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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

04
Aprile
2022

L’istanza di Mediazione, deve essere inviata alla parte personalmente e non al procuratore costituito, compliato in tutte le sue parti, come il Doc. adesione convenuto deve invece essere inviata dal convenuto compilati, all'organismo e mai ad altri;

Giudice di Pace di Roma del 23.11.2021 n. 24928, giudice Anna Condò

SINTESI: Il Giudice di Pace di Roma con una sentenza articolata ha trattato un tema “spinoso” vale a dire a chi va fatta la comunicazione dell’istanza di mediazione quanto è delegata o c’è un giudizio in corso. È prassi in molti organismi sia per velocizzare che per risparmiare spese inviare la pec al legale. Tuttavia un orientamento giurisprudenziale a cui fa capo questa sentenza, al contrario, afferma che la notifica al procuratore costituito non è prevista dal Dlg.vo 28/2010.
L'istanza di avvio della mediazione deve essere portata a conoscenza della controparte. Non è invece possibile inviare la stessa al solo procuratore costituito in giudizio, come avviene, al contrario, per la notifica degli atti processuali.
In un caso del genere, quindi, la procedura di mediazione non può considerarsi utilmente avviata e il giudizio deve essere dichiarato improcedibile.
La sentenza si ispira al precedente del Tribunale di Palermo (sentenza n. 3003 del 5 settembre 2019), secondo il quale è da accogliere l'eccezione di improcedibilità della domanda sollevata dal convenuto che abbia lamentato lo scorretto avvio della procedura, proprio perché la domanda di mediazione era stata notificata soltanto al difensore costituito e non anche alla parte personalmente.
Nella stessa ottica si veda Tribunale di Cremona – Giudice Estensore Dott.ssa Tiziana Lucini Paioni - sentenza del 01.07.2021. Qualora all’esito del primo incontro di programmazione la mediazione si concludesse con esito negativo – o le parti non intervengano alla seduta di mediazione disertando l’appuntamento - il mediatore riporterà su verbale, come indicato dalle varie sentenze ed ordinanze, i nomi e i
recapiti delle parti contumaci o che non intendano proseguire e dei loro assistiti e i motivi chehanno indotto a disertare l’incontro, se conosciuti, Inoltre, come richiesto dai giudici, il mediatore sarà tenuto ad effettuare la proposta richiesta dall’istante secondo quanto previsto dall’art. 11 del D.lgs. 28/2010 e s.m.i., informando le parti delle conseguenze previste dall’art. 13 del medesimo decreto.
Dal secondo incontro in poi o se le parti intendono continuare il procedimento di mediazione, si applicheranno le indennità visibili sull’istanza di mediazione e sul Regolamento Omci, Si ricorda e informa che:
 la partecipazione alla seduta di mediazione prevede obbligatoriamente l’assistenza di un legale. Pertanto, qualora la parte ne fosse sprovvista, dovrà nominare il proprio legale prima della seduta, dandone comunicazione al mediatore incaricato;
 in caso di mancata comparizione di una o più parti, vale quanto prescritto nelRegolamento Omci, art. 7 commi 5 e 7 consultabile sul sito www.omci.org;
 secondo quanto previsto dall’art.13 del D. Lgs 28/10 e s.m.i. qualora il provvedimento che decida il giudizio corrisponda interamente alla proposta del mediatore il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di un'ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto;
 secondo quanto previsto dall’art. 8 c. 4bis del D.lgs. 28/10 e s.m.i. dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell'articolo 116,secondo comma, del Codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall'articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.
 le fatture delle indennità di mediazione per le persone fisiche in formato elettronico saranno disponibili nel proprio cassetto fiscale, ove si tratti di soggetto giuridico in possesso di partita iva, sarà necessario comunicare il codice univoco Sdi;
 per le parti che si sono avvalse della mediazione è riconosciuto un credito d’imposta commisurato all’indennità corrisposta all’Organismo Omci (art. 20 D.lgs. n. 28/10 e s.m.i.). In caso di successo della mediazione, detto credito è riconosciuto entro il limite di 500,00 euro. In caso di insuccesso il credito è ridotto alla metà.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Aprile 04 2022
  
