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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

30
Gennaio
2020

Chi ostacola la mediazione o non si presenta paga le spese di giudizio;

L'istante o il Convenuto, in questo caso Il condominio che non collabora allo svolgimento della mediazione, pur se in una materia nella quale non è prevista come obbligatoria, deve essere condannato al risarcimento del maggior danno pari alle spese sostenute per la procedura conciliativa che, per quanto facoltativa, appariva più che opportuna in quanto avrebbe consentito ad entrambe le parti di evitare i costi e i tempi del giudizio. Sono le conclusioni cui perviene il Tribunale di Milano (estensore Gentile) con la sentenza del 21 luglio 2016, ed altre successive, che costituisce un importante precedente giurisprudenziale destinato a responsabilizzare le parti che, chiamate in mediazione (ancor più se non obbligatoria ex lege o ex officio iudicis), ritengono di eludere una effettiva partecipazione alla mediazione stessa finalizzata alla concreta definizione della lite. Nella controversia sottoposta alla decisione del tribunale lombardo, il condominio si rendeva inadempiente al pagamento di fatture relative al servizio di riscaldamento. E, dopo alcuni solleciti, veniva preventivamente invitato in mediazione dalla ditta fornitrice al fine di pervenire ad una composizione amichevole. Al primo incontro di mediazione, il condominio non partecipava: si limitava a comunicare che vi era stata una errata notifica della convocazione e che aveva provveduto al versamento di un acconto sul dovuto. L’organismo di mediazione provvedeva a convocare un nuovo incontro tra le parti e questa volta alla seduta partecipava anche l’amministratore del condominio. Ma ciò avveniva «al solo scopo di non incorrere nelle sanzioni di legge». Tale fallito tentativo di mediazione comportava costi per la ditta fornitrice pari a 410 euro per l’indennità di mediazione versata all’organismo, oltre a 538 euro per l’assistenza legale. A distanza di un anno, la società creditrice procedeva giudizialmente nei confronti del condominio moroso (che peraltro restava contumace nel processo). Nel ricorso chiedeva - oltre al pagamento delle residue somme dovute per le forniture - anche il maggior danno (ex articoli 1218 e 1224, comma 2, del Codice civile) pari ai costi sostenuti per la mediazione e per la connessa assistenza legale. Il giudice milanese, dopo aver posto in evidenza che la procedura mediativa nel caso di specie era da ritenersi facoltativa, rimarcava come nella lite in questione tale scelta appariva «maxime opportuna». Infatti, l’esito conciliativo avrebbe consentito ad entrambe le parti - incluso quindi lo stesso debitore - di evitare i costi ed i tempi del processo, «poi necessariamente incardinato a seguito della mancata collaborazione del condominio nella fase della mediazione e del pervicace inadempimento dello stesso»; il procedimento di mediazione pertanto promosso dalla parte creditrice «era a beneficio dello stesso debitore, a tacere della deflazione del carico giudiziario». La sentenza dunque giunge a ritenere sussistente il nesso di causalità tra le spese per la mediazione ed il recupero del credito, «in quanto lo strumento della mediazione era obiettivamente funzionale ad evitare - con minimi costi per il convenuto - il presente giudizio nell'interesse di entrambe le parti e del sistema Giustizia», e pertanto condanna il condominio non solo al pagamento della sorta capitale, ma anche ai danni e alle spese processuali.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Febbraio 01 2020
  
28
Gennaio
2020

Eccezione di improcedibilità: quali poteri per il giudice d'appello?

Corte di Cassazione, sentenza del 13/12/2019;

SINTESI: Ai sensi di quanto previsto dall’art. 5 comma 1-bis del d. lgs. 28/2010 l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto a pena di decadenza o rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la prima udienza del giudizio di primo grado. Qualora ciò non accada e il giudice di primo grado non abbia rilevato d’ufficio l’improcedibilità, al giudice d’appello è preclusa la possibilità di procedere in tal senso. Il giudice d’Appello, infatti, non può far altro che valutare la natura della causa e disporre, qualora lo ritenga opportuno, l’esperimento del procedimento di mediazione.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Gennaio 28 2020
  
28
Gennaio
2020

Corsi per Mediatori civili e commerciali professionisti anche ad hoc e la soluzione migliore la decidi tu!!!!! (Non attendere il momento è ora).

Se sei interessato a svolgere questa nuova professione ma non hai ancora il titolo, prima di iscriverti ad Enti formativi che non sono anche Organismi di mediazione (gli unici che possono dopo il corso farti eseguire i 20 Tirocini richiesti) e iscrivere all’Albo dei Mediatori presso il Ministero della Giustizia, Omci propone:

Corso formativo per mediatori civili e commerciali della durata di 50 ore (minimo) A sole 750,00 EURO e 250,00 Euro per i corsi di Aggiornamento un prezzo in assoluto tra i migliori, (Unica condizione il Corso parte con almeno 5 iscritti  anche ad hoc, cioè con 5-6 soli iscritti)! Nel caso appena riportato il corso si esegue a Cavour (TO), Torino, Legnano, Sassari, ecc. Nelle sedi ove non abbiamo sedi Registrate, per chi è ben preparato, potremmo poi REGISTRARE altre sedi al ROM del Ministero della Giustizia con il Referente di zona con in quale ci siamo accordati e non prima di aver verificato  i requisiti acquisiti per essere Responsabile Regionale o di sede, in questo caso lo potrà fare anche chi ha già svolto il corso da 50 Ore. Il Corso puo’ essere di 6 giorni consecutivi (durata per 4 giorni di 8 Ore,30 Minuti e due giorni, durata 8 ore per un totale di 50 ore), oppure 2 W.E. (Giovedì,Venerdì, Sabato  e l'ultimo giorno  comprende anche l’esame finale di 4 ore), Totale 50 ore.

