+ - =
+/-
OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

13
Settembre
2019

ALCUNI BUONI MOTIVI PER PRESENTARSI IN MEDIAZIONE!

La mediazione è il metodo migliore ed obbligatorio, in assoluto per risolvere controversie di natura commerciale e civile, senza continuare una Vita (Unica), basata sull’odio reciproco, egoismo, egocentrismo, ma al contrario combattendo l’odio, l’egoismo, con Amore, Pazienza, altruismo. Tutti fattori che non solo fanno di un uomo un essere Civile, ma lo riportano e con questo tutta la società ad essere più solidale, senza rancore a favore della propria salute e degli altri. In un Mondo basato ormai sul mero egoismo, tradimenti reciproci, guerre infinite, crisi politiche e sociali è essenziale ritrovare con un po’ di umiltà Solidarietà tra tutti noi Uomini, a prescindere dalla classe di appartenenza, solo la coesione e l’unità sociale, dà sicurezza e pace interiore e nel mondo: 1)Per la rapidità, infatti entro 3 mesi tutto deve essere risolto trovando la soluzione migliore possibile per entrambe le parti; questo non succede in un tribunale, dove la pena può cambiare nei vari giudizi, lasciando cosi aperte tensioni, ansie, sicurezze economiche ecc, ed una volta finito il procedimento non si può mai essere certi di avere il dovuto: si pensi ad uno sfratto o ipoteca giudiziale, siete sicuri che con uno sfratto dopo cambierà qualcosa nella situazione economica odierna o se fate fare un ipoteca, siete veramente certi che vi sarà dato qualcosa? No di certo! Con la mediazione invece, potrete trattare in base al contesto del momento l’opportunità migliore per entrambi ed essere cosi sicuri di avere il dovuto, anche se con tempi più elevati ma avrete qualcosa; 2) I costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi; 3) La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; 4) La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; 5)In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato. Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole contrattuali /compromissorie inserite sul nostro sito www.omci.org a destra inserendo sui contratti semplicemente questo: Per ogni reclamo o controversia civile o commerciale sarà competente l’ Organismo di mediazione civile OMCI iscritto al R.O.M. del ministero della Giustizia al N° 251, www.omci.org ;), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi!Per info: www.omci.org La mediazione è uno strumento introdotto per consentire alle parti di evitare le lungaggini e le spese che comporta un giudizio dinanzi al Tribunale. Per tale ragione l’ingiustificata partecipazione di una delle parti alla mediazione comporta l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dal’art. 8 comma 4 del d.lgs. 28/2010 s.m.i.. Nell’applicazione di tale sanzione al giudice non è consentito nessuna ambito di discrezionalità né sull’an né sul quantum della sanzione, evitabile, partecipando semplicemente all'intero procedimento di Mediazione; OMCI inoltre Cerca Mediatori da inserire nel proprio organico, se interessati contattare Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Settembre 13 2019
  
09
Settembre
2019

Nullità del titolo può impedire l’usucapione;

La vendita immobiliare in forma verbale dà luogo a detenzione qualificata, salvo prova di interversione del possesso (Cass. civ., ordinanza n. 21726/2019 del 27/08/2019)

In caso di contratto di compravendita immobiliare nullo per difetto di forma, cui le parti abbiano tuttavia dato esecuzione, l’accertamento di un possesso utile ai fini dell’usucapione può conseguire unicamente al verificarsi di un atto di interversione. Non rilevano a tal fine comportamenti (quali il trasferimento della residenza o l’attivazione di utenze ad opera degli “acquirenti”) potenzialmente identificabili anche con una mera detenzione qualificata. Questo è quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 21726 (scarica il testo in calce), depositata lo scorso 27 agosto, si è pronunciata sulla questione sottesa alla richiesta di restituzione di un immobile, ceduto mediante un contratto di compravendita concluso verbalmente e al quale le parti avevano poi dato esecuzione, senza però mai stipularlo in via formale.

