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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

18
Luglio
2023

Cosa succede dopo la mediazione;

La mediazione può concludersi con un accordo o senza, l’esito condiziona ciò che accade dopo la conclusione della procedura;

La mediazione civile e commerciale

La procedura di mediazione civile e commerciale disciplinata dal decreto legislativo n. 28/2010 s.m.i. è obbligatoria nei casi specifici previsti dalla legge. L’articolo 5 comma 1 del decreto citato elenca per questo le diverse materie che prevedono l’attivazione obbligatoria della mediazione prima del giudizio, in quanto condizione di procedibilità della domanda giudiziale.  In caso quindi di mancata attivazione della procedura di mediazione in una delle materie in cui è obbligatoria, la domanda avanzata in giudizio verrà respinta.  Al di fuori di queste ipotesi le parti sono libere di risolvere le loro controversie in mediazione, anche perché questa procedura stragiudiziale presenta numerosi vantaggi rispetto al giudizio. Essa è assai più rapida, economica e snella rispetto al processo civile. Lo scopo primario di questa procedura è infatti quello di arrivare in tempi brevi a un accordo tra le parti, grazie all’intervento del mediatore, soggetto terzo e imparziale rispetto ai soggetti in lite.

Possibili esiti della mediazione

Il raggiungimento dell’accordo non è tuttavia un esito così scontato. La presenza di un buon mediatore è senza dubbio fondamentale, ma la mediazione presuppone, prima di tutto, la volontà delle parti di accettare qualche compromesso per portare a casa un risultato soddisfacente per entrambe. Solo in presenza di questi presupposti l’esito della mediazione sarà positivo. La stessa si concluderà quindi con un accordo, che il mediatore allegherà al processo verbale. L’alternativa è rappresentata dal mancato raggiungimento dell’accordo di mediazione con conseguente verbalizzazione dell’esito negativo della procedura. Conclusione che può verificarsi anche al termine del primo incontro e che deve essere verbalizzata dal mediatore. La mediazione quindi, avviata depositando la relativa domanda anche presso una delle sedi di OMCI, può concludersi in modo positivo o negativo.

Un aspetto questo molto importante della procedura perché dall’esito della stessa scaturiscono, per legge, diverse conseguenze ed effetti.

Cosa accade se le parti raggiungono un accordo in mediazione

Quando le parti concludono un accordo in mediazione questo costituisce un titolo esecutivo quando viene sottoscritto anche dagli avvocati che hanno assistito le parti o omologato con decreto dal Presidente del tribunale competente.

Questo documento assume cioè la stessa forza di una sentenza, e se una delle parti dell’accordo non dovesse adempiere gli obblighi assunti nell’accordo, l’altra parte ha la possibilità avviare nei suoi confronti l’esecuzione forzata, senza ulteriori formalità.

Cosa succede se l’esito della mediazione è negativo

In caso contrario, ossia in assenza di un accordo, la parte che ha preso l’iniziativa della mediazione può sempre ricorrere in giudizio per far valere le sue ragioni. La legge però prevede conseguenze specifiche se la causa del fallimento della mediazione è rappresentati dal rifiuto di una delle parti della proposta di conciliazione del mediatore. Nello specifico, se la sentenza che conclude il successivo giudizio dovesse corrispondere alla proposta del mediatore e chi ha vinto la causa è proprio il soggetto che l’ha rifiutata senza un giustificato motivo, costui non potrà ottenere la condanna della controparte al pagamento delle spese del processo.

Non solo, il giudice lo condannerà anche a rimborsare le spese sostenute dalla parte avversa relative allo stesso periodo e a pagare allo Stato un importo pari al contributo unificato.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Luglio 18 2023
  
17
Luglio
2023

L’avviso lasciato nella cassetta delle lettere di un condominio, è valido?

