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O.M.C.I.

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

24
Aprile
2016

24/04/2016- TRIBUNALE DI CAGLIARI;

PER ISTITUTI DI CREDITO ED ASSICURAZIONI CHE NON SI PRESENTANO ALLA MEDIAZIONE ECCO L' ORDINANZA:

Il mutuo è nullo se nel contratto non viene indicato l’Indicatore Sintetico di Costo (ISC). È quanto ha stabilito il Tribunale di Cagliari, con Ordinanza n. 5295 del 29 marzo 2016.

La decisione è giunta nell’ambito di una procedura fallimentare di una società cagliaritana operante nel settore dell’edilizia. La banca ha chiesto al Giudice di potersi insinuare nel procedimento a fronte di crediti vantati verso la società, derivanti da un contratto di mutuo fondiario stipulato tra le parti in data 28 aprile 2006 e da uno scoperto di conto corrente, per il quale aveva emesso anche un decreto ingiuntivo.

Relativamente al mutuo in questione, però, il curatore fallimentare del cliente ha eccepito in giudizio irregolarità riguardanti sia la mancanza del documento di sintesi allegato che per la mancata indicazione dell’ISC o TAEG all’interno del contratto stesso.

Infatti il mutuo, essendo stato stipulato dopo la Delibera del CICR del 4 marzo 2003, avrebbe dovuto rispettare l’obbligo introdotto da tale delibera (e dalle successive disposizioni attuative di Banca d’Italia) di riportare l’ISC, un numero percentuale che racchiude in sé tutti gli interessi ed oneri connessi all’operazione. L’ISC è l’unico valore che permette al cliente, dunque, di essere perfettamente consapevole del costo complessivo del finanziamento, permettendogli anche un eventuale confronto con altre offerte presenti sul mercato.

Tale omissione, rappresentando non solo un inadempimento degli obblighi informativi e di pubblicità sulle condizioni economiche del credito da parte della banca, ma specialmente una violazione del contenuto principale del contratto stesso, che garantisce al cliente la comprensione di un dato fondamentale, ha significato per il Giudice la nullità del mutuo.

Non è stata ritenuta sufficiente nemmeno l’indicazione dei singoli elementi che concorrono a formare l’ISC, in quanto si tratta di un’elaborazione matematica che compete all’istituto finanziatore poiché nel suo calcolo viene considerato sia il tasso di interesse effettivo che tutte le spese accessorie del finanziamento. Il cliente, autonomamente, non può essere in grado di svilupparlo.

Nemmeno si può sostenere che l’ISC non sia quantificabile sino all’effettiva erogazione del credito, perché se nell’atto di mutuo è presente l’importo finanziato, l’ISC già in quella sede può e deve essere determinato in relazione alla somma pattuita.
La pronuncia del Tribunale di Cagliari ci ricorda dunque che nei finanziamenti stipulati a partire dal 1 ottobre 2003 l’ISC (o TAEG) è un valore che deve necessariamente essere segnalato dalla banca, a pena di nullità del contratto stesso.

Una mancata, o non puntuale indicazione dell’ISC alla data di stipula di un finanziamento può portare persino alla restituzione da parte della banca di tutti gli interessi ultra-legali indebitamente corrisposti.
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Ultimo aggiornamento Lunedì, Aprile 25 2016
  
23
Aprile
2016

23/04/2016 - Quando il Magistrato agisce in materia di mediazione civile sul binario della obiettività per i detrattori della mediazione la cosa non va bene e così scatta giustamente o la condanna o come in questo caso il ritorno in Mediazione!

Poco importa  in quale grado di giudizio, il Giudice demanda le parti - a prescindere dalla obbligatorietà  o meno della mediazione - ad esperire il tentativo di mediazione,  al fine di promuovere una stabile composizione amichevole della controversia e di “RIDURRE I COSTI DEL CONTENZIOSO CIVILE”.  Un'interessante ordinanza quella emessa dai  magistrati: Rossella Boiti, Alberto Massimo Vigorelli e Francesca Fiecconi della Corte di Appello di Milano.

 

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Ultimo aggiornamento Sabato, Aprile 23 2016
  
22
Aprile
2016

22/04/2016 - L’assenza dell’avvocato in mediazione comporta improcedibilità della domanda? Summum ius, summa iniuria – Trib. di Torino;

"....nelle controversie riguardanti le materie elencate all'art. 5 comma 1 bis (per cui la mediazione è obbligatoria) chi intende agire in giudizio deve preliminarmente esperire il procedimento di mediazione "assistito da un avvocato".

