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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

23
Maggio
2018

5 BUONI MOTIVI PER ANDARE IN MEDIAZIONE:

La mediazione è il metodo migliore ed obbligatorio, in assoluto per risolvere controversie di natura commerciale e civile, senza continuare una Vita (Unica), basata sull’odio reciproco, egoismo, egocentrismo, ma al contrario combattendo l’odio, l’egoismo, con Amore, Pazienza, altruismo. Tutti fattori che non solo fanno di un uomo un essere Civile, ma lo riportano e con questo tutta la società ad essere più solidale, senza rancore a favore della propria salute e degli altri. In un Mondo basato ormai sul mero egoismo, tradimenti reciproci, guerre infinite, crisi politiche e sociali è essenziale ritrovare con un po’ di umiltà Solidarietà tra tutti noi Uomini, a prescindere dalla classe di appartenenza, solo la coesione e l’unità sociale, dà sicurezza e pace interiore e nel mondo: 1)    Per la rapidità, infatti entro 3 mesi tutto deve essere risolto trovando la soluzione migliore possibile per entrambe le parti; questo non succede in un tribunale, dove la pena può cambiare nei vari giudizi, lasciando cosi aperte tensioni, ansie, sicurezze economiche ecc, ed una volta finito il procedimento non si può mai essere certi di avere il dovuto: si pensi ad uno sfratto o ipoteca giudiziale, siete sicuri che con uno sfratto dopo cambierà qualcosa nella situazione economica odierna o se fate fare un ipoteca, siete veramente certi che vi sarà dato qualcosa? No di certo! Con la mediazione invece, potrete trattare in base al contesto del momento l’opportunità migliore per entrambi ed essere cosi sicuri di avere il dovuto, anche se con tempi più elevati ma avrete qualcosa; 2)    I costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi; 3)    La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; 4)    La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; 5)    In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato.Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole compromissorie), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi!Per info: www.omci.org

La mediazione è uno strumento introdotto per consentire alle parti di evitare le lungaggini e le spese che comporta un giudizio dinanzi al Tribunale. Per tale ragione l’ingiustificata partecipazione di una delle parti alla mediazione comporta l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dal’art. 8 comma 4 del d.lgs. 28/2010 s.m.i.. Nell’applicazione di tale sanzione al giudice non è consentito nessuna ambito di discrezionalità né sull’an né sul quantum della sanzione, evitabile, partecipando semplicemente all'intero procedimento di Mediazione;

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Maggio 23 2018
  
22
Maggio
2018

Tribunale di Vasto, ordinanza del 09-04-2018

La presenza dell’avvocato in mediazione è obbligatoria in quanto fondamentale, in primis, per il cliente. Questo, infatti, ha la necessità di riceve una adeguata consulenza professionale per il corretto compimento di tutte quelle valutazioni che riguardano i diritti dei quali è titolare. L’obbligo di presenziare alla mediazione impone, inoltre, un mutamento alle modalità con le quali l’avvocato ha sempre approcciato la professione.
Oggi al professionista forense è richiesto un ventaglio di competenze che deve necessariamente comprendere la capacità di ascoltare, saper rimanere in silenzio, comprendere le parti al di là delle pretese giuridiche avanzate.
Per tali ragioni l’assenza dell’avvocato in mediazione inficia la validità del procedimento di conciliazione. Ciò consente al giudice di irrogare la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8 comma 4 bis del D.lgs. 208/2010 anche in corso di causa ed indipendentemente dall’esito che avrà il giudizio.

Tribunale-di-Vasto-ordinanza-9.4.2018-–-Est.-Claudio..pdf

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Ultimo aggiornamento Martedì, Maggio 22 2018
  
16
Maggio
2018

Mediazione e Tribunale;

Quanti di Voi hanno provato l’esperienza di entrare in un Tribunale? Per quelli che l’hanno provato, dalle mie interviste, lo evirerebbero subito. Per quali motivi? In tribunale andrete sempre con la convinzione anche dettata da alcuni avvocati che avete già vinto, nessun avvocato vi dirà è una causa persa se non trovate un Avvocato veramente sincero. Poi arriva la Sentenza, dove Voi nulla centrate perché è il Giudice che decide secco. Uno sarà felice perché ha vinto, l’altro sarà ancora più incattivito perché ha perso, ma l’avvocato gli dirà, tranquillo vinceremo in Appello, in tanto Voi sborsate soldi in modo anche cospicuo, intanto passa il tempo, voi sarete sempre più stressati, nervosi in attesa della sentenza di Appello che puo’ confermare la 1° o ribaltare tutto, n ogni caso il Vostro avvocato Vi dirà tranquillo che c’è la Cassazione e Voi nuovamente li, stressati,immotivati, nervosi Rancorosi in attesa dell’ultima sentenza che dirà senza più poterci fare nulla chi ha vinto e chi no. Ed intanto avrete passato dai 6 ai 10 anni in stato di Agitazione e perdendoci Molto.