Sintesi: Nel marzo 2005 una società edile aveva agiva in giudizio nei confronti di due coniugi per ottenerne la condanna al rilascio di un appartamento che asseriva occupassero senza titolo. I convenuti si costituivano in giudizio eccependo di aver acquistato l’appartamento dalla società attrice, cui avevano peraltro pagato il prezzo e dalla quale erano stati immessi nel possesso del bene con consegna delle relative chiavi. In via riconvenzionale invocavano l’accertamento dell’intervenuto acquisto del bene in proprio favore per usucapione. Con sentenza del 2011 il Tribunale di Bari, sezione distaccata di Bitonto, respingeva la domanda principale ed accoglieva invece la riconvenzionale proposta dai convenuti, dichiarandone l’intervenuto acquisto per usucapione della proprietà dell’appartamento oggetto di causa e condannando la società attrice al pagamento delle spese del giudizio. A seguito dell’appello proposto dalla società, la pronuncia di primo grado veniva confermata anche dalla Corte d’Appello di Bari, che in base ad una serie di circostanze (consegna delle chiavi ai coniugi, intestazione delle utenze a loro nome) riteneva desumibile che questi avessero instaurato una signoria di fatto sull’immobile, tale da configurare l’animus possidendi e dunque un possesso utile ai fini dell’usucapione. Contro la decisione resa in appello la società edile proponeva ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi. In primo luogo contestava l’erronea ricostruzione del rapporto intercorso tra le parti: dal momento che era stata accertata l’immissione dei coniugi nella disponibilità dell’immobile in base ad un rapporto di locazione, ciò avrebbe dovuto integrare detenzione e non possesso, dunque una relazione di fatto con il bene inidonea a consentire il maturare dell’usucapione. La Corte barese avrebbe inoltre omesso di considerare che tale immissione nell’immobile era avvenuta (per stessa ammissione dei contro ricorrenti) a seguito del pagamento del prezzo di acquisto pattuito verbalmente tra le parti. Il rapporto di fatto con la cosa sarebbe quindi derivato da un atto non contrastante con la volontà del proprietario, precludendo pertanto il maturare, in favore dei coniugi, della presunzione di possesso prevista dall’art. 1141 c.c. ed utile ai fini dell’usucapione. Tale presunzione era stata invece erroneamente riconosciuta in favore dei controricorrenti, senza tener conto che la loro relazione di fatto con la cosa era nata come detenzione e come tale era perdurata, in difetto di qualsiasi atto di interversione utile a mutarla in possesso. La società evidenziava infine il carattere contraddittorio della motivazione resa dalla Corte di merito, che dopo aver affermato l’esistenza di una detenzione titolata in capo ai controricorrenti (in base all’asserito rapporto locativo) concludeva ritenendo tale rapporto utile ai fini dell’usucapione. Prima esaminare la fattispecie sottesa al giudizio la Suprema Corte evidenzia come non vi sia contraddittorietà nella motivazione resa dalla Corte d’Appello, trattandosi di statuizioni riferite a domande differenti. La Corte di merito si è infatti limitata ad affermare la natura titolata del rapporto instauratosi tra i controricorrenti ed il bene solo in relazione al rigetto della domanda principale e unicamente allo scopo di evidenziare che la relazione con la res era fondata su una relazione giuridica esistente tra le parti, non potendo quindi dirsi priva di titolo. Per contro, la ricostruzione del rapporto con la cosa in termini di possesso, utile ai fini dell’usucapione, è stata proposta unicamente in relazione alla domanda riconvenzionale dei convenuti, finalizzata appunto ad un accertamento in tal senso. Passando a esaminare il merito della questione la Corte evidenzia come si sia in presenza di un contratto di compravendita immobiliare nullo per difetto di forma. Per stessa ammissione dei coniugi questi avevano infatti conseguito la materiale disponibilità dell’alloggio in esecuzione di un contratto di compravendita concluso verbalmente tra le parti, cui le stesse avevano poi di fatto dato esecuzione ma che non avevano mai formalizzato, decretandone così la nullità. E’ infatti pacifico, osserva la Corte, che l’accordo verbale non possa in alcun modo sopperire al requisito della forma scritta prescritto a pena di nullità per la compravendita immobiliare. La Corte ritiene poi utile richiamare il principio affermato dalle Sezioni Unite in tema di promessa di vendita con effetti anticipati, secondo cui quando le parti convengono che un bene immobile sia consegnato prima della stipula del rogito definitivo di compravendita non si assiste ad una anticipazione degli effetti traslativi del contratto ma la disponibilità del bene da parte dell’acquirente si fonda su un contratto di comodato, funzionalmente collegato alla compravendita e produttivo di meri effetti obbligatori. Ne consegue che, pur immesso anticipatamente nella disponibilità del bene, il soggetto non ne è possessore ma detentore qualificato, situazione, quest’ultima, inidonea ai fini dell’usucapione, salvo che intervenga un atto di interversione utile a far maturare in suo favore il decorso temporale utile ai fini dell’usucapione (in tal senso Cass. SS.UU., sent. n. 7930 del 27.03.2008, Rv. 602815; Cass., Sez. II, Sent. n. 5211 del 16.03.2016, Rv. 639209). E’ quindi necessario valutare se tale conclusione si imponga anche in caso di usucapione fondata su un titolo affetto da nullità. La risposta della Corte è positiva e muove dalla giurisprudenza in materia di donazione nulla, secondo cui anche quest’ultima è titolo idoneo ai fini dell’usucapione abbreviata, purché debitamente trascritta. Ciò a ribadire il principio per cui, affinché la relazione di fatto tra un soggetto ed il bene possa configurarsi come possesso e non mera detenzione occorre un atto ulteriore, idoneo ad esternare la volontà di costui di comportarsi come unico proprietario del bene, che in caso di usucapione decennale abbreviata è appunto rappresentato dalla trascrizione nei registri immobiliari, espressamente menzionata all’art. 1159 c.c. Gli Ermellini osservano pertanto che la Corte d’Appello non ha affrontato adeguatamente il tema inerente la natura del rapporto instauratosi in capo ai coniugi, limitandosi per contro a far discendere un possesso utile ai fini dell’usucapione da circostanze quali l’intestazione delle utenze a loro nome ed il trasferimento della residenza in quel luogo da oltre vent’anni, che tuttavia potrebbero integrare anche una mera detenzione qualificata, non essendo stata accertata l’esistenza di un atto di interversione utile a mutarla in possesso ai fini richiesti. Sulla base di tali premesse, la Suprema Corte, in parziale accoglimento dei motivi di ricorso, rinvia la causa alla Corte d’Appello di Bari affinché proceda a valutare nuovamente il rapporto concretamente esistente tra le parti al fine di determinare se, pur in presenza della evidente causa di nullità del contratto di compravendita tra loro intercorso, possa configurarsi un possesso utile ad usucapionem e l’eventuale acquisto del diritto di proprietà a tal titolo in capo ai controricorrenti.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Lunedì, Settembre 09 2019
  