Con la sentenza in esame del 30 marzo 2016 il Tribunale di Torino fa il punto su quali siano le conseguenze processuali nell'ipotesi in cui la parte partecipi alla mediazione senza l'assistenza dell'avvocato.

Il Giudice piemontese offre una interpretazione stretta e rigida della circolare del 27 novembre 2013 del Ministero della Giustizia, con particolare riguardo alla sezione intitolata "avvocati e mediazione", così chiarendo come nelle controversie riguardanti le materie elencate all'art. 5 comma 1 bis (per cui la mediazione è obbligatoria) chi intende agire in giudizio deve preliminarmente esperire il procedimento di mediazione "assistito da un avvocato".

La materia oggetto della decisione in esame riguardava l'invalidità e la nullità parziale di un contratto di conto corrente: l'attore conveniva direttamente in giudizio la Banca senza esperire il previo tentativo di mediazione, in una ipotesi obbligatoria ex art. 5 comma 1 bis D.Lgs. 28/2010, vertendosi in materia bancaria.

Il Giudice rilevava d'ufficio il difetto della condizione di procedibilità e quindi rinviava ad altra udienza per l'espletamento della procedura di mediazione nei termini di legge.

L'attore aderiva all'incontro fissato dall'Organismo di conciliazione con il solo consulente e senza l'assistenza di un avvocato.

Il Tribunale di Torino, nell'accogliere l'eccezione del convenuto (avere l'attore partecipato senza l'assistenza di un avvocato, in violazione della normativa vigente) dichiara improcedibile le domande di parte attrice e condanna l'attore al pagamento delle spese processuali.

A modesto parere dello scrivente una interpretazione così stringente e rigida del dettato normativo, unitamente ad una Circolare Ministeriale, peraltro non annoverabile tra le fonti del diritto, danneggia oltremodo l'istituto della mediazione civile e la ratio della procedura.

È necessario analizzare attentamente il D.Lgs. 28/2010 per capire come applicando un'interpretazione sistematica del predetto decreto, si può (forse si deve) giungere ad una diversa soluzione rispetto a quella a cui perviene il Tribunale di Torino: ci si riferisce, nella fattispecie, all'analisi dell'articolo 5 comma 1-bis in combinato disposto all'articolo 12, comma 1 nonché all'articolo 8, comma 1, per cui l'obbligo di assistenza tecnica, quale assistenza di un avvocato, non appare come obbligatoria ma come una facoltà in capo alle parti le quali volendo possono partecipare alla procedura della mediazione senza l'"assistenza di un legale" ma con l'ausilio di un diverso tecnico (come nell'ipotesi in commento)

Sebbene l'art. 8 comma 1, terzo periodo, prevede che "al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l'assistenza dell'avvocato".

L'art. 12, primo comma, prevede, con riferimento all'efficacia esecutiva dell'accordo amichevole, che "ove tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un avvocato, l'accordo che sia stato sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati costituisce titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, l'esecuzione per consegna e rilascio, l'esecuzione degli obblighi di fare e non fare, nonché per l'iscrizione di ipoteca giudiziale".

Dal tenore letterale e sistematico delle norme si può facilmente desumere come, nell'ambito della mediazione sia essa condizione di procedibilità che facoltativa, le parti potranno in ogni momento esercitare la facoltà di ricorrere all'assistenza di un avvocato, anche in corso di procedura di mediazione. In tal caso nulla vieta che le parti vengano assistite dagli avvocati solo nella fase finale della mediazione e che, quindi, i legali possano, ad esempio, intervenire per assistere le parti anche solo nel momento conclusivo dell'accordo di mediazione, nella misura in cui "gli avvocati attestano e certificano la conformità dell'accordo alle norme imperative e all'ordine pubblico".

Del resto, l'art. 4 d.lgs. 28/2010, dedicato all'accesso alla mediazione prevede soltanto che "la domanda di mediazione relativa alle controversie di cui all'articolo 2 è presentata mediante deposito di un'istanza presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia. In caso di più domande relative alla stessa controversia, la mediazione si svolge davanti all'organismo territorialmente competente presso il quale è stata presentata la prima domanda".

Diversamente dal comma 1-bis dell'art. 5 il richiamato articolo 4 non impone che la domanda stessa sia presentata con l'assistenza dell'avvocato.