03
Aprile
2022

02/04/2022-Telemarketing: come iscriversi al registro delle opposizioni;

Il registro delle opposizioni, di cui è stato pubblicato in GU il regolamento consente ai contraenti, tramite iscrizione alo stesso, di opporsi alle telefonate indesiderate di telemarketing su fisso e mobile con o senza operatore.  Dal 27 luglio 2022 gli utenti potranno iscrivere il proprio numero telefonico nel registro pubblico delle opposizioni, il cui regolamento attuativo è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 29 marzo 2022.

Possono iscriversi al registro tutti coloro che vogliono opporsi al trattamento delle proprie numerazioni telefoniche e dei propri indirizzi ai fini dell' invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta, o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Sono esclusi i trattamenti di dati riferiti alle numerazioni telefoniche nazionali fisse e mobili e agli indirizzi postali inseriti negli elenchi di contraenti, effettuati per finalità statistiche dagli enti e dagli uffici di statistica appartenenti al Sistema statistico nazionale.

Grazie al DPR n. 26 del 27 gennaio 2022 vengono definite anche le modalità tecniche d'iscrizione degli abbonati al nuovo Registro e gli obblighi di consultazione degli operatori di telemarketing.

Vai alla guida Registro delle opposizioni. Ciascun abbonato può chiedere al gestore che la numerazione della quale è intestatario, o il corrispondente indirizzo postale, siano iscritti gratuitamente nel Registro. Per l'iscrizione, anche contemporanea di più numerazioni e per l'indirizzo postale, gli interessati devono inoltrare specifica richiesta, per via telematica o telefonica. Gli interessati iscritti al registro potranno inoltre revocare in ogni momento la propria opposizione nei confronti di uno o più soggetti, sempre per via telematica o telefonica.

Le modalità per l'iscrizione al registro, l'aggiornamento o la revoca dei propri dati, sono le seguenti:

  • web sul sito internet del gestore del Registro delle Opposizioni;
  • telefonicamente dalla linea telefonica con numerazione corrispondente a quella per la quale si chiede l'iscrizione nel registro, al numero telefonico
  • predisposto dal gestore del registro;

tramite posta elettronica. Per le diverse richieste (iscrizione/rinnovo/revoca) e in base alla modalità prescelta, sarà necessario compilare i moduli disponibili sul sito internet del gestore Registro delle Opposizioni e seguire le istruzioni. Il DPR prevede che l'iscrizione al registro "preclude qualsiasi trattamento degli indirizzi postali contenuti negli elenchi di contraenti e delle numerazioni nazionali fisse e mobili da parte degli operatori per fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, effettuato mediante l'impiego del telefono oppure mediante posta cartacea, fatto salvo quanto previsto dai successivi commi."

Con l'iscrizione e il rinnovo al registro inoltre "a seguito di esplicita richiesta dei contraenti, si intendono revocati tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo, che autorizzano il trattamento di numerazioni telefoniche nazionali, che siano o meno riportate negli elenchi di cui all'articolo 129 del Codice, effettuato mediante l'impiego del telefono con o senza operatore per fini di pubblicità o di vendita ovvero per il

compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale oppure mediante posta cartacea."

Per quanto riguarda poi specifici rapporti contrattuali dei quali è parte il contraente si applica l'art. 1, comma 5, della legge n. 5 del 2018 che prevede la revoca di tutti i consensi espressi in precedenza con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto al quale si è data l'autorizzazione al trattamento delle proprie numerazioni telefoniche fisse o mobili per fini di pubblicità, vendita, ricerche di mercato o comunicazioni commerciali. Revoca che si estende anche alle cessioni delle numerazioni a terzi dal titolare del trattamento, in base a consensi rilasciati in precedenza.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 03 2022
  
30
Marzo
2022

Niente multa per chi è senza mascherina perchè lo stato d'emergenza è illegittimo;