LA MEDIAZIONE E NATA PROPRIO PER QUESTO,

Entrambe le parti dovranno forse rinunciare a qualcosa ma in tre mesi chiudete tutto li. Non è Molto Meglio??? (Con l'entrata in Vigore della direttiva Europea 20013/11/UE) Aumenteranno le sanzioni per chi non si presenta e MOLTO DI PIU'. (Leggete la nuova direttiva sul nostro sito a destra sul link apposito). L’Odio non si combatte con l’odio, ma con l’Amore e la Pace (Questo è il mio concetto di Mediazione,  OMCI). In un mondo senza più Valori, ridotto allo stremo, con guerre dappertutto, persone che muoiono di Fame, Ricordiamoci di essere Uomini, portatori di pace se poi siete cattolici veri, dovrebbe essere il Primo Vostro obbiettivo, ma lo è anche per tutti gli altri, siamo gli unici Animali che si distruggono tra Loro invece di Aiutarci; L'avvocato in Mediazione, inoltre sarà un Valore aggiunto per Aiutare il Mediatore a raggiungere l'accordo, facendosi quindi anche una buona fama;

La «mediazione» è l’attività svolta da un terzo imparziale: il Mediatore Professionista, iscritto in un Organismo di Mediazione registrato presso il Ministero della Giustizia, nel “Registro Organismi di mediazione”.

La «mediazione» è  finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta, effettuata dallo stesso Mediatore, per la risoluzione della stessa senza passare alle vie Giudiziarie con i suoi relativi tempi e costi che tutti conosciamo.

Dopo numerose sollecitazioni, in ultime la Direttiva 2008/52 CE, la Direttiva 2013/11/U.E.  il Parlamento e gli avvisi di Bruxelles, del CSM, dell’ANM, la L.96/17 art.11 Ter. La Mediazione Civile è obbligatoria a tutti gli effetti, sanando l’eccesso di delega anche da noi! Ci uniformeremo così agli altri paesi, nei quali esiste da decenni con Risultati Positivi fino al 85 ÷ 90%.

Sai che è più conveniente sotto numerosi aspetti la mediazione civile

invece che rivolgersi direttamente  al Tribunale?

1) I tempi: la Mediazione deve terminare entro un massimo di TRE mesi;

2) Spese ridotte;

3) Detrazioni di imposta fino ad un massimo di € 500,00;

4) Le parti invece di continuare ad avere rancori inutili perché non è odiando che si risolvono le situazioni durature nel tempo ma al contrario con un po’ di Amore Umano, Dialogo, e meno orgoglio personale,  possono ritrovare

di comune accordo una soluzione amichevole: cosa non da poco.

L’ Omci (Organismo di mediazione e conciliazione Italia), ha esperti mediatori in tutte le discipline, dalla Giuridica, all’economica, alla sociologica, non esitare quindi a contattarci per risolvere al più presto i tuoi problemi, i tuoi Rancori Finiranno, non spendi praticamente nulla e non perderai più tempo prezioso, e a questo che serve la Mediazione esistente in tutto il Mondo.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Maggio 16 2018
  
06
Maggio
2018

Da Studiare Bene: Opposizione a decreto ingiuntivo: quali le conseguenze dal mancato esperimento della mediazione?

Quando si è in presenza di una opposizione a decreto ingiuntivo lo svolgimento della mediazione, il cui avvio grava sull’opponente, è una condizione di procedibilità. Qualora la mediazione non venga esperita, è immediata conseguenza il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo. Questo perché la domanda che diviene improcedibile è quella formulata nell’atto di citazione in opposizione.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA
SECONDA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Carolina Gentili