Pertanto non appare condivisibile l'orientamento posto in essere dal magistrato Torinese Dr.ssa Cecilia Marino. (di Cuzzola Paolo Fortunato)

tribunale-torino-30-04-2016-mediazione.pdf

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 24 2016
  
19
Aprile
2016

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Ultimo aggiornamento Martedì, Aprile 19 2016
  
17
Aprile
2016

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Organismo di mediazione e Conciliazione Italia

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 17 2016
  
13
Aprile
2016

Improcedibilità: La mediazione obbligatoria non si estende alle domande nei riguardi di terzi chiamati in causa;

Di seguito si riporta l'interessante Ordinanza della Dott.ssa Giovanna Nozzetti  giudice presso il Tribunale di Palermo;

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Aprile 13 2016
  
08
Aprile
2016

10/02/2016: Non presentarsi in Mediazione non giova, chi è in contumacia poi ha sempre torto:

Sarà anche come deciso dal giudice del Tribunle di Monza ma non dovrebbe essere così. La mediazione nasce per fare in modo sui tavoli dei giudici arrivino quanto meno domande possibili. Chi ci dice che se il contumace si fosse presentato in mediazione la stessa non sarebbe riuscita?  Secondo noi l'assente ha sempre torto e sull'assenza non deve "lucrare" solo lo Stato (sanzione del contributo unificato)  ma, deve essere risarcito anche chi è stato costretto- a torto o a ragione - ad affrontare un giudizio che poteva tranquillamente risolversi extragiudizialmente.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Aprile 08 2016
  
01
Aprile
2016

MEDIAZIONE CIVILE: La condizione di procedibilità non potrà considerarsi avverata con un incontro preliminare tra i soli difensori ancorché muniti di procura speciale; TRIBUNALE DI PAVIA

Sezione III Civile

Dott. Giorgio Marzocchi
Nel giudizio promosso da
XX,

Attore

Contro

ZZ ,

Convenuto

ORDINANZA EX ARTT. 185 bis, cpc e 5, co. 2, D.Lgs. 28/2010
Il giudice istruttore del Tribunale di Pavia, a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 19.10.2015;
letti gli atti e i documenti del fascicolo;

osserva

Riservato ogni provvedimento sull’ammissibilità della prova testimoniale in un giudizio avente ad oggetto l’accertamento di anquantum dell’obbligazione pecuniaria dedotta in giudizio, considerati i contraddittori provvedimenti istruttori ad oggi assunti;
Vista la natura della causa, lo stato dell’istruttoria, visti i particolari rapporti personali tra attore e convenuto; il valore della lite e le questioni di diritto – processuali e sostanziali – non particolarmente complesse che vengono in considerazione nel presente giudizio;
Visto l’art. 185 bis, cpc;

PROPONE ALLE PARTI

di definire amichevolmente la lite nel modo seguente: parte convenuta si impegni al pagamento in favore di parte attrice della somma di euro 3.000,00 (tremila e zero zero) da intendersi comprensiva di capitale, interessi e concorso nelle spese legali. La somma potrà essere corrisposta in parte alla conclusione dell’accordo e in parte in rate mensili.
Si invitano i difensori, ove condividessero l’opportunità della proposta definizione amichevole, a prendere contatto tra loro per concordare le concrete modalità dell’accordo; ove preferissero formalizzare l’accordo in un verbale di conciliazione giudiziale, si invitano le parti ad avanzare apposita istanza di anticipazione dell’udienza;
Visto l’art. 5, co. 2, D.Lgs. 28/2010;