In molti ci chiedono dopo aver svolto corsi in altri enti formativi, se possono eseguire il tirocinio assistito da noi, Certo, tutto è possibile, dando precedenza ai nostri corsisti e dopo aver superato un esame Scritto e orale per verificare il grado di apprendimento; si perché molti enti formativi effettuano corsi a prezzi stracciati, ma questo vuol dire anche eseguire un corso di scarsa qualità. Omci effettua corsi con le Materie preparate e Verificate dai migliori professionisti nel settore ed inoltre non si limita a far leggere le norme come molti fanno, i nostri corsi sono basati su tutte le norme previste dai Decreti, ma poi Molto improntati sulla Materia essenziale della Mediazione Civile, grazie ai nostri Formatori che sono tutti Esperti per ambiti di settori, iscritti ai vari ordini e C.T. e la preparazione sulla materia essenziale in mediazione, ovvero la COMUNICAZIONE, l’EMPATIA, la STRUTTURA dell’apprendimento, insomma le basi essenziali per conoscere il tipo di comunicazione, di formazione e del Livello Culturale di ognuno di Noi, preparato direttamente dal Responsabile scientifico Sociologo (Vero, non con formula equipollente), solo cosi si diverrà un Mediatore preparato e pronto ad individuare subito il tipo di cultura dell’interlocutore in modo di farlo sentire subito a proprio Agio, (la Mediazione è a questo che serve, non si è in tribunale, ma in un luogo agevole dove con una buona Mediazione, le parti riusciranno a mettere da parte quei rancori o contrasti interni ed esterni che altro non fanno se arrecare danni a se stessi e gli altri). Il Mediatore deve solo possedere un Computer, uno scanner Formato A 4 Risoluzione 200 DPI , una stampante e una sede da Registrare a R.O.M del Ministero della Giustizia ove non l’abbiamo.

Nessuno Vive bene portando odio o rancore questo è un fatto e Omci con i suoi Mediatori in costate aggiornamento è certamente all’avanguardia per affrontare insieme determinate Liti, finendo in tempi brevi e con la soluzione migliore per entrambe le parti, per questo ripetiamo: prima di iscriverti ad un corso qualsiasi, valuta bene se dopo sarai veramente preparato ad affrontare Disagi altrui, facendo capire che i veri problemi della vita quotidiana sono ben altri, e arrivare cosi a un accordo amichevole tra le parti. Il vero mediatore infatti vede questo non come un modo per farsi “soldi”, ma in primis come una vera e propria Missione di Pace, cosa essenziale per un Uomo, specialmente in periodi come quello attuale. E Con La Nuova Legge La Mediazione è divenuta Obbligatoria a tempo Indeterminato.

Il corso è rivolto ai laureati (anche laurea triennale in particolar modo, Avvocati o Laureati con Materie Compatibili con la Mediazione Civile e Commerciale) e ai diplomati iscritti in un albo professionale (es: geometri, consulenti del lavoro, commercialisti. Architetti, Notai, Ingegneri e tutti coloro che sono Laureati con Laurea Triennale o tutti coloro che sono iscritti ad un albo, riconosciuto dal Ministero della Giustizia). E’ gradita la prenotazione per motivi logistico - amministrativi, almeno 20 giorni prima, in modo tale da preavvisare il Ministero,  il luogo verrà comunicato sulla piattaforma www.omci.org insieme alle date ed orari come richiesto dalla legge e alle parti circa 20 giorni prima, in modo da dare ad ognuno la possibilità di effettuare il Bonifico bancario.

E’ gradita la prenotazione circa 20 giorni prima dell’inizio dei corsi previsti, oppure allo stesso prezzo potrai usufruire del corso ad hoc con le date che preferisci. Sono disponibili moduli anche per corsi specializzanti per mediatori: fiscali, bancari, condominiali, e di tutte le Materie Necessarie per divenire un Vero Mediatore. quindi non farti sfuggire la prossima data e non esitare a contattarci per avere informazioni e per richiedere i moduli di iscrizione reperibili su www.omci.org , sotto il link Formazione nella Home Page;

Per informazioni o invio moduli contattare: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Alcuni ci hanno domandato perché non teniamo corsi per Mediatori Avvocati di diritto da 18 ore la risposta è qui riportata: Il Consiglio Nazionale Forense ha stabilito, con la circolare 6/C/2014, che per esercitare la professione di Mediatore civile un Avvocato debba seguire un corso di formazione della durata minima di 15 ore. N.B.: nonostante la sentenza del Consiglio di Stato n° 5230 del 17/11/2015 avesse riportato la formazione degli Avvocati “mediatori di diritto” nell’ambito del D.M. 180/2010, il Consiglio Nazionale Forense –con nota del 7 giugno 2016– ha ribadito la validità del “percorso abbreviato” per la formazione e l’aggiornamento obbligatorio degli Avvocati mediatori.  Stanti i requisiti minimali della formazione prevista dal C.N.F., a norma dei rispettivi regolamenti, per garantire la competenza dei propri mediatori e la qualità dei servizi erogati, gli Organismi di mediazione privati e pubblici potrebbero richiedere requisiti di preparazione più elevati agli Avvocati che vogliano iscriversi ai propri elenchi dei mediatori. La formazione minima, comunque, garantisce agli Avvocati la possibilità di iscriversi a quegli Organismi che non richiedano requisiti di preparazione più elevati ai propri mediatori, come per esempio alcuni Organismi di mediazione forensi, in particolare, consente agli Avvocati in possesso della formazione minima l’iscrizione a un elenco speciale di Mediatori ausiliari, che possono ricevere incarichi di supporto ai Mediatori titolari dei procedimenti. I corsi da 18 ore per cui noi non li facciamo in quanto non coerente con la sentenza del Consiglio di stato. Ma terremo quelli da 50 Ore agli Avvocati con Prezzi MOLTO più Vantaggiosi di quello Riportato sopra (Solo per gli Avvocati iscritti all'albo scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. sentirete il prezzo e non avrete più dubbi sul da farsi). (Nulla contro il CNF assolutamente, ma noi Preferiamo attenerci alla sentenza Consiglio di stato e sarete molto più sicuri anche Voi perchè ogni Organismo vi Prenda).

