Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

Da Studiare bene per i mediatori: Ove la mediazione venga disposta dal Giudice, il suo esperimento “è condizione di procedibilità della domanda giudiziale” , come per quelle Obbligatorie.Tribunale di Firenze, Sez. III civ., sentenza, Giudice Ghelardini;

Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Settembre 2016 12:20 Scritto da Administrator Domenica 25 Settembre 2016 08:28

Tribunale di Firenze, Sez. III civ,  Giudice Ghelardini

“Omissis”

Il sig. ************ ha chiesto disporsi la risoluzione per inadempimento imputabile alla convenuta dell’atto transattivo di cui al verbale di conciliazione in data 3.12.2009, con condanna della stessa a rimuovere i manufatti eseguiti in parziale adempimento di esso e con condanna della medesima al risarcimento dei danni, quantificati in € 25.000,00.

************ ha resistito alle domande, di cui ha chiesto il rigetto, avanzando a sua volta domanda riconvenzionale per il pagamento dell’importo di € 4.944,62 oltre alla quota parte posta a carico dell’attore ed alle relative spese di demolizione del manufatto.

Il procedimento, già incardinato presso la sezione distaccata di Empoli, è stato istruito con prova per testi, in via documentale, e con CTU.
A seguito della soppressione ex lege della Sezione Distaccata, la causa è stata trasferita presso la sede centrale ed assegnata a questo Giudice (provv. Presidenziale 13.11.2013).

All’udienza 15.4.2014 l’ufficio ha disposto procedersi a mediazione delegata nel termine di gg 15 ai sensi dell’art. 5, II co., D. Lgs. N. 28/2010 e successive modifiche.
Tale incombente non ha sortito esito positivo.

All’udienza 5.5.2015 è stata rilevata di ufficio la improcedibilità delle domande proposte attesa la tardiva attivazione del procedimento di mediazione.
Le parti hanno quindi precisato le conclusioni, confermando quelle di cui agli atti introduttivi.

La causa è passata in decisione a seguito di discussione orale. Le parti hanno depositato note conclusive autorizzate.

L’invio delle parti in mediazione (c.d. mediazione delegata o disposta dal giudice) costituisce potere discrezionale dell’ufficio che può essere esercitato “valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione ed il comportamento delle parti” sempreché non sia stata tenuta l’udienza di precisazione delle conclusioni. Ove la mediazione venga disposta, il suo esperimento “è condizione di procedibilità della domanda giudiziale” (art. 5, II co. D.Lgs. citato).

Ne segue che il mancato esperimento della mediazione vizia irrimediabilmente il processo, impedendo l’emanazione di sentenza di merito.
Tale disciplina, finalizzata a favorire la conciliazione della lite con l’intervento di soggetto terzo imparziale, non pone problemi di natura costituzionale né appare lesiva dei precetti di cui allanormativa sovranazionale sul diritto di azione e di accesso alla giustizia (Carta di Nizza, CEDU).

Non vi è dubbio infatti che l’intento perseguito – deflazionamento del contenzioso con positivi effetti sotto il profilo della ragionevole durata del processo – giustifichi sotto il profilo razionale e costituzionale, da un lato, il potenziamento degli istituti di definizione delle controversie alternativi al

processo, e, dall’altro, la sanzione prevista in caso di inottemperanza all’ordine giudiziale.
Nessun dubbio può poi porsi circa la applicabilità della disciplina della mediazione delegata ai procedimenti pendenti alla data del 21.9.2013, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni in materia di mediazione.

Invero, in assenza di una espressa diversa disciplina transitoria ed in coerente osservanza del principio tempus regit actum, secondo cui la validità degli atti processuali deve essere valutata con riferimento alla disciplina vigente al momento in cui l’atto è compiuto, e non a quella in vigore alla data di avvio del processo, non vi è alcuna ragione di ritenere l’istituto in questione applicabile esclusivamente ai procedimenti avviati dopo la sua entrata in vigore.

N’è d’altra sul punto si traggono spunti interpretativi diversi dal disposto dell’art. 24 del D. Lgs. N. 28 (che differiva l’efficacia dell’originario art. 5, comma1, ai procedimenti avviati dopo il 21.3.2011), posto che tale norma si riferisce espressamente alla mediazione ante causam, oggi disciplinata dall’art 5, co. 1 bis, e non a quella delegata/demandata dal giudice (art. 5, co. 2), così come novellata dal DL n. 69/13 conv. con modif. nella L. 98/2013.

Nella fattispecie è pacifico che, nel termine concesso all’udienza 15.4.2014, nessuna delle parti ha attivato la mediazione.
Irrilevante e tardivo, ad avviso del Tribunale, è poi il successivo esperimento della mediazione su iniziativa della parte convenuta in data 8.7.2014 (cfr sul punto quanto risultante dal verbale di mediazione depositato).

Trattasi, infatti, di adempimento posto in essere quando il termine ex lege assegnato per l’esperimento (rectius: attivazione) del procedimento di mediazione era già ampiamente scaduto.
Né d’altra parte giova obbiettare che, in difetto di legale espressa previsione, il termine in questione non avrebbe natura perentoria, ma solo ordinatoria (art. 152 c.p.c.).

Invero, secondo la giurisprudenza di legittimità, che si condivide, il carattere della perentorietà del termine può desumersi, anche in via interpretativa tutte le volte che, per lo scopo che persegue e la funzione che adempie, lo stesso debba essere rigorosamente osservato (in questo senso Cass. n. 14624/00, 4530/04).

Non si dubita ad esempio, che, il termine per proporre opposizione a decreto ingiuntivo di cui all’art. 641 c.p.c., pur non espressamente dichiarato perentorio da tale disposizione, abbia tale qualità, sia perché tale procedimento presenta taluni caratteri del procedimento impugnatorio, la cui proposizione è secondo i principi generali sempre scandita da rigorosi termini processuali, sia perché la mancata osservanza di tale termine comporta esecutorietà del decreto ex art. 647 c.p.c..

Ritiene il giudicante che a conclusione analoga si debba pervenire in caso di mancato rispetto del termine concesso dal giudice ex art. 5, II co., ultimo periodo D. Lgs. citato per il deposito della domanda di mediazione.
La implicita natura perentoria di tale termine si evince dalla stessa gravità della sanzione prevista, l’improcedibilità della domanda giudiziale, che comporta la necessità di emettere sentenza di puro rito, così impedendo al processo di pervenire al suo esito fisiologico.

Apparirebbe assai strano che il legislatore, da un lato, abbia previsto la sanzione dell’improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, prevedendo altresì che la stessa debba essere attivata entro il termine di 15 gg, dall’altro, abbia voluto negare ogni rilevanza al mancato rispetto del suddetto termine.

In proposito è solo il caso di rilevare che, anche a ritenere di natura ordinatoria e non perentoria il termine di 15 gg per l’avvio della mediazione, la mancata proposizione di tempestiva istanza di proroga comporta inevitabilmente secondo la prevalente giurisprudenza, che si condivide, la decadenza dalla relativa facoltà processuale (così, in materia di conseguenze del mancato rispetto di termini ordinatori processuali, non prorogati, cfr, di recente, Cass. N. 589/2015, n. 4448/13, e con pronunce più risalenti, Cass. n. 4877/05; 1064/05; 3340/97).

Il principio è stato da ultimo applicato nelle indicate sentenze della corte di legittimità essenzialmente con riferimento al caso della violazione del termine concesso dal giudice per l'assunzione dei mezzi di prova fuori della circoscrizione del tribunale (art. 203, II co. c.p.c. secondo cui “Nell’ordinanza di delega il giudice delegante fissa il termine entro il quale la prova deve assumersi...”)

La S.C., confermando un orientamento già più volte espresso, con la sentenza n. 589/2015, premesso che tale termine ha carattere ordinatorio, e che quindi lo stesso è prorogabile, ex art. 154 cod. proc. civ., in caso di istanza avanzata prima della scadenza del termine stesso, ha evidenziato che il suo inutile decorso “comporta la decadenza della parte dal diritto di far assumere la prova delegata, e non soltanto dal diritto di far assumere, per delega, la prova medesima”.