osserva ancora

Nel caso non fosse raggiunto un accordo amichevole entro il 29.02.2016, invita le parti ad avviare una procedura di mediazione demandata, con le modalità e i termini che seguono.
Ritenuto che il tentativo di mediazione non può considerarsi una mera formalità da assolversi con la partecipazione dei soli difensori all’incontro preliminare informativo, essendo evidente che gli avvocati – mediatori di diritto – sono già a conoscenza del contenuto e delle finalità della procedura di mediazione ed essendo al contrario necessaria la partecipazione delle parti personalmente – o dei rispettivi
procuratori speciali a conoscenza dei fatti e muniti del potere di conciliare – che all’interpello del mediatore al termine dell’incontro preliminare esprimano la loro volontà di proseguire nella procedura di mediazione oltre l’incontro preliminare (ex multis, Trib. Palermo, Ord. 16.06.14; Trib. Roma, Ord. 30.06.14; Trib. Firenze, Ord. 26.11.2014; Trib. Siracusa, Ord. 17.01.15; Trib. Vasto, Sent. 9.03.15);
La mediazione non potrà quindi considerarsi ritualmente esperita con un semplice incontro tra i legali delle parti, ancorché i legali si presentino all’incontro muniti di procura speciale per la partecipazione alla mediazione, dal momento che nella detta procedura la funzione del legale, come definita in via interpretativa dall’art. 5, co. 1-bis e co. 2, D.Lgs. 28/2010, è di mera assistenza alla parte comparsa e non, per la formulazione normativa utilizzata e per il migliore e più efficace funzionamento dell’istituto, di rappresentanza della parte assente. Ove, nella specie, una delle parti non si presentasse personalmente al primo incontro avanti al mediatore e sia presente solo il suo difensore quale suo rappresentante, si invita la parte presente ad avanzare al mediatore istanza di rinvio della procedura per consentire che la parte assente si presenti personalmente assistita dal difensore.
Viste le modifiche introdotte dal D.L. 69/2013, convertito con modificazioni dalla L. 98/2013;

PQM

Letto ed applicato l’art. 5, co. 2, D. Lgs. 28/2010;
Invita le parti ad avviare una mediazione, ponendo l’onere dell’avvio della procedura a carico della parte più diligente e avvisando entrambe le parti che, per l’effetto, l’esperimento della procedura di mediazione sarà condizione di procedibilità della domanda giudiziale e che, considerato che il giudizio sulla mediabilità della controversia è già dato con il presente provvedimento, la condizione di procedibilità non potrà considerarsi avverata con un incontro preliminare tra i soli difensori ancorché muniti di procura speciale;
Visti gli artt. 8, co. 4-bis, D.Lgs. 28/2010, 116, co. 2, 91 e 96 co. 3, cpc, invita il mediatore a verbalizzare quale, tra le parti che parteciperanno all’incontro, dichiari di non voler proseguire nella mediazione oltre l’incontro preliminare;
Invita la parte più diligente ad allegare la presente ordinanza all’istanza di avvio della mediazione o all’adesione alla stessa, in modo che il mediatore possa averne conoscenza;
Assegna alle parti il termine del 1.03.2016 per la presentazione della domanda di avvio della mediazione da depositarsi, in caso di mancato accordo sulla proposta giudiziale di cui sopra, presso un organismo di mediazione regolarmente iscritto nel registro ministeriale, che svolga la sua funzione nel circondario del Tribunale di Pavia, ex art. 4, co. 1, D. Lgs. Cit.;
Fissa nuova udienza per il 29.06.2016 ore 10,30, per la verifica dell’esito della mediazione tramite la produzione, a cura della parte più diligente, del verbale completo della procedura e, in caso di suo esito negativo, per la prosecuzione del giudizio con la decisione sull’ammissibilità della prova testimoniale.
Si comunichi.
Pavia, 6 gennaio 2016

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Aprile 01 2016
  
29
Marzo
2016

29/03/2016: Riproponiamo alcuni Dati;

Ogni anno, con l'apertura dell'anno giudiziario presso le Corti di Appello e di Cassazione, si ripete il ritornello di una giustizia troppo lenta, i cui tempi sono ben al di sotto degli standard europei e non invogliano gli investitori stranieri a operare sul nostro territorio. Discorso analogo si fa sulla burocrazia, che fa perdere fino a cento giorni di lavoro all'anno, giorni sottratti all'attività di impresa.

Nel 2010, con l'introduzione della mediazione obbligatoria, si tentò un deciso passo in avanti, allineandosi ai Paesi europei e americani che la praticano dagli anni Settanta con esiti positivi. Personalmente, sposando la cultura della mediazione, ne sottolineai l'utilità, la modernità, un'intrinseca superiorità rispetto alla stessa giurisdizione. Quest'ultima infatti risolve un contenzioso con pesanti costi ed enormi ritardi, mentre la mediazione restituisce alle parti un ruolo di protagonisti, aiutandole a trovare, con la collaborazione di un mediatore terzo, una soluzione equilibrata, che soddisfa entrambi i litiganti ed evita penosi strascichi giudiziari. L'obbligatorietà delle procedure di mediazione era necessaria per innescare un processo virtuoso che avrebbe trasformato una realtà di irriducibile contrapposizione facendo nascere nel nostro Paese quella cultura della mediazione che, altrove, si è ormai affermata.