ha pronunciato la seguente

SENTENZA 08/03/2018

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 4507/2016 promossa da:
I. SRL (C.F. (...)), con il patrocinio dell'avv. ANTOGNOZZI PATRIZIA, elettivamente domiciliato in VIA ANTONIO DEL RE 15 00019 TIVOLI presso il difensore avv. ANTOGNOZZI PATRIZIA
ATTORE
contro
U.A. SPA (C.F. (...)), con il patrocinio dell'avv. GOLINI LAURA e dell'avv. DIOGUARDI PATRIZIA ((...)) VIA ENRICO POGGI 1 50129 FIRENZE; elettivamente domiciliato in VIA ENRICO POGGI 1 50129 FIRENZE presso il difensore avv. GOLINI LAURA
CONVENUTO
Svolgimento del processo - Motivi della decisione
Con atto di citazione, notificato in data 21 marzo 2016, la società I. S.r.l. proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 684/2016, con il quale l'intestato Tribunale aveva ingiunto all'odierna opponente, in solido con il coobbligato D.A., il pagamento di Euro 138.501,00, oltre interessi e spese, in ragione quanto corrisposto da U.A. S.p.a. all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (d'ora in poi per brevità solo INFN), sulla scorta della polizza fideiussoria n. (...).
In primo luogo, parte attrice opponente eccepiva l'incompetenza del Tribunale di Bologna, a favore del Tribunale di Roma, individuato quale foro competente sulla scorta dell'art. 17 del contratto di appalto stipulato con l'INFN, sostenendo che la polizza fideiussoria prestata da U. si configurasse quale contratto accessorio rispetto a quello di appalto, indicato quale contratto principale.
In secondo luogo, eccepiva la nullità della polizza fideiussoria per indeterminatezza dell'oggetto e delle obbligazioni assunte dal G.U.A. S.p.a., avendo quest'ultima concesso la polizza rinviando, quanto alla specifica delle obbligazioni che intendeva assumersi nei confronti della società appaltatrice, all'abrogato art. 30, comma secondo, L. n. 109 del 1994, norma che, peraltro, sarebbe stata in ogni caso inidonea alla determinazione specifica del contenuto del contratto, contravvenendo così ai requisiti di cui all'art. 113 D.Lgs. n. 163 del 2006. Rilevava in punto che la società I., se avesse saputo che i richiami normativi predisposti dal contratto non erano idonei ad assicurare tutti i diritti garantiti dall'art. 113 Cd A, non avrebbe stipulato la polizza per cui è causa.
Lamentava inoltre la violazione della normativa in materia di informativa precontrattuale, non essendo stata adeguatamente informata in merito alle condizioni contrattuali ed evidenziando la propria mancata sottoscrizione della dichiarazione attestante la ricezione del Questionario dell'adeguatezza del contratto offerto, di cui al Regolamento Isvap n. 5 del 10 ottobre 2006, ulteriori motivi di nullità/annullabilità del contratto di fideiussione.
Si opponeva infine alla concessione della provvisoria esecuzione.
Concludeva quindi chiedendo, in via preliminare non concedersi la provvisoria esecutorietà al decreto ingiuntivo opposto; nel merito, accertare e dichiarare la nullità e/o l'annullabilità della polizza fideiussoria n. (...) e, per l'effetto, annullare e revocare il decreto ingiuntivo per cui è causa; in via riconvenzionale, dichiarare U.A. S.p.a. tenuta al risarcimento, in favore dell'odierna opponente, di tutti i danni da questa patiti, a titolo di responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale.
Si costitutiva tempestivamente la società U.A. S.p.a., contestando, in primis, la fondatezza e l'ammissibilità dell'eccezione di incompetenza territoriale. In particolare rilevava che, nelle cause relative ai diritti di obbligazione, l'attore non aveva il dovere di specificare il criterio di competenza scelto; che il contratto fideiussorio per cui è causa non era inquadrabile come contratto accessorio al contratto di appalto, bensì quale contratto autonomo di garanzia, e che controparte, limitandosi ad invocare il foro facoltativo ex art. 31 c.p.c., senza in alcun modo esaminare i fori concorrenti, altro non aveva fatto se non radicare definitivamente la competenza presso il Tribunale di Bologna; che, stante la corretta individuazione della natura di contratto autonomo di garanzia della polizza fideiussoria, doveva necessariamente farsi riferimento alla disciplina dettata dal combinato disposto degli artt. 20 e 1182, III comma, c.p.c., a norma della quale, trattandosi di obbligazione pecuniaria, il luogo di esecuzione della stessa deve rintracciarsi nel domicilio del creditore, quindi in Bologna, quale sede legale di U..
Quanto all'eccezione di nullità del contratto fideiussorio per indeterminatezza dell'oggetto e delle obbligazioni assunte dal garante, affermava che le condizioni della polizza non erano solo le condizioni generali di assicurazione tra C. e G. in cui si operava il contestato richiamo all'art. 30 L. n. 109 del 1994, ma anche quelle richieste dal vigente D.M. n. 123 del 2004 per la cauzione definitiva, richiamate nel frontespizio di polizza, laddove si recita che "la presente scheda tecnica costituisce parte integrante dello Schema Tipo 1.2 di cui al D.M. n. 123 del 2004", richiamo che definisce in modo puntuale tutte le obbligazioni assunte dal G. nei confronti della Stazione Appaltante; che, ad integrazione delle condizioni previste nello Schema Tipo 1.2, veniva fatto espresso rinvio anche all'art. 113 Codice degli Appalti, cui seguiva ulteriore precisazione delle obbligazioni garantite da U..
Quanto infine all'ulteriore eccezione di merito circa la nullità del contratto per violazione della normativa precontrattuale, rilevava che la dichiarazione attestante la ricezione del Questionario dell'adeguatezza del contratto offerto, di cui al Regolamento Isvap n. 5 del 10 ottobre 2006, era in realtà presente nella polizza per cui è causa.
Chiedeva quindi il rigetto dell'opposizione, con conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto, nonché la condanna di controparte al risarcimento del danno, da quantificarsi in via equitativa, ex art. 96, primo e terzo comma, c.p.c.