30
Agosto
2019

Locazione: registrazione tardiva sana il contratto;

La sanatoria "per adempimento" è coerente con la previsione di nullità "per inadempimento" all'obbligo di registrazione (Cass. civ., sentenza n. 18942/2019, del 16 Luglio 2019)

Il contratto di locazione registrato tardivamente è valido ex tunc. E’ quanto chiarito dalla Terza Sezione Civile della Cassazione nella sentenza n. 18942/2019, pubblicata il 16 luglio scorso.

Il caso: La pronuncia in esame trae origine da una controversia sorta nell’ambito degli enti no profit. Nello specifico, un’associazione onlus aveva concesso in locazione ad un consorzio onlus, due immobili per l’esclusivo svolgimento di attività di assistenza sanitaria. Alla scadenza di entrambi i contratti, il conduttore non aveva riconsegnato gli immobili, anzi aveva stipulato un nuovo contratto di locazione con un’altra onlus, determinandone il subentro. Con ricorso in Tribunale, la locatrice aveva denunciato la mancata riconsegna degli immobili, il mancato pagamento dei canoni e dell’indennità di occupazione, nonché la mancata registrazione dei due contratti. Il giudice di prime cure aveva accolto la domanda attorea, ma la decisione veniva impugnata dinanzi alla Corte territoriale, dal consorzio in via principale e dall'associazione, in via accidentale, ma entrambi i ricorsi venivano rigettati. Le parti hanno proposto ricorso per cassazione.