Va pertanto senz’altro disatteso quel diverso e più risalente orientamento, secondo cui “lo scadere di un termine ordinatorio ... non produce effetti preclusivi, conformemente al disposto di cui all'art. 152 c.p.c., sempre che non si sia verificata una situazione processuale incompatibile” (v. Cass. Sez. Lav. N. 420/1998).

Né d’altra parte sul punto può valorizzarsi il diverso orientamento giurisprudenziale, anche recentemente ribadito, formatosi in materia di mancato rispetto del termine, ritenuto ordinatorio, per la attivazione del contraddittorio nei procedimenti attivati con ricorso (tra le tante vedi SSUU n. 5700/14; conforme Sez. I, n. 11418 del 22/05/2014).

Invero in tali casi la mancata messa in notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza da parte del ricorrente è stata ritenuta sanabile in applicazione analogica del disposto di cui all’art. 291 c.p.c., con conseguente obbligo per il giudice, in caso di omessa notifica ovvero di notifica tardiva, di assegnare nuovo termine, questa volta di natura perentoria, per la rinnovazione della notifica fissando ulteriore prima udienza.

In quella fattispecie infatti la deroga ai principi generali in materia di effetti della violazione dei termini ordinatori è conseguenza della applicazione analogica di specifica disposizione normativa (art. 291 c.p.c.), riguardante il meccanismo di sanatoria della nullità della notifica dell’atto introduttivo.

Tale disposizione prevede che, “se il convenuto non si costituisce e il giudice rileva un vizio che comporta nullità della notificazione della citazione, fissa

all’attore un termine perentorio per rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni decadenza”.
Appare evidente che tale norma, per diversità di oggetto e materia, non può essere applicata alla fattispecie, nemmeno in via analogica. Si aggiunga che non risulta altra disposizione di ordine generale che consenta, sia pure mediante ricorso all’analogia, la sanatoria del mancato rispetto di termine ordinatorio non prorogato, in materia estranea a quella delle formalità per la instaurazione del contraddittorio.

Né d’altra parte appare lecito fare riferimento in via analogica al meccanismo di sanatoria previsto dal D. Lgs. N. 28/2010 e s.m.i. in caso casi di mancato esperimento della mediazione nelle materie in cui la stessa è obbligatoria ante causam (art. 5 co 1 bis).

Invero, considerata la natura speciale della disciplina della mediazione “iussu iudicis”, e la espressa sanzione di improcedibilità prevista in caso di inottemperanza, non appare ragionevole ammettere che, in caso di mancato esperimento e/o esperimento tardivo della mediazione disposta dal giudice, sia consentito alle medesime di sanare la propria inerzia mediante la concessione di nuovo apposito termine.

D’altra parte nella mediazione obbligatoria ante causam il relativo procedimento deve essere esperito prima del giudizio, e quindi d’iniziativa dalle parti.
Ciò spiega perché, ove tale incombente non venga assolto, e la questione sia eccepita dalla parte interessata o rilevata di ufficio, sia consentito sanare l’omissione mediante successivo esperimento della stessa. Si è voluto cioè, in coerenza con analoghe disposizioni processuali (si pensi al caso del tentativo obbligatorio di conciliazione) evitare l’applicazione della grave sanzione dell’improcedibilità per omissione che poteva essere frutto di mancata conoscenza dell’obbligo normativo. L’improcedibilità in tal caso consegue infatti solo al mancato esperimento della mediazione, ove non sia ottemperato l’ordine del giudice di esperire la mediazione art. 5, I co. bis, D. Lgs. n. 28/10 e ss.mm.ii..

Del tutto coerente con tale impostazione è l’aver previsto che il mancato esperimento della mediazione disposta dal giudice ai sensi del II comma della disposizione citata, comporti immediatamente, e quindi senza possibilità di sanatoria, l’improcedibilità della domanda.

Deve pertanto concludersi nel senso che la mediazione tardivamente attivata rende improduttivo di effetti il relativo incombente, provocando gli stessi effetti del mancato esperimento di esso.

Ne segue quindi la applicazione della sanzione della improcedibilità della domanda giudiziale.

Alla luce dei principi di diritto di cui sopra vanno pertanto sanzionate con l’improcedibilità le domande principali e quella riconvenzionale proposte.
Resta assorbita ogni questione di merito.

Spese del giudizio

Considerata la novità della questione e la circostanza che la stessa è stata rilevata di ufficio, le spese di lite vanno interamente compensate. Le spese di CTU, liquidate come in atti, per la stessa ragione vanno poste a carico delle parti, metà per ciascuna, con spese di CTP compensate.

P.Q.M.

Visto l’art. 281 sexies c.p.c.
Il Tribunale di Firenze, III Sez. Civ., definitivamente decidendo, ogni altra e contraria istanza
disattesa, così provvede:

1) DICHIARA improcedibili la domanda principale e quella riconvenzionale proposte;
2) COMPENSA le spese di lite;

3) PONE le spese di CTU, liquidate come in atti, definitivamente a carico delle parti, metà per ciascuna, con spese di CTP compensate.

Il Giudice

dott. Alessandro Ghelardini

 

17/09/2016 da studiare bene: Il mediatore nel verbale di mediazione ha l’obbligo di individuare le parti del procedimento giudiziale;

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Settembre 2016 08:02 Scritto da Administrator Sabato 17 Settembre 2016 08:00

Il mediatore nel verbale di mediazione ha l’obbligo di individuare le parti del procedimento giudiziale e accertarsi dell’avvenuta comunicazione  alla controparte.

 

 

Omci R.O.M. 251 Ente Formativo N°303 Ente formativo ACCREDITATO al Ministero della Giustizia N° 303 www.omci.org - Per verificare: https://mediazione.giustizia.it

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Settembre 2016 13:30 Scritto da Administrator Venerdì 16 Settembre 2016 13:25

HAI MAI SENTITO PARLARE DELLA MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE?

(Con l'entrata in Vigore della direttive Europee) Aumenteranno le sanzioni per chi non si presenta e MOLTO DI PIU'. (Leggete le direttive sul nostro sito a destra sul link apposito).Ma Perché arrivare a questo, quando la Mediazione è la cosa più Rapida, efficace, con costi accessibile a tutti e Vivere in modo tranquillo la Propria vita?   L’Odio non si combatte con l’odio, ma con l’Amore e la Pace (Questo è il mio concetto di Mediazione,  scrive il Presidente e Resp. Scientifico OMCI Dr. Claudio Salusso). In un mondo senza più Valori, ridotto allo stremo, con guerre dappertutto, persone che muoiono di Fame, Ricordiamoci di essere Uomini, portatori di pace se poi siete cattolici veri, dovrebbe essere il Primo Vostro obbiettivo, ma lo è anche per tutti gli altri, siamo gli unici Animali che si distruggono tra Loro invece di Aiutarci;

La «mediazione» è l’attività svolta da un terzo imparziale: il Mediatore Professionista, iscritto in un Organismo di Mediazione registrato presso il Ministero della Giustizia, nel “Registro Organismi di mediazione”.

La «mediazione» è  finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta, effettuata dallo stesso Mediatore, per la risoluzione della stessa senza passare alle vie Giudiziarie con i suoi relativi tempi e costi che tutti conosciamo.

Dopo numerose sollecitazioni, in ultime la Direttiva 2008/52 CE, la Direttiva 2013/11/U.E.  il Parlamento e gli avvisi di Bruxelles, del CSM, dell’ANM la Mediazione Civile è tornata obbligatoria, sanando l’eccesso di delega anche da noi! Ci uniformeremo così agli altri paesi, nei quali esiste da decenni con Risultati Positivi fino al 85 ÷ 90%.

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invece che rivolgersi direttamente  al Tribunale?

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di comune accordo una soluzione amichevole: cosa non da poco.

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11/09/2016 SE NON SI PRESENZIA ALLA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA O DEMANDATA FINO A FINE PROCEDIMENTO SI è SEMPRE CONDANNATI!