La sentenza del Tribunale di Cassino n. 716/2023 ha chiarito che l’avviso di convocazione lasciato nella cassetta delle lettere non è una modalità valida di convocazione. Questo perché tale modalità non consente di avere la certezza che i condomini abbiano ricevuto effettivamente l’avviso e non rispetta le modalità previste dalla legge. Inoltre, la norma che regola le convocazioni assembleari ha natura obbligatoria e non può essere modificata dalla volontà delle parti. Per dare validità all’avviso immesso nella cassetta delle lettere bisognerebbe che lo stesso venga controfirmato per avvenuto ricevimento dal destinatario e poi restituito all’amministratore. Nel caso in cui una convocazione venga contestata per motivi di forma o per mancata comunicazione, l’amministratore può convocare una nuova delibera che annulli la precedente e – questa volta senza vizi di forma – provveda a deliberare sulle stesse questioni poste al precedente ordine del giorno. La nuova delibera si sostituirà alla vecchia e quest’ultima non avrà più effetti. Sicché il condominio eviterà anche eventuali contenziosi. Tuttavia, è consigliabile che il condominio revochi rapidamente la deliberazione contestata e adotti una nuova decisione rispettando la procedura prevista dal Codice civile prima che venga avviata la casa in tribunale. Diversamente infatti il giudice, può dovendo chiudere il giudizio per “cessata materia del contendere” potrebbe comunque condannare il condominio al pagamento delle spese processuali per aver dato causa alla contestazione. Questo può limitare i danni e consentire al condominio di procedere correttamente. L’assemblea può decidere l’invio degli avvisi nella cassetta delle lettere?

Certamente una delibera assembleare “a maggioranza” non può imporre a tutti i condomini di ricevere le convocazioni con avvisi immesso nella cassetta delle lettere vincolando così anche i dissenzienti o gli assenti. Ma non è da escludere che il verbale possa vincolare chi invece accetta tale modalità. Sul punto, il Tribunale Tivoli (sentenza 5 aprile 2022) ha detto che la convocazione a mezzo email non è prevista, ma non è vietata, e può essere ritenuta idonea «nel caso in cui sia stato lo stesso condomino ad esprimere la volontà di ricevere le convocazioni assembleari a mezzo e-mail ordinarie, sottoponendosi dunque volontariamente al rischio della mancata ricezione» (nello stesso senso, sempre con riferimento alla posta elettronica ordinaria, anche Appello Brescia 3 gennaio 2019, numero 4). La sentenza del Tribunale di Cassino mette in luce l’importanza di rispettare le modalità di convocazione dell’assemblea condominiale previste dalla legge. L’avviso lasciato nella cassetta delle lettere non è considerato valido, e i condomini devono essere convocati tramite modalità come la raccomandata, la posta elettronica certificata, il fax o la consegna a mano. Gli amministratori di condominio e gli avvocati devono prestare attenzione a questi dettagli per evitare l’annullamento delle deliberazioni e le conseguenti spese legali. È importante seguire le procedure corrette per garantire una gestione efficace e legale del condominio. Secondo l’articolo 66 delle disposizioni attuative del Codice civile, le modalità di convocazione dell’assemblea condominiale devono avvenire necessariamente tramite una delle seguenti forme:

  • raccomandata,
  • posta elettronica certificata,
  • fax,
  • consegna a mano.Queste modalità sono obbligatorie e devono essere rispettate per garantire la validità delle convocazioni.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Luglio 18 2023
  
15
Luglio
2023

Il dovere di riservatezza nel procedimento di mediazione;