SINTESI: 30/03/2022: Il Giudice di Pace di Bressanone, con la sentenza n. 04/2022 accoglie il ricorso di un cittadino a cui è stata irrogata un multa di 410,65 euro per non aver indossato la mascherina la sera in cui i Carabinieri, dopo una festa con i colleghi per celebrare la nascita di una bambina, lo hanno fermato. Due le ragioni per le quali il ricorso va accolto e la multa annullata:

  • prima di tutto la delibera che ha dichiarato lo stato di emergenza è priva di fondamento giuridico, come sostenuto anche da altri colleghi in situazioni similari;
  • nel caso di specie inoltre i verbalizzanti hanno omesso di descrivere le circostanze di fatto richieste dalla legge provinciale e che rilevano per poter ritenere integrato l'illecito contestato. La mancata dimostrazione della presenza di condizioni che avrebbero comportato l'obbligo d'indossare la mascherina, priva infatti di fondamento la contestazione. Il giorno dopo, narra il ricorrente, di essersi recato in Caserma, dove mostrava alcune foto da cui emergeva il rispetto delle regole anticovid. Nella stessa giornata però veniva emesso e gli veniva notificato il verbale e a seguire l'ordinanza ingiunzione di € 410,65. Al soggetto veniva contestata la violazione dell'art. 4, comma 1 del decreto n. 19/2020 e della legge provinciale n. 4/2020 art 1, punto 6, disposizioni che impongono l'obbligo, nei luoghi chiusi, d'indossare la mascherina in tutti quei casi in cui si può avere contatto con persone non conviventi o quando c'è pericolo di assembramento. In sede di udienza parte opponente rendeva noto di avere irrogato il verbale al soggetto perché, quando fermato, lo stesso, in stato di ebbrezza, non indossava la mascherina, anche se intimato più volte dai Carabinieri. Il giudice di Pace, ritenendo il ricorso fondato, lo accoglie. Prima di tutto il giudicante rileva che l'entità della multa è pregiudizievole per le finanze del cittadino.  Rileva poi che la delibera con cui il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza non può considerarsi atto avente forza di legge e che nel Codice della protezione civile di cui al dlgs n. 1/2018 il rischio epidemico non rientra tra quelli per i quali è necessario intervenire previa dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, regionale o provinciale. Il Giudice di Pace fa quindi proprie le conclusioni del collega pisano per il quale "la delibera dichiarativa dello stato di emergenza adottata dal Consiglio dei Ministri il 31.01.2020 è illegittima per essere stata emanata in assenza dei presupposti legislativi, in quanto non è rinvenibile alcuna fonte avente forza di legge, ordinaria o costituzionale, che attribuisca al Consiglio dei Ministri il potere di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario. A fronte della illegittimità della delibera del CdM del 31.01.2020, devono reputarsi illegittimi tutti i successivi provvedimenti emessi per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid 19, nonché tutte le successive proroghe dello stato di emergenza". Per quanto riguarda poi il merito della questione portata alla sua attenzione, il GdP ricorda che spetta all'amministrazione provare adeguatamente la fondatezza della sua pretesa, spettando all'opponente produrre prove in grado di smentire la versione dei fatti dell'opposta. Ora, nel caso di specie al ricorrente è stata contestata la violazione della legge provinciale n. 4, che contempla l'obbligo d'indossare la mascherina nelle seguenti e tre diverse ipotesi, ovvero quando:

  • sono probabili assembramenti;
  • c'è la possibilità concreta d'incontrare o incrociare qualcuno;
  • non è possibile rispettare la distanza interpersonale di due metri.
    In relazione alle prime due ipotesi, in cui la previsione del pericolo si basa sulla possibilità o probabilità è necessario individuare un conforto oggettivo alla previsione astrattamente prevista. Prendere in considerazione quanto emerge al verbale, ossia che il ricorrente "non faceva uso delle protezioni respiratorie" non consente di stabilire in concreto se il soggetto quel giorno e in quel momento preciso fosse in effetti tenuto a indossare la mascherina perché il luogo si presentava affollato o perché non era possibile il distanziamento.Dette circostanze costituiscono il presupposto della violazione, ma se di queste manca la prova, manca anche il fondamento della violazione contestata.Sarebbe stata utile ai fini di una migliore valutazione, una descrizione più dettagliata delle circostanze oggettive e soggettive, in assenza non può ritenersi provata la condotta integrativa dell'illecito contestato. Vale quindi nel caso di specie la regola del comma 11 dell'art. 6 del Dlgs n. 150/2021, la quale sancisce che "il giudice accoglie l'opposizione quando non vi sono prove sufficienti delle responsabilità dell'opponente."
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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Marzo 30 2022
  