Ultimo aggiornamento Domenica 11 Settembre 2016 09:42 Scritto da Administrator Domenica 11 Settembre 2016 08:22

Qui di seguito si riporta sentenza relativa alla Materia Obbligatoria condominio ed edifici:

IL CONDOMINIO NON SI PRESENTA ALLA MEDIAZIONE? (Tribunale Milano Sentenza 9205),

Il condominio, che ostacola una risoluzione della lite in via stragiudiziale, deve risarcire il danno alla parte che ha proposto la mediazione (anche quando questa non sia obbligatoria per legge), se risulta essere lo strumento più opportuno a risolvere la questione evitando costi e lungaggini processuali.

Il tribunale di Milano, il 21 luglio 2016, ha pubblicato la massima relativa alla sentenza n° 9205; una sentenza che ci dà un indirizzo.

Ostacolare la mediazione, non presentarsi all’incontro prefissato, può costituire un problema.

In particolare il Condominio, non avendo aderito all’invito, senza coglierne l’opportunità, è stato condannato poi al pagamento del maggior danno (ex. Articoli 1218 e 1224, comma 2 C.C.) composto dai costi legali e dai costi della mediazione.

Al di là delle specificità del caso che si presenta, dalla decisione del Giudice di Milano, emerge che il Condominio che non legittima l’Amministratore a presenziare alla mediazione, genera un potenziale danno a sé stesso.

Da qui la necessità che l’Amministratore sappia esplicitare all’assemblea all’uopo convocata, le conseguenze di eventuali delibere che, spesso, sono spinte più da emotività del momento che da una analisi oggettiva della situazione che si sta raffigurando.

E’ un indirizzo comportamentale nell’ambito professionale di cui tener conto.

 

08/09/2016 - Mediazione civile e Commerciale: consigli dell'U.E. agli Stati aderenti!

Ultimo aggiornamento Sabato 10 Settembre 2016 05:32 Scritto da Administrator Giovedì 08 Settembre 2016 10:22

La Commissione europea ha preso in esame parte di  quanto esposto, in primis dal dal presidente Pecoraro dell’A.N.P.A.R. e in secondi Vale per il Presidente Salusso dell’ OMCI che da due anni Inoltra richieste di chiarimenti alla Commissione, anche attraverso Parlamentari Europei . Le conclusioni a cui è pervenuta  la Commissione nella relazione  al Parlamento Europeo, al Consiglio e al Comitato economico e Sociale europeo, sull’applicazione della direttiva 2008/52/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale. Molti di questi suggerimenti, sono stati inviati anche al ministro al Presidente della Repubblica con tanto di risposta, (ancora disponibili nei link in basso) al  Ministro ellai Giustizia Orlando e ai suoi più stretti collaboratori. La Commissione, pur riconoscendo che "in questo stadio non è necessario modificare la direttiva” fa presente che " la sua applicazione può essere ulteriormente migliorata”. “Gli Stati membri dovrebbero, ove necessario e opportuno, adoperarsi maggiormente per promuovere e incoraggiare l'uso della mediazione attraverso i diversi mezzi e meccanismi previsti nella direttiva ed esaminati nella presente relazione. In particolare, occorrerebbero ulteriori sforzi a livello nazionale per aumentare il numero di controversie per la cui risoluzione le autorità giurisdizionali invitano le parti a ricorrere alla mediazione. Esempi di migliori prassi al riguardo sono: l'obbligo per le parti di indicare nelle domande presentate agli organi giurisdizionali se la mediazione è stata tentata; in particolare in materia di diritto di famiglia, e comunque di tutte le materie obbligatorie, la partecipazione a sessioni informative obbligatorie nel quadro di un procedimento giudiziario e l'obbligo per l'organo giurisdizionale di considerare la mediazione in ogni fase del procedimento giudiziario; gli incentivi finanziari che rendono la mediazione economicamente più attrattiva rispetto al procedimento giudiziario; la possibilità di rendere esecutivo l'accordo di mediazione senza richiedere necessariamente il consenso di tutte le parti dell’accordo”.
Nella relazione, si parla anche di possibili allargamento della mediazione ad altri diritti disponibili, per esempio quelli relativi alla famiglia. Le regole, per l’applicazione dei sistemi extragiudiziali, non possono essere regolamentati da soggetti che hanno tutto l’interesse a far applicare regole diverse da quelle previste dall’U.E. (Gli Avvocati) e come per esempio, la gratuità della prestazione e che come da Direttive, Gli Avvocati non potrebbero nemmeno fare i Mediatori, ne i difensori essendo La Mediazione un'istituto stragiudiziale. Se volete Verificare la normativa cliccante sul link nella nostra Home a destra sotto riferimenti normativi, cliccate su direttiva 2008/52/CE, quella applicata anche in Francia, Ungheria, addirittura in Cina, al Paragrafo 2, leggete bene e Troverete che l'avvocato non dovrebbe fare il Mediatore, perchè con imprinting di parte, Deve essere eseguita invece da Specialisti della Comunicazione o specialisti della Materia, in quanto qualsiasi Titolo universitario rilasciato, ha sempre negli esami, Le norme imperative, partendo dalla costituzione: In Sociologia, (come in Francia la mediation Socielle, la fanno i Sociologi), perchè è la Facoltà che prepara meglio, già al primo anno nell'esame di Comunicazione, tra le domande vi è Tecniche di Mediazione, nel secondo e terzo anno, si studia oltre tutte le Materie inerenti la Società, Diritto di Famiglia, Diritto Costituzionale, Diritto Privato, Diritto Civile e Penale ed elementi di diritto Processuale. Perchè il Sociologo deve sempre essere aggiornato su ogni materia, essendo poi il Ricercatore dei Problemi Sociali e su come Risolverli.  Leggete le direttive e Vedrete con i Vostri occhi.   

 

"DOVE SI LITIGA DI PIU'"...

Scritto da Administrator Giovedì 01 Settembre 2016 07:39

Indice dove si litiga di più, Mediazioni più accentuate al sud come da tabella!!!
OMCI CERCA MEDIATORI NELLE ZONE INDICATE SULLA TABELLA Sotto Riportata: Requisiti, oltre quelli richiesti dalla Legge, Buona conoscenza della Comunicazione, Ricordare La prima Regola di OMCI, La MISSION, Il Mediatore deve essere in grado di Portare la Pace Tra le Parti in causa, per info, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. !!!www.omci.org
Il Presidente e Responsabile Scientifico. Dr. Claudio Salusso

 

29/08/2016 - Ordinanza N. R.G. 121/2015 TRIBUNALE ORDINARIO di TRAPANI

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Agosto 2016 12:43 Scritto da Administrator Lunedì 29 Agosto 2016 12:41

Ordinanza N. R.G. 121/2015 TRIBUNALE ORDINARIO di TRAPANI SEZIONE ORDINARIA CIVILE VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 121/2015 tra CARMELA RUSSO FRANCESCA RUSSO ATTORI e GIUSEPPA RUSSO GIOVANNI CANDELA GIUSEPPE CANDELA CONVENUTI TERZO CHIAMATO INTERVENUTO Oggi 13.7.2016, innanzi al dott. Fiammetta Lo Bianco, sono comparsi: Per gli attori l’avv. BRILLANTE FRANCESCO che si riporta alle note depositate in data 10.6.2016 quanto alla questione della procedibilità; nel merito insiste in Firmato Da: LO BIANCO FIAMMETTA Emesso Da: POSTECOM,  tutti i propri scritti difensivi. Per GIOVANNI CANDELA e GIUSEPPE CANDELA l’avv. SINATRA MAURIZIO GIUSEPPE, oggi sostituito dall’avv. Giovanni Alagna che si riporta alle comparse di costituzione e risposta E’ altresì presente ai fini della pratica forense il dott. Davide Ruggirello. Il Giudice, sentite le parti e lette le note difensive depositate dall’avv. Brillante in data 10.6.2016; Rilevato Che dalla documentazione di causa si evince che l’invito a partecipare all’incontro di mediazione diretto alla sig.ra Giuseppa Russo contiene una erronea indicazione del domicilio; Letto il primo comma dell’art. 8 d.lgs. 28/2010, il quale stabilisce che la domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte “con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione”; Ritenuto che nel caso di specie l’articolo menzionato è stato disatteso, in quanto non si è proceduto alla comunicazione dell’invito con mezzo adeguato, stante l’erronea indicazione dell’indirizzo del destinatario nella comunicazione; Rilevato ancora Che il mediatore nel verbale di mediazione non ha neppure individuato le parti del procedimento giudiziale, sicché non ha appurato che Russo Giuseppa è contumace; Firmato Da: LO BIANCO FIAMMETTA Emesso D: caf, Rilevato Che la mancanza di detta verifica ha impedito di verificare l’erronea indicazione del domicilio ove far pervenire l’invito alla mediazione; Ritenuto Che il procedimento di mediazione obbligatoria non si è correttamente instaurato nei confronti della sig.ra Giuseppa Russo; Ritenuto Che, alla luce della genericità con cui il mediatore ha adempiuto ai propri obblighi di legge in punto di individuazione delle parti del giudizio, la rilevata irregolarità non può ridondare in danno della parte attrice, ben avendo potuto il mediatore verificare l’individuazione delle parti e del loro domicilio; considerata La non scindibilità delle posizioni sostanziali e processuali assunte da tutti i convenuti Dispone La rinnovazione della procedura di mediazione nei confronti di tutti i convenuti e assegna all’attrice termini di 15 giorni per adire l’organismo di mediazione al fine di tentare la conciliazione e fissa in prosieguo l’udienza del 16.11.2016, ad ore 10,30. Il Giudice Dott. Fiammetta Lo Bianco:

ULTIME NEWS

 

28/07/2016 – Importante Da Studiare bene Per i Mediatori: La proposta di conciliazione ordinata dal Giudice deve essere fatta, dopo essere stata riattivata la procedura di mediazione, anche in assenza di una delle parti!

Ultimo aggiornamento Martedì 09 Agosto 2016 08:21 Scritto da Administrator Venerdì 29 Luglio 2016 07:57

La proposta di conciliazione ordinata dal Giudice deve essere fatta, anche in assenza di una delle parti. Questo è quanto  dice il Giudice Dott. Fabrizio Pasquali del Tribunale di Vasto.

 


 

26/07/2016: Da Studiare Bene per i Mediatori, Non sono presenti le parti non Vengono effettuati più incontri fino alla fine del Procedimento? L'accordo non viene Raggiunto? IL Giudice dispone un nuovo avvio di mediazione, Fino a Fine Procedimento;

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Settembre 2016 15:01 Scritto da Administrator Lunedì 11 Luglio 2016 09:59

Il Mediatore Deve scrivere a Verbale i nomi cognomi dati delle Parti e Lo stesso per i (Consulenti) Difensori, specialmente se non si arriva all'accordo, in Modo che ill Giudice abbia tutti i dati, a Disposizione!!!!

Tribunale di Modena, sez. II Civile

ordinanza

Giudice Masoni

Sciogliendo la riserva assunta, rileva quanto segue:
I. in diritto, dispone, anzitutto, l'art. 8, 1° comma, d.lgs. n. 28/2010 (come modificato dall'art. 84 del d.l. n. 69 del 2013), che: “al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l'assistenza dell'avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento”.
La norma ha anzitutto introdotto l'assistenza obbligatoria della parte nel procedimento di mediazione (in precedenza non prevista), introducendo poi una sorta di incontro preliminare avente finalità lato sensu informativa, nel corso del quale il mediatore “chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione”.
Dalla disposizione testé richiamata, che univocamente richiama un “primo incontro” (delle parti), emerge trasparente che la condizione di procedibilità in discorso si considera avverata, anzitutto, laddove si sia svolto un primo incontro (seppur conclusosi senza accordo); ovvero, in altre parole, che le parti si siano fisicamente incontrate alla presenza del mediatore (e con l'assistenza dei rispettivi avvocati).
Né potrebbe qualificarsi per tale un incontro meramente cartaceo, ovvero, quello ipotizzabile in presenza di missive, telegrammi o fax inviati dalle parti (renitenti alla comparizione personale) direttamente al mediatore o alla sede dell'organismo. In tal caso è stato, giustamente, escluso l'avveramento della condizione di procedibilità della domanda (Trib. Roma 29 settembre 2014, in Dir. Giust., 2014).
In secundis, poi, stando sempre al tenore letterale del disposto normativo, all'incontro col mediatore devono partecipare le parti personalmente (per quanto sempre assistite dall'avvocato).
Trasparente è la previsione dettata dal comma 1° dell'art. 8 che, lessicalmente, scinde la presenza della parte (personalmente) da quella del difensore per la partecipazione agli incontri di mediazione. Entrambi devono congiuntamente partecipare al primo incontro ed a quelli successivi (“ le parti devono partecipare con l'assistenza dell'avvocato”).
Non avrebbe d'altro canto senso logico prevedere l'attività informativa che il mediatore è tenuto ad esplicare in sede di primo incontro se non in un'ottica informativa a beneficio della parte personalmente comparsa. Posto che il difensore, in quanto mediatore di diritto e titolare degli obblighi informativi ex art. 4, comma 3, nei confronti del cliente, non abbisogna di informazione su funzione e modalità di svolgimento della mediazione.
Premesso ciò, nell'ottica di garantire lo “svolgimento della mediazione” e considerare attuata la condizione di procedibilità della domanda, appare indispensabile che al primo incontro innanzi al mediatore siano presenti le parti personalmente assistite dal difensore, non essendo sufficiente che compaia unicamente il difensore, nella veste di delegato della parte (Trib. Bologna 5 giugno 2014, in www.Giuraemilia.it.). Laddove non tutte le parti siano

presenti, sarà onere del mediatore aggiornare l'incontro invitandole a comparire personalmente.
In taluni precedenti giurisprudenziali si legge l'affermazione secondo cui la partecipazione in mediazione costituisce attività personalissima che la parte non può delegare al difensore, pena pronunzia di improcedibilità della domanda, non ritenendosi in tal caso espletata la procedura compositiva e di conseguenza assolta la condizione di procedibilità (Trib. Vasto 9 marzo 2015, in Dir giust.; Trib. Pavia 9 marzo 2015, in www.Altalex).
Premesso ciò, per la necessaria partecipazione personale delle parti agli effetti del soddisfacimento della condizione di procedibilità, si sta orientando, in modo sempre più convinto, la prassi giurisprudenziale dell'ultimo anno, inaugurata dal Tribunale di Firenze (Trib. Firenze 19 marzo 2014, in Giustizia civile com., 2014, con nota adesiva di MASONI, La nuova mediazione delegata, dove eravamo rimasti ?; in Giur. it., 2015, 639, con nota di BENIGNI, La condizione di procedibilità nella mediazione disposta d'ufficio dal giudice; Trib. Firenze 26 novembre 2014, in Adrintesa.it.; in www.mondoadr.it; Trib. Pavia 9 marzo 2015).
II. Tenuto conto che, nella specie, innanzi al mediatore, come si legge nel verbale negativo depositato in atti, è comparso l'avv. Morandi, unitamente al sig. Filippi Giuliano, mentre per il convenuto è comparsa (unicamente) l'avv. Maria Assunta De Luca per il chiamato in mediazione con delega e, pertanto, non anche quest'ultima personalmente, devesi disporre un nuovo incontro di mediazione, non essendo allo stato integrata la condizione di procedibilità della domanda, per esssere Esperita si deve svolgere tutta la Mediazione, non basta il 1° incontro;

P.Q.M.

dispone che la parte più diligente depositi nuova istanza di mediazione innanzi all'organismo di mediazione nei quindici giorni successivi alla comunicazione di questo provvedimento.
Rimette le parti avanti a sé per discussione all'udienza del 13 gennaio 2017 h. 10,00.