Questo è veramente importante per chi facesse o volesse fare perquisizioni o altro, senza un Mandato del Giudice:Il dovere di riservatezza nel procedimento di mediazione;
Il procedimento di mediazione prevede il rispetto dell’obbligo di riservatezza a carico delle parti e del mediatore;
Regolamento dell’organismo e garanzia di riservatezza
La riservatezza del procedimento di mediazione deve essere garantita dal regolamento dell’organismo, come quello di OMCI, a cui le parti si rivolgono per tentare di raggiungere un accordo a stabilirlo è l’articolo 3 del decreto legislativo n. 28/2010.
Con l’introduzione della mediazione telematica la riservatezza è prevista anche per tutelare la sicurezza delle comunicazioni e dei dati che vengono acquisiti durante la procedura. Anche in questo caso è il regolamento dell’organismo a dover stabilire le procedure telematiche per garantire la riservatezza. A occuparsi di questo aspetto è il comma 3 dell’articolo 16. Il contenuto specifico del dovere di riservatezza che caratterizza la mediazione però è disciplinato dagli articoli 9 e 10 dello stesso decreto.
Il dovere di riservatezza nella mediazione
L’articolo 9 sancisce il dovere di riservatezza all’interno del procedimento di mediazione.
Chi presta la propria opera o servizio nell’organismo di mediazione e tutti i soggetti che partecipano al procedimento devono rispettare l’obbligo della riservatezza. Le dichiarazioni che vengono rese durante il procedimento e tutte le informazioni che vengono acquisite, e di cui i soggetti sopra menzionati vengono a conoscenza, non possono essere rivelate perché coperte dalla riservatezza.
L’obbligo di riservatezza del mediatore
Il mediatore, per il ruolo che svolge, è tenuto a rispettare un particolare obbligo di riservatezza. La procedura di mediazione prevede infatti, di regola, delle sessioni comuni a cui partecipano tutte le parti coinvolte e delle sessioni separate in cui il mediatore ascolta le ragioni di una sola parte. In quest’ultimo caso il mediatore è tenuto a rispettare la riservatezza nei confronti delle altre parti in merito alle dichiarazioni e informazioni apprese dalla parte nell’ambito della sessione separata.
Dovere di riservatezza anche nel giudizio successivo
Il successivo articolo 10 rinforza la riservatezza sulle dichiarazioni rese e le informazioni acquisite nel corso della mediazione. Quando la mediazione non ha successo e le parti decidono di iniziare ex novo o proseguire un processo già in corso, le dichiarazioni rese e le informazioni apprese nel corso della procedura di mediazione non possono essere utilizzate, anche se la causa ha un oggetto che coincide, in parte, con quello della mediazione. La norma stabilisce inoltre che sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel corso della mediazione non sono è ammessa la prova per testimoni o il deferimento del giuramento decisorio. Questo modo di procedere rappresenterebbe una trovata ingegnosa per acquisire informazioni che in sede di mediazione sono tutelare dalla riservatezza.
Il segreto professionale del mediatore a tutela della riservatezza
Il secondo comma dell’articolo 10 prevede una regola ulteriore per impedire che le informazioni emerse ed acquisite durante la mediazione vengano rese note e utilizzate al di fuori della procedura di conciliazione. Il mediatore non può infatti testimoniare e rivelare a un giudice o a un’altra autorità il contenuto delle dichiarazioni rese in sede di mediazione o di altre informazioni apprese nello svolgimento del suo incarico. Al mediatore sono estese le stesse tutele e garanzie che il codice di procedura penale dispone per i difensori.
Il segreto professionale dell’avvocato esteso al mediatore
L’articolo 200 del codice di procedura penale tutela il segreto professionale, per questo motivo è previsto il divieto di obbligare gli avvocati a testimoniare al fine di far rivelare loro informazioni apprese nello svolgimento del loro incarico professionale.
Solo in casi specifici gli avvocati, e quindi anche i mediatori, sono obbligati a “violare” il segreto professionale e rivelare ciò che sanno al giudice:
• quando è la legge ad obbligarli;
• quando il giudice accerta che la loro volontà di non rendere testimonianza è infondata.
Garanzie di libertà del difensore anche per il mediatore
L’articolo 103 del codice di procedura penale prevede invece, per tutelare la riservatezza degli uffici dell’avvocato, limiti alle ispezioni, alle perquisizioni e il divieto di sequestrare carte e documenti della difesa, a meno che non costituiscano corpi del reato. Limiti anche per le intercettazioni. Le conversazioni e le comunicazioni che coinvolgono il difensore e il suo assistito non possono infatti essere intercettate. Se poi l’intercettazione viene disposta il contenuto non può essere trascritto.
Tranne che in casi particolari, quando le perquisizioni, i sequestri, le ispezioni e le intercettazioni vengono compiute in violazione delle regole appena viste, i risultati di queste attività non possono essere utilizzati in giudizio.
Vedere anche l’articolo “Codice Europeo di condotta per i mediatori”

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Ultimo aggiornamento Sabato, Luglio 15 2023
  
12
Luglio
2023

Come eseguire , fare e Pagare una Mediazione ora?