MEDIAZIONE DEL LAVORO: OMCI offre ai lavoratori e alle aziende, e ai loro avvocati, coinvolti in una controversia di lavoro la gestione professionale e neutrale di una procedura di mediazione professionale. Una soluzione estremamente efficace e conveniente per garantire reciproca soddisfazione e soluzioni creative. La procedura di svolge secondo il Regolamento di Mediazione Volontaria di OMCI

L’intervento di un mediatore professionale terzo neutrale specializzato in materia del lavoro, costituisce un valore aggiunto inestimabile al tentativo di composizione di liti tipicamente risolte, sino ad oggi, nell’ambito di “conciliazioni paritetiche” soggette, dunque, ai limiti della negoziazione diretta.

Caratteristiche della procedura

  • Mediatori professionisti esperti in materia di diritto del lavoro.
  • La Procedura di Mediazione è protetta dalla massima confidenzialità. Il mediatore e tutti coloro che sono coinvolti nella mediazione, hanno l’obbligo di non rivelare alcuna informazione ottenuta nel corso della procedura, anche in un eventuale futuro giudizio.
  • Possibilità della presenza di un rappresentante sindacale. La procedura di mediazione in materia di lavoro si svolge presso le sedi di OMCI, con la presenza – se richiesta – di un rappresentante sindacale autorizzato. OMCI su richiesta delle parti si avvale di appositi accordi con i sindacati di categoria legittimati.

Validità ed efficacia della procedura

  • Accordo di Mediazione. Al termine della procedura di mediazione, l’accordo di mediazione raggiunto viene sottoscritto tra il lavoratore e l’azienda e ha valore contrattuale tra le parti.
  • Verbale di Conciliazione. L’accordo di mediazione viene trasposto in un Verbale di Conciliazione sottoscritto da un rappresentante sindacale autorizzato e viene depositato presso la Direzione territoriale del lavoro per gli adempimenti di legge.
  • Efficacia della procedura.
  • Le rinunce eventualmente effettuate dal lavoratore sono, inoppugnabili, ai sensi dell’art. 2113, ultimo comma, codice civile;
  • Le intese raggiunte con il Verbale di Conciliazione costituiscono titolo esecutivo.
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Ultimo aggiornamento Venerdì, Febbraio 07 2020
  
28
Gennaio
2020

Supercondominio, quando sorge ipso iure et facto;

Per la Cassazione (sentenza n. 32237/2019) unificando più edifici entro una più ampia organizzazione condominiale, si applicano le norme in materia di condominio e non la disciplina generale della comunione;