Vista la richiesta di riunione, formulata da parte opponente in sede di prima udienza nel procedimento di opposizione n. 4517/2016, instaurato avverso il medesimo decreto ingiuntivo dal coobbligato della società I. S.r.l., A.D., con decreto del Presidente di Sezione, emesso il 3.11.2016, veniva quindi disposto che le cause n. 4517/2016 R.G. e n. 4507/2016 R.G., trattandosi di opposizioni al medesimo decreto ingiuntivo, venissero chiamate avanti allo stesso giudice, in modo che questi ne potesse valutare l'eventuale riunione.
In considerazione di detto decreto, la scrivente, in data 7.11.2016, concedeva i termini ex art. 183 c.p.c. e disponeva conseguente rinvio; alla successiva udienza, parte attrice opponente non compariva e parte convenuta opposta chiedeva fissarsi udienza di precisazione delle conclusioni, rilevando che controparte non aveva nemmeno avviato il procedimento di mediazione delegata; alla data fissata per il suddetto incombente, parte opponente non compariva e, concessi i termini di legge ex art. 190 c.p.c., la causa veniva trattenuta in decisione sulle conclusioni in epigrafe indicate.
La scrivente, in armonia con l'orientamento fatto proprio dalla sezione II di questo Tribunale, intende aderire all'opinione giurisprudenziale esperessa dalla Suprema Corte nella sentenza n. 24629/2015, secondo la quale, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, l'onere di esperire il tentativo obbligatorio di mediazione verte sulla parte opponente, poiché l'art. 5 del D.Lgs. n. 28 del 2010 deve essere interpretato in conformità alla sua "ratio" e, quindi, al principio della ragionevole durata del processo, sulla quale può incidere negativamente il giudizio di merito che l'opponente ha interesse ad introdurre.
Scrive la Suprema Corte: "In questa prospettiva la norma, attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira - per cosi dire - a rendere il processo la estrema ratio: cioè l'ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse. Quindi l'onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo. Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l'opposizione, la difficoltà di individuare il portatore dell'onere deriva dal fatto che si verifica una inversione logica tra rapporto sostanziale e rapporto processuale, nel senso che il creditore del rapporto sostanziale diventa l'opposto nel giudizio di opposizione. Questo può portare ad un errato automatismo logico per cui si individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente è l'attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava l'onere. Ma in realtà - avendo come guida il criterio ermeneutico dell'interesse e del potere di introdurre il giudizio di cognizione - la soluzione deve essere quella opposta. Invero, attraverso il decreto ingiuntivo, l'attore ha scelto la linea defiattiva coerente con la logica dell'efficienza processuale e della ragionevole durata del processo. E' l'opponente che ha il potere e l'interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E' dunque sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria, perchè è l'opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale, perchè premierebbe la passività dell'opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice. Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l'onere di effettuare il tentativo di mediazione, quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo. E', dunque, l'opponente ad avere interesse ad avviare il procedimento di mediazione pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c..
Soltanto quando l'opposizione sarà dichiarata procedibile, riprenderanno le normali posizioni delle parti: opponente convenuto sostanziale, opposto - attore sostanziale. Ma nella fase precedente sarà il solo opponente, quale unico interessato, ad avere l'onere di introdurre il procedimento di mediazione; diversamente, l'opposizione sarà improcedibile. "
La conseguenza del mancato esperimento del procedimento di mediazione è rappresentata, come disposto dall'art. 5 legge citata, dall'improcedibilità dell'opposizione per mancanza di un presupposto processuale e ciò determina il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo opposto ai sensi dell'art. 653 c.p.c., in quanto la domanda che diviene improcedibile è quella formulata nell'atto di citazione in opposizione.
Tale tesi è sostenuta dalla maggior parte della dottrina e della giurisprudenza, formatasi anche in questo ufficio, e deriva dall'omissione di una sequenza di atti processuali prescritta come doverosa e le cui conseguenze sono desumibili dalle disposizioni dettate in tema di estinzione del processo.
Trattandosi di questione da risolvere preliminarmente e quindi prima di ogni altra questione sollevata in sede di opposizione, non può essere esaminata neppure l'eccezione di incompetenza sollevata da parte opponente.
Il giudizio va quindi dichiarato estinto con conseguente efficacia esecutiva definitiva del decreto ingiuntivo.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno poste a carico di parte attrice opponente; considerato l'esito della lite ed il mancato espletamento di qualsivoglia attività istruttoria, si ritiene di dover liquidare soltanto la fase di studio ed introduttiva e la metà della fase decisionale nella quale la società opposta ha sostanzialmente riprodotto le difese già svolte nell'atto di costituzione.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone:
rigetta l'opposizione e conferma il decreto ingiuntivo opposto che dichiara definitivamente esecutivo;
Condanna altresì la parte opponente a rimborsare alla parte opposta le spese di lite, che si liquidano in Euro 7.000,00 per compenso, oltre i.v.a., c.p.a. e spese generali.
Così deciso in Bologna, il 1 marzo 2018.
Depositata in Cancelleria il 8 marzo 2018.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Maggio 06 2018
  