27
Marzo
2022

Ultimi Corsi Scontati;

Per informare tutti gli interessati, che i corsi scontati da 50 ore a euro 550,00, come mediatore Civile commerciale Finiranno a Luglio, dopo si appicherà la Tariffa Completa, per cui se siete interessati, scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , una volta raggiunti 5 discenti, avviseremo scrivendo sulla nostra piattaforma www.omci.org che i corsi partiranno insieme alle date e invieremo una e mail anche a voi. Se siete interessati non esitate più, perché dopo non sarà più fattibili. I corsi si svolgeranno presso la presidenza Omci, via Macello 3/B Cavour (TO), suddivisi in 6 giorni: giovedì, venerdì e sabato con 4 ore di esame finale, se passate l'esame riceverete l'attestato da Mediatore Civile e Commerciale proffessionista, con tanto di scritta Ministero della Giustizia, in quanto autorizzati, essendo iscritti oltre che come organismo, anche come Ente formativo al n° 303 del Ministero della Giustizia dal 2012. Dovrete poi eseguire 20 tirocini assistiti che una volta finiti vi permetteranno di eseguire Mediazioni in autonomia. Se avvocati, l'esame lo dovrete comunque eseguire in quanto sarete molto più preparati.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Marzo 28 2022
  
22
Marzo
2022

Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione è un valido atto interruttivo dell’usucapione.

Tribunale di Brescia – Giudice Estensore Dott. Andrea Tinelli - sentenza n. 126 del 21.01.2022.

SINTESI: Il caso in esame riguarda due vicini di casa.
Parte attrice chiedeva la condanna dei convenuti alla demolizione e/o arretramento del manufatto che deduceva essere stato realizzato in violazione delle distanze legali tra costruzioni.
Parte convenuta affermava la legittimità dell'opera e proponeva, in via riconvenzionale, domanda di usucapione del diritto di servitù finalizzata a conservare la costruzione ad uno spazio ravvicinato.
Il Giudice, dopo aver ricostruito l'evoluzione, sviluppatasi negli anni, della conformazione materiale degli immobili, ha rilevato che il manufatto, nella conformazione presente, è stato realizzato in violazione delle normative urbanistiche edilizie e per tale ragione ha accolto la domanda di parte attrice, condannando i convenuti, in solido fra loro, a rimuovere la violazione, con arretramento dell'ingombro del manufatto ad una distanza legale.
Inoltre, il Giudice ha rigettato le restanti domande delle parti, precisando, in particolare, relativamente alla domanda di usucapione del diritto di servitù formulata dai convenuti in via riconvenzionale che tale fattispecie non poteva essere invocata per difetto del requisito temporale sia del manufatto così com’era oggi, sia del manufatto originale (nel tempo, il fabbricato era stato oggetto di varie trasformazioni).
Peraltro, il Tribunale ha tenuto a precisare che la mediazione è dotata di effetti interruttivi dell’usucapione ai sensi dell'art. 5 comma 6 del D.Lgs n. 28/2010 secondo il quale: “Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda  di mediazione produce  sulla  prescrizione  gli  effetti  della  domanda giudiziale…”; nel caso di specie era stata esperita una mediazione nell’anno 2012, mentre la domanda giudiziale era stata proposta nell’anno 2018 e, pertanto, anche per questa ragione, non sussisteva il possesso continuativo ventennale necessario ai fini dell’acquisto per usucapione.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Marzo 22 2022
  
20
Marzo
2022

Le spese di mediazione vengono poste a carico della parte soccombente, nella misura in cui la domanda viene ritenuta fondata;

Tribunale di Milano – Giudice Estensore Dott. Andrea Manlio Borrelli - sentenza n. 9079 del 08.11.2021.