Unificando più edifici entro una più ampia organizzazione condominiale, connotata da servizi e manufatti in rapporto di accessorietà con gli immobili, al supercondominio si applicano le norme in materia condominiale e non la disciplina generale della comunione. Con la sentenza 10 ottobre-10 dicembre 2019, n. 32237 la Suprema Corte di Cassazione, sez. II civile, torna a pronunciarsi in materia di condominio negli edifici. La Corte ribadisce l’esistenza, “ipso iure et facto”, del supercondominio ogniqualvolta vi siano più edifici, costituiti o meno in distinti condominii, legati funzionalmente dall’esistenza di manufatti, impianti o servizi comuni ai fabbricati ed in rapporto di accessorietà con questi ultimi, tali da precluderne il godimento autonomo. La qualificazione “supercondominiale”, osserva la Corte, replica al plurale la nozione di condominio ed il vincolo di accessorietà esistente tra la parte comune “servente” e gli immobili “serviti” comporta l’applicazione della disciplina specifica in materia condominiale in luogo di quella generale della comunione. La pronuncia trae origine dall’impugnazione proposta da un condomino avverso una delibera assembleare, lamentando vizi formali e sostanziali, conseguenti all’omessa qualificazione del complesso immobiliare come supercondominio. Il Tribunale di Palermo respingeva l’impugnazione, condannando l’attore alla rifusione delle spese di lite e stesso esito aveva il giudizio d’appello. Il condomino soccombente proponeva quindi ricorso per cassazione, lamentando tra l’altro - per quanto qui di interesse – la violazione di legge in relazione alla nozione di supercondominio. Riteneva infatti che il giudice d’appello non avesse riconosciuto l’esistenza di un supercondominio in relazione al parcheggio e all’area pedonale, beni comuni a servizio dei quattro corpi di fabbrica del complesso immobiliare. Il Condominio, costituitosi con controricorso, obiettava sul punto, invocando l’inammissibilità della censura, non fondata sulla violazione di una norma specifica ma semplicemente riferita ad un istituto giurisprudenziale (quello del supercondominio appunto), recepito con L. n. 220/2012, qui inapplicabile ratione temporis. Il “supercondominio” sussiste ogniqualvolta un insieme di edifici contigui, tali da costituire di per sé condominii singoli e autonomi, ha determinati servizi o manufatti in comune (un giardino privato interno, un vialetto, il cancello di accesso all’intero complesso…). L’istituto ha origine giurisprudenziale ed è stato coniato ben prima della riforma del 2012, allo scopo di applicare ai beni o servizi comuni a singoli edifici le norme previste in materia condominiale in luogo di quelle dettate per la comunione. Con la L. n. 220/2012 il legislatore ha disciplinato espressamente la materia, introducendo all’interno del codice civile una serie di norme, tra le quali appunto l’art. 1117 bis c.c., che chiarisce l’esatto ambito di applicazione della disciplina condominiale. La norma prevede infatti che “Le disposizioni del presente capo” - quelle dettate appunto in tema di condominio negli edifici - si applicano, in quanto compatibili, in tutti i casi in cui più unità immobiliari o più edifici ovvero più condominii di unità immobiliari o di edifici abbiano parti comuni ai sensi dell’articolo 1117.”Le norme sul condominio negli edifici si applicano dunque ai singoli condominii, così come a complessi costituiti da più edifici purchè, per la loro struttura, abbiano in comune alcune delle parti indicate all’art. 1117 c.c. La posizione della Cassazione: Malgrado l’art. 1117 bis c.c. sia inapplicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, la Corte di Cassazione condivide l’impostazione del ricorrente. Chiarisce infatti che la norma in esame ha recepito un istituto di elaborazione giurisprudenziale, fornendo una nozione utile anche in senso retrospettivo, riferita a "più unità immobiliari o più edifici ovvero più condomini di unità immobiliari o di edifici aventi parti comuni ai sensi dell'art. 1117". L’elemento identificativo del supercondominio risiede quindi nella natura specificamente condominiale del complesso immobiliare, connotata da una relazione di accessorietà tra la parte comune servente e la pluralità di immobili serviti, prescindendo dal fatto che questi integrino un condominio unitario o più. Se il titolo o il regolamento non dispongono altrimenti, il supercondominio sorge quindi ipso iure et facto, dalla semplice compresenza di più edifici (costituiti o meno in condominii distinti), unificati entro una più ampia organizzazione condominiale legata dall'esistenza di cose, impianti e servizi comuni, in rapporto di accessorietà con i fabbricati. Ed è proprio la condominialità del vincolo funzionale – osserva la Corte – a rendere applicabile a tali edifici la disciplina specifica del condominio, anzichè quella generale dettata in materia di comunione (così Cass. 14 novembre 2012, n. 19939). In altri termini, la qualificazione di supercondominio non è altro che una replica, al plurale, di quella condominiale, postulando anch’essa una relazione funzionale di accessorietà necessaria, posto che il bene in supercondominio (al pari di quello condominiale e diversamente dal bene in comunione) non è suscettibile di godimento autonomo. Malgrado non possa escludersi, nell’odierna fenomenologia degli aggregati immobiliari, la coesistenza di beni a godimento strumentale e beni a godimento autonomo, la Corte chiarisce che il giudice dovrà comunque optare, in base a criteri di preminenza funzionale, verso la definizione prevalente della fattispecie, nell’uno o nell’altro senso. Nel caso di specie gli Ermellini rilevano come il giudice d’appello abbia errato, enfatizzando aspetti irrilevanti per la corretta applicazione della nozione di supercondominio e accantonando al contempo elementi degni di nota, alterando così la fisionomia giuridica dell’istituto e integrando la violazione di legge denunciata dal ricorrente. Anche alla luce della accertata unificazione funzionale dei vari edifici condominiali con opere di collegamento, la Corte ha quindi optato per la sussunzione della fattispecie di cui è causa nel paradigma giuridico del supercondominio. Ha pertanto accolto il primo motivo del ricorso principale (con assorbimento degli altri motivi di ricorso ad esso collegati) e ha cassato la sentenza in relazione al motivo accolto, rinviando ad altra sezione della Corte d’appello per un nuovo esame della questione, uniformandosi al seguente principio di diritto: "anche per effetto dell'art. 1117-bis c.c., utilizzabile in via interpretativa pur se inapplicabile ratione temporis, il supercondominio viene in essere ipso iure et facto, sempre che il titolo o il regolamento non dispongano altrimenti, quando più edifici, costituiti o meno in distinti condomini, sono tra loro legati dall'esistenza di cose, impianti e servizi comuni, in relazione di accessorietà necessaria con i fabbricati, sì da rendere applicabile la disciplina specifica del condominio, anzichè quella generale della comunione".