Per chi deve eseguire una Mediazione, Prima deve chiedere se può inviarla, in quanto, siamo abbastanza presi in questo periodo, tra mediazioni e documentazione nuova: se vi diciamo di inviarla  ad ora non cambia assolutamente nulla, si invia la Mediazione, con allegati i Pagamenti (Spese Avvio + spese Amministrative Documentate amministrative come sempre), Una volta designato il Mediatore eseguirà la Mediazione. Al 1° Incontro che è già effettivo, se si procede, il Mediatore vi dirà di pagare l'indennità e Maggiorazione Prevista in caso di Accordo. Solo quando il Ministero farà uscire il nuovo decreto allora cambieranno le cose, ma per ora è tutto uguale a prima. Se si invia quindi una Mediazione, si dovrà allegare il Pagamente delle spese avvio + Spese Vive Amministrative documentate. Tutto scritto a PC che si legga bene. Per chi aderisce è lo stesso, deve inviare a segreteria.legale il doc adesione con allegato il Bonifico con le Spese come sempre fatto. Solo il Ministero può autorizzarci a cambiare qualcosa, csa che per ora non ha fatto. Per questo è tutto come prima (salvo il procedimento che è variato, ma tutto il resto ad ora è immodificabile, quindi cortesemente Leggete sempre prima bene tutto (sotto la scritta come inviare una Mediazione, onde incombere errori). Inolltre chi aderisce deve inviare il documento sempre a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e mai ad altri, altrimenti nessuno può sapere che c'è l adesione e con Bonifico allegato. Sperando sia + chiaro (anche se è scritto da tutte le parti), salutiamo.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 12 2023
  
12
Luglio
2023

L’accordo di conciliazione sottoscritto dalle pubbliche amministrazioni;

Responsabilità contabile alleggerita per i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni che concludono accordi in sede di mediazione civile e commerciale;

Cambiano le regole per gli accordi conclusi in mediazione dalle pubbliche amministrazioni

Dal 28 febbraio 2023 è in vigore, in materia di mediazione civile e commerciale, anche il nuovo articolo 11 bis dedicato agli accordi di conciliazione sottoscritto dalle amministrazioni pubbliche. Il titolo della norma “Accordo di conciliazione sottoscritto dalle amministrazioni pubbliche” però non ne rispecchia il contenuto.

Focus sulla responsabilità dei rappresentanti delle pubbliche amministrazioni

L’unico comma che compone la norma è infatti dedicato alla responsabilità contabile dei rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, che concludono un accordo di conciliazione al termine di una procedura di mediazione civile e commerciale, che può essere avviata presentando la domanda presso un organismo come OMCI. Nello specifico, i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, così come definite ed elencate dal comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 165/200, quando firmano un accordo di mediazione, sono soggetti al regime di responsabilità previsto dal comma 1bis dell’articolo 1 della legge n. 20 del 14 gennaio 1994. Nello specifico, i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni che concludono un accordo in sede di mediazione non vanno incontro ad alcuna responsabilità contabile, a meno che gli stessi non concludano l’accordo con dolo o colpa grave, che consiste in una negligenza inescusabile ricollegabile alla violazione della legge o al travisamento dei fatti. Il nuovo comma dell’articolo 1 della legge n. 20/1994 recita infatti testualmente “in caso di conclusione di un accordo di conciliazione nel procedimento di mediazione o in sede giudiziale da parte dei rappresentanti delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la responsabilità contabile è limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o colpa grave, consistente nella negligenza inescusabile derivante dalla grave violazione della legge o dal travisamento dei fatti”.

La nuova previsione normativa contiene due vantaggi evidenti.

Il primo è rappresentato dalla limitazione della responsabilità contabile ai casi più gravi di dolo o colpa grave. Il secondo invece consiste nella precisazione e illustrazione della condotta del rappresentante della pubblica amministrazione in grado di far sorgere a suo carico la responsabilità contabile. La stessa deve essere cioè il frutto di un atteggiamento improntato al dolo o alla colpa grave riconducibili a una negligenza non scusabile, che deriva dalla violazione di una legge o dalla distorsione/ fraintendimento di un fatto.