La decisione: Tra i motivi proposti dinanzi alla Cassazione, il ricorrente principale aveva eccepito che l’effetto di sanatoria retroattiva riconosciuto alla registrazione tardiva del contratto sarebbe in contrasto sia con la legge finanziaria 2005 che con varie pronunce della Corte Costituzionale, in quanto la violazione dell’obbligo di registrazione determina la nullità del contratto se detta registrazione è una condizione di validità dello stesso. Aveva inoltre sostenuto la nullità del contratto di locazione ad uso non abitativo ai sensi dell’art. 1, comma 346, legge n. 311 del 2004, in quanto non registrato nei termini di legge. I Giudici di Piazza Cavour hanno respinto tale censura, condividendo il principio espresso dalle Sezioni Unite (sentenza n. 23601/2017), in virtù del quale, la registrazione tardiva del contratto di locazione ad uso abitativo o ad uso diverso, contenente ab origine l’indicazione del canone pattuito, quindi privo di elementi simulatori, è consentita secondo le norme tributarie e può produrre i suoi effetti ex tunc; ciò è ammesso in quanto il riconoscimento di una sanatoria per adempimento è coerente con l’introduzione nell’ordinamento di una nullità funzionale per inadempimento all’obbligo di registrazione. Dunque tale motivo è stato ritenuto infondato. Anche il ricorso incidentale proposto dall’associazione è stato respinto. Con riferimento alla nozione di locazione non abitativa di natura transitoria, prevista dalla legge n. 392 del 1978 art.27, la transitorietà va riferita dell’attività esercitata o da esercitare nell’immobile da parte del locatario. Inoltre, la facoltà delle parti di stabilire stipulare un contratto di locazione per un periodo più breve rispetto a quello previsto dalla legge, è collegata al carattere transitorio dell'attività esercitate o da esercitare nell’immobile locato; dunque, la transitorietà deve trovare giustificazione non in vicende temporali, bensì nella natura dell’attività professionale o commerciale da svolgere. Pertanto, la transitorietà, non solo deve essere espressamente concordata dalle parti, ma deve essere esplicitamente giustificata; inoltre, per non incorrere nella sanzione di nullità prevista dall’art. 79 della l. 392/78, deve essere riferita a ragioni obiettive, ovvero non solo alle esigenze del conduttore ma devono ricorrere caratteristiche oggettive di transitorietà delle attività dipendenti dalla sua essenza o dal suo collegamento con determinati eventi, ricorrenti al momento della conclusione del contratto, e non sopravvenute ex ante. Applicando detti principi al caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto non vi fossero ragioni per non confermare la sentenza impugnata, che si è uniformata alla pacifica giurisprudenza di legittimità. Pertanto, nel caso in esame, considerata la natura dell’attività esercitata, non vi erano motivi tali da giustificare una minore durata e stabilità del rapporto locativo. La Cassazione ha concluso, rilevando l’insussistenza di presupposti per sottrarre i contratti in oggetto alla disciplina di cui all’art. 27, co.5, della L. n. 392/78, per cui ha rigettato il ricorso principale e quello incidentale, compensando tra le parti le spese di lite, in ragione della reciproca soccombenza.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Agosto 30 2019
  
23
Agosto
2019

Decreto ingiuntivo a favore del garante: com'è tassato?

Per la Cassazione si applica l'imposta di registro con aliquota proporzionale al valore della condanna (SS.UU., sentenza n. 18520/2019)

I giudici della Suprema Corte, a Sezioni Unite, con la recente sentenza n°18520/19, hanno affermato il seguente c.d. principio di diritto: in materia di imposta di registro, “il decreto ingiuntivo ottenuto nei confronti del debitore dal garante”, il quale abbia sottoscritto una polizza fideiussoria, a seguito dall’escussione promossa dal creditore, “è soggetto all’imposta di registro proporzionale al valore della condanna”.

In effetti, la pretesa economica del garante (cristallizzata nel provvedimento di ingiunzione) non ha ad oggetto “corrispettivi o prestazioni soggetti all’imposta sul valore aggiunto, ma esercita un’azione di rimborso di quanto versato”.

I fatti del processo

Il contenzioso tributario in parola, nasceva dalla questione attinente alla corretta tassazione del decreto ingiuntivo, avente ad oggetto la restituzione della somma (avanzata dalla Compagnia Assicurativa) ai danni del debitore, per effetto dell’escussione da parte del creditore.

In un primo momento, la società – dopo l’emissione del decreto monitorio – decideva di versare l’imposta di registro in misura proporzionale al valore della condanna. uttavia, la medesima società di Assicurazione presentava domanda di rimborso nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, giacché – secondo l’interpretazione del contribuente – l’importo richiesto a rimborso nei confronti del debitore, dopo la fase dell’escussione della polizza fideiussoria, doveva essere “esente” oppure essere scontata “in misura fissa”.

La chiave di volta dell’argomentazione era ricollegata al principio che la somma in esame afferiva “ad un rapporto, […] nascente dalla polizza fideiussoria, soggetto ad Iva”; per tale ragione, quindi, doveva trovare legittima applicazione “il principio di alternatività tra Iva e imposta di registro”.