29
Aprile
2018

Mediazione: l’assente deve essere sollecitato a partecipare?

Tribunale, Vasto, ordinanza 29/01/2018

Laddove una delle parti invitate alla mediazione obbligatoria ex lege o delegata non compaia all’incontro preliminare, il mediatore non può limitarsi a constatare l’insussistenza dei presupposti per l’introduzione delle trattative, ma deve adottare ogni opportuno provvedimento per stimolarne la partecipazione. In difetto, la parte interessata a provocare il perfezionamento della condizione di procedibilità della domanda giudiziale è tenuta ad invitare il mediatore ad attivare in tal senso, pretendendo che tale richiesta sia annotata a verbale.

A stabilirlo è il Tribunale di Vasto, ordinanza 29 gennaio 2018.

L’ordinanza resa dal Tribunale di Vasto (in persona del Giudice Dott.ssa Anna Rosa Capuozzo) alla data del 29 gennaio 2018, che questo contributo intende succintamente commentare, segna, con tutta verosimiglianza, lo stadio più avanzato nel percorso giurisprudenziale di valorizzazione dell’istituto della mediazione obbligatoria, intendendosi con tale locuzione sia il procedimento imposto dalla legge, sia quello demandato dal Giudice.

Il provvedimento in questione, in estrema sintesi, sancisce i seguenti principi:

  • il litigante deve presenziare personalmente agli incontri di mediazione, non essendo sufficiente a tal fine il solo intervento del difensore, benché munito di procura ad litem; la parte può delegare un terzo a partecipare alla procedura, purché esso non coincida con l’avvocato medesimo;
  • il mediatore, ove constati l’assenza della parte, è chiamato ad impiegare ogni opportuno rimedio per sanare l’anomalia, eventualmente anche invitando informalmente il difensore a suggerire al suo cliente di comparire personalmente;
  • la parte interessata a rendere procedibile l’azione giudiziale dovrà spendersi per favorire l’incontro personale fra i contendenti, sì da consentire al mediatore di esperire in maniera seria ed effettiva il tentativo di conciliazione;
  • la procedura non può reputarsi correttamente evasa laddove, a fronte dell’assenza dell’invitato, l’istante sia rimasto inertenon abbia richiesto al mediatore di prodigarsi per favorire l’incontro, astenendosi dal verbalizzare domande di questo genere.

Simile ragionamento si colloca nel solco di un orientamento ermeneutico che, ad integrazione di un dato legislativo estremamente carente ed in omaggio alla funzione di deflazione del contenzioso giudiziale sottesa alD.Lgs. 4 marzo 2010, n° 28, ha amplificato notevolmente gli oneri imposti alla parte affinché la sua domanda giudiziale sia reputata procedibile.

Tuttavia, anche la più severa giurisprudenza in termini, sino a questo momento, mai aveva preteso che l’istante, constatata la diserzione della controparte, non comparsa all’incontro preliminare neppure a mezzo del difensore, si peritasse (ulteriormente) per consentire il confronto.