 

23/06/2016: Mediazione: sanzione per l’assente anche se vince la causa;

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Luglio 2016 14:15 Scritto da Administrator Martedì 28 Giugno 2016 12:54

STUDIARE BENE:

Da Studiare bene per i Mediatori: La mancata partecipazione alla procedura di mediazione comporta una sanzione anche se la parte convenuta in causa vince il successivo giudizio in tribunale, e le Parti devono non solo inviare il documento adesione ma il documento adesione con il bonifico allegato, (Le spese sono sempre scritte sulla Notifica inviata alle Parti). Una volta inanzi al Mediatore durante l'incontro se si prosegue o si fissa un secondo incontro Le Parti dovranno già aver pagato l'indennità prevista, in  caso di accordo Le parti prima di sottoscrivere l'accordo dovranno pagare un ulteriore somma pari ad 1/4 (25%), sull'importo indennità, (Le indennità saranno detraibili sotto forma di credito d'imposta come da art. 20 D.Lgs. 28/10 s.m.i. )

Partecipare all’ incontro di mediazione obbligatoria, fissato prima della causa, è essenziale: chi, infatti, non interviene o si limita a delegare il proprio avvocato senza essere personalmente presente subisce le sanzioni anche in caso di vittoria del successivo giudizio in tribunale. In pratica, la parte che ha disertato la mediazione deve comunque pagare la multa allo Stato nonostante il giudice le abbia dato ragione. È quanto si evince da una recente sentenza del Tribunale di Roma [1].

Le sanzioni per la mancata partecipazione all’incontro di mediazione

Qualora la lite verta su determinati settori del diritto, chi inizia la causa (cosiddetto attore) ha l’obbligo di tentare una conciliazione con la futura controparte processuale (cosiddetto convenuto), innanzi a uno degli organismi di mediazione con sede nel luogo ove si trova il tribunale di competenza. Quest’obbligo viene detto “condizione di procedibilità”: il che significa che se la causa viene intrapresa senza aver avviato il tentativo di conciliazione, il magistrato non può esaminare la domanda e deve necessariamente rigettarla. Si tratta di una sorta di “sanzione” per chi non ha inteso applicare la regola della mediazione, regola rivolta a ridurre il contenzioso nelle aule giudiziarie.

Diverso è il discorso per il convenuto: poiché in questo caso, egli è la parte che “subisce” la causa e che, molto probabilmente, ne farebbe volentieri a meno, la sanzione per non essersi presentato all’incontro di mediazione non può essere l’improcedibilità della domanda giudiziale (poiché ne riceverebbe un vantaggio). Così la legge stabilisce, in tale caso, l’applicazione di una sanzione economica da pagare allo Stato, una vera e propria multa.

Ebbene, con la sentenza in commento, viene specificato che tale multa scatta anche qualora il convenuto vinca la causa. E questo perché l’obbligo di partecipare alla mediazione – per non ingolfare i tribunali – prescinde dalle ragioni concrete nella diatriba con la controparte.

La mediazione delegata

Le stesse regole valgono nel caso di mediazione delegata. Si definisce tale quell’invito a effettuare la mediazione che il giudice è libero di rivolgere alle parti nel corso della causa. Più che un invito, si tratta anche in questo caso di un vero e proprio ordine. E, quindi, in caso di inottemperanza, scattano le sanzioni che abbiamo appena viste, diverse per attore (improcedibilità della domanda) e convenuto(sanzione economica).

A quanto ammonta la multa per la mancata partecipazione alla mediazione?

La legge stabilisce che chi non partecipa alla mediazione demandata dal giudice deve essere condannato a pagare una somma pari a lcontributo unificato dovuto per il giudizio in corso. Anche se non risulta soccombente nella lite. Questa sanzione, infatti, prescinde dall’esito del processo.

La condanna alle spese.

Questa condanna prescinde e può aggiungersi a quella che il giudice deve applicare in caso di soccombenza della causa. Chi perde il giudizio infatti paga le spese processuali salvo alcuni rari casi. Non solo. Se il magistrato ritiene che la parte ha partecipato alla causa con dolo o colpa grave (intraprendendo così un “giudizio temerario”) deve applicare un’ulteriore e terza sanzione [2] dovuta a titolo di risarcimento del danno per responsabilità processuale aggravata(essa, ovviamente, presuppone la soccombenza nel giudizio).


LA SENTENZA

TRIBUNALE di ROMA SEZIONE Sez.XIII° N. RG.22951-09 REPUBBLICA ITALIANA

SENTENZA

La motivazione che segue è stata redatta ai sensi dell’art.16-bis, comma 9-octies (aggiunto dall’art. 19, comma 1, lett. a, n. 2-ter, D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132) decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 secondo cui gli atti di parte e i provvedimenti del giudice depositati con modalita’ telematiche sono redatti in maniera sintetica.

Poiché già la novella di cui alla l.. 18 giugno 2009, n. 69 era intervenuta sugli artt.132 cpc e 118 att.cpc , prevedendo che la sentenza va motivata con una concisa e succinta esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, occorre attribuire al nuovo intervento un qualche significato sostanziale, che tale non sarebbe se si ritenesse che l’innovazione ultima sia puramente ripetitiva – mero sinonimo- del concetto già precedentemente espresso.

La necessità di smaltimento dei ruoli esorbitanti e le prescrizioni di legge e regolamentari (cfr. Strasburgo 2) circa la necessità di contenere la durata della cause, impongono pertanto applicazione di uno stile motivazionale sintetico che è stile più stringente di previgente alla disposizione dell’art. 19, comma

1, lett. a, n. 2-ter, d.l.83/2015.

*

-1- I Fatti

La domanda dell’attrice risulta fondata nei limiti di quanto di seguito precisato.
D.A. lamenta che avendo subito danni alla persona a causa della caduta provocata da una buca, e necessitando di un intervento chirurgico per la ricostruzione del legamento crociato ginocchio destro, vi si era sottoposta presso la Casa di Cura P.., in data 5.12.2000 con l’intervento del chirurgo prof. P.P..
Poiché non aveva trovato alcun beneficio dall’intervento che ad avviso dei specialisti prof.ri M. e prof. P. – dalla stessa attrice in momenti diversi consultati – era stato eseguito in modo imprudente ed erroneo, era stata costretta a sottoporsi ad altro intervento chirurgico in data 14.3.2001 presso Villa …
Chiedeva pertanto il risarcimento dei danni alla persona subiti nonché il ristoro delle spese erogate per gli interventi (che però, ad esclusione dell’intervento del P., neppure allegava)
I convenuti ed la terza chiamata resistevano.
Il medico contestando l’addebito di errore professionale e dichiarando di non aver mai ricevuto la messa in mora stragiudiziale di D.A..
La casa di cura contestando ogni addebito e chiedendo in caso di condanna la specificazione del riparto delle rispettive responsabilità(medico-struttura).

L’assicurazione, chiamata in causa dal chirurgo, eccepiva la prescrizione del diritto del chiamante a fare valere la polizza assicurativa; mentre il P. affermava che non aveva mai ricevuto la notificazione stragiudiziale del 9.2.2006 dell’A. in quanto prestava servizio solo “una o due volta alla settimana” presso la casa di cura….

-2- L’ordinanzadel11.2.2015dimediazionedemandatadalgiudice

Il Giudice con l’ordinanza del 11.12.2015 così provvedeva:

Si provvederà solo all’esito dell’eventuale prosieguo sulla istanza dell’assicurazione diretta a fare emergere gli atti relativi al risarcimento del danno percepito dall’attrice dall’assicurazione nell’ambito del sinistro che ha dato luogo agli interventi per cui è causa.

Ciò in quanto si ritiene che le parti ben potrebbero pervenire ad un accordo conciliativo.
Apportatore di utilità per ognuna di esse.
Ed infatti oltre all’aspetto della durata della causa – beninteso, di questa come di ogni altra – che può penalizzare, sia pure in modo diverso, ciascuno dei contendenti, incombe sempre il rischio del risultato ultimo (che non è solo la sentenza, ma gli eventuali successivi gradi di giudizio nonché, per chi spetti, in caso di non volontario adempimento, i tempi ed icosti dell’esecuzione coattiva). In definitiva l’alternativa all’accordo è che l’esito del giudizio possa, per ciascuna delle parti, essere diverso e peggiore di quello ambito circostanza questa niente affatto anomala ma insita nella natura stessa della giurisdizione.