La decisione della Corte di Cassazione

Alla luce del contrasto giurisprudenziale emerso nel corso negli anni in seno alla Suprema Corte, è stata rimessa la risoluzione alle Sezioni Unite, le quali hanno aderito alla “seconda” interpretazione suggerita dai giudici di Piazza Cavour. In breve, la premessa è che il “titolo da cui deriva il debito principale [la richiesta del rimborso della somma avanzata dall’Assicurazione al debitore] è distinto dalla polizza fideiussoria, dalla quale trae origine la prestazione di garanzia”. Ebbene, “la prestazione di garanzia assume la configurazione di contratto autonomo di garanzia”. Di conseguenza, i tre rapporti sussistenti, ossia tra a) debitore principale e creditore (rapporto di valuta), b) creditore e garante (dopo il pagamento) e c) garante e debitore principale [rapporto di provvista] devono essere qualificati come scissi e pertanto caratterizzati da ampia autonomia. Proprio sul punto, nel terzo rapporto (garante – debitore principale), indiscusso protagonista della vertenza processuale che qui ci interessa, il primo soggetto “non fa valere nei confronti” del secondo “corrispettivi di prestazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto”; conseguentemente, il provvedimento di ingiunzione ottenuto dal garante dovrà scontare l’imposta di registro con aliquota proporzionale al valore della condanna. Da un punto di vista normativo, il novellato art. 20, D.P.R. n° 131/86 stabilisce che l’imposta di registro deve essere “applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell’atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo, prescindendo da quelli extra testuali e dagli atti ad esso collegati”. Ad ogni buon conto, proseguono i giudici ermellini nella motivazione, “già a monte non è possibile configurare alcuna operazione complessiva ed inscindibile”, poiché l’autonomia della garanzia ha una funzione “indennitaria e non satisfattoria”: la ratio di detto rapporto giuridico è costituita dal “trasferimento da un soggetto ad un altro del rischio economico derivante dalla mancata esecuzione di una prestazione contrattuale oppure dall’insussistenza dei presupposti per ottenere il rimborso dell’Iva”. Alla luce di dette considerazioni, è pacifica – secondo l’orientamento delle Sezioni Unite – “l’autonomia di titoli e di conseguenti rapporti”, i quali non rappresentano “un’operazione unitaria ed inscindibile, in quanto danno vita a prestazioni diverse, non sempre equivalenti e non necessariamente corrispondenti”. In conclusione, il titolo giudiziario (decreto ingiuntivo) ottenuto dal garante, “concernendo la somma già da lui versata, non ha ad oggetto il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti all’imposta sul valore aggiunto”, dunque “non trova spazio il principio di alternatività”.

OMCI RICERCA NUOVI MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO: Se vuoi diventare anche tu mediatore omci, basta scrivere all'indirizzo e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , si Richiede oltre ai requisiti Legislativi, Forte Motivazione, Capacità di Lavorare in Gruppo, ed il Pieno Rispetto della Normativa. Possibilmente Avvocati iscritti all albo, Giuristi, Laureati in Giurisprudenza, avvocati comunitari stabiliti, Economisti, Geometri iscritti all albo, Sociologi, Psicologi, Esperti nella comunicazione, etc.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Mercoledì, Agosto 28 2019
  
01
Agosto
2019

Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: parola alle Sezioni Unite;

Cassazione (ordinanza interlocutoria n. 18741/2019): chi, fra opposto e opponente, ha l'onere di avviare la mediazione nel termine assegnato dal giudice?

(ordinanza interlocutoria n. 18741 del 12 luglio 2019)

Il caso di specie

In seguito alla notifica di un decreto ingiuntivo da parte di un istituto bancario per il pagamento del saldo debitore di conto corrente, gli ingiunti proposero opposizione con domanda riconvenzionale di risarcimento del danno; tuttavia, concessa la parziale provvisoria esecuzione ed assegnato termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione, il Giudice di dichiarava l’improcedibilità dell’opposizione e della domanda riconvenzionale per mancato esperimento della mediazione, incombendo il relativo onere su parte opponente.

La decisione veniva impugnata; la Corte d’appello dichiarava però inammissibile l’appello degli opponenti i quali, di conseguenza, ricorrevano in cassazione denunciando la violazione o falsa applicazione dell’art. 5, d.lgs. n. 28 del 2010, sostenendo che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice del merito, che l’onere di presentare la domanda di mediazione è a carico del creditore opposto che ha proposto la domanda di ingiunzione (in quanto attore sostanziale).

2. La questione

La Suprema osserva in via preliminare che, relativamente al procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, in caso di materia assoggettata alla c.d. mediazione obbligatoria il legislatore non indica chi, fra l’opposto e l'opponente debba ritenersi onerato della proposizione dell’istanza di mediazione; si deve quindi accertare su quale soggetto ricadano le conseguenze negative dell’improcedibilità.

Entrambe le posizioni (quella che onera il debitore opponente e quella onera il creditore opposto) sono assistite da valide ragioni tecniche e appaiono essere proiezione di diversi principi.

L’impianto normativo rilevante

Il d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, dispone all’art. 5, per quanto qui rileva che:

  • chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in una delle materie indicate dalla medesima disposizione, fra cui quella del caso di specie (contratti bancari), è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale;
  • l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza;
  • se la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di durata del procedimento di mediazione (non superiore a tre mesi); allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda;
  • la detta disciplina non si applica ai procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione (comma 4, art. 5 cit.).