SINTESI: Il caso in esame riguarda una vertenza in materia di risarcimento da responsabilità medica.
Infatti, parte attrice ha chiesto la condanna dell’Azienda Ospedaliera al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti, deducendo la negligente dei sanitari dell'Azienda convenuta, oltre alla rivalutazione monetaria ed agli interessi, nonché la condanna al rimborso delle spese processuali e di quelle relative alla procedura obbligatoria di mediazione.
In merito il Tribunale di Milano, accertata la responsabilità dell’Ospedale a seguito di consulenza tecnica d’ufficio e, quindi, la fondatezza della domanda attorea, ha rilevato quanto segue:

  • In virtù del criterio della soccombenza ex art. 91 c.p.c., le spese processuali e quelle della procedura di mediazione di cui si è onerato l'attore devono essere poste a carico della convenuta;
  • la liquidazione delle spese legali vengono liquidate, ai sensi del D.M. 10.3.2014 n. 55, in base alla misura in cui la domanda viene accolta ed applicando i valori inferiori ai medi poiché parte convenuta aveva dichiarato la propria disponibilità a risarcire l'attore nei termini indicati dalla relazione di ctu che coincidono con quelli della decisione del giudicante;
  • decisione);
  • le spese di mediazione vengono liquidate per la sola fase svoltasi ovvero la fase di attivazione e sulla base della misura in cui la domanda viene ritenuta fondata.
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Ultimo aggiornamento Domenica, Marzo 20 2022
  
16
Marzo
2022

La mancata partecipazione al procedimento di mediazione per asserita inutilità può essere valutata dal Giudice ai fini della decisione sulle spese di lite;

Tribunale di Pavia – Giudice Dott.ssa Marcella Frangipani - sentenza n. 1637 del 28.12.2021.

SINTESI: Il caso in esame riguarda una vertenza in materia assicurativa, nella quale parte attrice chiedeva, in forza della polizza assicurativa per la persona, il risarcimento di tutti i danni patiti a seguito di un infortunio subito durante una partita di calcio tra amici e deduceva che la convenuta non aveva partecipato al procedimento di mediazione, ponendo così in essere un comportamento ostruzionistico.
La Compagnia di Assicurazione convenuta chiedeva il rigetto delle domande avversarie per inoperatività della garanzia assicurativa e precisava di non aver partecipato al procedimento di mediazione poiché inutile in considerazione della ostinata posizione mantenuta dalla controparte, la quale insisteva nella richiesta di rifusione delle spese per l’intervento che, invece, la Compagnia riteneva non indennizzabili.
Il Tribunale ha rilevato quanto segue:

  • ai sensi dell'art. 8, comma 4-bis, D. Lgs. 28/2010, il Giudice può valutare la mancata partecipazione di una parte senza giustificato motivo alla procedura di mediazione come argomento di prova nel successivo giudizio ai sensi dell'art. 116, comma 2, c.p.c.;
  • l’inutilità dell'esperimento della mediazione obbligatoria ritenuta dalla Compagnia di Assicurazione non costituisce giustificato motivo per non parteciparvi;
  • pertanto, la mancata partecipazione può essere valutata ai fini della decisione sulle spese di lite.

Atteso quanto sopra esposto, l’Autorità Giudiziaria ha condannato l’Assicurazione convenuta al pagamento dell’indennizzo in favore dell’assicuratore, oltre agli interessi legali, nonché al pagamento delle spese legali e delle spese di c.t.u.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Marzo 16 2022
  
14
Marzo
2022

La prima casa può essere oggetto di sequestro e confisca penale;

Il limite posto dal legislatore all'ablazione del bene non riguarda la ''prima casa'', ma ''l'unico immobile di proprietà del debitore'' (Cassazione n. 6765/2022).