Al contrario, allo stato odierno degli atti, con la proposta del giudice, le parti possono predeterminare i risultati del percorso, valutarne da subito la convenienza e beneficiarne degli effetti.
Nell’ipotesi che taluna delle parti non sia disponibile ad aderire all’accordo, ne dovrà essere esposto a verbale il motivo in modo specifico, in modo da consentire al giudice di regolare, con la sentenza, le posizioni delle parti secondo giustizia (che in questo caso potrebbe equivalere a sanzionare la irragionevolezza del rifiuto ed il pregiudizievole disinteresse alla trattativa traendone le debite conclusioni a mente dell’art.91 e co.III° dell’art.96 cpc nonché delle altre norme in materia di A.D.R. così come previste dalla legge e sviluppate dalla giurisprudenza, massime di questo giudice)

In particolare si formula la proposta in calce sviluppata, che è parte integrante di questa ordinanza.
Benchè la legge non preveda che la proposta formulata dal giudice ai sensi dell’art.185 bis cpc debba essere motivata (le motivazioni deiprovvedimenti sono funzionali alla loro impugnazione, e la proposta ovviamente non lo è, non avendo natura decisionale); tuttavia si indicano alcune fondamentali direttrici che potrebbero orientare le parti nella riflessione sul contenuto della proposta e nella opportunità e convenienza di farla propria, ovvero di svilupparla autonomamente.

Sotto tale ultimo profilo, vale a dire la possibilità che le parti, assistite dai rispettivi difensori, possano trarre utilità dall’ausilio, nella ricerca di un accordo, ed anche alla luce della proposta del giudice, di un mediatore professionale di un organismo che dia garanzie di professionalità e di serietà, è possibile prevedere, anche all’interno dello stesso provvedimento che contiene la proposta del giudice, un successivo percorso di mediazione demandata dal magistrato.

Alle parti si assegna termine fino alla data del 28.2.2015 per il raggiungimento di un accordo amichevole sulla base di tale proposta.
Dalla eventuale infruttuosa scadenza del suddetto termine, decorrerà quello ulteriore di gg.15 per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del decreto; con il vantaggio di poter pervenire rapidamente ad una conclusione, per tutte le parti vantaggiosa, anche da punto di vistaeconomico e fiscale (cfr. art.17 e 20 del decr.legisl.4.3.2010 n.28), della controversia in atto.

Vanno, ancora, avvertite le parti che:
a. la proposta del giudice che segue è permeata da un contenuto di equità e che oltre a ciò l’esito dell’ulteriore corso della causa, laddove mancasse l’accordo, non consente a ciascuna delle parti di considerare definitivamente stabilizzati, nel bene e nel male, i suoi contenuti;
b. ai sensi e per l’effetto del secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/’10 come modificato dal D.L.69/’13 è richiesta alle parti l’effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata e che la mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice oltre a poter attingere, secondo taluna interpretazione giurisprudenziale, alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa.
c. Viene infine fissata un’udienza alla quale in caso di accordo le parti potranno anche non comparire; viceversa, in caso di mancato accordo, potranno, volendo, in quella sede fissare a verbale quali siano state le loro posizioni al riguardo, anche al fine di consentire l’eventuale valutazione giudiziale della condotta processuale delle parti ai sensi degli artt.91 [1] e 96 III° cpc [2]

eproponeva

il pagamento a favore di D.A. ed a carico di P.P., Casa di Cura e spa .. Assicurazioni, della complessiva somma di €.8.000,00 di cui la metà a carico della spa Casa di Cura .. e l’altra metà a carico 50% ciascuno P. P. e spa Assicurazioni;

Oltre al pagamento, a carico delle stesse parti, delle spese di causa a favore dell’attrice per l’importo di €.4.000,00 oltre ad €.600,00 per spese oltre IVA CAP e spese generali; nonché spese di consulenza tecnica di ufficio

disponendo in mancanza di accordo la mediazione della controversia.

Alla quale mediazione partecipava ritualmente l’attore ed il P. mentre la Casa di Cura e l’Assicurazione, di cui risulta la rituale comunicazione delle convocazioni, non comparivano.

Mentre la Casa di Cura si limitava a non comparire, la spa …(assicurazione) inviava in data 18.3.2015 all’Organismo di mediazione una comunicazione, nella quale esponeva che l’ipotesi di definizione transattiva formulata dal giudice riguarda la casa di cura ed il medico e non concerne la… Assicurazioni che nel giudizio in corso ha eccepito la sussistenza della prescrizione dei diritti dell’assicurato ex art. 2952 cc.

-3- Il merito della causa

Nel merito della causa e delle censure all’operato del chirurgo operante non si può che convenire conle deduzioni dell’A.

L’intervento chirurgico da parte del prof.P. P. sulla persona dell’attrice è stato, per come impostato ed eseguito, viziato da imperizia.

Si verte, come da giurisprudenza consolidata, in ambito contrattuale e la prestazione sanitaria, che per la specializzazione del medico era esigibile con ben altra qualità, non ha raggiunto il risultato normale che era legittimo attendersi (e che di fatto a seguito del successivo intervento riparatore ad opera del prof. M. è stato conseguito)

Invero secondo la condivisibile relazione del C.T.U, dott.Carlo Maria Oddo, indagine immune da errori e vizi tecnico-logico-giuridici, e le cui precise motivazioni non hanno trovato confutazione:

Mentre il trattamento del LCA è sempre chirurgico, il trattamento del LCM conservativo con buon out-come mediante l’utilizzo di ginocchiera articolata lunga sbloccata per almeno 40 giorni. Il presidio, consentendo i movimenti di flesso- estensione, favorisce la formazione di una cicatrizzazione della lesione con “cicatrice funzionale” a buona tenuta meccanica.

Nel caso in esame aver immobilizzato il ginocchio destro avrebbe potuto causare un pregiudizio nella guarigione fisiologica del LCM che tuttavia all’atto della visita non si è rilevato significativo.

L’immobilizzazione dell’artotuttavia causava perdita di tono muscolare a livello de quadricipite femorale.

L’aver effettuato un intervento di ricostruzione del LCA su ginocchio immobilizzato da circa un mese e con apparato muscolare ipotonico costituisce la premessa di un fallimento, ovvero di un cattivo risultato.

Per tale ragione si ravvisano profili di criticità nell’operato del Dott. P. pure informato in merito alla pregressa immobilizzazione dell’arto, nell’aver programmato un intervento chirurgico, di ricostruzione di LCA, senza provvedere preventivamente al recupero del tono muscolare tramite programma di FKT.

In merito all’indicazione all’intervento chirurgico, questa è stata corretta, fermo restando che non si evince dal consenso informato il tipo di tecnica che sarebbe stata utilizzata, ovvero se con prelievo di tendine rotuleo o del semitendinoso e gracile duplicati.

Il prelievo di tendine rotuleo con bratta ossea tibiale e rotulea prevede una incisione anteriore lunga almeno 6-7 cm, e comporta spesso presenza di fastidioso dolore anteriore del ginocchio in zona donatrice che può persistere per anni o a volte per sempre.

Il prelievo dei tendini del semitendinoso e del gracile invece comporta una piccola incisione mediale in corrispondenza della zampa d’oca, lunga circa 3-4 cm, migliore esteticamente, e soprattuttonon comporta disturbi dolorosi post-operatori nella regione anteriore del ginocchio. Queste due diverse tecniche di prelievo del trapianto danno risultati funzionali pressoché identici.

Sull’esecuzione dell’intervento, effettuato dal Dott. P. in data 15/12/2000 presso la Casa di Cura .., si ravvisa un errore di posizionamento della vite di fissazione tibiale che appare essere troppo anteriore e mediale.

Ciò produceva un effetto di “impingement” con la gola femorale, impedendo la completa estensione del ginocchio e favorendo la rottura del trapianto. Questo errore costituisce pertanto il motivo della difficoltà di estensione del ginocchio e della persistenza della flessione.

Generalmente a termine di intervento di ricostruzione di LCA il ginocchio deve essere immobilizzato in tutore articolato, bloccato in estensione o in flessione di pochissimi gradi.