La decisione di Cass. 18741/2019

Ciò posto, i Giudici di legittimità, stante la presenza di un acuto contrasto nella giurisprudenza di merito sul punto (si veda al riguardo la relativa “Mediazione obbligatoria”) nonché la vastità del contenzioso interessato dalla mediazione ed il diffuso ricorso al procedimento monitorio, ritengono che sussista il presupposto della questione di massima di particolare importanza che giustifica la rimessione alle Sezioni Unite.

Con la pronuncia in commento, pertanto, vengono rimessi gli atti al Primo presidente della Suprema Corte di Cassazione per consentirgli di valutare l’opportunità che il ricorso sia sottoposto all’esame delle Sezioni Unite.

Le due tesi contrapposte

I Giudici di legittimità osservano innanzitutto, quanto alla prescrizione di cui al richiamato art. 5 comma 4, che:

  • costituendo i provvedimenti di cui agli artt. 648 e 649 c.p.c. ivi richiamati una mera eventualità nel processo, il procedimento di mediazione potrebbe non trovare per nulla applicazione nell’opposizione a decreto ingiuntivo;
  • mentre per l’esecuzione provvisoria è previsto che il giudice istruttore provveda in prima udienza, non altrettanto è disposto per la sospensione dell’esecuzione provvisoria concessa in sede di emissione del decreto ingiuntivo: la disciplina dell’eccezione o rilievo d’ufficio alla prima udienza (contenuta del richiamato art. 5) dovrebbe quindi essere coordinata con la specialità del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo.

Occorre quindi accertare su quale soggetto ricadano le conseguenze negative dell’improcedibilità: debitore opponente o creditore opposto.

L’onere processuale ben potrebbe ricadere in capo al debitore opponente (e su di lui dovrebbero quindi ricadere le conseguenze negative nel caso di mancato esperimento del procedimento di mediazione) in quanto (cfr. Cass. 3 dicembre 2015, n. 24629):

  • ragione tecnica: l’opponente è la parte interessata all’instaurazione e alla prosecuzione del processo ordinario di cognizione, posto che, in mancanza di opposizione o in caso di estinzione del processo, il decreto acquista esecutorietà e passa in cosa giudicata;
  • principi costituzionali: attraverso il decreto ingiuntivo l’attore sceglie la linea deflattiva coerente con la logica dell’efficienza processuale e della ragionevole durata del processo mentre l’opponente, introducendo il giudizio di merito, percorre la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore (la diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice).

L’onere processuale ben potrebbe ricadere in capo al creditore ingiungente in quanto:

  • ragione tecnica: nel caso dell’opposizione a decreto ingiuntivo attore in senso sostanziale è colui che ha proposto la domanda di ingiunzione e il d.lgs. n. 28 del 2010, art. 5, onera dell’attivazione della condizione di procedibilità “chi intende esercitare in giudizio un’azione”;
  • principi costituzionali: l’ipotesi di giurisdizione condizionata in questione non può tradursi nella perdita del diritto di agire in giudizio tutelato dall’art. 24 Cost. (cfr. Corte Cost. 16 aprile 2014, n. 98) e non deve violare il principio della tutela giurisdizionale effettiva (cfr. Corte giust. 18 marzo 2010, cause riunite C-317/08, C318/08, C-319/08 e C-320/08): il diritto di agire in giudizio, in termini di diritto di accertamento negativo del credito, potrebbe essere compromesso dall’esecutività ed immutabilità del decreto ingiuntivo che conseguirebbe alla pronuncia di improcedibilità per non avere il debitore opponente assolto l’onere a suo carico, senza che tale ipotesi possa equipararsi a quella dell’acquisto dell’efficacia esecutiva da parte del decreto per effetto dell’estinzione del processo (art. 653 c.p.c., comma 1), la quale è conseguenza dell’inattività della parte all’interno del processo, una volta che il diritto di azione sia stato esercitato (mentre nell’ipotesi in esame l’irretrattabilità del decreto ingiuntivo, e la relativa perdita del diritto di agire in giudizio, deriverebbero dall’inattività relativa ad un rimedio preventivo rispetto al processo; nel caso invece di onere incombente sul creditore opposto, come sostenuto dall’orientamento interpretativo in questione, alla pronuncia in rito di improcedibilità dovrebbe accompagnarsi la revoca del decreto ingiuntivo, ma resterebbe pur sempre ferma la possibilità per il creditore di riproporre la domanda.
E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Domenica, Agosto 04 2019
  
29
Luglio
2019

OMCI RICERCA NUOVI MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO:

