare nell’ambito della procedura di mediazione, ma è via via cresciuta di importanza soprattutto nelle controversie relative a liquidazione di danno causato da incidente stradale o cattiva sanità, dispute bancarie e finanziarie, esecuzione di lavori edili. E, col tempo, si è posto anche il quesito su di un possibile utilizzo della perizia (ottenuta in mediazione) nel successivo eventuale giudizio, per risparmiare tempo e denaro. Fino a giungere alla disposizione di una CTU - consulenza tecnica d’ufficio nell’ambito del giudizio, non soddisfacente, ed il rinvio delle parti in mediazione delegata, con l’indicazione da parte del giudice di “paletti” entro cui gestire quest’ultima, ricorrendo eventualmente ad una CTM, consulenza tecnica in mediazione. Una “conversione ad U” fino a pochi anni prima inimmaginabile. Il tutto, tenendo conto che una delle caratteristiche cardine della mediazione è la riservatezza e che una perizia, ottenuta al di fuori del processo, non può essere considerata prova in senso tecnico. Chi ha svolto la funzione di maieutica in tutto questo percorso è stata la magistratura (cui del resto si deve la crescita della mediazione civile e commerciale in Italia negli ultimi anni,  a partire dal 2014 con un provvedimento del Tribunale di Roma, Sezione XIII, dr. Massimo Moriconi. I casi concreti, in cui ci si può imbattere in una CTM, possono essere i più vari, con considerazioni le più disparate.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Dicembre 06 2019
  
28
Novembre
2019

dal sole 24 ore del 21/10/19: Mediazione civile: "uno strumento in cui credere e investire";

Si è aperta la IV Giornata Nazionale della Mediazione Civile e Commerciale , da Salerno l'appello a Bonafede: "Investire nella giustizia sostenibile" . "I dati sulla mediazione sono incoraggianti. Dal confronto tra magistrati, avvocati, mediatori e commercialisti emerge la necessità di rafforzare l'istituto della mediazione civile e commerciale per perseguire la strada di una giustizia sostenibile e di una burocrazia più efficiente". A parlare è la dottoressa Elisa Di Martino, referente di un organismo di mediazione, che per il quarto anno consecutivo ha organizzato la Giornata Nazionale della Mediazione Civile e Commerciale, tenutasi presso il Gran Hotel Salerno alla presenza di circa 300 tra professionisti e stakeholder del settore. L'evento è stato moderato dall'avvocato Giampaolo Di Marco, tra i formatori più esperti in ambito nazionale.
"Quando le parti decidono di sedersi attorno al tavolo del dialogo, una mediazione su due va a buon fine – prosegue la dottoressa Di Martino -, questo il dato che emerge dalla nostra analisi. E' un elemento che fa riflettere e che spinge la comunità dei mediatori a chiedere al Ministero un maggiore interesse nei confronti del nostro istituto, anche nell'ottica della revisione del processo civile".
Giustizia sostenibile. Il tema di una "giustizia sostenibile", che possa snellire i tempi del processo, è emerso da più parti nel corso dell'incontro. "E' necessario dare risposte adeguate alle liti con soluzioni utili e immediate per le parti –ha detto il professor Marco Marinaro dell'Università di Firenze, tra i maggiori conoscitori dell'istituto -. In questo senso la mediazione civile e commerciale rappresenta lo strumento più adeguato per una sostenibilità della giustizia".
Anche la mediazione potrebbe essere interessata dalla nuova riforma del processo civile, su cui il governo Conte sta lavorando da alcune settimane. "Il mio auspicio è che il Ministro Bonafede possa rivedere la bozza di riforma del processo civile, presentata alcuni mesi fa, potenziando lo strumento della mediazione, l'unico in grado di agevolare il lavoro dei tribunali e dirimere in modo efficace le controversie"- queste le dichiarazioni del Giudice del Tribunale di Vasto, dott. Fabrizio Pasquale.

IL concetto du mediazione. "La mediazione non è piú una scelta, ma una responsabilità – ha affermato la professoressa Paola Lucarelli, docente presso l'Università di Firenze - Siamo responsabili del funzionamento della giustizia nei confronti di tutti i livelli professionali".
"È necessario dare anche un grande impulso alla mediazione giudiziaria (Demandata dal giudice) , per velocizzare i tempi della giustizia e migliorare la qualità della vita e dei rapporti"- ha affermato la dott.ssa Marilena Rizzo, Presidente del Tribunale di Firenze.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Giovedì, Novembre 28 2019
  
21
Novembre
2019

Immobile è gravato da ipoteca? Mediatore deve informare le parti;

SINTESI: La II Sezione Civile della Corte di Cassazione, nell'ordinanza 28 ottobre 2019, n. 27482 , esclude la provvigione al mediatore qualora non abbia informato il promissario acquirente dell’esistenza di un’ipoteca sull’immobile oggetto della trattativa.

Sussiste infatti uno specifico obbligo giuridico, in capo al mediatore, di informare le parti sulle circostanze che incidono sulla sicurezza dell’affare, che siano a sua conoscenza ovvero conoscibili utilizzando la diligenza esigibile da un professionista del settore, e sia quando il mediatore agisca in modo autonomo, sia qualora si sia attivato a seguito di incarico conferito da una delle parti.


Con la sentenza n. 3989/2016, il Tar Lazio ha annullato l’art.14 bis del D.M. 180/2010, del D.M. 139/14 e la Circolare del Ministero della Giustizia del 14 luglio 2015, ritenendo illegittime per difetto di delega le previsioni ministeriali che avevano disciplinato alcune situazioni di incompatibilità e di conflitto d’interessi dell’avvocato mediatore.
Per il tribunale amministrativo romano, la norma primaria lascia disciplinare ai regolamenti(Norma imperativa) e i codici etici degli Organismi (o codice di condotta, che non è una norma imperativa, fare sempre riferimento prima alle norme Imperative, Regolamento e Leggi), le garanzie di indipendenza e imparzialità del mediatore, negando la competenza alla decretazione ministeriale, fermo restando che per gli avvocati mediatori restano applicabili le specifiche previsioni di cui all’art.55 bis del codice deontologico. Per questo motivo, Fare sempre riferimento al regolamento e indennità OMCI, che deve comunque essere firmato per conoscenza ed ACCETTAZIONE, Attraverso L'istanza di Mediaziione insieme a tutti i contenuti all interno dello stesso,(Norme imperative, codice etico, indennità),  prima del Deposito dell'istanza stessa, onde evitare spiacevoli inconvenienti successivammente a noi non imputabili, avendo Firmato Per accettazione e conoscenza "Le parti". Si Ricorda che il procedimento di Mediazione è sottposto agli artt. 103-200 C.P.P.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Dicembre 13 2019
  

Altri articoli...

Pagina 6 di 16

Copyright © 2020 Omci - Organismo di Mediazione Italia. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.