Il limite posto dal legislatore all'ablazione del bene non riguarda la “prima casa”, ma “l'unico immobile di proprietà del debitore”. Questo è quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, sezione III penale, con la sentenza n. 6765/2022. La sentenza muove dal ricorso proposto avverso l’ordinanza cautelare che rigettava la richiesta di riesame, con la quale era stata dedotta l'impossibilità di assoggettare la prima casa a sequestro preventivo finalizzato alla confisca, in relazione ai contestati delitti in materia di dichiarazione e pagamento di imposte (D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2, art. 5, comma 1-bis e artt. 8 e 11).

Con il primo motivo veniva censurata la decisione del Tribunale della Libertà alla luce dell'orientamento giurisprudenziale secondo cui la normativa (D.L. 21 giugno 2013, n. 69, art. 52, comma 1, lett. g), convertito, con modificazioni, nella L. 9 agosto 2013, n. 98) che vieta all'agente della riscossione, in specifiche ipotesi e condizioni, di procedere all'espropriazione della “prima casa” del debitore trova applicazione anche in caso di confisca disposta in relazione a reato tributario. Con il secondo motivo di ricorso si argomentava ex art. 12 bis D.Lgs 74/2000 (Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dal presente decreto, e' sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato) che la casa di abitazione sottoposta a sequestro era stata destinata “a far fronte ai bisogni della famiglia”, con la costituzione di un fondo patrimoniale, con conseguente vincolo di impignorabilità relativa, complementare a quello posto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 76, comma 1 lett. a) per i debiti tributari.

La sentenza:

La Corte ha respinto il ricorso ribadendo alcuni principi già più volte enunciati nella giurisprudenza di legittimità (si vedano Cass. Pen. Sez.III n. 30342/2021, Rv. 282022 - 01; Sez. III, n. 8995/2020, Rv. 278275 - 01). Ha anzitutto precisato che il limite posto dal legislatore all'espropriazione immobiliare non riguarda la “prima casa”, ma “l'unico immobile di proprietà del debitore”: i due concetti, ha osservato, non coincidono in quanto l’uno (il concetto di unico immobile) ha riguardo alla consistenza complessiva del patrimonio del debitore, l’altro (quello di prima casa) ha riguardo alla qualificazione del singolo immobile oggetto di pignoramento. Ne consegue che, per invocare l'applicazione della disposizione in tema di espropriazione immobiliare, il debitore non può limitarsi a prospettare che l'immobile pignorato è la sua “prima casa” - perchè una tale prospettazione non esclude di per sè che lo stesso debitore sia proprietario di altri immobili – ma deve invece dimostrare che l’immobile pignorato è la sua unica casa. Ciò chiarito, la Corte di cassazione ha escluso che la disposizione più volte citata fissi un principio generale di impignorabilità, ribadendo l’indirizzo maggioritario secondo cui la stessa si riferisce solo alle espropriazioni da parte del fisco per debiti tributari e non si applica alla confisca penale, e al sequestro preventivo ad essa preordinato, perchè l'oggetto della confisca è il profitto del reato e non il debito verso il fisco: anche qui, osservano i giudici di legittimità, i due concetti devono essere tenuti distinti, perchè il profitto di delitti consistenti nell'evasione dell'imposta per mezzo di omessa, infedele o fraudolenta dichiarazione o di omesso versamento, che può essere oggetto di sequestro preventivo funzionale alla confisca, è costituito dal risparmio economico derivante dalla sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale e non comprende nè le sanzioni dovute a seguito dell'accertamento del debito, che rappresentano, invece, il costo del reato stesso, derivante dalla sua commissione, nè gli interessi maturati in favore dello Stato, mentre il debito verso il fisco è sempre comprensivo dell'originario debito tributario, degli interessi e delle sanzioni. Tali conclusioni si pongono in consapevole contrasto con quanto affermato da un indirizzo minoritario (sentenza n. 22581 del 2019; n. 3011 del 05/07/2016, dep. 20/01/2017) secondo cui anche per i sequestri preventivi dovrebbe valere il limite dell'aggressione della prima casa di abitazione, altrimenti sarebbe aggirata in sede penale (peraltro per crediti fiscali) la disposizione posta a tutela del diritto costituzionale di abitazione: in altre parole, consentire la confisca di un bene che non può essere oggetto di espropriazione immobiliare, equivale a consentire in modo surrettizio quel che il legislatore espressamente esclude, perchè la confisca costituirebbe, di fatto, una misura punitiva e ingiustamente afflittiva che si aggiungerebbe alla pena principale prevista per il reato. Nella sentenza che si annota la Corte, invece, non solo ha escluso che il limite posto dal legislatore all'espropriazione immobiliare valga come principio generale ma, respingendo il secondo motivo di ricorso, ha anche statuito che, in materia di reati tributari, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei beni dell'amministratore può avere ad oggetto anche beni inclusi nel fondo patrimoniale familiare, in quanto su di essi grava un mero vincolo di destinazione che non attiene al tema dell'appartenenza del bene a persona estranea al reato sicchè i beni costituenti il fondo patrimoniale rimangono nella disponibilità del proprietario o dei rispettivi proprietari e possono essere sottoposti a sequestro e a confisca in conseguenza dei reati ascritti ad uno dei conferenti. Sulla scorta di tali considerazioni la Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Marzo 14 2022
  