Se vuoi diventare anche tu mediatore, basta scrivere all'indirizzo e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , si Richiede oltre ai requisiti Legislativi, Forte Motivazione, Capacità di Lavorare in Gruppo, ed il Pieno Rispetto della Normativa e se non hai ancora eseguito il corso da 50 ore lo puoi fare con noi a soli Euro 550,00, ma non oltre Novembre 2019. Le figure che più ci mancano, avendole praticamente tutte, sono gli avvocati. Il Mediatore oggi è uno Vero Professionista, e saper Mediare dà anche una grande soddisfazione, provare per credere.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Sabato, Agosto 03 2019
  
21
Luglio
2019

Sulla corretta interpretazione dei termini "spesa, tassa o diritto" contenuti nell'art 17 del d. lgs. 28/2010;

Commissione Tributaria Regionale per la Liguria, sentenza del 10/04/2019

Sintesi:
La previsione contenuta nell'art. 17 comma 2 del dlgs. 28/2010 deve essere interpretata, ex art. 12 delle preleggi, nel rispetto del significato delle parole contenute nella norma e del senso che assume la connessione tra le stesse. Il tutto, senza trascurare l'intenzione del legislatore.
Il riferimento a "ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura" ricomprende, quindi, anche le imposte ipotecarie e catastali nei procedimenti di mediazione.
Dunque, stipulato in mediazione un accordo avente ad oggetto il trasferimento di alcune quote di un immobile, l'esenzione non si estende solo all'imposta di registro nei limiti dei 50 mila euro di valore ma anche all'imposta ipotecaria e catastale. Ciò in quanto è lo stesso art. 17 ad estendere l'esenzione a tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento dì mediazione.

Leggi la sentenza

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 24 2019
  
12
Luglio
2019

Partecipazione personale alla mediazione e condizione di procedibilità: ancora una presa di posizione da parte della Corte di Cassazione;

Corte di Cassazione, sentenza n. 18068 del 05/07/2019

Sintesi: Nel procedimento di mediazione obbligatoria disciplinato dal d.lgs. n. 28 del 2010 e successive modifiche, è necessaria la comparizione personale delle parti davanti al mediatore, assistite dal difensore. "Ill legislatore ha previsto e voluto la comparizione personale delle parti dinanzi al mediatore, perché solo nel dialogo informale e diretto tra parti e mediatore conta che si possa trovare quella composizione degli opposti interessi satisfattiva al punto da evitare la controversia ed essere più vantaggiosa per entrambe le parti. Ha imposto quindi alle parti (o meglio, alla parte che intende agire in giudizio) questo impegno preliminare mediante il quale fida di poter evitare (alle parti, e allo Stato più in generale) un buon numero di controversie, ben più onerose e lunghe rispetto ai tempi della mediazione obbligatoria". 
La parte, inoltre, può anche farsi sostituire da un proprio rappresententate purchè quest'ultimo, anche qualora sia lo stesso difensore che la assiste in giudizio, sia dotato di una apposita procura sostanziale. Ciò in quanto il conferimento del potere di partecipare in sua sostituzione alla mediazione non fa parte dei possibili contenuti della procura alle liti autenticabili direttamente dal difensore.

Leggi la sentenza

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 17 2019
  
10
Luglio
2019

Condomino non partecipa alla mediazione, ricorso improcedibile;

sentenza n.12348/2019 del Tribunale di Roma

Sintesi: Per il tribunale di Roma, scatta l’improcedibilità del ricorso se il condomino non partecipa personalmente alla mediazione; Improcedibile il ricorso del condomino che non partecipa personalmente alla mediazione. Non basta infatti l’avvocato, ma occorre la presenza personale della parte innanzi al mediatore. È quanto si ricava dalla recente sentenza n. 12348/2019 del tribunale di Roma. La vicenda: Nella vicenda portata innanzi al giudice capitolino, un condomino citava in giudizio il proprio condominio chiedendo l'annullamento della delibera assembleare per omessa convocazione ed altri vizi e la condanna dell'ente di gestione al risarcimento di 5mila euro per i danni subiti.Il condominio si costituiva eccependo il mancato esperimento della mediazione, oltre all'infondatezza della pretesa attorea. Chiedeva altresì la condanna di controparte ex art. 96 C.P.C. Il tribunale, alla prima udienza, concedeva termine per esperire il tentativo di mediazione. Ma la stessa veniva esitata negativamente e il convenuto rilevava che parte attrice non era comparsa innanzi al mediatore personalmente. Mediazione condizione di procedibilità della domanda in materia di condominio: A mente dell'art. 5 del d.lgs. n. 28/2010 e succ. mod., ricorda anzitutto, giudice romano, “il preventivo esperimento della mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale in materia di condominio”.