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Ultimo aggiornamento Martedì, Gennaio 28 2020
  
23
Gennaio
2020

Il termine per l'esperimento del procedimento di mediazione è ordinatorio;

Corte d' appello di Firenze, sez. I, sentenza  n° 65 del 13/01/2020

Sintesi: Ricordando  che l’esperimento della mediazione è condizione di procedibilità per alcune tipologie di giudizi, è comunque necessario chiarire quale sia la natura del termine di 15g assegnato dal giudice per l’esperimento della procedura. In riferimento a detto termine, infatti, sussistono due orientamenti. Il primo, minoritario e più risalente nel tempo, che qualifica il termine di 15g come perentorio. Un altro, più recente e maggioritario, secondo il quale la natura del termine è, invece, ordinatoria. La Corte d’Appello di Firenze, con la sentenza in commento, si allinea a quanto già affermato dalla Corte d'appello Milano, 24 maggio 2017 e 4 luglio 2019, nel qualificare il termine come ordinatorio.
A giustificare tale qualificazione due argomenti. Da un lato, infatti, i termini sono perentori solo quando la legge li qualifica come tali. E nel caso del termine concesso dal giudice per l’avvio della mediazione ciò non accade. Dall’altro lato, invece, è la stessa funzione del termine che ne esclude implicitamente la perentorietà. Il termine, infatti, si riferisce al solo svolgimento e non alla instaurazione della procedura di mediazione. La domanda di mediazione, di conseguenza, ben può essere presentata oltre i 15 g concessi. Fondamentale è che il solo primo incontro si svolga entro l’udienza di rinvio fissata per l’effettivo svolgimento della mediazione.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Gennaio 24 2020
  
22
Gennaio
2020

Domanda accolta? No alla compensazione;

Cassazione, ordinanza n. 31288/2019: il giudice può compensare le spese solo in caso di soccombenza reciproca ma non se la domanda è accolta integralmente;

Nessuna compensazione delle spese di lite, se la domanda è accolta integralmente. Questo è quanto precisato dalla Corte di Cassazione, Sezione lavoro, nell'ordinanza 10 ottobre - 29 novembre 2019, n. 31288. La pronuncia in commento, trae origine dalla vicenda dell’odierno ricorrente, il quale aveva azionato un procedimento di accertamento tecnico preventivo relativo ai requisiti sanitari, per ottenere il riconoscimento dell'assegno di invalidità civile; il Tribunale aveva omologato tale accertamento, come da CTU, ma aveva compensato le spese di lite, senza fornire alcuna motivazione sul punto. Parte istante ha impugnato detta sentenza per cassazione, deducendo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 e la carenza ed illogicità della motivazione relativamente alla compensazione delle spese di lite. In particolare, ha rilevato che la compensazione delle spese, era stata disposta dal Giudice di prime cure senza alcuna motivazione, ed inoltre, tale statuizione era ingiustificata, atteso che non era stata accertata alcuna soccombenza reciproca delle parti, bensì, solo la soccombenza dell’Inps. Orbene, citando l'art. 92 c.p.c., il ricorrente ha evidenziato che il giudice può compensare le spese solo nel caso in cui sia ravvisabile una pluralità di pretese contrapposte rigettate a svantaggio di entrambe le parti, ipotesi non ravvisabile nel caso di specie, in cui il giudice aveva accolto in toto le domande proposte dal ricorrente. Nell'ordinanza in commento, la Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso, ribadendo quanto già affermato dalla giurisprudenza di legittimità in simili fattispecie, ovvero che, il decreto di omologa, è un provvedimento definitivo, di carattere decisorio, che incide sui diritti patrimoniali e non può essere impugnato in altre sedi. In merito al coordinamento tra condanna alle spese di giudizio e soccombenza, la Suprema Corte aveva chiarito che "Nel regime normativo posteriore alle modifiche introdotte all'art. 91 c.p.c., dalla L. n. 69/2009, in caso di accoglimento parziale della domanda il giudice può, ai sensi dell'art. 92 c.p.c., compensare in tutto o in parte le spese sostenute dalla parte vittoriosa, ma questa non può essere condannata neppure parzialmente a rifondere le spese della controparte, nonostante l'esistenza di una soccombenza reciproca per la parte di domanda rigettata o per le altre domande respinte, poichè tale condanna è consentita dall'ordinamento solo per l'ipotesi eccezionale di accoglimento della domanda in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa" (Cassazione civile, sentenza 23 gennaio 2018, n. 1572). A tal riguardo, è possibile evincere detto principio, esaminando a contrario l'art. 91 c.p.c., comma 1, secondo cui, se il giudice "accoglie la domanda in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dall'art. 92". Pertanto, se per giustificare la condanna alle spese della parte parzialmente vittoriosa, occorre che questa abbia rifiutato, senza ragione, l'offerta conciliativa dell’importo poi parzialmente, alla stessa riconosciuto, al di là, di tale caso, il sistema processuale impone che, salva facoltà di compensazione, vada applicato il principio di causalità e non si condanni mai alla rifusione delle spese di lite, la parte costretta ad azionare il procedimento in modo fondato, anche se solo in parte. Alla luce delle suesposte argomentazioni, la Cassazione   ha accolto il ricorso e cassato il decreto di omologa, con rinvio al giudice del merito che provvederà alla regolazione delle spese attenendosi agli enunciati principi di diritto.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Gennaio 22 2020
  
21
Gennaio
2020

Mediazione, Tribunale e la Professione del Mediatore Civile (una delle più belle in assoluto)

Mediazione, Tribunale e la Professione del Mediatore Civile (una delle più belle in assoluto)

Quanti di Voi hanno provato l’esperienza di entrare in un Tribunale? Per quelli che l’hanno provato, dalle mie interviste, lo evirerebbero subito. Per quali motivi? In tribunale andrete sempre con la convinzione che avete già vinto, nessuno vi dirà mai che è una causa persa. Poi arriva la Sentenza, dove Voi nulla centrate perché è il Giudice che decide secco. Uno sarà felice perché ha vinto, l’altro sarà ancora più incattivito perché ha perso, ma intanto vi rifarete in Appello vi direte, in tanto Voi sborsate soldi in modo anche cospicuo, intanto passa il tempo, voi sarete sempre più stressati, nervosi in attesa della sentenza di Appello che puo’ confermare la 1° o ribaltare tutto, n ogni caso rimane la Cassazione e Voi nuovamente li, stressati,immotivati, nervosi Rancorosi in attesa dell’ultima sentenza che dirà senza più poterci fare nulla chi ha vinto e chi no. Ed intanto avrete passato dai 6 ai 10 anni in stato di Agitazione e perdendoci Molto.