13
Marzo
2022

Il Tribunale di Firenze dispone la mediazione in un’opposizione a precetto in materia di assegno di mantenimento e ordina che le parti partecipino personalmente e non si fermino al primo incontro;

Questa interessante ordinanza del Tribunale di Firenze, emessa in un procedimento di opposizione a precetto ex art. 615, co.1, c.p.c., in materia peraltro cosiddetta “non obbligatoria”, e cioè l’asserito mancato assolvimento di obblighi previsti dalle condizioni di divorzio.

Il Giudice, nel decidere sulla richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, l’ha disposta, ma soprattutto ha ordinato che le parti depositino istanza di mediazione ai sensi del d.lgs. 28/10, ponendo peraltro esplicitamente a carico dell’attore opponente l’onere di depositare l’istanza, e ricordando che in questo caso si parla di improcedibilità dell’azione in caso di mancato deposito dell’istanza.

Nel far questo, ha svolto una serie di interessanti considerazioni e posto alcune importanti condizioni e lo fa per le Parti, non per Lui.

Per il Tribunale, infatti, in sede di mediazione le parti, grazie all’attività professionale del mediatore-terzo, imparziale e facilitatore della lite possono individuare ipotesi di risoluzione concordata della lite che soddisfino i concreti interessi di entrambe le parti, e detta soluzione è preferibile alla luce del principio di economia processuale oltre che maggiormente compatibile con il principio di ragionevole durata del processo.

Inoltre, l’esplicito riferimento operato dall’articolo 8 del decreto legislativo 28/2010 alla presenza delle parti, implica che queste dovranno essere presenti e che un loro impedimento dovrebbe solamente comportare un rinvio del primo incontro. Al riguardo, il giudice ha ricordato che il tentativo di mediazione disposto ai sensi dell’articolo 5, comma 2, è da ritenersi obbligatorio, essendo previsto appena di improcedibilità dell’azione.

Ma la disposizione forse più importante è quella relativa al fatto che le parti non potranno, secondo l’ordinanza in commento, fermarsi al cosiddetto primo incontro, in quanto secondo il tribunale esse potranno esprimersi sulla possibilità, cioè sulla eventuale sussistenza di impedimenti all’effettivo esperimento della mediazione, ma non sulla volontà di procedere; in questo caso, infatti, si tratterebbe di un tentativo facoltativo rimesso al mero arbitrio delle parti virgola che sarebbe contrario allo spirito della norma e causerebbe una discrasia con la sua finalità esplicitamente deflattiva.