La decisione in discorso, invece, giunge a tale (paradossale) conclusione, postulando, in buona sostanza, che il dovere dell’istante di negoziare diligentemente sopravviva al conclamato rifiuto dell’invitato, tradottosi, addirittura, nell’assoluta latitanza dal tavolo delle trattative.

Simile affermazione non può condividersi perché, oltre a stridere con le modalità pratiche con cui, normalmente, si declina la parentesi conciliativa, contraddice gran parte dei principi normativi che governano l’istituto, unitamente alle norme di diritto positivo che lo regolano.

Da un punto di vista pragmatico, l’omessa comparizione della parte (sia personalmente, che tramite il difensore) all’incontro di mediazione delegata esprime, nella quasi totalità dei casi, un radicale rifiuto al raggiungimento dell’accordo amichevole o anche solo a raffrontarsi serenamente con le altrui pretese, contestazioni ed aspirazioni.

Se tale atteggiamento è senz’altro discutibile, oltre che sanzionabile a livello processuale con molteplici rimedi punitivi (desunzione di argomenti di prova ex art. 116, 2° comma, c.p.c., condanna al versamento all’entrata del bilancio dello Stato del contributo unificato ex art. 8, comma 4-bis, del D.Lgs. n. 28/2010, condanna alle spese di lite anche in ipotesi di soccombenza ex artt. 91 c.p.c. e 13, D.Lgs. n. 28/2010; anche recentemente, peraltro, la giurisprudenza ha spiegato che la resistenza alla mediazione, se non sorretta da adeguata giustificazione, è singolarmente stigmatizzabile, anche se riferibile alla parte vittoriosa, illustrando che, “in caso di mancata partecipazione, senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione delegata del terzo chiamato, se è vero che il dato testuale della norma impedisce la condanna della parte renitente non soccombente, tuttavia al disvalore della sua condotta non partecipativa ai tentativi di conciliazione è applicabile il combinato disposto degli artt. 92 e88 c.p.c., laddove la mancanza di lealtà è individuata proprio nella mancata partecipazione, sia per gli effetti sul singolo procedimento che per il valore in sé che la partecipazione al procedimento conciliativo detiene nelle intenzioni del legislatore e sul piano sociale”: Trib. Roma, sez. XIII, 30 novembre 2017, n. 22475), magari dispensabili con maggiore frequenza rispetto a quanto avviene nella prassi.

Tuttavia, non si comprende davvero per quale ragione simile omissione, anziché determinare la chiusura del procedimento di mediazione e, nella successiva fase processuale, l’irrogazione alla parte inerte delle relative sanzioni, dovrebbe generare, in capo al contendente diligente, un obbligo suppletivo di diligenza e di cooperazione, consistente nel sollecitare al confronto, anche per il tramite del mediatore, una controparte palesemente refrattaria al dialogo.

 

 

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 29 2018
  
25
Aprile
2018

Il Mediatore “professionista” sa cavarsela sempre in una Mediazione e le Parti saranno sempre soddisfatte;

Tutti si domanderanno: perchè con tutti gli organismi che ci sono dovrei scegliere OMCI? Il Motivo è semplicissimo, provate una volta e Vedrete la differenza, se così non è,  potete sempre tornare ad un altro organismo. Ma il motivo per cui Vi chiediamo di provare omci è Semplicissimo, è anche il motivo che mi ha portato a fare OMCI pezzo per pezzo con una Motivazione Fortissima. Cos’è la Mediazione molto sinteticamente per OMCI? Parto da una citazione di San Francesco perché è da quella citazione che ho fondato l’organismo OMCI: Perdonarsi a Vicenda, Portare Verità ed eliminare discordia in famiglia, ridare la Speranza QUESTA è MEDIAZIONE, ed è per questo che è importantissimo, l’Empatos: cioè azzerare le proprie conoscenze per comprendere totalmente gli altri, l’ascolto vero che è totalmente differente dal Sentire, la comunicazione che è la Parte Fondamentale per condurre una Mediazione, parlare facendosi capire, RIPETO ANCORA: QUESTA è MEDIAZIONE. Questa è la Sintesi della Mediazione, uno strumento, per superare Liti, un vero e proprio Strumento di PACE per tutti!