LA MEDIAZIONE E NATA PROPRIO PER QUESTO

Entrambe le parti dovranno forse rinunciare a qualcosa ma in tre mesi chiudete tutto li. Non è Molto Meglio??? (Con l'entrata in Vigore delle direttive 2008/52 CE e 20013/11/UE) Aumenteranno le sanzioni per chi non si presenta e MOLTO DI PIU'. (Leggete le direttive sul nostro sito a destra sul link apposito). L’Odio non si combatte con l’odio, ma con l’Amore e la Pace (Questo è il mio concetto di Mediazione,  OMCI). In un mondo senza più Valori, ridotto allo stremo, con guerre dappertutto, persone che muoiono di Fame, Ricordiamoci di essere Uomini, portatori di pace se poi siete cattolici veri, dovrebbe essere il Primo Vostro obbiettivo, ma lo è anche per tutti gli altri, siamo gli unici Animali che si distruggono tra Loro invece di Aiutarci; L'avvocato in Mediazione, inoltre sarà un Valore aggiunto per Aiutare il Mediatore a raggiungere l'accordo, facendosi quindi anche una buona fama; La «mediazione» è l’attività svolta da un terzo imparziale: il Mediatore Professionista, iscritto in un Organismo di Mediazione registrato presso il Ministero della Giustizia, nel “Registro Organismi di mediazione”. La «mediazione» è  finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta, effettuata dallo stesso Mediatore, per la risoluzione della stessa senza passare alle vie Giudiziarie con i suoi relativi tempi e costi che tutti conosciamo. Dopo numerose sollecitazioni, in ultime la Direttiva 2008/52 CE, la Direttiva 2013/11/U.E.  il Parlamento e gli avvisi di Bruxelles, del CSM, dell’ANM, la L.96/17 art.11 Ter. La Mediazione Civile è obbligatoria a tutti gli effetti, sanando l’eccesso di delega anche da noi! Ci uniformeremo così agli altri paesi, nei quali esiste da decenni con Risultati Positivi fino al 85 ÷ 90%. Sai che è più conveniente sotto numerosi aspetti la mediazione civile invece che rivolgersi direttamente  al Tribunale? 1) I tempi: la Mediazione deve terminare entro un massimo di TRE mesi; 2) Spese ridotte; 3) Detrazioni di imposta fino ad un massimo di € 500,00; 4) Le parti invece di continuare ad avere rancori inutili perché non è odiando che si risolvono le situazioni durature nel tempo ma al contrario con un po’ di Amore Umano, Dialogo, e meno orgoglio personale,  possono ritrovare di comune accordo una soluzione amichevole: cosa non da poco. L’ Omci (Organismo di mediazione e conciliazione Italia), ha esperti mediatori in tutte le discipline, dalla Giuridica, all’economica, alla sociologica, etc. non esitare quindi a contattarci per risolvere al più presto i tuoi problemi, i tuoi Rancori Finiranno, non spendi praticamente nulla e non perderai più tempo prezioso e a questo che serve la Mediazione esistente in tutto il Mondo.

La Professione del Mediatore Civile (una delle più belle in assoluto)

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Ultimo aggiornamento Martedì, Gennaio 21 2020
  
21
Gennaio
2020

Procura speciale e partecipazione del difensore alla mediazione;

Tribunale di Verona, sentenza del 26/11/2019

Sintesi: Solo la procura speciale permette al difensore della parte interessata di partecipare al procedimento di mediazione. A tal scopo, la procura, deve essere rilasciata nel rispetto della regola generale di cui all’art. 1392 c.c.
Dunque, qualora nella procura sia presente esclusivamente la dicitura “potere di transigere, conciliare, rinunciare ed accettare rinunzie” e, non anche, un chiaro riferimento alla facoltà del difensore di partecipare alla mediazione, la domanda giudiziale è improcedibile.
L’assenza di una regolare procura, infatti, è stata parificata dalla Corte di Cassazione (cfr. sent n. 8473/2019) alla mancata partecipazione alla procedura di conciliazione.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Gennaio 21 2020
  
20
Gennaio
2020

Ascensore condominiale malfunzionante, occorre risarcire i danni ai terzi;

Per la Cassazione civile (ordinanza n. 31215/2019) il condominio può però rivalersi sulla ditta incaricata della manutenzione che non ha attuato gli interventi necessari