Responsabilità attenuata per incentivare il ricorso alla mediazione

Il regime di responsabilità previsto per i rappresentanti delle PP.AA. che concludono accordi in mediazione è stato “alleggerito” per incentivare non solo il ricorso alla mediazione, bensì la conclusione di un accordo, nel pieno rispetto degli obiettivi della legge delega. Il tutto con un notevole risparmio di tempo e denaro per la pubblica amministrazione in generale, che per previsione legislativa è tenuta al rispetto anche dei principi di economicità, efficienza ed efficacia quando svolge la sua attività. Questa novità normativa presenta il pregio di voler risolvere il problema della scarsa propensione delle pubbliche amministrazioni nei confronti della mediazione civile e commerciale. Le ragioni alla base di questa condotta prudente fino ad oggi erano motivate proprio dal timore di poter provocare un danno erariale allo Stato, a causa delle decisioni prese in sede di conciliazione. Con l’innovazione prevista dalla riforma questo rischio viene scongiurato. Per incorrere in responsabilità erariali i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni devono commettere errori macroscopici.

 

Il minore rischio di incorrere in una responsabilità contabile restituisce senza dubbio ai rappresentanti delle pubbliche amministrazioni una maggiore libertà e ne valorizza il potere decisionale. Gli stessi possono ora affrontare la mediazione e la conclusione di un accordo con una tranquillità diversa, senza timori rispetto al passato.

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 12 2023
  
11
Luglio
2023

Riforma Cartabia, fine del cartaceo per i tribunali e novità sulla mediazione;

Operative le norme che prevedono il deposito telematico come modalità esclusiva per tutte le giurisdizioni e il nuovo procedimento di mediazione;

Dopo le novità entrate in vigore il 28 febbraio scorso, dal 30 giugno è arrivato l’ultimo step della Riforma Cartabia: operative le norme che prevedono il deposito telematico come modalità esclusiva per tutte le giurisdizioni, e le novità che ridisegnano il procedimento di mediazione, tra le quali l’ampliamento delle materie in cui la mediazione è d’obbligo.

Fine del processo cartaceo per i processi

La data del 30 giugno 2023 sarà in futuro ricordata  come la data che ha decretato la fine del processo cartaceo. Dal 1° luglio chi intende introdurre una controversia davanti a qualunque giurisdizione, incluso il Giudice di pace, il Tribunale delle Acque pubbliche, il Tribunale per i minorenni ed il Commissario per la liquidazione degli usi civici, può farlo solo con deposito telematico e con atti informatici. L’obbligatorietà del deposito telematico vale per tutti gli atti del processo compresi quelli introduttivi del giudizio.

Estesa la Mediazione obbligatoria

Il 30 giugno 2023  registra anche l’entrata in vigore dell’ultima tranche di novità della Riforma Cartabia relative all’istituto della mediazione civile e commerciale. La mediazione è obbligatoria adesso non solo per le liti in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, ma anche in materia di associazione in partecipazione, consorzio, franchising, opera, rete, di somministrazione, subfornitura e  società di persone.

Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo

Entra in vigore la norma che, (recependo il consolidato orientamento giurisprudenziale in materia), in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, addossa l’onere di presentare domanda di mediazione alla parte che ha presentato il ricorso monitorio.

Nuova struttura del procedimento di mediazione

È operativa la norma che consente di derogare alla competenza dell’organismo di mediazione su accordo delle parti e quella che legittima l’amministratore di condominio a proporre istanza di mediazione o di adesione alla mediazione senza la preventiva approvazione dell’assemblea condominiale. Entrano in vigore le norme che ristrutturano il procedimento di mediazione, fissando limiti di durata massima (non superiore a tre mesi, prorogabili di ulteriori tre su accordo delle parti successivo all’instaurazione del procedimento ma antecedente alla scadenza del primo trimestre), eliminando il primo incontro “filtro” in cui le parti erano chiamate ad esprimersi in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’inizio del tentativo di mediazione ed assegnando termini per la fissazione del primo appuntamento di mediazione tra i 20 e i 40 giorni dal deposito della domanda.