IL BUON MEDIATORE CON  UN PO’ DI PRATICA, DEVE AVERE QUESTI REQUISITI, UMILTA’, RISPETTO, SAPER ASCOLTARE, PAZIENZA E TANTA MOTIVAZIONE (La Benzina Principale), Movimento, dinamicità  per cercare Mediazioni, SE TI CI RIVEDI IN QUELLO SOPRA SCRITTO DIVERRAI UN BRAVISSIMO MEDIATORE, Il Mediatore oggi è uno Vero Professionista, e saper Mediare  dà anche una grande soddisfazione, ma non è da tutti, infatti come ogni professione non è detto che tutti pur volendo riescano poi a essere buoni mediatori, in questo caso potete essere bravi Tecnici, Bravi oratori, ma non Mediatori ed il motivo è semplice: non siamo tutti uguali. Quindi non tutti siamo adatti ad un determinato lavoro-missione quale è la mediazione.
In mediazione un qualsiasi rapporto tra e con le parti si deve basare sulla fiducia; in caso contrario, le parti non verrebbero coinvolte, non collaborerebbero e non si impegnerebbero a firmare un accordo commerciale, professionale o personale, che per alcuni potrebbe essere il più importante e il più significativo della propria vita.
L’Organismo si avvale, per le proprie mediazioni, di un gruppo di professionisti con competenze specifiche per ogni ramo del conflitto, uniti dall ’intento di promuovere e di gestire strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Per questo motivo sono capaci di offrire soluzioni celeri e agevoli alle parti in lite riuscendo così ad evitare, quando possibile, il ricorso alle normali vie giudiziarie. Il Mediatore ha anche dei Doveri, di accettare e fare ciò che dice il codice etico, ma in modo Particolare il Regolamento che non è nulla di più che un Ricalco della Legge, infatti il Regolamento per essere inserito o dato deve priva essere Vagliato dal Ministero della Giustizia: se passa diventano tutti a tutti gli effetti Leggi di secondo grado. Altra caratteristica per chi è Mediatore e che è iscritto all’albo del ministero della Giustizia e Visibile a Tutti, e la quota Annuale è la più bassa di ogni altro Albo esistente sino ad oggi, solo ogni biennio c’è un costo più che è quello dell’aggiornamento, come in tutte le professioni, ma anche qui il costo è molto inferiore e per chi è iscritto ad altri albi può richiedere Crediti Formativi, oltre a scaricare il costo dalle Tasse.
Cordialità, simpatia, ironia, empatia, umiltà sono gli elementi principali per mettere le fondamenta per quel rapporto che da lì a breve dovrà diventare fiducia.
La fiducia la si guadagna, non è mai un diritto. Per guadagnarsi la fiducia occorre dimostrare correttezza e, sopratutto onestà.
Per info: www.omci.org

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Aprile 25 2018
  
24
Aprile
2018

Commento alle statistiche sulla mediazione civile pubblicate dalla direzione statistica del Ministero della Giustizia dati del 2017:

La direzione di statistica e analisi organizzativa con sede presso il ministero della giustizia ha reso note le statistiche sulla mediazione civile relative all’anno 2017. Il dato che salta subito all’occhio riguarda l’importanza della partecipazione delle parti al procedimento di mediazione. Ogni qual volta le parti decidono di sedersi al tavolo delle trattative ben il 43% dei procedimenti di mediazione si conclude con un accordo. È un dato che si mantiene sostanzialmente stabile da quando il procedimento di mediazione è stato introdotto ma che autorizza, soprattutto se letto congiuntamente ai numeri relativi alla partecipazione personale delle parti passati dal 27% del 2011 al 48,2% del 2017, a ritenere in costante aumento la fiducia che le persone ripongono nella mediazione.
La mediazione sta provando ad affermarsi, definitivamente, come alternativa al contenzioso ordinario anche se, rispetto al 2016, il numero di mediazioni iscritte è calato di circa il 10%. Si tratta, però, di un dato che risente inevitabilmente del calo che più in generale sta colpendo il contenzioso civile. Si è passati, infatti, dai 5.395.102 di procedimenti iscritti nel 2010 agli attuali 3.628.936.

MEDIAZIONE DELEGATA IN CRESCITA

L’aumento di fiducia verso l’istituto della mediazione deve necessariamente passare anche da una maggior fiducia verso l’istituto da parte dell’autorità giudicante. L’art. 5 comma 2 del d.lgs 28/2010 è chiaro nell ’attribuire al giudice, anche in appello, la possibilità di disporre la mediazione una volta valutata attentamente la natura della controversia.
Dai primi anni di comprensibile rodaggio il dato relativo alla mediazione delegata è in costante crescita. Si è passati dalle 700 mediazioni delegate del 2011 alle 489 del 2013 per poi giungere alle 20.835 dell’anno appena passato.
Tale dato dimostra la crescente sensibilità dimostrata dai giudici nei confronti del procedimento di mediazione. L’auspicio è che a questa crescente fiducia si affianchi un atteggiamento sempre più positivo e collaborativo da parte dei legali. La mediazione è un alleato delle parti. È uno strumento che punta a ridurre drasticamente la litigiosità ed a favorire, grazie alla presenza di professionisti appositamente formati, una soluzione amichevole delle controversie. Interessante è l’impennata delle percentuali di conclusione degli accordi quando le parti decidono di incontrarsi.
Segno inequivocabile che l’obbligatorietà della partecipazione personale della parte alla mediazione è criterio previsto nell’esclusivo interesse della stessa. Incontrarsi alla presenza di un mediatore ed avere un contatto con la controparte favorisce, dunque, la possibilità di concludere un accordo che sia vantaggioso per tutti i partecipanti.