Sappiamo come è andata. L'ostilità della categoria forense è stata immediata, fondandosi su argomentazioni in gran parte strumentali: impreparazione dei mediatori, costi, durata delle procedure. A nulla è valso rimarcare l'esistenza di corsi di formazione e aggiornamento, la presenza di tariffe ministeriali, la vigilanza sugli organismi, la previsione di una durata molto contenuta rispetto ai tempi del tribunale.

È intervenuta ad un certo punto la Corte Costituzionale che non dichiarò illegittima la mediazione ma che il governo, introducendo l'obbligatorietà, aveva violato la delega conferitagli dal Parlamento incorrendo in un eccesso. Molti organismi hanno chiuso per impossibilità di sostenere i costi "e quelli ancora aperti, non sono affatto incentivati, ma esorbitati di burocrazia e nessun aiuto dallo stato, aggiungiamo noi", (una sede, almeno due segretari, una fideiussione bancaria di notevole importo). Gli interventi successivi del legislatore sono stati meri palliativi. L'obbligatorietà è stata limitata a poche materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con un altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, contratti bancari e contratti finanziari.

La mancata partecipazione alla procedura non è stata adeguatamente sanzionata. L'obbligo per il legale di informare il cliente sulla possibilità della mediazione si risolve in una firma apposta in calce a un prestampato. Si è data la possibilità di far comparire innanzi al mediatore non le parti ma i loro legali: gli avvocati sono diventati mediatori di diritto, quindi esentati dall'obbligo di frequentare un corso di preparazione. E stata introdotta la cosiddetta negoziazione assistita, strumento con cui gli avvocati possono evitare la mediazione anticipandola attraverso libere trattative stragiudiziali. Il bilancio è sotto i nostri occhi. Crescono i giudizi, si allungano i tempi, aumentano i costi, la giustizia civile attraversa una crisi profonda. Quale speranza per uscire dalla "morta gora"? La speranza riposa nei giudici e nell'Europa. I primi possono ampliare gli spazi della mediazione delegata, assegnando alle parti un termine per effettuarla. L'Europa potrebbe e dovrebbe intervenire per sanzionare la sostanziale disapplicazione, da parte dell'Italia, dell'istituto. Ci pensi soprattutto il governo Renzi, se lo vuole, ad adottare le contromisure. Per essere, almeno in questo, veramente europei.

Libero, 10 febbraio 2016 -

di Bruno Ferraro (Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione)

 


Non si Capisce poi infatti per quale Motivo le indennità sono dovute solo se le Parti si presentano, Visto che per il Mediatore e la Parte amministrativa il lavoro è uguale e secondo la costituzione il Lavoro Va retribuito, sarebbe sufficiente scrivere sulla Legge e sul Decreto 139/14 Le Parti devono Pagare in unica Soluzione che si presentino o meno.

Per essere poi in regola totale basterebbe aggiungere il Responsabile scientifico è Formatore e Mediatore di Diritto, il tirocinio di 20 sessioni di mediazioni assistite va eseguito una sola volta come in tutte le Professioni e ogni Biennio va eseguito il solo corso di Aggiornamento. Lo stesso vale per i Formatori che devono eseguire a cura del Responsabile scientifico l’aggiornamento Previsto, Presso un Locale dell’Organismo, e non in sede istituzionale dove costa solo di più, ma al contrario non ha nulla di più.

Infine essendo l’uguaglianza Sociale un Diritto: se gli avvocato vogliono costituire Organismi, lo devono fare alle stesse condizioni degli altri organismi e non dentro il tribunale.

Gli avvocati in Mediazione sono Facoltativi con ben noto sulla Direttiva 52/2008/ C.E. E La 2013/11/ U.E.

Ci Sarebbero altre cose ancora per chi ci fa attendere mesi per l’enorme Burocrazia  e poi la Mediazione si sarebbe come in tutti i paesi dove c’è da tempo: Un modo per snellire la Giustizia e a costi ragionevoli e senza spese per lo stato, che anzi trarrebbe solo Benefici e i Giudici sarebbero liberati da una mole di lavoro.

In Italia:  avvocati obbligatori, (l’esatto opposto di quanto richiesto dalle direttive Europee, perché un avvocato nulla ha, a che fare con un procedimento stragiudiziale), sappiamo che è una casta potente in Parlamento praticamente ci sono loro per il 70% , ma crediamo che valgano di piu’ i cittadini, nostra opinione ovviamente,  ed infatti i risultati si vedono eccome!  E Pensare che con la prima Legge dichiarata solo per l’art. 5 dalla Corte costituzionale eccedente di delega, ratificabile con un semplice Decreto Legge, le Mediazioni erano tantissime e con la presenza dell’avvocato anche se Facoltativo, senza contare poi la sede Registrata per ogni Tribunale (anche questo, decisione priva di senso e solo in Italia).