Avendo concesso il termine di legge per l’introduzione del procedimento di mediazione, conclusa con esito negativo, il tribunale fa il punto dunque sulle conseguenze processuali della mancata partecipazione di persona della parte che ha promosso la mediazione.

E la soluzione della questione, per il giudice, deve muovere dal disposto dell'art. 5 comma 2 bis del dlgs. 28/2010, secondo il quale la condizione di procedibilità 'si considera avverata se il primo incontro innanzi al mediatore si conclude senza accordo'.

Ad avviso del giudice, “il primo incontro non può essere che quello fra le parti posto che la comparizione innanzi al mediatore non ha solo uno scopo informativo della funzione della mediazione ma uno scopo di vera e propria attività di conciliazione. Onde, per assolvere la condizione di procedibilità, la parte che ha interesse ad assolvere a tale condizione ha l'onere di partecipare agli incontri innanzi al mediatore (mentre è ovvio che la mancata partecipazione della parte non onerata non potrà avere conseguenze sulla procedibilità della domanda)”. Invero la logica dell'istituto, si legge ancora nella sentenza, “è nel senso che non è sufficiente promuovere la mediazione ma che è necessario partecipare alla stessa al fine di rendere possibile un accordo che è lo scopo del procedimento”.

Una tesi, peraltro, sostenuta dalla giurisprudenza di merito prevalente (cfr. trib. Firenze 19.3.2014, Trib. Pavia 14.9.2015) e di legittimità (Cass. n. 8473/2019), secondo cui la partecipazione alla mediazione è “atto personalissimo della parte non delegabile (se non mediante atto notarile) considerato altresì che la partecipazione del difensore all'uopo delegato ha il solo scopo di garantire un'assistenza tecnica e non di rappresentanza processuale”. Per cui, conclude il tribunale romano, “l’istituto della mediazione, che non può ridursi ad una mera funzione notarile del mediatore e del giudice, esige che siano presenti di persona anche le parti in quanto mira a riattivare la comunicazione fra i 'litiganti', al fine di consentire loro di verificare la possibilità di una soluzione concordata del conflitto; verifica impossibile in assenza delle parti”.

Da qui, nessun dubbio sulla declaratoria di improcedibilità della domanda. Rigettata invece in assenza di prova la domanda ex art. 96 c.p.c.


E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Giovedì, Luglio 18 2019
  
03
Luglio
2019

La presenza della parte di persona è una rassicurante garanzia e tutela per le altre parti oltre che per gli avvocati.

Tribunale di Roma, sentenza del 27/06/2019

Sintesi: È neccesaria la presenza personale delle parti nel procedimento di mediazione? 
La legge dispone, tanto per la mediazione obbligatoria quanto per quella demandata dal giudice, la necessità che al procedimento di mediazione sia presente la parte assistita dal suo avvocato. Di conseguenza, qualora sia presente esclusivamente l'avvocato, seppur munito di delega, la mediazione non può ritenersi correttamente instaurata.
Alla stessa conclusione deve giungersi se insieme all'avvocato sia presente un rappresentante della parte. "Il legislatore ha previsto e voluto la comparizione personale delle parti dinanzi al mediatore, perché solo nel dialogo informale e diretto tra parti e mediatore, conta che si possa trovare quella composizione degli opposti interessi satisfattiva al punto da evitare la controversia ed essere più vantaggiosa per entrambe le parti”
A ben vedere, quindi, è la stessa sentenza della S.C. n. 8473/19 del 7.3.2019 che predica, in armonia con le caratteristiche normative dell’istituto, la necessaria presenza personale della parte in mediazione. Va considerato inoltre che la mancanza della presenza personale, è idonea, indirettamente, ad affievolire le possibilità di un accordo.
Può accadere, ad esempio, che la parte non presente in mediazione (e delegante) rinneghi l’accordo raggiunto dall’avvocato che abbia asserito, verbalizzandolo in mediazione, di rappresentarla.
Va ricordato che l’avvocato non ha un potere generale di autenticare la sottoscrizione di una
scrittura privata (come confermato dalla citata Suprema Corte 8473/19 del 7.3.2019), qual è di regola una procura, men che meno la procura di un mandato di rappresentanza in mediazione che attinge ad un alto tasso di possibilità di disposizione dei diritti.
Il potere di autenticazione dell’avvocato è circoscritto infatti al solo ambito giudiziario, ed in
particolare alla autentica della firma del cliente.
In definitiva, la presenza della parte di persona è una rassicurante garanzia e tutela per le altre parti, oltre che per gli avvocati
.


E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Giovedì, Luglio 18 2019
  

Altri articoli...

Pagina 1 di 10

Copyright © 2019 Omci - Organismo di Mediazione Italia. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.