Il condominio è tenuto a risarcire al terzo i danni che questo ha subito a causa di un malfunzionamento dell’ascensore condominiale. Può tuttavia rivalersi nei confronti della ditta cui era affidata la manutenzione se il sinistro è imputabile ad un malfunzionamento preesistente, già noto alla ditta e che questa non ha provveduto ad eliminare. Questo è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, sez. 3 civile, con l'ordinanza 13 giugno-29 novembre 2019, n. 31215. L’analisi dei motivi di ricorso ha consentito alla Corte di ribadire anche che, in virtù del principio del libero convincimento, il giudice di merito ha piena autonomia nell'apprezzare il quadro probatorio acquisito. La pronuncia trae origine da un incidente verificatosi in un ascensore condominiale, che a seguito di un malfunzionamento accelerava in maniera brusca ed improvvisa portando all’infortunio di una donna. Quest’ultima otteneva il ristoro dei danni subiti dal condominio, che agiva a sua volta nei confronti della ditta incaricata della manutenzione dell’ascensore, chiedendo il rimborso di quanto versato alla danneggiata. A detta del condominio il malfunzionamento si era già manifestato prima del sinistro e malgrado la ditta ne fosse consapevole non aveva mai provveduto a porvi rimedio, rendendosi con ciò responsabile di quanto accaduto. Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello di Napoli confermavano la condanna in manleva della ditta. In particolare i giudici d’appello accertavano che l’incidente era stato provocato dal cattivo funzionamento del selettore di manovra, dovuto alla rottura dei nottolini posti sulla fune e che il malfunzionamento si era appunto già manifestato prima del sinistro. In conseguenza di ciò la ditta era quindi responsabile, non tanto per l’omissione degli interventi manutentivi previsti dal contratto e richiesti dal condominio, quanto per non aver promosso la necessaria sostituzione di un componente che aveva già rilevato essere difettoso. La soccombente proponeva ricorso per cassazione, cui resistevano il condominio ed il terzo danneggiato con distinti controricorsi. La ditta lamentava un’erronea valutazione delle risultanze istruttorie da parte del giudice di merito, in particolare di quelle conseguenti all’accertamento tecnico preventivo espletato ante causam, da cui non sarebbe emerso alcun difetto di manutenzione dell’ascensore ma solo l’opportunità di sostituire il selettore di manovra (risalente agli anni ’70) con un altro di tipo diverso. La Corte d’Appello avrebbe quindi errato nell’ascrivere la responsabilità del sinistro anche alla ditta, posto che, secondo quest’ultima, la modifica e l’aggiornamento dell’impianto erano scelte riservate alla sola proprietà dell’immobile. Gli Ermellini escludono che il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito integri un vizio denunciabile con il ricorso per cassazione. Nello specifico la Corte non ritiene censurabile il fatto che il collegio abbia attribuito un significato diverso alle risultanze fattuali dell’ATP. L’accertamento tecnico preventivo non contiene infatti valutazioni tecniche sulle cause dei danni ma serve unicamente a “fotografare” una situazione di fatto, a beneficio del giudice e delle parti, fornendo elementi che altrimenti sarebbero destinati a sparire o a modificarsi se non acquisiti in quella sede. Il giudice di merito può quindi apprezzare gli elementi presi in esame dal consulente tecnico e le considerazioni da questi espresse, se li ritiene utili ai fini della decisione, non essendovi tuttavia vincolato in alcun modo in virtù del principio del libero convincimento. La ricostruzione fattuale offerta dal consulente rappresenta quindi la base di valutazione del giudice, che tuttavia potrà attribuire ai fatti una diversa considerazione alla stregua delle norme che riterrà di volta in volta applicabili al caso concreto. Nella fattispecie in esame la Corte d’Appello ha ritenuto che tra gli obblighi del manutentore vi fosse non solo quello di intervenire ogni volta che l’ascensore presentava un inconveniente, ma anche quello di (quanto meno) segnalare alla proprietà l’eventuale sostituzione di componenti obsoleti, causa, come tali, di possibili e generici malfunzionamenti ma anche di danni ai trasportati. Una conclusione che, proprio perché basata sulle risultanze dell’ATP, logicamente argomentata e frutto del libero convincimento del giudice, non è sindacabile in sede di legittimità. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio nonchè di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale. PS: Si Calcola che nel solo 2020 saranno più di 800.000,00 Le Cause portate in Mediazione, ma Aprire un organismo  molto faticoso, per questo se ritieni di essere in grado di farlo, apri una sede con noi e se vi manca il corso da 50 ore, anche questo lo potete fare con Noi. Vai su www.omci.org e Leggi tutti i Moduli prima di scaricarli. Le A.D.R. saranno sempre più il lavoro del futuro, per questo ti invitiamo a venire in OMCI;

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Gennaio 20 2020
  
20
Gennaio
2020

Imu grava sul trustee;

Cassazione, sentenza n. 16550/2019: l’ICI è un tributo di natura patrimoniale che considera come base imponibile il valore del bene immobile