Ma la cosa che UMANAMENTE VI FACCIO NOTARE, VI RENDETE CONTO CHE DA 6 ANNI CHI ESEGUE MEDIAZIONI STA VIVENDO UN VERO E PROPRIO CALVARIO? NOI FACCIAMO LEVA SU QUESTO PERCHE’ VI ASSICURO è UNA COSA LOGORANTE e SOLO IN ITALIA, DOVE LA MEDIAZIONE è NATA CON l’IMPERO ROMANO, LA MEDIAZIONE C’è ADDIRITTURA IN CINA E RUSSIA, in FRANCIA LA MEDIAZIONE SOCIALE ESISTE DA ANNI, ecc!!!!!

CARI LETTORI LE DIRETTIVA SOLO SUI LINK A DESTRA, LEGGETELE E POI LEGGETE LE NOSTRE LEGGI, FORSE QUALCHE DIFFERENZA C’E’? LASCIAMO DECIDERE VOI. E POI SPERIAMO COME HA SCRITTO IL GIUDICE ONORARIO DELLA CASSAZIONE CHE IL PARLAMENTO TORNI A LEGIFERARE ELIMINANDO L'OBBLIGATORIETA' DELL'AVVOCATO (COME SCRITTO DEL RESTO NELLE DIRETTIVE EUROPE' PERCHE PRIVO DI FONDAMENTO, "COSTA PIU' L' AVVOCATO DELLA MEDIAZIONE CON LA NORMA VIGENTE", ED I  (GIUDICI  SANZIONINO SEMPRE DI PIU', NON PER CATTIVERIA O ALTRO, MA PER FARE RISPETTARE L'ISTITUTO DELLA MEDIAZIONE) ISTITUTO CHE UNA VOLTA ENTRATO NELLA CULTURA DI TUTTI, VEDREBBERO COSì,  LA SUA SEMPLICITA' ED I COSTI PRATICAMENTE QUASI NULLI!

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 24 2016
  
23
Marzo
2016

Da studiare bene per i Mediatori:22/03/2016 La ripartizione delle spese in caso di condominio "parziale"“

Il condominio si sa può essere Fonte di infinite dispute quando si tratta di ripartire le spese ma la Corte di Cassazione ha recentemente emesso una sentenza in tema di “condominio parziale” che aiuta a fare chiarezza sul modo in cui le spese condominiali devono essere ripartite.

Il condominio può essere parziale quando alcuni beni condominiali sono utilizzabili solo da alcuni dei condomini e non da tutti, come può succedere – è questo il caso che ha dato vita alla sentenza della Cassazione – per un cancello che dà accesso a un cortile su cui affaccia solo una parte dell’edificio ed è quindi inutilizzato da chi non abiti in quell’ala del palazzo.

Le spese per un condominio parziale non possono essere ripartite tra tutti i condomini da una delibera dell’assemblea condominiale, hanno chiarito i giudici della Suprema Corte col verdetto 4127/2016. Di contro, per appurare che la spesa abbia comunque natura condominiale e debba essere ripartita tra più persone, non sia cioè una spesa relativa all’utilità di un solo residente nell’edificio e dunque di sua esclusiva competenza, occorre valutare se tale spesa si riferisca a un elemento che serve comunque almeno una parte dell’intero fabbricato o invece la proprietà di un solo residente all’interno del fabbricato. Nel primo caso si tratta di spesa condominiale parziale, nel secondo non è affatto una spesa condominiale e non va nemmeno discussa in sede di assemblea dei proprietari dell’immobile.

Il criterio di ripartizione delle spese è fissato dal codice civile all’articolo 1123: “Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa [le spese relative] sono ripartite in base all’uso che ciascuno può fare”.

Il condominio parziale esiste e può essere fatto valere, secondo la Cassazione, “tutte le volte in cui un bene risulti, per obiettive caratteristiche strutturali e funzionali, destinato al servizio o al godimento in modo esclusivo di una parte soltanto dell’edificio in condominio, venendo meno in tal caso il presupposto per il riconoscimento di una con titolarità necessaria di tutti i condomini su quel bene”.

Fonte: today.it




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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Marzo 23 2016
  

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