Indennità di mediazione (Questo quado entreranno in Vigore le nuove Indennità, ovvero il nuovo decreto attuativo), per ora si fa come sempre:

Cambia di conseguenza la disciplina delle spese di mediazione. Le spese di avvio e le spese per il primo incontro sono dovute da ciascuna parte al momento della presentazione della domanda di mediazione o al momento dell’adesione. Se la mediazione si conclude senza l’accordo, non sono dovuti ulteriori importi. Le ulteriori spese di mediazione per la conclusione dell’accordo e per gli incontri successivi al primo sono stabiliti dal regolamento dell’organismo di mediazione, in base ai criteri stabiliti da apposito decreto ministeriale.

Delegati alla mediazione

Dal 1° luglio, i soggetti diversi dalle persone fisiche potranno stare in mediazione anche avvalendosi di rappresentanti o delegati a conoscenza dei fatti e muniti dei poteri necessari per la composizione della controversia, mentre le persone fisiche dovranno presenziare personalmente, salva possibilità di delega in presenza di giustificati motivi. In vigore anche la norma che espressamente circoscrive l’obbligo di assistenza dell’avvocato alle sole mediazioni obbligatorie e a quelle demandate dal giudice. Al via anche  la nuova disciplina sulla formazione dei mediatori, sugli organismi ed i loro responsabili.

Mediazione demandata

Dal 30 giugno entrano in vigore le norme di attuazione dei principi della legge delega sulla mediazione demandata dal giudice.  Anche in sede di giudizio di appello e fino al momento della precisazione delle conclusioni, il Giudice, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione, il comportamento delle parti e ogni altra circostanza, potrà disporre, con ordinanza motivata, l’esperimento di un procedimento di mediazione. La mediazione demandata dal giudice è condizione di procedibilità e se, alla data di rinvio per la verifica dell’esito della mediazione, il tentativo non è stato esperito, il giudice dichiara l’improcedibilità della domanda giudiziale. Le ordinanze con cui il giudice demanda le parti in mediazione e le controversie definite a seguito di mediazione demandata saranno oggetto di specifica rilevazione statistica.

Gratuito patrocinio e crediti di imposta

Entrano in vigore  sempre il 30 giugno le disposizioni sul patrocinio a spese dello Stato nella mediazione civile e commerciale obbligatoria e demandata, e quelle che riconoscono alle parti i crediti di imposta sulle spese di mediazione, e sui compensi dell’avvocato in caso di mediazione obbligatoria o demandata, nel limite di Euro 600 per procedura e con limite annuo di 2400 Euro per le persone fisiche e 24 mila Euro per le persone giuridiche. Manca ancora però il decreto ministeriale deputato a stabilire le modalità di liquidazione e pagamento delle competenze dell’avvocato ammesso al gratuito, (inclusa la possibilità di riconoscere al legale un credito di imposta o di compensazione delle somme determinate) e le modalità di riconoscimento alle parti dei crediti di imposta.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 12 2023
  
10
Luglio
2023

La comunicazione di avvio della mediazione va effettuata direttamente alla parte invitata e non al proprio difensore;

Tribunale di Avellino, 01.02.2023, sentenza n. 178, giudice Maila Casale;

SINTESI: Il caso in esame riguarda una vertenza in materia di opposizione a decreto ingiuntivo relativo al pagamento delle rate di un finanziamento.

Alla prima udienza, il Giudice decideva relativamente alla provvisoria esecuzione al decreto ingiuntivo opposto e fissava il termine di giorni 15 per presentare domanda di mediazione.

L’opposto avviava la procedura di mediazione che aveva esito negativo a causa dell’assenza dell’opponente.

All’udienza di verifica dell’espletamento della procedura di mediazione, l'opponente rilevava che l’istanza di mediazione era stata notificata al difensore costituito e non alla parte personalmente ed eccepiva l'improcedibilità della predetta procedura.