La Corte di Cassazione, con la sentenza 20 giugno 2019, n. 16550, ha affrontato un'importante tematica, su cui vale la pena soffermarsi, in tema di pagamento dell'Imu in capo al trustee. I giudici di legittimità hanno affermato che l'ICI (oggi IMU) è un tributo di natura patrimoniale che considera come base imponibile il valore del bene immobile, a prescindere, in linea generale, da qualsivoglia condizione personale del titolare del diritto e dall'uso che si faccia del bene. Conseguentemente, individua nel trustee il soggetto passivo di imposta poichè, ai sensi dell'art. 3 del D.Lgs, 504 del 1992, riveste la qualità di proprietario perche, allo stesso trustee, è stato trasferito il bene dal disponente. Inotre, il trustee ha il possesso, l'amministrazione e gestione del bene, fra cui anche il dovere di assolvere agli oneri gravanti sulla proprietà. B.M., in qualità di trustee,  impugnava l'avviso di accertamento relativo al pagamento dell'ICI, per l'anno d'imposta 2009, emesso dal Comune di Bassano del Grappa e dunque proponeva ricorso in Commissione Tributaria Provinciale. I giudici di prime cure accoglievano parzialmente il ricorso del contribuente, ricalcolavano le sanzioni ma rigettavano l'eccezione di carenza di legittimazione passiva per il pagamento del tributo. Il ricorrente, nella propria difesa, affermava che i beni oggetto d'imposta fossero di proprietà del trust e in quanto tale soggetto passivo di imposta. Inoltre egli era solo l'amministratore (trustee) di tali beni e comunque di proprietà effettiva di un terzo. Il contribuente appellava tempestivamente la sentenza presso la Commissione Tributaria Regionale del Veneto. I giudici d'appello nell'accertare che i beni fossero di proprietà del trustee, in conformità alla trascrizione nei registri immobiliari e al catasto, fissavano i presupposti per qualificare il trust in esame quale trust traslativo, secondo lo schema delineato dalla L. n. 364 del 1989, art. 2, di ratifica della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985, ovvero un negozio mediante il quale avviene il trasferimento dei beni dal disponente al trustee e conseguentemente quest'ultimo ne diviene proprietario, con il dovere di amministrarli e gestirli secondo le condizioni e finalità dell'atto istitutivo, ed a beneficio dei soggetti in esso indicati. I giudici di secondo grado, pertanto, respingevano l'appello. Infine, avverso la sentenza di secondo grado veniva proposto ricorso per Cassazione affidato a due motivi di gravame. In particolare, con il primo motivo di ricorso il contribuente (trustee) lamentava la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art 3 (soggetti passivi dell'ICI ora denominata IMU) e della Convenzione internazionale dell'Aja del 1985 sul trust, art. 3, nonchè della legge di recepimento e degli artt. 1362 e 1363 c.c. in relazione all'art. 360 c.p.c.,n. 5, per contraddittorietà della motivazione. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamentava l'omesso esame di un fatto decisivo e la violazione dell'art. 1322 c.c. I giuidici di legittimità, prima di approdare alla soluzione adottata, fanno una prima analisi sul concetto di trust traslativo. Affermano che, secondo un consolidato orientamento della Corte (Cfr.: Cass. Civ. Sez. I, n. 3456/2015; Cass. Civ. Sez. V, n. 25478/2015; Cass. Civ. Sez. II, n. 28363/2011), il trust traslativo non è un ente dotato di personalità giuridica ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee. Quest'ultimo dispone del diritto e in quanto tale interviene nei rapporti con i terzi, agisce e resiste in giudizio e risponde delle sanzioni amministrative dovute dal proprietario. Richiamando una recente sentenza (Cass. Civ.sez. III n. 9320/2019), la Corte precisa che la peculiarità dell'istituto risiede nello "sdoppiamento del concetto di proprietà", tipico dei paesi di common law: la proprietà legale del trust, attribuita al trustee, ne rende quest'ultimo unico titolare dei relativi diritti tuttavia i beni restano segregati e quindi diventano estranei non soltanto al patrimonio del disponente, ma anche a quello del personale del trustee che deve amministrarli e disporne secondo il programma del trust. Passa poi ad analizzare la soggettività passiva di imposta in materia di Ires nel caso di Trust. Infatti, il legislatore, con l'art. 73 del T.U.I.R ha esplicitamente disciplinato la soggettività tributaria ai fini IRES attribuendola al trust, individuandolo, così, come una entità fiscalmente separata tanto dal disponente che dal trustee. Ciò comporta che non si determino incertezze sul presupposto impositivo e sul soggetto che deve presentare la dichiarazione dei redditi, specie ove si consideri che il trust non ha una regolamentazione nella legislazione nazionale. In materia di ICI, invece, il legislatore non è intervenuto per attribuire una soggettività tributaria. Ai sensi dell'art. 3 del D.Lgs. n. 504/92 soggetto passivo e il proprietario o titolare di altro diritto reale. Secondo la Suprema Corte la soggettività passiva del trust ai fini IRES non fa discendere una generica soggettività passiva anche per altri tributi posto che l'art. 14 delle preleggi vieta l'interpretazione analogica delle norme eccezionali (Le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati). L'eccezione in questo caso sarebbe rappresentata dall'attribuire una forma di soggettività ai fini tributari ad un organizzazione priva di personalità giuridica. Alla luce di quanto detto, non avendo il citato art. 73 del TUIR  attribuito al trust la personalità giuridica, nè, tantomeno, può farlo la giurisprudenza, mancando al trust la personalità giuridica manca allo stesso il requisito indispensabile per poter essere titolare di diritti reali, tanto che, per perseguire gli scopi propri dell'istituto i beni vengono trasferiti appunto ad una persona fisica.

Pertanto è il trustee che amministra e fa fronte a tutte le spese di amministrazione, in particolare diviene proprietario dei beni in trust acquistando, così, tutti i poteri e i doveri del proprietario. Di conseguenza il soggetto passivo dell'Ici (oggi IMU) dei beni conferiti in un trust traslativo (trasferimento del patrimonio in trust dal disponente al trustee) deve essere individuato nel trustee. I giudicanti evidenziano che ciò non viola la segregazione patrimoniale, inquadrata nel contesto delle finalità perseguite dall'istituto, che comporta l'effetto di rendere i beni conferiti in trust non aggredibili dai creditori personali del disponente nè da quelli del trustee. In forza di questo assunto la Corte afferma il principio giuridico secondo cui il soggetto passivo dell'ICI (oggi IMU) dei beni conferiti in trust deve essere individuato nel trustee. Le parti, nel negozio istitutivo del trust, potranno continuare a prevedere chi deve sostenere, in termini sostanziali, l'onere economico delle imposte e in che misura il trustee può rivalersi delle spese sostenute per l'amministrazione.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Gennaio 20 2020
  

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