Non è possibile trarre alcuna informazione su questo aspetto poiché nella cartella clinica non vi è alcuna annotazione in proposito.

Stando alle dichiarazioni della paziente, nel post operatorio il ginocchio veniva lasciato “flesso” con il vecchio apparecchio gessato che veniva poi sostituito dal tutore due giorni dopo l’intervento.

Il posizionamento errato del ginocchio nel post-operatorio e la sua mancata protezionesollecitavano il neo-legamento e inducevano stress sulla fissazione, provocandone l’allungamento.

Dunque in questa seconda fase del trattamento sono ravvisabili profili di criticità poiché la non corretta tutela del ginocchio agiva da ulteriore elemento di pregiudizio sul trapianto già di per sé instabile per le ragioni succitate.

Non vi sono indicazioni circa la prescrizione della profilassi con antitrombotico alla dimissione della paziente.

Dalla scheda di dimissione non si evince che la prescrizione sia stata effettuata, e la paziente lo conferma.

Si evince dalla documentazione che l’antitrombotico veniva prescritto dal suo medico curante in presenza di tumefazione della gamba e dolore

La profilassi antitrombotica deve essere continuata per almeno 3 settimane dall’ intervento. Il dolore e la difficoltà nel mobilizzare il ginocchio operato (a causa del mal posizionamento dell’innesto) e la prescrizione di riposo da parte del Dott. P. (secondo le dichiarazioni della paziente) avrebbero potuto favorire, unitamente alla mancata profilassi antitrombotica, la comparsa di una TVP, tuttavia a quanto risulta dal documentale l’evento avverso non si verificava. La diagnosi formulata sia dal Prof. P.P. M. che dal Prof. P. sono corrette e condivisibili, da qui la necessità del 2° trattamento chirurgico cui lapaziente veniva sottoposta.

L’intervento effettuato dal Prof. M. migliorava la funzionalità del ginocchio. La precisa consistenza degli errori del P. sono così compendiate dal C.T.U.:

mancata idonea preparazione kinesiterapica del ginocchio e potenziamento muscolare preoperatorio della coscia. Questo fattore ha certamente compromesso il risultato del trapianto;

errore di posizionamento del tunnel tibiale che è risultato anteriorizzato e medializzato, causa di attrito con la gola femorale e di incompleta e difficoltosa estensione con allentamento dell’innesto;

mancata informazione del tipo di trattamento fisiokinesiterapico alla dimissione dopo l’intervento.

Poiché però a seguito della revisione chirurgica operata dal prof.M. la paziente recuperava piena funzionalità del ginocchio con limitazioni compatibili e sovrapponibili a qualsiasi esito di intervento di ricostruzione di LCA (non va dimenticato che la causa della lesione è estranea all’attività del medico), va riconosciuto alla stessa il solo danno temporaneo che si determina in gg.60 per l’ITA e in gg.60 per la ITP (in perfetto accordo con quanto esattamente valutato dal C.T.U.)

Il primo intervento chirurgico è stato quindi produttivo di una spesa inutile non avendo a fronte dell’esborso dell’A., la pazientebeneficiato di una prestazione idonea. L’inadempimento è fonte di un risarcimento pari alle somme erogate al chirurgo che ammontano ad €.4.000,00 (fattura n.918 del 18.12.2000)

Per quanto riguarda la quantificazione del danno, è nota la giurisprudenza, che si condivide, predicativa della unitarietà del danno non patrimoniale e della necessità che si evitino duplicazioni di poste, mascherate sotto nomi diversi.

E’ altrettanto nota la giurisprudenza che segnala la necessità, una volta individuato, il valore del risarcimento attribuibile con il sistema tabellare (che è quello in uso, con quelle romane, presso il tribunale capitolino), di valutare la opportunità di diminuire o aumentare l’ammontare del risarcimento in relazione alle circostanze tutte del caso, ove e nella misura che siano accertate e riconosciute, al fine della migliore quanto possibile, personalizzazione del ristoro.

Così ricostruito l’evento ed il danno conseguenza, applicate come per legge le tabelle per le micropermanenti (ed invero poiché nel caso di responsabilità medico professionale collocabile nell’ambito delle micropermanenti il risarcimento va stabilito per legge in base alle tabelle ministeriali da 1% a 9%, è logica e coerente conseguenza che identica soluzione valga per le correlative invalidità temporanee nel caso che la IP

siapari come in questo caso a zero) non risultano voci di danno non ristorate (ed invero non è stata allegata in modo circostanziato, in modo tale da poter essere la richiesta accolta almeno in via di presunzione, l’esistenza di un danno morale)

E pertanto:

-Invalidità temporanea di gg.60 (al 100%) e gg 60 (al 50%) L’ammontare del risarcimento viene così determinato:

-invalidità temporanea: €. 5.500,00

Le somme riconosciute sono la risultanza della rivalutazione alla data della decisione (secondo le tabelle aggiornate): ed invero solo attraverso il meccanismo della rivalutazione monetaria è possibile rendere effettivo il principio secondo cui il patrimonio del creditore danneggiato deve essere ricostituito per intero (quanto meno per equivalente); essendo evidente che, pur nell’ambito del vigente principio nominalistico, altro è un determinato importo di denaro disponibile oggi ed altro è il medesimo importo disponibile in un tempo passato).

A tali somme sono stati aggiunti gli interessi legali.

Infatti è doveroso riconoscere l’ ulteriore danno consistente nel mancato godimento da parte del danneggiato dell’equivalente monetario del bene perduto per tutto il tempo decorrente fra il fatto e la sua liquidazione. Ed invero devesi a tale fine fare applicazione delle presunzioni semplici in virtù delle quali non sipuò obliterare che ove il danneggiato fosse stato in possesso delle somme predette le avrebbe verosimilmente impiegate secondo i modi e le forme tipiche del piccolo risparmiatore in parte investendole nelle forme d’uso di tale categoria economica (ad esempio in azioni ed obbligazioni, in fondi, in titoli di Stato o di altro genere) ricavandone i relativi guadagni. Con tali comportamenti oltre a porre il denaro al riparo dalla svalutazione vi sarebbe stato un guadagno (che è invece mancato) che pertanto è giusto e doveroso risarcire, in via equitativa, con la attribuzione degli interessi legali.

Il calcolo di tali interessi viene effettuato in virtù della sentenza del 17.2.1995 n.1712 della Suprema Corte procedendo prima alla devalutazione delle somme alla data del fatto, importi che erano stati rivalutati alla data della sentenza; e successivamente calcolando sugli importi rivalutati anno per anno i relativi interessi legali ai tassi stabiliti per legge anno per anno, senza alcuna capitalizzazione.

In definitiva quindi all’attrice spetta complessivamente la somma di €.12.300,00 = oltre interessi legali fino al saldo al cui pagamento il medico e la casa di cura [3] convenuti vanno condannati in solido (fermo restando che nei rapporti interni la responsabilità della casa di cura va limitata al 20% a carico della casa di cura che ha comunque, pur nonessendo emersi deficit specifici a suo cario, il compito di selezionare, controllare ed adeguare costantemente la scelta dei medici che operano al suo interno, quale che sia il rapporto che intercorre fra la prima ed i secondi)

L’eccezione del P. di non aver ricevuto la notifica dell’atto stragiudiziale di messa in mora non può essere condivisa.

Se si leggono le cartoline di ricevimento postali delle raccomandate inviate alla casa di cura ed al P. dall’attrice si legge un preciso e significativo distinguo:

quanto alla notifica alla casa di cura si dà atto che la missiva è stata ricevuta da un dipendente della struttura.

Nel caso invece del prof.P. la messa in mora è stata consegnata alla SEGRETARIA del medico.

Il che ha una sua perfetta logica se si pone mente al fatto che il P. aveva un suo ufficio, cioé uno studio, all’interno della casa di cura…, come affermato e descritto dall’A. e mai smentito dal P.

Inoltre la notifica a luogo di lavoro, dove il destinatario presti servizio non necessariamente giornaliero, come nel caso del P. è del tutto legittima e regolare non essendo previsto dalla legge che la notifica debba essere prioritariamente tentata presso l’abitazione.