L'opposta deduceva dal proprio canto la ritualità della comunicazione al difensore costituito.
In merito, il Tribunale ha così statuito:

  • è obbligatoria la comparizione personale delle parti davanti al mediatore;
  • la domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante;
  • il D. Lgs. n. 28/2010 non contempla, però, in nessun articolo, la possibilità di notificare la domanda al procuratore legale costituito, mentre è necessario che l'atto sia portato a conoscenza del diretto interessato;
  • ciò al fine di valorizzazione della possibilità delle parti di decidere del proprio conflitto;
  • per tali ragioni, è valida la notifica della comunicazione di avvio mediazione effettuata direttamente al domicilio della controparte anziché al difensore;
  • nel caso de quo, la notifica della comunicazione di avvio della mediazione non è avvenuta in modo corretto e conforme al dettato normativo poiché l'invito a partecipare all'incontro di mediazione è stato notificato a mezzo pec presso il domicilio eletto e, quindi, presso il difensore costituito in giudizio e non alla parte personalmente;
  • dalla natura obbligatoria propria della mediazione cd. "demandata" deriva che, a seguito dell'invio da parte del Giudice, l’esperimento del procedimento di mediazione costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale al pari dell'ipotesi di mediazione obbligatoria ex lege; pertanto, anche in questa ipotesi, deve essere valorizzata la possibilità per le parti di decidere del proprio conflitto;
  • inoltre, l'art. 4, comma 2, del D. Lgs. 28/10, aggiornato alla L. n. 69/13, non prevede alcuna analogia con il codice di procedura civile circa l'eventuale onere di notificare la domanda di accesso anche al procuratore costituito, in quanto è sufficiente che l'atto sia portato a conoscenza del suo diretto interessato.

Atteso quanto sopra esposto, nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto irregolare la notifica dell'istanza di mediazione al difensore.

Peraltro, tale irregolarità non può essere sanata neppure dalla procura alle liti, dalla quale si evince che l'opponente ha eletto domicilio solo per la fase giudiziale di opposizione al decreto ingiuntivo, mentre nulla viene indicato con riferimento alla fase stragiudiziale ed espressamente per il procedimento di mediazione per il quale la parte avrebbe anche potuto avvalersi di altro difensore esperto del ramo.

L’irregolarità della convocazione comporta il mancato avveramento della condizione di procedibilità e la conseguente revoca del decreto ingiuntivo opposto, con conseguente preclusione circa la possibilità di affrontare nel merito la controversia.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Luglio 10 2023
  
07
Luglio
2023

Riforma mediazione: nuove modalità dal 30 giugno 2023;

A partire dal 30 giugno 2023 entrano in vigore le nuove norme sulla mediazione introdotte nel decreto legislativo nr. 28/2010 dal d. lgs. 149/2022 (Riforma Cartabia).

In sintesi, le novità riguardano:

  • la previsione di ulteriori materie per le quali il tentativo di mediazione è condizione di procedibilità (che si aggiungono a quelle già ora previste): associazione in partecipazione, consorzio, franchising, opera, rete, somministrazione, società di persone, subfornitura;
  • eliminazione del primo incontro di programmazione/informativo (il primo incontro è già un incontro effettivo);
  • di conseguenza, diversa articolazione delle spese per il primo incontro e per gli incontri successivi;
  • convocazione dell’incontro tra i 20 e i 40 giorni dal deposito della domanda e durata complessiva del procedimento di 3 mesi prorogabile per altri 3;
  • legittimazione dell’amministratore condominiale ad attivare o partecipare alla mediazione senza necessità di una preventiva delibera condominiale.

In attesa della emanazione del decreto ministeriale che stabilirà la disciplina delle indennità di mediazione, se dovesse uscire, per il primo incontro si conferma il versamento delle spese di avvio (€ 40/80 + IVA + Spese Vive amminisrative Documentate + IVA, Le quali sono sempre Uguali, fino a che non usciranno le nuove Tabelleindennità), con riserva per l’organismo di chiedere alle parti l’integrazione delle spese di mediazione anche per il primo incontro, se il decreto ministeriale lo consentirà, se non dovesse uscire si applicano le indennità attuali.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 12 2023
  
04
Luglio
2023

Danni da inadempimento contrattuale: risarcite anche le spese della mediazione;

Per il tribunale di Ravenna merita accoglimento la richiesta di risarcimento dei danni da inadempimento contrattuale, ivi comprese le spese per il procedimento di mediazione obbligatoria;