QUAL È LO STATO DI SALUTE DEGLI ORGANISMI?

Infine alcune riflessioni sullo stato di salute degli organismi di mediazione.
Diminuisce, rispetto al 2016, il numero degli organismi che operano sul territorio dello stato. Si è passati dai 778 del 2016 agli attuali 615. Il calo più vistoso ha colpito gli organismi privati che ad oggi sono 383, 133 in meno rispetto al 2016. Si tratta, comunque, di una diminuzione che ha colpito le varie tipologie di organismi esistenti e che può essere letto anche in un’ottica di stabilizzazione delle forze in campo. Ad otto anni dalla nascita dell’istituto della mediazione solo chi rispetta i criteri stringenti dettati dalla legge ed è in grado di fornire un servizio efficiente ed efficace può sperare di continuare ad operare in un campo delicato come quello delle procedure di ADR. 
Il dato che deve comunque far sorridere riguarda gli 82.567 procedimenti definiti dinanzi agli organismi privati. Tali procedimenti, quando i soggetti aderenti decidono di comparire, portano ad un accordo, di media, in 129 giorni

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Ultimo aggiornamento Martedì, Aprile 24 2018
  
22
Aprile
2018

MEDIAZIONE, CONCILIAZIONE, ARBITRATO:

Spesso i termini di conciliazione e mediazione vengono utilizzati come sinonimi. Nello specifico ed esemplificando, potremmo dire che la mediazione può rappresentare l’intero iter del procedimento, mentre la conciliazione è l momento finale della mediazione, il risultato che da essa ne deriva.
Mentre nella mediazione esiste, come abbiamo visto, un esperto imparziale che facilita l’accordo ma non prende posizione, nell’ arbitrato assai più costoso della Mediazione, invece, l’arbitro viene chiamato ad emettere una vera e propria decisione (lodo arbitrale), il consiglio è sempre quello di scegliere la Mediazione (anche Volontaria), che costa quasi pochissimo, grazie anche al credito di imposta.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 22 2018
  
19
Aprile
2018

E’ Ammissibile la prova testimoniale del mediatore in relazione alle modalità di partecipazione delle parti alla mediazione;

Tribunale di Udine, decreto del 7 marzo 2018

L’art. 10 del dlgs 28/2010 sancisce il principio di riservatezza relativo all’impossibilità per il mediatore di deporre sul contenuto delle dichiarazioni e delle informazioni rese nel procedimento di mediazione.
Tale principio, però, deve essere riferito esclusivamente alle dichiarazioni relative al merito della controversia. Tutte quelle volte in cui le dichiarazioni attengono alle modalità di partecipazione alla mediazione, il mediatore è obbligato a riportarle all’interno del verbale e, qualora lo stesso risulti lacunoso, è ammissibile non solo l’utilizzo dello stesso durante il processo ma anche la testimonianza del mediatore. La deroga al principio generale dettato dall’art. 10 è possibile in quanto la fase di identificazione delle parti non ha alcun contenuto sostanziali non essendosi ancora affrontata nel merito la controversia. Nel caso di specie, eccepita la mancata partecipazione personale della controparte, il giudice ha ritenuto opportuno ammettere l’istanza con la quale l’attore chiedeva di assumere la prova testimoniale del mediatore. Ciò al fine di integrare la non completa verbalizzazione di quanto accaduto all’ incontro.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Aprile 19 2018
  
18
Aprile
2018

Il Giudice punisce la parte vittoriosa che ha rifiutato la Mediazione;

QUANDO LA MEDIAZIONE è OBBLIGATORIA o DEMANDATA CI SI DEVE PRESENTARE PER NON INCOMBERE NELLE SANZIONI PREVISTE, ANCHE QUANDO SI HA RAGIONE IN MEDIAZIONE SI DEVE ADERIR SEMPRE;

Giudice dott. cons. Massimo Moriconi

TRIBUNALE di ROMA 1 FEBBRAIO 2018

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Aprile 19 2018
  

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