Ed ancora, il P. non ha neppure richiesto di provare il contrario di ciò che risulta per tabulas (vale a dire ,la ricezione della notifica), che va presunta juris tantum sulla base delle ricordate risultanze della relata di notifica postale.

Ed infine, è ragionevole ammettere che la segretaria di un noto medico e professore di una altrettanto nota e prestigiosa clinica privata (non di un ospedale pubblico nel quale purtroppo si accetta come notorio un certo livello di disordine e affrettatezza), possa aver “dimenticato” di consegnare al professore un piego a lui diretto che recava la scritta (cfr. busta verde in atti) “Corte di appello di Roma servizio notificazione atti giudiziari” ?

Non è ragionevole e non è credibile.

Ne consegue che la domanda di garanzia avverso la spa…Assicurazioni, abbondantemente prescritta, va rigettata.

-4-

Le spese (che vengono regolate secondo le previsioni – orientative per il giudice che tiene conto di ogni utile circostanza per adeguare nel modo migliore la liquidazione al caso concreto- della l.24.3.2012 n.27 e del D.M. Ministero Giustizia 10.3.2014 n.55) seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

In particolare, per quanto riguarda la Casa di Cura, si tiene conto, nella determinazione dell’ammontare dei compensi, della condotta processuale censurabile tenuta dalla stessa che non ha partecipato senza alcuna ragione alla mediazione disposta dal giudiceQuanto alla spa Assicurazioni vanno compensate, pur in presenza di rigetto della domanda di garanzia oggetto della chiamata in causa del P.

Ed invero la compagnia assicuratrice che ha posto in essere una condotta processuale ingiustificata e renitente non presentandosi in mediazione nonostante l’ordine del giudice (che all’evidenza non la esonerava affatto dal partecipare alla mediazione, contrariamente da quanto apoditticamente ed erroneamente affermato dall’assicurazione nella comunicazione inviata all’organismo).

L’ordine ai sensi dell’art. 5 co. II° cpc non poteva che riguardare infatti tutte le parti e ciò: per ragioni sia formali che sostanziali.

Ed invero, come si legge nell’ordinanza l’assicurazione era direttamente coinvolta dal giudice nell’articolato percorso conciliativo [4] che prevedeva per le parti la possibilità di un accordo sulla proposta del giudice ed in mancanza la mediazione

Dal punto di vista sostanziale poi, non v’è chi non veda la gravità della condotta renitente dell’assicurazione la cui assenza è stata causa primaria del fallimento del percorso di mediazione.

Infatti, in assenza del chiamato in causa (garante) non si vede come si sarebbe potuto raggiungere un accordo valido ed efficace.

L’assicurazione, attesal’ingiustificatezza dell’assenza va condannata al pagamento di una somma pari al contributo unificato, mentre solo in virtù della mancata soccombenza non viene condannata ex art. 96 III° per una condotta sicuramente censurabile sotto il profilo della mancata ottemperanza all’ordine del giudice di partecipare alla mediazione demandata (cfr. giurisprudenza risalente sul punto, fra le tante Tribunale di Roma giudice Moriconi sentenza n. RG.59487-11 n.25218/15 del 17.12.2015 , reperibile per esteso in ogni sito web, fra i tanti vedi http://www.spfmediazione.it/2016/01/02/roma- capitale-condannata-a-e-8-000-ex-art-96-iii-co-c-p-c-per-mancata-partecipazione-alla- mediazione-ordinata-dal-giudice )

Tale distinguo (condanna al pagamento del contributo unificato ed esonero dalla condanna per responsabilità aggravata) ha una precisa ragione d’essere (formale) nella legge (art. 96 co.III cpc) che prevede e postula la soccombenza del soggetto che ha posto in essere la condotta censurabile alla stregua di tale norma.

Al contrario di quanto previsto dall’art. 8 co. IV bis del decr.lgsl.28/10 che con perfetta simmetria con la natura dell’istituto (della mediazione) ne prescinde.

La valutazione della ingiustificatezza della condotta (consistente nella mancata partecipazione alla mediazione) infatti non attiene al merito, o in altreparole, alla ragione o al torto della parte.

E men che meno è predicabile con valutazione EX POST.

E’ agevole spiegarne il motivo rimanendo alla fattispecie.

Il giudice, applicando la legge con scienza e coscienza, ha soppesato i pro ed i contro delle tesi e degli argomenti, divergenti sul punto, delle parti ed è pervenuto alla decisione di ritenere provato che il medico avesse avuto cognizione della messa in mora. Si può escludere che in appello vi sia un diverso opinamento ?

Si può escludere che venga in quella sede valorizzata la circostanza presuntiva secondo la quale un chirurgo ortopedico che riceva e abbia contezza di una messa in mora notificatagli da un avvocato, in un’epoca quale quella attuale dove le cause per

responsabilità medica sono all’ordine del giorno, verosimilmente si precipiterà a comunicarlo alla sua assicurazione, alla quale peraltro paga salatissimi premi ?

Ecco perché la spa …Assicurazioni doveva andare in mediazione.

Che ha lo scopo di porre definitivamente fine alla lite.

Per la medesima ragione è incontrovertibile che la valutazione della ingiustificatezza dell’assenza in mediazione prescinde dall’esito del giudizio e va valutata ex ante.

E de hoc satis.

La sentenza è per legge esecutiva.-

P.Q.M.

Definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta,

così provvede:

CONDANNA, in solido, P.P. e la Casa di Cura … al pagamento in favore di D. A. della

complessiva somma di €.12.300,00 oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo; somma che va ripartita nei rapporti interni come precisato in motivazione (80% P. e 20% Casa di Cura);

CONDANNA P. P. al pagamento delle spese di causa, che liquida in favore di D. A. per compensi in complessivi €.9.000,00 oltre IVA, CAP e spese generali; oltre alla metà delle spese di consulenza di ufficio a carico definitivo del convenuto P.;

CONDANNA la Casa di Cura ….al pagamento delle spese di causa, che liquida in favore di D.A. per compensi in complessivi €.9.000,00 oltre IVA, CAP e spese generali; oltre alla metà delle spese di consulenza di ufficio a carico definitivo della convenuta Casa di Cura;

CONDANNA la Casa di Cura … al pagamento ai sensi dell’art.96 co.III° in favore di D.A.della somma di €.9.000,00;

RIGETTA ogni altra domanda dell’A.;

RIGETTA la domanda di garanzia di P. P. nei confronti della spa… Assicurazioni;

COMPENSA le spese di causa fra P. P. e la spa.. Assicurazioni;

CONDANNA la spa …Assicurazioni al pagamento in favore dell’Erario di una somma

corrispondente alcontributo unificato dovuto per il giudizio, mandando alla

cancelleria per la riscossione;

SENTENZA esecutiva

Roma lì 23.6.2016 Il Giudice dott.cons.Massimo Moriconi:

[1] Art.91 co.1° seconda parte cpc : se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 92

[2] Art.96 III° cpc: in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata

[3] Poiché nessuna parte ha eccepito sulla questione, il giudice omette di prendere provvedimenti ablativi sulla presenza di un soggetto che non doveva evidentemente essere evocato in giudizio nei termini in cui è stato fatto: si vuole dire che la Casa di Cura etc. è solo un nome senza che ad esso corrisponda una persona giuridica che evidentemente è la società che la gestisce e che doveva essere citata ma non lo è stata. Tuttavia applicando i principi della tutela della buona fede del terzo e dell’apparenza, ed atteso che nessunacontestazione, in nessuna occasione, vi è stata da parte della Casa di Cura convenuta sulla sua identificazione (quanto meno astratta) come soggetto responsabile, cioé sulla legittimazione passiva, non si ritiene che sussista ostacolo alcuno né alla condanna di tale soggetto né al definitivo carico della sentenza sull’ente (società) che tale Casa di Cura gestisce.

[4] ….il pagamento a favore di D.A.ed a carico di P.P., Casa di Cura .. e spa … Assicurazioni, della complessiva somma di €.8.000,00 di cui la metà a carico della spa Casa di Cura .. e l’altra metà a carico 50% ciascuno P. P. e spa.. Assicurazioni

 

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