Di conseguenza, esse dovranno procedere all’effettivo svolgimento della mediazione, e il loro comportamento in avveramento della condizione di procedibilità potrà essere valutato per la regolazione delle spese di lite, ma anche per la responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c, tanto che il Tribunale ha disposto il deposito di brevi note riguardanti l’esito della procedura di mediazione prima della successiva udienza, con particolare riguardo – in caso di esito negativo – all’eventuale mancata fattiva partecipazione di una parte, agli eventuali motivi di natura pregiudiziale o preliminare che abbiano impedito l’effettivo svolgimento della mediazione, e infine ai motivi di rifiuto dell’eventuale proposta del mediatore. Da quì già si può vedere che la Mediazione non eseguita o non eseguita fino in fondo, provoca disagi ai giudici già oberati di Lavoro (per questo in tutto il Mondo Esiste la Mediazione), quindi metteteci un po' di buona volontà e andate in Mediazione, ci guaudagnate Voi col credito di imposta dato nell anno successivo e vi togliete un po' di Ansia che quata Vita già ci dà giornalmente. Fate La Pace , non Guerra, perchè con la guerra oltre a non finire mai, potete incombere in brutte sorprese, cosa che non accade in Mediazione!

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Ultimo aggiornamento Domenica, Marzo 13 2022
  
09
Marzo
2022

In contrasto con quanto previsto dall’art. 5 del Dlgs 28/2010, il tribunale di Brindisi afferma che gli effetti della domanda di mediazione derivano dal deposito dell'istanza di mediazione;

Tribunale di Brindisi, 22.02.2022, sentenza n. 260, giudice Marzo.

In contrasto con quanto previsto dall’art. 5 del Dlgs 28/2010, il tribunale di Brindisi afferma che gli effetti della domanda di mediazione derivano dal deposito dell’istanza.
In caso di impugnativa di
delibera assembleare condominiale,  l'articolo 1137 cc prevede il termine di decadenza di trenta giorni per impugnare le delibere ritenute annullabili. Il cd. dies a quo della decorrenza di tale termine è stabilito dall’art. 5 del Dlgs 28/2010. Tale norma dispone che “Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo 11 presso la segreteria dell’organismo». La norma, dunque, fa espresso e chiaro riferimento al momento della comunicazione dell'istanza e non al momento del deposito della stessa”.
La giurisprudenza maggioritaria afferma che l'interruzione della decadenza e della prescrizione previste dall'art. 5, comma 6, del D.Lgs. n. 28/2010 in materia di mediazione obbligatoria si verifica non già per effetto della sua mera presentazione, ma  nel momento in cui l'istanza di mediazione è comunicata alle altre partiadempimento cui può provvedere la stessa parte istante ai sensi dell'art. 8, comma 1 del medesimo decreto legislativo.  
Si vedano in tal senso: Tribunale di Taranto, 10.12.2021, sentenza n. 2877, giudice Gloria; Tribunale di Terni, sentenza n. 762 del 22.09.2021; Tribunale di Pavia, Giudice Estensore Dott. Luciano Arcudi  sentenza n. 1466 del 23.11.2021; Tribunale di Busto Arsizio, sentenza 23.04.2021; Tribunale di Roma 23 febbraio 2021, Estensore Sebastiano; Tribunale di Savona, sentenza del 7/02/2019. Secondo il Tribunale di Brindisi l'attrice proponeva istanza di mediazione obbligatoria al competente organo e con tale atto veniva tempestivamente interrotto il termine di decadenza. L'attività con cui cessa l'inerzia dell'attrice che avrebbe determinato l'effetto della decadenza è costituita dal deposito dell'istanza dinanzi all'organo di mediazione; le successive attività, che si completano con le comunicazioni alle controparti, non sono nella disponibilità del ricorrente e dunque restano estranee rispetto all'unico atto con cui il legittimato ad agire può manifestare concretamente la cessazione della propria inerzia, ossia il deposito dell'istanza di mediazione.
In senso conforme a questa interpretazione minoritaria si veda Tribunale di Roma – Giudice Estensore Dott. Fabio Miccio - sentenza n. 20254 del 30.12.2021

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Marzo 09 2022
  

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