Sì al risarcimento del danno per le spese inutilmente sostenute per la mediazione. Questo quanto si ricava, in sintesi, dalla sentenza n. 362/2023 del 29/05/2023,  resa dal tribunale di Ravenna in una causa avviata da un avvocato nei confronti di una società, al fine di far dichiarare l’invalidità per vizio del consenso ai sensi dell’ art. 1439 c.c., o in subordine la risoluzione per inadempimento della convenuta, del contratto stipulato per lo svolgimento di una serie di attività finalizzate al recupero di somme indebitamente corrisposte nell’ambito di alcuni rapporti contrattuali avviati dall’attore e dalla moglie con un istituto di credito.

Risoluzione contratto per inadempimento

Alla luce delle risultanze processuali, il giudice ritiene evidente la responsabilità per gravi inadempimenti da parte della Srl tale da giustificare senz’altro l’accoglimento della domanda attorea di risoluzione del contratto di mandato stipulato tra le parti in causa.

Per il giudice, quindi, l’attore ha conseguentemente diritto alla restituzione della somma complessivamente versata alla convenuta in esecuzione del predetto contratto, maggiorata degli interessi legali.

Risarcimento danni per il “tempo perduto”

Non solo. Per il tribunale, merita accoglimento anche la domanda attorea di risarcimento dei lamentati danni da inadempimento contrattuale, che vanno individuati “nella spesa inutilmente sostenuta per il procedimento di mediazione obbligatoria promosso nei confronti della banca – con l’assistenza di un legale – nonché nei riflessi patrimoniali negativi di tutto il tempo perduto dall’attore e di tutta l’attività inutilmente svolta dal medesimo (ricerca di documentazione, telefonate, corrispondenza, viaggi, accessi presso studi professionali, partecipazione al suddetto procedimento di mediazione, ecc.) per mettere la società e i professionisti designati dalla stessa nelle condizioni di poter espletare gli incarichi loro conferiti”.

Riflessi negativi che per il giudice “possono liquidarsi in via equitativa nella misura di 3.000, 00, oltre a rivalutazione e interessi”.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Luglio 04 2023
  
30
Giugno
2023

Beni da pignorare: firmata la convenzione tra via Arenula e Entrate;

Siglata la convenzione tra ministero della Giustizia e Agenzia delle Entrate per rendere più agevole la ricerca telematica dei beni da pignorare;

È stata siglata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e dal direttore dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, la convenzione che consentirà agli ufficiali giudiziari di accedere alle banche dati dell'Amministrazione finanziaria.

Il fine, comunicano le note congiunte di via Arenula e delle Entrate, è quello di "rendere più agevole la ricerca telematica dei beni da pignorare", prevista dall'art. 492-bis c.p.c. come novellato dalla riforma Cartabia, "in seguito alla richiesta di un creditore, o da sottoporre a procedura concorsuale, su richiesta del curatore".

Accordo valido 5 anni

L'accordo, che ha ottenuto anche l'ok del Garante Privacy, avrà una validità di cinque anni e regolerà l'accesso alle informazioni contenute nelle banche dati del fisco, "in conformità ai principi stabiliti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati e dal Codice in materia di protezione dei dati personali".

Nello specifico, gli ufficiali giudiziari potranno usare il servizio, nell'ambito dei propri compiti di ufficio, al fine di acquisire tutte le informazioni utili a individuare i beni da sottoporre a esecuzione, anche nell'ambito di procedure concorsuali.

Come funziona l'accesso

L'accesso, spiegano il Ministero e l'Agenzia, la cui sicurezza dal punto di vista tecnico è garantita da un servizio di cooperazione informatica che utilizza il Sistema di interscambio dati (Sid), sarà richiesto dall'ufficiale giudiziario relativamente ai soggetti per i quali "è stata presentata istanza da parte di un creditore in possesso di un titolo esecutivo e del precetto o a seguito di specifica autorizzazione del presidente del Tribunale o di un giudice da lui delegato".

A quel punto, le Entrate verificheranno la regolarità della richiesta e invieranno la risposta con le informazioni al sistema informatico del Ministero.

Gli accessi al servizio saranno tracciati da entrambe le parti.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Giugno 30 2023
  

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